Friday, December 10, 2010

ALMENO CONSIDERA L'IPOTESI, TIMOTEO

Caro Timoteo.



Probabilmente le circostanze, i sopraggiunti limiti d’età, o più verosimilmente di buon senso, faranno in modo che tu non possa mai leggere questa lettera. Perché non sarai mai nato.
Nel caso invece in cui ogni logica andasse in corto circuito e tu ti trovassi in questo mondo a leggere queste parole, beh sappi che non solo hai avuto la sconsideratezza di venire al mondo, ma anche di avere un padre, io, che ti ha dato un nome appartenuto a strateghi, comici, scultori, tragici, poeti, santi e martiri. Ognuno ha ciò che si merita. E questo si chiama Karma. Tu, mi auguro possa non essere niente di tutto ciò. Perché, e questo te voglio dire subito, a rinunciare a essere uomini, per cedere alle lusinghe della divina presunzione, si finisce schiantati contro il proprio sole. E non è una bella fine.
Ti scrivo perché vorrei provare a spiegarti il mondo in cui vivo. Perché, dalle mie parti si dice che per capire il presente bisogna conoscere il passato. Non è vero. La gente fa da sempre gli stessi errori, e, se ci riesce, li fa anche peggiori. Ad esempio. Circa 70 anni fa l’Italia era governata da un socialista. Un ex giornalista. Veniva dal basso e pian piano aveva cominciato ad assicurarsi il consenso popolare. Manipolando l’informazione, affidandosi ai simboli con una certa predisposizione alla teatralità ridondante. Una persona egocentrica e vagamente autoritaria. Amante delle belle donne e voglioso di dare al popolo italiano un nuovo orgoglio. Una identità rinnovata. Una dignità. Ecco. Nel nome della dignità, quest’uomo ha riempito l’Italia di simboli attinti a piene mani dall’iconografia dell’antico impero romano e ha organizzato fragorose parate. Ha fatto in modo che le ferrovie funzionassero alla perfezione, ha bonificato le paludi, ha mandato l’Italia a perdere una guerra e ha mostrato, per compiacere i suoi amici tedeschi, una certa insofferenza verso la gente ebrea, zingara o in genere non troppo allineata. Li ha ammazzati. Quasi tutti. Poi gli Italiani, che evidentemente, a questo punto una certa dignità l’avevano ritrovata, hanno ammazzato lui. E anche la sua amante. Perché si, Benito amava le donne. Le belle donne.
Sono passati molti anni, ma non troppi visto che io, mi ricordo tutto. Perché queste cose me le sono trovate stampate sui libri di scuola. Pensa che nessuno osava metterle in dubbio. Era così e se c’era sul libro era giusto.
Circa trent’anni fa appariva all’orizzonte, vicino a Milano, un socialista. Un ometto, basso di statura ma di grande intraprendenza. Veniva della Brianza e pian piano aveva costruito quartieri costellati da ruscelli e laghetti. Poi aveva creato la televisione moderna. Quella dove si vedevano le donne discinte e si vincevano i premi perché l’Italia aveva bisogno di divertirsi. Poi era diventato principalmente un editore. Non faceva il giornalista però sapeva assoldare i migliori. E a un certo punto aveva pensato che l’Italia doveva riconquistare una propria dignità. Un orgoglio nazionale. E lui sapeva come fare. Era vanitoso, sapeva manipolare l’informazione e aveva una certa predisposizione alla teatralità ridondante. Aveva un simbolo, un bel bandierone verde, bianco e rosso e se anche non sapeva far funzionare le ferrovie alla perfezione, regalava all’Italia tante, tante, tante come non mai ore di diretta televisiva. E in televisione creava milioni di posti di lavoro, costruiva ponti, firmava patti con il popolo, cancellava catastrofi naturali. E poi amava le donne. Le belle donne. Anche quelle molto giovani. Come si addice a un vero maschio latino che ha il chiaro compito di insegnare alle donne l’educazione sentimentale attraverso la totale sudditanza al fallo virile. E prima sì comincia, prima si impara. Senza troppe discussioni. Nel nome dell’italica dignità, quest’uomo stringe alleanze un po’ con tutti. Dalla mafia ai servizi segreti poco ortodossi appartenenti agli stati di fede ortodossa. E l’Italia si scopre festaiola, allegra, smeralda e incredibilmente telegenica. Le prostitute spariscono dalle strade. E la prostituzione diventa una professione ambita. Tutte le mamme la desiderano per le proprie figlie. Si esercita nei palazzi del potere o nelle residenze governative. Nel peggiore dei casi, il giorno dopo la fortunata si trova al volante di una Ferrari fiammante. O alla conduzione di un programma televisivo. Alcune diventano addirittura Ministre o per lo meno deputate. Tanto che epiteti quale “Vajassa” o “Puttanella” sono oggi scherzosi nomignoli. Anche il nostro ometto socialista ed editore non è molto leggero con chi osa “fare il guastafeste”. Ma non ammazza. Quasi mai. Neutralizza il nemico scagliandogli contro un branco di rottweiler mediatici ben addestrati.
Come finisce questa storia non lo so, Timoteo. Perché non è ancora finita. E non sono sicuro se finirà sul tuo libro di storia. Per questo te la racconto.
Però io ho capito una cosa.
Che in tutta questa dignità, e dietro i rassicuranti simboli LCD a dimensioni esponenziali, abbiamo un problema molto grave. Siamo soli. Tutti soli. Perché siamo capaci di combattere unicamente le battaglie che mettono in pericolo il perimetro della nostra stanza da letto. Tutto ciò che accade al di fuori di tale perimetro è un problema di altri. Non è un caso che la frase più in voga di “questi tempi” è “non è un problema mio”. Ognuno combatte per se stesso. Ognuno contro il suo personalissimo mulino a vento. Gli extracomunitari salgono sulle gru. I disoccupati di una banca manifestano davanti alla banca. Gli studenti salgono sui tetti dei monumenti. Ognuno combatte per se stesso. E ognuno combatte una guerra persa. Questo è il mio tempo, Timoteo. E’ il tempo di ognun per se e nessun per tutti.
Tu, se puoi, non farlo mai. Questo non è un errore della storia e non sarà nei libri di storia. Timoteo, fai tutti gli errori che ti pare, fai tutte le cazzate che ti servono e se puoi fallo con la migliore consapevolezza che riesci a trovare.
Ma soprattutto combatti le battaglie che non sono tue. Credendoci. Non combattere per i diritti degli omosessuali se sei omosessuale. Fallo soprattutto se sei etero. Non combattere per l’eguaglianza di chi è diverso da te. Difendi la diversità di chi credi uguale a te. Combatti le battaglie degli altri. Credici forte. Soffri per loro. E lascia che sia qualcun altro, auspicabilemnte molti altri ad occuparsi delle tue. Con la stessa veemenza con cui tu porti avanti le loro

Chiamala come vuoi. Civiltà. Solidarietà. Sentirsi vivi.
E se ti sentirai un po’ solo e un po’ triste fai come tuo padre. Guarda vicino a te e tendi la mano. Sentirai in un minuto il passo trafelato di un bambino un po’ stropicciato, spettinato e con la faccia sporca di fango afferrare con forza la tua mano. Ti guarderà a volte severo, a volte sarcastico, poche volte compiaciuto. Ma ti aiuterà a crederci di più. E metterà al tuo servizio la sua infallibile fionda. Io questo bambino ce l’ho sempre a fianco. Lo chiamo il piccolo e insano David e questa lettera la devo a lui. E’ il coraggio che ha chi non si chiede cosa sia il coraggio.
Forse perché per un bambino rinnegato e ritrovato il coraggio è la vita stessa.

E buona vita, Timoteo.

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