Monday, January 23, 2006

LA SPIAGGIA DELL'APOCALISSE

La luce della fredda virtualità del computer. Una chat notturna. Una smorfia d’imbarazzo intercontinentale. Domani in Florida ci sarà uno dei più violenti uragani della storia e c’è Tom. Lontano come la luna, vicino come l’odore insostenibile di un corpo mangiato dalla paura di se. Il video mi restituisce la sua immagine spettrale per via della cam. Io ho solo voglia di distrarmi un po’. Bip. Quick message. Scusami se non ho voglia di scherzare ma sto aspettando che la mia casa venga distrutta. Forse anche la mia vita non sarà così forte da resistere. Goodbye. Chiudo il collegamento con Tom. Davanti a me una lista infinita di nomi che fa il giro del mondo e che elimino istantaneamente. Pochi secondi di azzurro radiante e mollo il colpo. Ora puoi spegnere il computer. Vado a letto con l’immagine di Tom che pian piano si dissolve nell’ansiolitico. Ancora una volta è mattina. Mi sveglio da un narcotico sonno e lentamente mi accorgo che ci sono. Tom non so. Cerco di parcheggiare la coscienza da qualche parte. In qualche modo trovo la via che da casa mi porta nel mondo, tra la gente. Pochi passi. Il rinnovo del quotidiano rituale dell’acquisto del giornale. Esiste la Cecenia ed è successo un gran casino. Dalla prima pagina la fotografia di un soccorritore che corre verso il nulla. In braccio un bambino che nella morte ha già trovato il suo nulla. L’uomo ha gli occhi puntati verso il cielo a cercare la risposta di un Dio che è più che mai silenzioso. La bocca, invece, è fissata su una smorfia che, nel congelato silenzio dell’immagine, irradia tutto il dolore del mondo, di un’umanità vigliacca e irragionevole. Non vado oltre. Non voglio sentir ragioni a cui non crederei. Ho il borghese fastidio di chi trova comodo nascondersi dietro un dito. Mi riesce male. Perché c’è un’altra storia. Una storia americana. Lei è nel giorno del suo compleanno e va dal parrucchiere. Sarà bellissima per il momento il cui il suo uomo tornerà. Manca poco. Calcola con ossessiva puntualità la resistenza della piega e della depilazione. In fondo si tratta di pochi giorni. Talmente pochi che possono essere scomposti in ore. La NBC trasmette le cronache dell’altro mondo. Quel mondo orientale dove il suo uomo sta combattendo una guerra. La solita guerra di cui fra qualche anno il nostro mondo cercherà, invano, un perché. Le ore si assottigliano e si rompono in un boato che, come una pietra caduta in acqua, irradia il mondo intero di un lugubre orrore. Quotidiano per tutti. Non per lei. Li c’è il suo uomo. Qui c’è la sua pelle liscia, bianca e calda che lo attende. Suona il telefono: è lui. E’ colpito. Forse tornerà un giorno. Il metallo conficcato nel basso ventre lo trasforma in un angelo involontario. Lei non sa se riuscirà… E lì, sola con il patetico orgoglio delle gambe depilate. Muta e immobile come un’icona pop. Simulacro delle migliaia di algide quanto inutili modelle che occhieggiano dai giornali. Si augura che il suo non compleanno da li in poi trovi vendicativa giustizia. E che anche il suo presidente a cui ha sacrificato peli e fidanzato possa vivere il peggiore dei suoi compleanni. Un’ora in più. La luce aumenta e il mio corpo nudo comincia a imperlarsi di sudore. Fa caldo nonostante un vento nucleare che non dà tregua. La luce. Sempre più livida. Talmente bianca da annientare ogni colore. Così calda da diventare quasi insopportabile. Friggo ma tengo duro. Il pensiero si offusca e approda nella chiara consapevolezza che questa sofferenza ultravioletta conferirà al mio corpo l’aspetto virile e salutare di una pelle abbronzata.

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