Monday, August 29, 2011

SATORI 667

La vita è un infinito esercizio all'abbandono. Questa sera il vento batte forte, batte forte dalla notte scorsa. Stasera entra dalla finestra. Ieri era dentro. Tra me e me. Smottamento enrgetico. Di quelli che agitano le voci. Voci sinistre. Voci straniere. Voci dal basso, dalla terra di sotto. Niente più di qualche goccia di sudore. Di solito arriva il giorno che le ricaccia in fondo. Non ora. Non oggi. Sono sopite e col giorno sono loro, anime purganti, che chiamano. Chiedono libertà. Chiedono esorcismo. Hanno bisogno di me. Per andare via. Per ritrovare la tranquillità del mondo di sotto. Per lasciarmi andare. How long is now? Quanto ci vuole perchè qualcosa diventi ricordo? Un secondo. E poi ci vuole resa e abbandono. Bisogna chiudere gli occhi. Bisogna ascoltare il vento. Vento che rimanda a vento. Il vento freddo della lunga notte di Berlino. Vento di dicembre. Vento che frulla la neve e io nella neve che sono così goffo a tentare di districarmi. Tra l'odore delle salsicce griglate e il tetro sferragliare di fantasmi ad ogni angolo di strada. Tra le luci blu e il silenzio del cielo nero e gofio. Tra me e me. Tra le seduzioni della memoria di un anno prima e un presente imperfetto dove non c'è niente di uguale se non il vento freddo. Tra me e me che divento te . Siamo uomini e a noi il vento mica fa paura. Noi uomini forti che quando non sappiamo più a che santo votarci ci dormiamo sopra. E dividiamo il nostro io. Io che mi commuovo alla finestra. Tu che conitnui nel tuo roboante e spiaggiato dormire. Così stanno le cose e così doveva andare. Doveva andare via. La stanza è vuota e non è neppure la stessa stanza. E noi a provare e riprovare. A ripetere la liturgia di un'addio già consumato da tempo ma incatenato nel tempo. Oggi ho rotto la catene. Le orbite, finalmente libere, si separano. Io ho chiuso gli occhi un secondo. Ho compiuto l'esorcismo. In un istante, in una stanza, nel vento freddo di Berlino. Una stanza vuota e muta. Giro le spalle.Chiudo serenamente la porta. Dopo un mancato appuntamento fra me e me. Fra me che divento te. Tu ancora li a celebrare il rito dell'abbandono. Io, che sono già via.

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