Tuesday, March 30, 2010

DA FULVIA NON RISPONDE NESSUNO

Sono passati quasi quattro anni da quando l'ho incontrato la prima volta. Era una persona minuta, con l'aria (neanche troppo vagamente) di sinistra e l'autorevolezza dei guru. Di poche parole, di sguardi moto più feroci delle parole. Ero stato mandato li dal mio capo, perchè l'agenzia per la quale lavoravo faceva capo allo stesso network. E insieme partecipavamo a una gara per il riposizionamento del programma frequent-flyer di AirOne. Bisognava farsi venire in mente un'idea. Possibilmente vincente. Ma in presenza di certe personalità le idee non vengono quasi mai. Il tavolo tondo, una decina di perosne sedute intorno al tavolo. Lui in piedi e vagamente annoiato. Io, che peraltro un po' in soggezione lo sono da sempre, cerco di dissacrare il mostro sacro. Penso che in fondo cose come "La banana 10 e lode", "Lavato con Perlana", "la Coop sei tu" o "chi mi ama mi segua" non siano poi idee tanto geniali. Si, lui scrive insieme a Tullio Pericoli le strisce "Tutti da Fulvia il sabato sera”, ma non le ho mai trovate particolarmente divertenti. Ok. Emanuele Pirella in fondo è come me. Ha avuto il gran culo di trovare il tormentone giusto al momento giusto. Però, che culo! Eccolo il mostro sacro rinasce. Potente, forte e sarcastico sotto il suo imperturbabile sorriso baffuto. Sono da capo. Ma sono in buona compagnia. Le idee non vengono a me e non vengono a nessun altro. L'imbarazzo sale e il sudore d'inizio estate con lui. Ecco un barlume propositivo. Lo dico. Non lo dico. Sto zitto. No, parlo. Si, alla fine prendo la parola e parlo. Ho in mano il concept. Il mio concept. Un attimo di silenzio. Quello che serve per portare la voce sul diaframma e poi lasciare fluire, come se fosse la cosa più facile del mondo, il mio claim. "L'altra metà del cielo". Ecco, l'ho detto. Agitando istantaneamente un sottobosco di vocicchi e di commenti. Quelli solidali e simpatici che ci si scambia in questi consessi di professionisti della comunicazione. "Da dove è uscito sto coglione?", "Che cazzata...", "ci mancava giusto questa...", e così via. Emanuele Pirella rimane in silenzio. Guarda tutti e nessuno. Poi prende il gessetto e scrive sulla lavagna, a caratteri cubitali "L'altra metà del cielo". " Mi sembra un buon punto di partenza Pier. Anzi direi che è il punto d'arrivo. Ci siamo. Partiamo dall'idea di Pier e capiamo se possiamo spingere oltre l'acceleratore della provocazione. Mi piace". Non ricordo cosa successe dopo e francamente neppure mi interessa. So solo che "L'altra metà del cielo" non vinse la gara ed è precipitata nel limbo dei tanti aborti pubblicitari. Ho incontrato Emanuele Pirella un altro paio di volte dopo. Lui sempre cordiale, alla sua maniera: poche parole/sguardo feroce e un semplice "Ciao, come va?" a cui faceva seguito un "bene e lei?". Nessuno dei due si è mai preoccupato di attendere le risposte. Ne io ho mai desiderato proseguire oltre nella conversazione. Al fine di evitare che fosse troppo evidente quella discrepanza fra il suo "tu" e il mio "lei" che non sarei mai riuscito a superare. Peraltro credo che anche lui volesse mantenerla. Come si addice a un maestro. Un maestro che tutti, oggi, dicono sia morto, ma che probabilmente se la sta godendo a casa di Fulvia ridendo, sotto i baffi. di tutti noi che ci arrabattiamo ancora oggi per trovare quelle quattro parole da mettere i fila che a lui venivano così facili. E così meglio.

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