Sunday, October 11, 2009

I VIAGGIATORI DELLA NOTTE

Hai mai conosciuto i viaggiatori della notte? Sono persone metropolitane, come lo sono io e come forse lo sei anche tu. Vivono una vita normale. Fanno i conti con le loro frustrazioni e godono per quel che possono. Ma quando arrivano le diciotto del venerdi sera hanno voglia di libertà. Hanno sessanta ore di vuoto davanti a se. Ancora prima di uscire dall’ufficio hanno voglia di fuggire via e di andare lontano. In un posto segreto e magico. Nella loro personalissima isola che non c’è. Ormai partire è facile. La cosa più facile del mondo. Non costa moltissimo. Un prezzo assolutamente minimo rispetto all’emozione del viaggio. Non hanno bisogno di valigia. Non c’è tempo. Escono di corsa dall’ufficio e acquistano il biglietto. Partono. Alcuni da soli, altri in compagnia. Quelli che ho conosciuto io perlopiù partono da soli. Una volta partiti perdono il senso del tempo, come quando si sta incredibilmente bene. Le ore passano a velocità variabile, come se fossero loro stesso alla guida dell’aereo del tempo. Si, i viaggiatori della notte volano. Volano nel cielo buio. E nel cielo buio il tempo è davvero qualcosa di inenarrabile. Si fonde con lo spazio. Ci sono gli angeli, ci sono i demoni e la luna è incredibilmente vicina. La notte non finisce mai. C’è un’emozione così forte che sazia ogni bisogno. C’è la voglia di andare sempre più in alto, alla velocità di un bengala sparato in una notte d’estate. L’unica paura è quella del ritorno. Perché i viaggiatori della notte, anche loro, prima o poi devono tornare. E sentono il fastidio. Hanno paura. Hanno il cuore che piano piano comincia a traboccare d’ansia mentre le luci del mattino evocano il fantasma della loro piatta normalità. Chiudono gli occhi ma non serve. Non serve a bloccare la gravità. Nel ritorno sono sopraffatti dalla paura di un paracadute che devono aprire prima che sia troppo tardi mentre, per un ultimo secondo, osservano l’aeroplano che si perde nel vuoto. E’ davvero brutto tornare. Talmente brutto che i viaggiatori della notte, stritolando il cuscino dicono a se stessi che è l’ultima volta, che non partiranno più. Sono i clandestini di se stessi. Ma la paura e il dolore -si sa - si dimenticano velocemente e molti di loro alle diciotto del weekend successivo ripartiranno. Altri lo faranno anche prima. Altri anche prima di prima. E in tutto questo viaggiare alcuni perdono gli amici, perché quando si è lontani, si sa, non è facile tenere in vita i legami. Altri perdono se stessi. Talvolta non ritornano mai più.
Anche io sono stato un viaggiatore della notte. Il primo viaggio l’ho compiuto a venticinque anni. Allora viaggiavo moltissimo. Ma a un certo punto lo spazio d’esplorazione era sempre lo stesso. Poi non riuscivo più a trovare nuove prospettive e l’orizzonte cominciava a perdere il fascino dell’infinito. Perché già alla partenza saliva in gola l’amara, dolorosa e immensamente vuota sensazione del ritorno. Perché a forza di viaggiare da soli il mondo pian piano svanisce e ti lascia solo. Ho diradato le partenze. Ora dopo quasi vent’anni non viaggio quasi più. Perché mi affatica. Perché sento la mancanza di tutti quelli che ho perso durante le mie assenze e ancora di più quella di coloro che si sono persi nel vuoto. E che non ritorneranno mai più.

Goodnight M., goodbye and take care.

1 Comments:

Blogger Giovanni Odetto said...

uuhhhhhh..ululato di piacere!!!

5:29 AM  

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