<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587</id><updated>2012-02-16T09:49:44.247-08:00</updated><title type='text'>Radio Sarajevo</title><subtitle type='html'>L'antenna di una città sotto assedio. Le pulsazioni di un cuore d'amianto in fiamme. Lo spazio privato di una folla insonne. Il luogo della suggestione in un tempo che soffoca il respiro dell'espressione.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>96</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-8162646895437991142</id><published>2012-01-24T07:54:00.001-08:00</published><updated>2012-01-24T07:54:48.968-08:00</updated><title type='text'>TITANIC</title><content type='html'>"La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento, e puzza di sudore dal boccaportoe odore di mare morto". No, non ho alcuna intenzione di fare dell'ironia su una tragedia umana che, al contrario, mi colpisce nel profondo. Un po' perchè Costa è stato uno dei miei ultimi clienti della mia carriera in agenzia di comunicazione, un po' perchè, come essere umano, non si può restare indifferente di fronte a una catatrofe di queste proporzioni. E credo che, come le torri gemelle e casi analoghi, quell'immagine del gigante morente accasciato sugli scogli sia già diventata icona, simbolo doloroso della tragedia umana. Ma adesso mi piacerebbe che, come si conviene assistendo all'agonia di un gigante che è sì d'acciaio, ma porta dentro cadaveri e lascia intorno a se una consistente emorragia di dolore e ferite, calasse un rispettoso silenzio. Eventualmente rotto solo da quei pochi residuali dettagli sttettamente necessari a definire le dimensioni della tragedia. Ancora una volta non è così. Una volta di più mi sento stordito da un frastuono di sadico "pettegolezzo" ad alta rotazione. Saltano fuori le starlet televisive impeccabilmente truccate e sexy, che raccontano il loro incubo in aperto conflitto con il loro look da red carpet. E poi le testimonianze, che si moltiplicano a ritmo esponenziale di chi c'era, di chi non c'era, di chi è un esperto, di chi avrebbe fatto diversamente, di chi ha fatto e di chi, invece non ha fatto niente. E ancora i commenti, i commenti sui commenti e gli inevitabili sondaggi radiofonici che avevamo la fortuna di non subire più dalla fine della berlusconeide. Sia chiaro. Questa tragedia, come vuole il copione, ha i suoi eroi e i suoi criminali. E che vi sia onore per i primi e disprezzo per gli altri. Ma, per quanto mi riguarda, che tale disprezzo colpisca anche l'odioso sciacallismo di una disgustosa corsa alla celebrità e allo share. Che se ne parli pure, che ognuno si faccia la propria opinione e valutazione. Che si facciano film e si scrivano libri. Ma dopo. A funerali avvenuti. Io vengo da una cultura di provincia. Dove la gente va ai funerali con aria contrita e raccolta. Dove ci si veste di nero e non ci si imbelletta, ne si indossano tacchi a spillo. Dove i funerali non sono "sponsored by Findus". E dove la morte, quella vera, si accoglie con sacro rispetto. Illuminata dalla luce tremula di una candela, non da un riflettore di uno studio televisivo. Perchè, per adesso, non è un film. E' tutto dannatamente vero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-8162646895437991142?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/8162646895437991142/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=8162646895437991142' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8162646895437991142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8162646895437991142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2012/01/titanic.html' title='TITANIC'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-3849535147943417505</id><published>2011-11-14T13:44:00.001-08:00</published><updated>2011-11-14T13:47:26.881-08:00</updated><title type='text'>MA PERCHE' TUTTI BALLANO TRANNE TE</title><content type='html'>Mercoledì scorso mi trovavo a Barcellona e come faccio spesso quando sono li, cerco di alzarmi di buon'ora (in senso spagnolo si intende) e faccio due passi lungo la spiaggia. Poi guardo i titoli dei giornali all'edicola, mi sparo un caffè doppio al Federal e do inizio alla giornata. Un rito di cinquanta minuti in tutto, ma irrinunciabile. Mercoledì anche di più: l'intera stampa spagnola titolava a caratteri cubitali e in prima pagina la disfatta di Berlusconi. Descabezado, rendido o - addirittura in italiano - finito. Sono entrato al Federal e Angela, la maga della colazione pacificamondo, ha gli occhi che sorridono e mi abbraccia esultante. Io per qualche secondo sono contento ma, purtroppo una rapida verifica con gli amici italiani ha attutito gli entusiasmi. Mercoledì le dimissioni di Silvio Prostata Tonante erano solo un'ipotesi. Realistica certo, ma presagita anche più spesso dell'apocalisse del 2012.Venerdì sera, a 60 ore di distanza, succede l'apocalisse. Silvio si leva dai coglioni. Davvero. La gente scende in piazza. Esulta. Il mondo sembra esultare. Io esulto. Anche se non scendo in piazza e mi limito a tintinnare un gin tonic in un bar con alcuni amici. Certo, mi chiedo dove sono/siamo stati noi esultanti di inizio weekend negli ultimi 18 anni. Ma adesso l'unica cosa che davvero conta è è che è finita. Si, è proprio finita. Ed è legittimo essere contenti. Anche se... da lontano risuonano strani echi in direzione opposta. Molti. Che strano. Io sono un uomo di sinistra. Frequento gente di sinistra. Leggo giornali di sinistra. E questi echi mi suonano sinistri. Lamentosi. Lacrimosi. Deprimenti e depressi. Perché Berlusconi se n'è andato dalla porta è pronto a rientrare dalla finestra. Perché le esecuzioni sulla pubblica piazza sono odiose (ndpier; ma quale esecuzione..Silvione si è dimesso dopo aver giocato per anni a Monopoli con i soldi veri...altrove l'avrebbero appeso al cappio, qui se n'è andato sulle sue gambe una volta esaurita ogni residua e minima alternativa). Perché Monti (fino a ieri stracorteggiato dalla sinistra, economista di fama mondiale e noto per la sua integrità) è diventato il pericoloso "uomo delle banche. Tra un po' sentiremo dire che si stava meglio quando si stava peggio e una sequela di analoghe cazzate (anche se, giusto per mettere le mani avanti non è che i treni brillassero per puntualità negli ultimi tempi). Condivido la preoccupazione per un paese in ginocchio e per un futuro più che incerto. Per la vergogna di aver tenuto sul trono un re tanto imbarazzante da far apparire Maria Antonietta con le sue brioche una caritatevole suorina. Ma non condivido l'atteggiamento del "tanto non c'è niente di meglio", del "non cambierà nulla" e dell'alternativa che non c'è. Non condivido - e non mi sono mai piaciuti - gli atteggiamenti rinunciatari e disfattisti che, di fatto, in questi anni hanno nutrito questo governo circense nel nome di una molle eutanasia politica. Certo l'alternativa non arriva gratis ne per corrispondenza. La si cerca e la si trova. Magari cominciando a esultare fosse anche per un secondo (e prima di mettersi all'opera) per esserci liberati di un cancro che ci ha lasciati deboli, magri ed esangui (nonostante i ristoranti sempre pieni). Ma il fatto di essere ancora vivi, se non ci permette di ballare, perlomeno ci salvi dal suicidio per autocommiserazione.P.s. Per onestà intellettuale tengo a precisare che parte del mio apprezzamento rivolto a Mario Monti è dovuto al fatto che a lui devo uno dei rari voti alti presenti sul mio libretto universitario. Ai tempi, lontanissimi, dell'esame di economia politica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-3849535147943417505?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/3849535147943417505/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=3849535147943417505' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3849535147943417505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3849535147943417505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/11/ma-perche-tutti-ballano-tranne-te.html' title='MA PERCHE&apos; TUTTI BALLANO TRANNE TE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-7960390896612809382</id><published>2011-09-22T05:09:00.000-07:00</published><updated>2011-09-22T05:09:15.314-07:00</updated><title type='text'>L- PARTNERSHAFT</title><content type='html'>Quanto è importante avere uno o più amici di quelli veri? Credo sia qualcosa di molto vicino all'essenziale, e io su questo fronte non mi posso lamentare. Non sono moltissimi, ma se nella notte vengo colpito da accadimenti come la ribellione degli elettrodomestici, spettri in sommossa o paturnie lancinanti so chi chiamare. Tra questi c'è il signor F. Ci conosciamo da moltissimi anni, con alti e bassi, distanze e riavvicinamenti e tutto quello che ci sta in mezzo. Certo l'amicizia con il signor F. non è una passeggiata. Lui è un monolite lunare. Io, come tutti sanno ho un carattere decisamente spigoloso, selvatico e poco incline alle mediazioni (ma fortunatamente sto peggiorando). In ogni caso per quelle strane alchimie che attraversano incuranti gli algoritmi di statistiche e probabilità siamo ancora amici. Gli voglio bene. Molto bene. E lui è stato al mio fianco nei momenti più duri della mia vita adulta. La fine degli amori, la perdite di mia madre e quella del lavoro. Ieri sera, rientrando dal natio borgo selavaggio dove sto cercando di riordinare gli affari di famiglia e i ricordi confusi di un passato a lungo tenuto in cantina, ho trovato un messaggio del signor F. Che mi comunicava di esserssi sposato. La cosa non mi ha soprpreso. Ne avevamo parlato poco tempo fa e io, scherzando, avevo avanzato la pretesa di accompagnarlo all'altare. D'altra parte ritenevo che fosse la cosa più normale e giusta per una coppia che condivide la vita da oltre quindici anni. Avevamo scherzato su aspetti quali gli anelli, i regali e tutto il resto. Ma non pensavo certo a un matrimonio "Detto-Fatto". In Svizzera funziona così. Si decide, si va in municipio, si presentano i documenti necessari e in pochi secondi tutto è compiuto. Squallido? Direi di no. Credo che una coppia che sta insieme da quindici anni non abbia più di tanto bisogno di fasti e cerimonie. La concretezza del fattobasta e avanza. Si sono trovati, rincorsi e ritrovati anche attraversando l'oceano atlantico. Non c'è davvero bisogno di altro. Peraltro se il signor F., così burbero, schivo e asociale ha deciso di fare un passo di questo genere è perchè davvero lo voleva. Probabilmente è autenticamente e ancora innamorato. Anche se questa parola dalla sua bocca, un po' per pudore, un po' per natura, non è mai uscita e forse non uscirà mai. Lui è così. Ha fatto tutto sottovoce e poi ha scritto una mail agli amici più intimi per indicare la variazione del proprio statto civile e tutto quello che comporta in termini di diritti, doveri, tasse ecc. Conclude la mail dicendo "Se sono stato prolisso è perché così non dovrò ripetermi quando ci si vede o rispondere alle vostre domande tecniche". Però la mail l'ha mandata di notte. Nel primo giorno d'autunno. A pochissime ore dal "lieto evento". E io mi sono commosso. Perchè gli voglio bene e anche un po' perchè, come il signor F., stavo anch'io camminando sulla linea di confine tra ciò che è stato e ciò che sarà. Ah! il signor F. si è sposato con una persona che porta una barba folta e ha la testa rasata per confondere una calvizie incipiente. Ma questo è un dettaglio superfluo e del tutto irrilevante.           &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-7960390896612809382?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/7960390896612809382/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=7960390896612809382' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7960390896612809382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7960390896612809382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/09/l-partnershaft.html' title='L- PARTNERSHAFT'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-6593702457750100704</id><published>2011-08-29T08:06:00.001-07:00</published><updated>2011-08-29T08:39:09.739-07:00</updated><title type='text'>EMBRUJAME</title><content type='html'>Esiste un posto non lontano da qui dove ci si arriva di notte. Planando dal mare. E dal cielo sembra una donna. Nobile ed eccentrica. Con un cappello stravagante  e le ampie balze della gonna stracciate per terra. E’ una regina che esibisce irriverente il culo mentre pulisce il pavimento. &lt;br /&gt;Esiste un posto steso sul mare dove la gente, la malagente, cammina per le strade. A volte immense e rettilinee, altre aggrovigliate come un gomitolo a forma di cuore. E’ un posto dove nessuno sa il tuo nome ma tutti ti salutano. Ti augurano “buoni giorni”, perché la fortuna non sia solo di oggi ma vada un po’ più in la, anche nell’eventualità che domani non ci si incontri per rinnovare l’auspicio. E allora conviene ragionare al plurale. E siano buoni i giorni, ma anche i pomeriggi e le notti siano altrettanto buone. In quel posto le strade di notte sono lucide d’acqua anche se non piove quasi mai, e ti lavano la suola delle scarpe stanche e ubriache di birra e danze. E l’acqua delle strade fa risuonare l’eco di milioni di passi e parole di ogni forma e colore.&lt;br /&gt;Esiste un posto che ci si capisce al volo e di giorno, anche quando il mattino arriva troppo presto e  comunque ospite inatteso, il cielo resta un po’ velato. Come sottomesso ai colori che fiammeggiano per strada. O per risuonare i segreti del negozio dei mille mappamondi, delle persone immobili a un metro da terra o del cimitero dei libri dimenticati. Segreti invisibili all’occhio umano ma non certo a quello felino. Si. In questo posto i gatti sono re. Salgono veloci sugli alberi e da li guardano, controllano, regnano. Severi, marziali e impenetrabili. Ce ne sono quattro poi, neri, che da sempre, quando le strade sono deserte, escono e ogni volta ribadiscono il possesso della città. Nessuno li vede, se non nei numerosi ritratti appesi nei vecchi bar di quartiere o tratteggiati sui muri. Anche per questo sono re.&lt;br /&gt;Esiste un posto dove le donne vanno in chiesa. Addobbate come si conviene per fare festa, e all’uscita parlano forte, ridono e si preparano a indulgere al peccato senza troppe storie. Perché Dio in questo posto, suonando la chitarra, non può che sorridere e benedire queste bambine indisciplinate con le labbra sempre traboccanti di rossetto come quando lo rubavano alla mamma. E quando invecchiano diventano vecchie-bambine. Ce n’è una che passa le giornate seduta in un vicolo dietro la cattedrale. E’ curva nelle spalle curve sedute su una sedia. Ma quando comincia a cantare, la voce sottile e cristallina riempie le strade, attraversa i vicoli e ferma la gente. E anche l’aria si ferma in rispettosa soggezione della vecchia-bambina che ogni giorno, alla stessa ora da incontabili anni (forse da sempre), intona “l’amour est un oiseau rebelle” accompagnata da quella chitarra divina che solo lei può sentire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un posto di malagente, dove esistono i santi e i demoni, ma non si riescono a distinguere. Però quando muoiono, talvolta sulle strade, versano sangue vero e tutto il sangue quando tocca la pietra, foss’anche la pietra del selciato, diventa sacro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un posto di malagente. Che si ama per strada e gli uomini e le donne amano le donne e gli uomini in ordine sparso e che nessuno si azzardi a giudicare. Perché in questo posto si fa l’amore e volendo si cammina nudi per la strada per&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lasciare che i pori si inebrino di vapore d’oppio e d’assenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un posto dove, si dice, vi siano angeli che camminano discreti fra la gente del centro e poi si stufano, e spiccano il volo per vedere un’altra città fatta solo per loro. L’ha creata “il matto del villaggio”, uno dei tanti con la barba lunga e lo sguardo incantato. Uno di quelli che non stanno attenti. Che finiscono sotto i tram e muoiono. E magari diventano angeli di media quota. Perché a stare troppo in alto ci si perde nell’ossessione dell’ordine e si perde il senso dei colori e della musica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un posto che mi aspetta. Come una moglie che aspetta gioiosa e trepidante il ritorno del marito nonostante abbia appena salutato l’ennesimo amante. Ma chissenefrega se mi porta al mare, mi offre un pasto caldo e fa l’amore con me tutta la notte. Chissenefrega se mi risposa ogni volta che la chiedo in moglie e ogni notte è sempre la prima notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un posto che mi aspetta. Io ci torno oggi. Di notte. Planeando desde el mar. Embrujame, Barcelona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Valentina Figini. A Manuel Parra Temblador.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-6593702457750100704?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/6593702457750100704/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=6593702457750100704' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6593702457750100704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6593702457750100704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/08/embrujame.html' title='EMBRUJAME'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-8594558111048409</id><published>2011-08-29T07:58:00.000-07:00</published><updated>2011-08-29T08:10:05.572-07:00</updated><title type='text'>SATORI 667</title><content type='html'>&lt;div&gt;La vita è un infinito esercizio all'abbandono. Questa sera il vento batte forte, batte forte dalla notte scorsa. Stasera entra dalla finestra. Ieri era dentro. Tra me e me. Smottamento enrgetico. Di quelli che agitano le voci. Voci sinistre. Voci straniere. Voci dal basso, dalla terra di sotto. Niente più di qualche goccia di sudore. Di solito arriva il giorno che le ricaccia in fondo. Non ora. Non oggi. Sono sopite e col giorno sono loro, anime purganti, che chiamano. Chiedono libertà. Chiedono esorcismo. Hanno bisogno di me. Per andare via. Per ritrovare la tranquillità del mondo di sotto. Per lasciarmi andare. How long is now? Quanto ci vuole perchè qualcosa diventi ricordo? Un secondo. E poi ci vuole resa e abbandono. Bisogna chiudere gli occhi. Bisogna ascoltare il vento. Vento che rimanda a vento. Il vento freddo della lunga notte di Berlino. Vento di dicembre. Vento che frulla la neve e io nella neve che sono così goffo a tentare di districarmi. Tra l'odore delle salsicce griglate e il tetro sferragliare di fantasmi ad ogni angolo di strada. Tra le luci blu e il silenzio del cielo nero e gofio. Tra me e me. Tra le seduzioni della memoria  di un anno prima e un presente imperfetto dove non c'è niente di uguale se non il vento freddo. Tra me e me che divento te . Siamo uomini e a noi il vento mica fa paura. Noi uomini forti che quando non sappiamo più a che santo votarci ci dormiamo sopra. E dividiamo il nostro io. Io che mi commuovo alla finestra. Tu che conitnui nel tuo roboante e spiaggiato dormire. Così stanno le cose e così doveva andare. Doveva andare via. La stanza è vuota e non è neppure la stessa stanza. E noi a provare e riprovare. A ripetere la liturgia di un'addio già consumato da tempo ma incatenato nel tempo. Oggi ho rotto la catene. Le orbite, finalmente libere, si  separano.  Io ho chiuso gli occhi un secondo. Ho compiuto  l'esorcismo. In un istante, in una stanza, nel vento freddo di Berlino. Una stanza vuota e muta. Giro le spalle.Chiudo serenamente la porta. Dopo un mancato appuntamento fra me e me. Fra me che divento te. Tu ancora li a celebrare il rito dell'abbandono. Io, che sono già via.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-8594558111048409?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/8594558111048409/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=8594558111048409' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8594558111048409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8594558111048409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/08/satori-667.html' title='SATORI 667'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1813353658818126328</id><published>2011-02-14T12:22:00.000-08:00</published><updated>2011-02-16T04:57:09.560-08:00</updated><title type='text'>INTERSEZIONE 0 - Io sono prima che tutto sia già accaduto.</title><content type='html'>Io sono l'uomo confuso, il traditore tradito, il mercenario sconfitto, il complemento oggettivo, la parola mancata e quella rimpianta, la lacrima negata, il sorriso di convenienza. La seconda opportunità e quella mancata, la matita spuntata e la carta bruciata, il bagatto impazzito nella terra naufragata, la punta di diamante che taglia il vetro rotto, il ladro nella casa vuota, l'uomo di poche parole e quello delle parole mangiate. Io sono l'uomo rifiutato, ammanettato, contaminato. Io sono l'ingannatore, il retroflessore lussato, la nebbia nel fango. Io sono la terra che collassa, l'uomo claudicante, l'icona in fiamme e il bambino negato. Sono lo zero compiuto. Io sono solo. E da questo comincio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sopratutto colui che non deve essere nominato, la regola che conferma l'eccezione, il tempo non ancora trascorso, qualcosa che non ti ho detto, la tredicesima luna, la scelta che non mi è data, il paradosso dei gemelli, il buio che mi inghiotte, il raggio verde, il commento inopportuno, la scomodità nei propri abiti, l'insostenibile leggerezza (dell'avere), il prezzemolo sul canino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono Matteo e sono paralizzato nell'attesa di qualcosa che non so neppure se ancora esiste. Io sono paralizzato nel mio letto, nella mia notte voragine, e non c'è sonno, non c'è veglia. Ma solo sudore e buia attesa. E respiro corto e un domani che se non arrivasse sarebbe anche meglio. Perchè non sono così forte da reggere il sole.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1813353658818126328?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1813353658818126328/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1813353658818126328' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1813353658818126328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1813353658818126328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/02/io-sono.html' title='INTERSEZIONE 0 - Io sono prima che tutto sia già accaduto.'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-7919533057942522590</id><published>2011-02-07T06:59:00.001-08:00</published><updated>2011-02-07T06:59:45.908-08:00</updated><title type='text'>ATTENZIONE ALLA PUTTANA SANTA</title><content type='html'>La domenica sera non è mai granchè. Si sprofonda nella noia che sprofonda nei divani. Si guarda la tv che la domenica riesce a dare il peggio di se e, in replica, il peggio della settimana. Nei casi migliori si dorme. In quelli così così, si segue le trasmissioni. Saltellando qua e la, come cercatori d’oro nel giardino di casa, dove l’unica cosa metallica sepolta è qualche tappo di birra. Di questo parliamo. Di un programma “tappo di birra”. Si chiama Kalispera e viene trasmesso quasi a ciclo continuo su Mediaset Plus. Lo conduce Alfonso Signorini in uno studio con luci soffuse, due poltrone con cane accucciato ai piedi e ritratto di Maria Callas sulla parete di fondo (tanto per restare nei “luoghi comuni”). Messa così è il programma ideale. Per quella fascia oraria. Un’intervista ad un’attrice ipertettuta e l’effetto ipnoinduttore è garantito alla prima domanda. In effetti anche ieri sera la fatalona c’era. Ma non una qualunque. O meglio, una delle tante qualunque che, da un momento all’altro non sono più tali. Karima, di anni 17, che diventano 18 e poi addirittura 25. Un’autentica maga della macchina del tempo. E racconta la sua storia. Non è una storia inedita. Karima nasce in Marocco ma vive in Sicilia, è in perenne conflitto con il padre che la mena per le sue abitudini poco in linea con la tradizione islamica, e quindi scappa di casa. Vive di espedienti. Talvolta ruba. Cerca di sopravvivere in qualche modo, come purtroppo succede a molte ragazze che cercano di fuggire a un inferno conosciuto per approdare in un paradiso visto in TV (ma che tanto paradiso alla fine non è).  Per sopravvivere Karima inventa una seconda identità. E’ maggiorenne, ha una famiglia egiziana e cerca di entrare nel mondo dello spettacolo. Si chiamerà Ruby.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine primo tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine di un’intervista raccontata con il rigore del grande giornalismo d’inchiesta, non fosse per Signorini più cane più ritratto della Callas. Con sguardi pittorescamente intensi. Sempre sul filo di una commozione puntualmente catturata dall’abile alternanza di primi piani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva la pubblicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passa la pubblicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorna Ruby. Che è una ragazza bella, incredibilmente intelligente e con una padronanza della lingua italiana da fare vergognare molte delle sue coetanee. E’ evidente che ha studiato molto. Per quella intervista intendo. Ricomincia a raccontare. E’  una ragazza distrutta. Perché a Milano ha lavorato in bar e ristoranti dove tutti le palpavano il culo. Perché a un certo punto si guadagnava il pane facendo la cubista in un mondo dove – lo apprendo ora – un’italiana che balla seminuda sul cubo è una ballerina professionista, una straniera è una troia. Mah…Io onestamente ho sentito parlare delle cubiste sempre come cubiste senza distinzione di razza, religione o pensiero politico. Comunque, non è questo il punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La povera Ruby, a fare la prostituta (ma non la troia, per l’amor di Dio), ci prova. Viene introdotta da un’amica nel “giro” e viene inviata da un cliente. Che alloggia al “Four Seasons”, che è giovane, bello e ricco tanto da darle mille Euro per un’ora. Alla faccia di chi trovava poco probabile la trama di Pretty Woman.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei si spoglia. Lui prova a toccarla. Lei urla. Lui capisce che è la prima volta. E come un fratello maggiore la prega di andare via. Di non fare quel mestiere. E le da mille Euro. Le favole a volte finiscono bene. Mica solo nei film. E quindi la nostra irrequieta ragazza nordafricana continua sul cubo. O “partecipa” a cene. Perché, lo si apprende in quel momento, le belle ragazze possono  anche fare le “commensali a pagamento”. Ed è proprio ad una cena che un’amica la invita. Una cena di lavoro. Ma quando Ruby arriva sotto casa capisce che non si tratta di una casa qualunque. E’ una villona coi fiocchi. Quella del Presidente. E lei, cenerentola del terzo millennio, accede a corte. Alla cena c’è anche il direttore di Retequattro più altre belle ragazze. Tutte brave ragazze, s’intende. E infatti subito dopo cena corrono a casa. Ruby ha un regalo del Presidente. Settemila Euro. Senza nessuna pretesa, come se fossero storie di tutti i giorni. E Ruby frequenta nuovamente la casa del Signor B., sempre in quell’ambito di ordinaria e normalissima amicizia. Come succede spesso fra i  potentissimi 74enni impotenti e le sedicenni maggiorenni. Che a suon di settemila Euro mangiano un pasto caldo decente e si possono permettere qualche capriccetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però qui, in questo punto, la sceneggiatura comincia a scricchiolare. Sembra, ma la colpa è della magistratura, che la sprovveduta Cenerentola, una volta uscita dalla casa abbia contattato un team di avvocati. Tutte le povere ragazze extracomunitarie hanno un team di avvocati, casomai qualcuno tentasse di fregarle. Vuole vendere il suo silenzio (sui piatti sporchi o sbeccati visto che non è successo nulla di scabroso) a 5milioni di Euro. E’ vero? Non è vero? Non si sa. Ma Ruby adesso vuole essere lasciata in pace. Non ha fatto nulla ed è perseguitata. Su Facebook la insultano. Per strada la seguono. Lei sogna che tutto finisca. Sogna una famiglia. Sogna di tornare ad essere una ragazza qualunque. E per realizzare questo, giustamente rilascia interviste, va in televisione e fa serate in discoteca. Curioso modo di proteggere la privacy. Anche per la TV. E quindi Alfonso chiama immediatamente il “fidanzato” in scena. Lui è titubante ma poi, discreto, si avvicina con un’aria talmente perbene da sembrare un serial killer. I due si abbracciano. Alfonso augura “buona vita” a entrambi. Li saluta sulle note di “Mon coeur s’ouvre a ta voix” (versione Callas). L’amore trionfa tra i bianchi tutù delle ballerine e tutti possiamo andare a dormire sereni. Perché sappiamo la verità. Raccontata in un italiano impeccabile da una ragazza marocchina, maggiorenne, consapevole e coscienziosa. Che parla di un gentiluomo che, come quei preti di periferia, va per le strade, raccoglie le pecorelle smarrite, le sfama e le rende ricche e famose (a volte anche ministre). Sappiamo di una ragazza tacciata da un’odiosa Italia razzista di essere una troia. Lei, che è un’onesta “commensale a pagamento”. Io la amo, questa piccola Mata Hari un po’ pasticciona. Anzi diciamo che se grazie a lei questo cazzo di governo cadrà, la venererò come una contemporanea Giovanna D’Arco che ha compiuto un grande miracolo. Perché in America la Lewinsky apparentemente si è sbattuta molto di più e ha ottenuto giusto un quarto d’ora di celebrità. Perché in Italia non è stata la conclamata incapacità governativa o l’immobilismo politico a far tremare e, auspicabilmente, tracollare l’establishment. E’ stata una cena. Con Ruby.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-7919533057942522590?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/7919533057942522590/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=7919533057942522590' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7919533057942522590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7919533057942522590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/02/attenzione-alla-puttana-santa.html' title='ATTENZIONE ALLA PUTTANA SANTA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1729295775962895893</id><published>2011-02-04T06:33:00.000-08:00</published><updated>2011-02-04T06:34:27.488-08:00</updated><title type='text'>WORKING CLASS HERO</title><content type='html'>“Buona giornata. Come va?”  E’ sorprendente. Essere salutati da chi non si conosce, dico. E’ una  locuzione formale. Nell’oscillazione fra l’ipotesi di risposta “fatti i cazzi tuoi” e quella “bene grazie”, mi porta sempre a optare per il silenzio. Perché penso subito che c’è la fregatura. L’equazione primatisalutopoitivendoqualcosa. Però oggi c’è il sole. E’ venerdi. . Un “bene grazie” ci sta. Distratto, tirato su insieme al bavero del cappotto, buttato nel vuoto o nei pochi passi della discesa verso il mio Spielberg professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Posso rubarLe un secondo?”.  Adesso mi fermo. Tento un rapido atterraggio. E comincio a infastidirmi. Per il Lei. Un tempo (rimpianto), segno di rispettosa misura, oggi inequivocabile riconoscimento di decadenza senile. O di inferiorità sociale. In ogni caso alquanto odioso. E poi quella richiesta di un secondo che realizza, come previsto, l’equazione della transazione. Ormai ci sono dentro. Ho abboccato all’amo e, in effetti, il “salutatore” misterioso si avvicina . Non troppo. Rimane un po’ defilato. Come uno spacciatore di droga, se non fosse che i pusher  non salutano il primo che capita. Mi avvicino io. Con aria scocciata. Con quel senso di alterigia borghese per cui provo un orrendo ribrezzo, ma che so rappresentare con impeccabile maestria. Resto in silenzio. Davanti a me ho un ragazzo. Vent’anni, vari materiali cartacei sotto il braccio e zaino in spalla. Mi rendo conto che è imbarazzato. Molto imbarazzato. Passa al tu. Forse presagendo che comunque un roboante vaffanculo se lo porta a casa comunque e a quel punto non è il caso di fare tante smancerie. Sottovoce, come se si trattasse di merce illegale, lascia scivolare un “Ti interessa Lotta Comunista? Costa un Euro ma qualcuno ce ne da 5 per sostenerci”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento i canini premere per scendere dalle gengive. Sento l’urgenza della gola di schiarirsi e di  parlare. A voce alta. Per far capire al coglioncello che se abbiamo“il re del bunga-bunga” come sovrano, le sue cortigiane come  ministre e tutto il resto la colpa è anche di “quellicomelui”. Che hanno fatto del loro meglio per distruggere la sinistra italiana  sotto i colpi di una ottusa coerenza intellettuale picconatrice. Vorrei dirgli che a forza di martellarci i coglioni, i coglioni li abbiamo persi o perlomeno atrofizzati. Vorrei dirgli di andare affanculo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte “fra comunisti si fa così”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non gli dico un cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tiro fuori cinque Euro e prendo il giornale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha solo vent’anni. Non gli voglio rovinare la giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci crede, il giovane e timido kamikaze e  -cazzo – quelli che credono, a me piacciono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tiro fuori cinque Euro, prendo il giornale e gli dico “Sai di essere in territorio nemico vero?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui accenna un sorriso. Può tranquillizzarsi. E mi risponde fiero: “ i partigiani mica stavano al Luna Park”. I canini si ritirano. Lo sguardo si illumina e incontra il suo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ragazzo ha del fegato e buon sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi passa anche un volantino: c’è il numero del collettivo da chiamare per partecipare a un fitto programma di incontri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendo tutto. Prendo il suo sorriso. Il fuoco dei suoi occhi. E quello di un’idea, che in tempi di pornopolitica e di autismo socialnetworchico, è merce rara, preziosa e importante. Ha solo vent’anni. Vuole cambiare il mondo. Vuole farlo ora. Nell’unico momento in cui c’è la folle nergia, che serve allo scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi si cresce. Non si cambia più niente. Non cambia niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E  allora ci si lamenta  - come vecchi veterani di guerra - e si borbotta sotto il bavero attraversando le porte automatiche di oscuri palazzi di vetro e metallo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se i tempi in cui si correva forte e si rischiavano le botte noi non li avessimo mai vissuti. Io no. Lasciandomi le porte di vetro alle spalle sento che no. Io ci sono stato. Poi ho subito il fascino del Luna Park e mi sono perso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, quindi,  mi merito il Lei da parte del “giovane kamikaze”.  Ma anche un  timido sorriso. Di quelli che fanno tornare la voglia di mangiare il vento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1729295775962895893?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1729295775962895893/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1729295775962895893' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1729295775962895893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1729295775962895893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/02/working-class-hero.html' title='WORKING CLASS HERO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1274715707728501783</id><published>2011-01-24T09:22:00.001-08:00</published><updated>2011-01-24T09:22:55.785-08:00</updated><title type='text'>TRA UN GUARDONE E UN COGLIONE...</title><content type='html'>...scelgo un guardone. Che se non altro guarda le cose. Con morbosa curiosità, con istinto investigativo anche se u po' segaiolo. Per i coglioni invece proprio non si trova alcuna utilità. Faccio una premessa. In Italia esiste un giornale che, in difesa di una precisa identità,  si chiama "il Giornale". Diciamo che è un giornale di merda. E' di un signore che guarda caso è a capo del governo italiano. Attraverso questo megafono rende pubblica la propria visione del mondo. Glorifica la propria immagine. Massacra gli avversari. E fa pensare che, quando si accusava la liberalissima Pravda sovietica di faziosità, poca trasparenza e asservimento al regime, beh, non sbagliavamo. Ma non avevamo ancora visto tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque torniamo a oggi. Ad occuparci di guardoni e coglioni. Oggi "il Giornale" pubblica infatti un articolo, intitolato "Mister Gomorra fa il Guardone". Prodotto delle sinapsi ipercinetiche di Vittorio Sgarbi per argomentare la laurea "honoris causa" in giurisprudenza conferita a Roberto Saviano e da Saviano stesso dedicata ai magistrati milanesi. E' un articolo pericoloso. E' un articolo brutto. E' un articolo farneticante. Sgarbi, si permette infatti di chiamare lo scrittore campano "dilettante di giusrisprudenza" e "ignorante di letteratura". In base quale metro e quale autorevole competenza? Quella di un giurista? No, Vittoro Sgarbi non è un giurista. Quella di un critico letterario? No, Sgarbi non'è neppure quello. E' un critico d'arte. E poi è il sindaco di un paesino in Sicilia e un "santino mediatico".  Da trent'anni fa il provocatore a 360 gradi ma poi sa sempre da che parte stare (quella del vincitore). E' un nonsisacosa. Professionale solo nel presenzialismo a tutti i costi  e in un più che probabile uso massiccio di cocaina e derivati. Un po' penoso nello sforzo convulso di questo gran "guardatemiguardatemi". Una vecchia cocotte che non si arrende alla decenza di una dignitosa rottamazione. E proprio su questa base mostra le tette flaccide, e poi va oltre, ci prova con la volgarità più pesante, diventa la parodia di se stessa. Che triste destino. E infatti Vittorio, nell'articoloin questione, non si accontenta di questa prima valutazione sulle competenze più o meno professionali di Saviano. Lo accusa di aver dedicato la laurea ai magistrati e la Boccassini. C'è qualcosa che non va in questo? Se si mi sfugge. Io ad esempio la mia laurea l'ho dedicata ai miei genitori. Da autentico e fiero bamboccione. Oggi che i genitori non li ho più. ammesso che fossi meritevole di una ulteriore laurea la dedicherei probabilemente al piccolo e insano David, a Ciccio Coniglio e alla Mariantonietta. Qualcosa in contrario? C'è una legge che dice "in nome del popolo italiano da oggi le lauree non si dedicano più?". Non mi risulta. Ma torniamo all'indomito Vittorrio. Perchè ce l'ha tanto su con il combattivo Saviano? Perchè appoggia le togherosse (edàje) che a loro volta combattono la "libertà sessuale"  che i comportamenti trasgressivi di Silvio Berlusconi, al pari di De Sade, Pasolini e Wilde ci ha regalato. La febbre ora è davvero alta. Che cosa ci ha regalato la "disinvoltura" (le trasgressioni, ammesso e non concesso che esistano ancora sono atrove) del "Cavaliere della Prostata Selavaggia"? Quali conquiste ha realizzato per meritare lo status di "icona di libertà sessuale" come De Sade, Pasolini e Wilde? Difficile rispondere ad affermazioni più improprie dei pompini di Monica Lewinsky. E andiamoci piano, almeno coi paragoni. De Sade, Pasolini e Wilde non sono icone di libertà sessuali perchè scopavano a destra e a manca. Quello più o meno piace a tutti. Loro oltre a scopare hanno scirtto pagine e pagine, hanno rotto gli schemi, hanno cambiato il modo di pensare e per questo ci hanno lasciato le penne. Il nostro Silvio "prostata tonante" al contrario non rischia un cazzo, si diverte e "ama le belle donne che è sempre meglio che essere gay". Preciso, a costo di essere pedante che anche questo luminoso aforisma fa cadere il paragone con gli eroi della liberazione sessuale. Perchè il Divin Marchese non è che le donne le amasse tanto. Pierpaolo e Oscar addirittura non erano interessati all'argomento. Erano gay. La libertà sessuale che viene contestata al nano dalla prostata indomita è scopare a pagamento con minorenni. E in Italia, come molte atre cose che limitano la libertà tipo rubare, sparare, stuprare ecc. andare con puttane minorenni è reato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi l'cona di paladino della trasgressione si guadagna pagando le puttane. l'italia è un Paese di eroi. Lo fanno in tanti, soprattutto quando l'età  o altre circostanze non garantiscono più una regolare atttività sessuale a titolo gratuito. Però considerando che il tutto è vagamente penoso e spesso squallido, chi lo fa non ne va molto fiero. Anzi se ne vergogna un po'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altra parte sapere che una, per quanto "bona", viene a letto con te per " professione e non per passione" è un po' roba da poco. E giustifica certi borghesi pudori e dignitose reticenze. Quando ciò che facciamo o ci capita  non è granchè, a volte è meglio stare zitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale per il sesso. Vale per le parole in genere. Vale per un certo dilettantistico opinionismo. Come quello sgarbico. Ancora una volta, niente di nuovo. Gli stronzi ci sono sempre stati.  Ma una volta starnazzavano per le strade tra gli sguardi imbarazzati ed evitanti dei passanti. Ora guadagnano un sacco di soldi, vanno in tv, scrivono sui giornali e si lamentano pure, come fa Sgarbi a conclusione del suo iperbolico articolo, di non potere usufruire di una scorta come Saviano. Va bene così Vittorio. Considerando il tuo carattere, meno persone armate ti girano intorno più sei al sicuro. O tempora, o mores! (la traduzione la trovi su wikipedia).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1274715707728501783?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1274715707728501783/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1274715707728501783' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1274715707728501783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1274715707728501783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2011/01/tra-un-guardone-e-un-coglione.html' title='TRA UN GUARDONE E UN COGLIONE...'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-9166051229537066624</id><published>2010-12-10T05:18:00.000-08:00</published><updated>2010-12-10T05:19:51.763-08:00</updated><title type='text'>ALMENO CONSIDERA L'IPOTESI, TIMOTEO</title><content type='html'>Caro Timoteo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente le circostanze, i sopraggiunti limiti d’età, o più verosimilmente di buon senso, faranno in modo che tu non possa mai leggere questa lettera. Perché non sarai mai nato.&lt;br /&gt;Nel caso invece in cui ogni logica andasse in  corto circuito e tu ti trovassi in questo mondo a leggere queste parole, beh sappi che non solo hai avuto la sconsideratezza di venire al mondo, ma anche di avere un padre, io, che ti ha dato un nome appartenuto a strateghi, comici, scultori, tragici, poeti, santi e martiri. Ognuno ha ciò che si merita. E questo si chiama Karma. Tu, mi auguro possa non essere niente di tutto ciò. Perché, e questo te voglio dire subito, a rinunciare a essere uomini, per cedere alle lusinghe della divina presunzione, si finisce schiantati contro il proprio sole. E non è una bella fine.&lt;br /&gt;Ti scrivo perché vorrei provare a spiegarti il mondo in cui vivo. Perché, dalle mie parti si dice che per capire il presente bisogna conoscere il passato. Non è vero. La gente fa da sempre gli stessi errori, e, se ci riesce, li fa anche peggiori. Ad esempio. Circa 70 anni fa l’Italia era governata da un socialista. Un ex giornalista. Veniva dal basso e pian piano aveva cominciato ad assicurarsi il consenso popolare. Manipolando l’informazione, affidandosi ai simboli con una certa predisposizione alla teatralità ridondante. Una persona egocentrica e vagamente autoritaria. Amante delle belle donne e voglioso di dare al popolo italiano un nuovo orgoglio. Una identità rinnovata. Una dignità. Ecco. Nel nome della dignità, quest’uomo ha riempito l’Italia di simboli attinti a piene mani dall’iconografia dell’antico impero romano e ha organizzato fragorose parate. Ha fatto in modo che le ferrovie funzionassero alla perfezione, ha bonificato le paludi, ha mandato l’Italia a perdere una guerra e ha mostrato, per compiacere i suoi amici tedeschi, una certa insofferenza verso la gente ebrea, zingara o in genere non troppo allineata. Li ha ammazzati. Quasi tutti. Poi gli Italiani, che evidentemente, a questo punto una certa dignità l’avevano ritrovata, hanno ammazzato lui.  E anche la sua amante. Perché si, Benito amava le donne. Le belle donne.&lt;br /&gt;Sono passati molti anni, ma non troppi visto che io, mi ricordo tutto. Perché queste cose me le sono trovate stampate sui libri di scuola. Pensa che nessuno osava metterle in dubbio. Era così e se c’era sul libro era giusto.&lt;br /&gt;Circa trent’anni fa appariva all’orizzonte, vicino a Milano, un socialista. Un ometto, basso di statura ma di grande intraprendenza. Veniva della Brianza  e pian piano aveva costruito quartieri costellati da ruscelli e laghetti. Poi aveva creato la televisione moderna. Quella dove si vedevano le donne discinte e si vincevano i premi perché l’Italia aveva bisogno di divertirsi. Poi era diventato principalmente un editore. Non faceva il giornalista però sapeva assoldare i migliori. E a un certo punto aveva pensato che l’Italia doveva riconquistare una propria dignità. Un orgoglio nazionale. E lui sapeva come fare. Era vanitoso, sapeva manipolare l’informazione e aveva una certa predisposizione alla teatralità ridondante. Aveva un simbolo, un bel bandierone verde, bianco e rosso e se anche non sapeva far funzionare le ferrovie alla perfezione, regalava all’Italia tante, tante, tante come non mai ore di diretta televisiva. E in televisione creava milioni di posti di lavoro, costruiva ponti, firmava patti con il popolo, cancellava catastrofi naturali. E poi amava le donne. Le belle donne. Anche quelle molto giovani. Come si addice a un vero maschio latino che ha il chiaro compito di insegnare alle donne l’educazione sentimentale attraverso la totale sudditanza al fallo virile. E prima sì comincia, prima si impara. Senza troppe discussioni. Nel nome dell’italica dignità, quest’uomo stringe alleanze un po’ con tutti. Dalla mafia ai servizi segreti poco ortodossi appartenenti agli stati di fede ortodossa. E l’Italia si scopre festaiola, allegra, smeralda e incredibilmente telegenica. Le prostitute spariscono dalle strade. E la prostituzione  diventa una professione ambita. Tutte le mamme la desiderano per le proprie figlie. Si esercita nei palazzi del potere o nelle residenze governative. Nel peggiore dei casi, il giorno dopo la fortunata si trova al volante di una Ferrari fiammante. O alla conduzione di un programma televisivo. Alcune diventano addirittura Ministre o per lo meno deputate. Tanto che epiteti quale “Vajassa” o “Puttanella” sono oggi scherzosi nomignoli. Anche il nostro ometto socialista ed editore non è molto leggero con chi osa “fare il guastafeste”. Ma non ammazza. Quasi mai. Neutralizza il nemico scagliandogli contro un branco di rottweiler mediatici ben addestrati.&lt;br /&gt;Come finisce questa storia non lo so, Timoteo. Perché non è ancora finita. E non sono sicuro se finirà sul tuo libro di storia. Per questo te la racconto.&lt;br /&gt;Però io ho capito una cosa.&lt;br /&gt;Che in tutta questa dignità, e dietro i rassicuranti simboli LCD a dimensioni esponenziali, abbiamo un problema molto grave. Siamo soli. Tutti soli. Perché siamo capaci di combattere unicamente  le battaglie che mettono in pericolo il perimetro della nostra stanza da letto. Tutto ciò che accade al di fuori di tale perimetro è un problema di altri. Non è un caso che la frase più in voga di “questi tempi” è “non è un problema mio”. Ognuno combatte per se stesso. Ognuno contro il suo personalissimo mulino a vento. Gli extracomunitari salgono sulle gru. I disoccupati di una banca manifestano davanti alla banca. Gli studenti salgono sui tetti dei monumenti. Ognuno combatte per se stesso. E ognuno combatte una guerra persa. Questo è il mio tempo, Timoteo. E’ il tempo di ognun per se e nessun per tutti.&lt;br /&gt;Tu, se puoi, non farlo mai. Questo non è un errore della storia e non sarà nei libri di storia. Timoteo, fai tutti gli errori che ti pare, fai tutte le cazzate che ti servono e se puoi fallo con la migliore consapevolezza che riesci a trovare.&lt;br /&gt;Ma soprattutto combatti le battaglie che non sono tue. Credendoci. Non combattere per i diritti degli omosessuali se sei omosessuale. Fallo soprattutto se sei etero. Non combattere per l’eguaglianza di chi è diverso da te. Difendi la diversità di chi credi uguale a te. Combatti le battaglie degli altri. Credici forte. Soffri per loro. E lascia che sia qualcun altro, auspicabilemnte molti altri ad occuparsi delle tue. Con la stessa veemenza con cui tu porti avanti le loro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiamala come vuoi. Civiltà. Solidarietà. Sentirsi vivi. &lt;br /&gt;E se ti sentirai un po’ solo e un po’ triste fai come tuo padre. Guarda vicino a te e tendi la mano. Sentirai in un minuto il passo trafelato di un bambino un po’ stropicciato, spettinato e con la faccia sporca di fango afferrare con forza la tua mano. Ti guarderà a volte severo, a volte sarcastico, poche volte compiaciuto. Ma ti aiuterà a crederci di più. E metterà al tuo servizio la sua infallibile fionda. Io questo bambino ce l’ho sempre a fianco. Lo chiamo il piccolo e insano David e questa lettera la devo a lui. E’ il coraggio che ha chi non si chiede cosa sia il coraggio.&lt;br /&gt;Forse perché per un bambino rinnegato e ritrovato il coraggio è la vita stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E buona vita, Timoteo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-9166051229537066624?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/9166051229537066624/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=9166051229537066624' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/9166051229537066624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/9166051229537066624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/12/almeno-considera-lipotesi-timoteo.html' title='ALMENO CONSIDERA L&apos;IPOTESI, TIMOTEO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-701703804548892987</id><published>2010-11-02T08:40:00.000-07:00</published><updated>2010-11-02T08:42:57.723-07:00</updated><title type='text'>PORCAPUTTANAMADOVECAZZOSIETE?</title><content type='html'>Da piccolo mi hanno insegnato che le donne, per quanto mistero di fronte al quale anche Freud aveva calato le braghe, meritavano rispetto. Le braghe quindi si potevano calare sempre - metaforicamente – in segno di resa, e in modo fattuale solo su invito o su una sensazione molto condivisa di entusiasta opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli altri casi, di fronte a una donna, le braghe stavano su. Unica concessione al temperamento ormonale maschile era il conclave in bagno. A fantasticare senza mutande e in gran segreto sulla biancheria intima trasparente del catalogo Postal Market. Era un tempo, non troppo lontano, in cui le donne erano, diciamo, leggermente incazzate. Parlavano di autogestione del proprio corpo, di controllo delle nascite e di aborto. Parlavano di parità. E ottenevano. Si chiamava femminismo e voleva dire che di fatto le donne, a parte l’esame della prostata, potevano fare tutto quello che facevano i maschi. Anche fare figli quando e come volevano loro. Erano gli anni ’70 ed era in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non ricordo male la parola “gay” a quell’epoca non esisteva ancora. C’erano gli “invertiti”, i “froci” e i “finocchi”. Si trovavano nei parchi di notte e a volte venivano ammazzati, come era successo a Pasolini. Era un concetto molto imbarazzante. Si taceva. A quel tempo c’era una parola molto usata. Molto a sproposito. Era “pudore”. Quindi dei “gay” si  bisbigliava a denti stretti. Però si vedeva molto. C’erano  Mick Jagger, David Bowie, Andy Warhol, Amanda Lear e il Renatone nazionale (ufficialmente ancora etero). Tutti ben oltre l’idea di omosessualità. Anche Rita Pavone in fondo era decisamente gay. E pure la Nannini (versione maschile di Renatone). La Carrà era, infine, la benedizione di tutto e tutti. Una sorta di Croce Rossa interplanetaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi credo funzionasse così. Un giorno eri uomo. Il giorno dopo donna. Quello successivo marziano. La domenica un po’e un po’. E trombavi con tutti. A seconda del look. Poi c’erano i movimenti. Politici! Certo magari non così organizzati come quelli delle femministe. Anche perché non era semplice trovare un’istanza altrettanto forte dell’autogestione dell’utero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche negli anni ’80, avevamo un certo “senso delle cose“. Per cui se dicevi a una donna “Hey figa” la risposta era la G di Gucci rossoporpora sulla guancia. Impressa dalla fibia della borsa della “figa”. Non era neppure tanto conveniente chiamare “culattone di merda” un cultore dell’omogeneità sessuale. Perché il culattone sapeva picchiare o utilizzare in modo creativo -  ma molto doloroso - quanto a portata di mano. E non necessariamente Gucci. Gli uomini parlavano di “figa” in modo carbonaro, quasi per riappropriarsi di un patetico blasone che esisteva soltanto nella febbricitante iconografia del porno. Le donne, dal canto loro, cosa dicessero degli uomini non si è mai saputo. Erano più discrete. O avevano argomenti più concreti di cui occuparsi. Le scarpe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche gli anni ’90 sono più meno scivolati via. Le donne hanno tirato fuori le tette ma tu uomo guardati bene dal commentarle. E dal sentirti legittimato a sfoderare - anche metaforicamente - il pingone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi c’è lui. Lui che, come ha detto una mia collega, è un gran signore. Perché le sue troie mica le lascia sul marciapiede: le sistema tutte e al meglio. Lui che “ama la vita e le belle donne”. Anche quelle diciamo in età in cui le donne si lasciano stare. Perché lo dice la legge. Chi non lo fa, viene chiamato pedofilo, è malato e normalmente finisce i suoi giorni in galera. Gli viene riservato anche  un trattamento – spesso vagamente omosessuale – che gli fa dimenticare qualsiasi funzione del proprio pene diversa dal pisciare. Ma lui, in galera, non ci va. Ne quando si fa le diciassettenni “vendute” da padri compiacenti. Ne quando la minorenne è extracomunitaria. Non è pedofilia. Non nel suo caso. E’ bunga-bunga. Non è sfruttamento di persona in difficoltà. E’ bunga-bunga. Ed è anche bunga-bunga tirare giu santi e madonne, raccontare barzellette sugli ebrei, fare comunella coi mafiosi o pilotare i media tanto da farli diventare degli enormi bunga-bunga guidati dai rottweiler dell’informazione che rispondono al nome di Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro. Mercenari che non  sanno che la provocazione pro-regime è una contraddizione intrinseca e si chiama “propaganda”. E nel quotidiano bunga-bunga non viene risparmiato proprio nulla. Abbiamo ministre che parlano al telefono di stimolazioni rettali. E oggi sappiamo anche che è meglio essere “appassionati di ragazze” che gay.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sostengo Amnesty International, detesto la violenza, e per arrivare alla bestemmia  bisogna proprio che sia fuori di me (e in quel caso la bestemmia, comunque privata, ha un certo potere liberatorio, mentre in coda alle barzellette è cafona e basta). Ma credo che tenere come garante dello stato un puttaniere, mafioso, molestatore di minorenni, autore e ispiratore di tanti reati da oggi più facilmente riassunti dalla locuzione “bunga-bunga” non sia tollerabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne dai fascisti, ne dai comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va fermato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fermamente e assolutamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi perché le piazze sono vuote?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In passato un sacco di gente è morta per motivi ben più futili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in caso di carcere a vita (la pena di morte mi vede comunque contrario) sono convinto che lo stesso presidente di Amnesty International lascerebbe distrattamente cadere la chiave della cella nel tombino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PORCA PUTTANA, DOVE CAZZO SIETE?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-701703804548892987?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/701703804548892987/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=701703804548892987' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/701703804548892987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/701703804548892987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/11/porcaputtanamadovecazzosiete.html' title='PORCAPUTTANAMADOVECAZZOSIETE?'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2163113065370680550</id><published>2010-04-21T08:07:00.001-07:00</published><updated>2010-04-21T08:07:24.156-07:00</updated><title type='text'>IL MONDO DELLA TROTA</title><content type='html'>Di una cosa proprio non si sentiva il bisogno. Di un altro coglionazzo. Certo, con la Lega già ci avevamo fatto una certa abitudine al greve e al cattivo gusto. Sia che si trattasse di portare a pisciare i maiali nei terreni destinati alle moschee, o di esibire pubblicamente magliette offensive nei confronti dell’Islam provocando qualche piccola bomba qua e la. Certo, da’ da pensare un movimento indipendentista non si fa scrupolo di allearsi con il partito patriottico, italianista e nazionalista per eccellenza. Ma qui un punto di coerenza riesco ancora a trovarlo. Effettivamente la Lega ha nel suo DNA quei tratti razzisti, nazionalisti e o patriottici tipici dei fascisti e che i fascisti stessi hanno ormai pubblicamente rinnegato (tranne Daniela Santanchè, che non fa testo in quanto fuorviante non solo rispetto alla politica ma all’intelligenza in generale). Nessuna ragione trova invece il fatto che la Lega così avversa alla “Roma Ladrona” non abbia nessun pudore a insediare addirittura ministri nello stesso “covo di ladri” che dalle pagine dei propri organi di stampa non perde occasione di insultare. Anche approfittando del fatto che ormai la parola “vilipendio” con tutto il suo scandalizzato furore sembra esistere solo e unicamente riferita a Silvio Berlusconi. Comunque stavo parlando un coglionazzo. Un coglionazzo della Lega per la precisione. E anche un “figlio di papà” ma con un aspetto del tutto assimilabile ai “ragazzi di vita” di pasoliniana memoria (chissà che vergogna nei salotti del varesotto). Sto parlando di Renzo Bossi. Figlio del priapico Umberto, il ventiduenne rampollo delle camicie verdi soprannominato, non causalmente,“la trota”. Una trota, e che trota, che esce allo scoperto. Con un’intervista su Vanity Fair, in cui illustra la sua visione del mondo. Una visione articolata, non ci si fa mancare proprio niente nel “mondo con gli occhi della trota”. Bene, innanzitutto il giovane Renzo ai mondiali di calcio non tiferà Italia in quanto il Tricolore identifica un sentimento di cinquant’anni fa. Echecazzocentra, mi chiedo. Stiamo parlando di calcio, mica della parata del 25 aprile. Peraltro mi sembra che il tricolore ad occhio e croce sia un pelo antecedente al 1960. Per quanto mi riguarda, comunque, il giovane Renzo durante i Mondiali può tranquillamente andarsene al mare o dedicarsi a qualche pagliacciata pseudoceltica di quelle che i “lumbard” amano tanto. Ma passiamo più avanti e arriva la prima “perla”. Secondo il giovane Renzo infatti nella vita bisogna provare di tutto tranne i “culattoni e la droga”. Bene Renzo, se a ventidue anni non ti sei mai fatto una canna o un pippotto, e magari non l’hai neppure desiderato le spiegazioni sono due. O sei un bugiardo ipocrita o sei uno sfigato. Probabilmente entrambi. Sui “culattoni” (come li chiami tu) ti posso assicurare che non mordono e spesso fai anche fatica a distinguerli per cui tenersi alla larga da loro non sarà facile. Peraltro ricorderai senz’altro che Vittorio Sgarbi spesso ha legato lo status di culattone a quello di raccomandato. Si, parlava esplicitamente di “culattoni raccomandati”. Sul fatto che tu sia raccomandato non ci piove… Non è che si fa due più due e…Comunque se pensi che nella vita sia necessario provare un po’ tutto non mettere ma o se. Perché potresti sorprenderti di te stesso. E una canna ogni tanti fa un gran bene. &lt;br /&gt;Andiamo oltre. Il “trotone” se la prende con la gente maligna e pettegola che lo considera ignorante pluribocciato. Beh, caro trotone, visto che sei stato bocciato per due volte tra i 15 e i 18 anni mi dispiace dirtelo ma sei esattamente pluribocciato. Se poi penso che neppure il “blasone” di quel nome così pesante (e certi pesi si sa quanto fanno comodo in certi ambiti) ti ha salvato dalla bocciatura il sospetto di una certa ignoranza viene spontanea. Diventa certezza leggendo la tua  intervista e bocciature a parte. Affermi peraltro di studiare economia ma non in Italia. Dove allora? A Mendrisio? Affermi infine, non con poco coraggio, di non avere mai percepito uno stipendio di 12mila Euro nella tua posizione all’interno dell”osservatorio sull’Expo”. Ma come… Li percepivano tuo zio e tuo fratello come portaborse di Speroni e Salvini e tu niente? Le spiegazioni sono due. O sei bugiardo o sei un coglione. Propendo per un onesto status di bugiardo coglione. Tanto vale ammetterlo visto che, perdona la franchezza, ma senza quel nome alle spalle col cazzo che saresti consigliere regionale a 22 anni. E ti assicuro – poi concludo – che non c’è assolutamente nulla di cui essere fieri nel “non essere mai scesi a Sud di Roma”. Sono frasi da ignoranti. E non c’è assolutamente niente di cui essere fieri nel creare o promuovere giochi quali “rimbalza il clandestino”. Perché oltre che ignorante passi anche da stronzo. E se l’ignoranza può anche non essere una colpa, per la stronzaggine non c’è pietà che tenga.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2163113065370680550?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2163113065370680550/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2163113065370680550' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2163113065370680550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2163113065370680550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/04/il-mondo-della-trota.html' title='IL MONDO DELLA TROTA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1578065923139375760</id><published>2010-03-30T01:35:00.000-07:00</published><updated>2010-03-30T01:36:44.790-07:00</updated><title type='text'>DA FULVIA NON RISPONDE NESSUNO</title><content type='html'>Sono passati quasi quattro anni da quando l'ho incontrato la prima volta. Era una persona minuta, con l'aria (neanche troppo vagamente) di sinistra e l'autorevolezza dei guru. Di poche parole, di sguardi moto più feroci delle parole. Ero stato mandato li dal mio capo, perchè l'agenzia per la quale lavoravo faceva capo allo stesso network. E insieme partecipavamo a una gara per il riposizionamento del programma frequent-flyer di AirOne. Bisognava farsi venire in mente un'idea. Possibilmente vincente. Ma in presenza di certe personalità le idee non vengono quasi mai. Il tavolo tondo, una decina di perosne sedute intorno al tavolo. Lui in piedi e vagamente annoiato. Io, che peraltro un po' in soggezione lo sono da sempre, cerco di dissacrare il mostro sacro. Penso che in fondo cose come "La banana 10 e lode", "Lavato con Perlana", "la Coop sei tu" o "chi mi ama mi segua" non siano poi idee tanto geniali. Si, lui scrive insieme a Tullio Pericoli le strisce "Tutti da Fulvia il sabato sera”, ma non le ho mai trovate particolarmente divertenti. Ok. Emanuele Pirella in fondo è come me. Ha avuto il gran culo di trovare il tormentone giusto al momento giusto. Però, che culo! Eccolo il mostro sacro rinasce. Potente, forte e sarcastico sotto il suo imperturbabile sorriso baffuto. Sono da capo. Ma sono in buona compagnia. Le idee non vengono a me e non vengono a nessun altro. L'imbarazzo sale e il sudore d'inizio estate con lui. Ecco un barlume propositivo. Lo dico. Non lo dico. Sto zitto. No, parlo. Si, alla fine prendo la parola e parlo. Ho in mano il concept. Il mio concept. Un attimo di silenzio. Quello che serve per portare la voce sul diaframma e poi lasciare fluire, come se fosse la cosa più facile del mondo, il mio claim. "L'altra metà del cielo". Ecco, l'ho detto. Agitando istantaneamente un sottobosco di vocicchi e di commenti. Quelli solidali e simpatici che ci si scambia in questi consessi di professionisti della comunicazione. "Da dove è uscito sto coglione?", "Che cazzata...", "ci mancava giusto questa...", e così via. Emanuele Pirella rimane in silenzio. Guarda tutti e nessuno. Poi prende il gessetto e scrive sulla lavagna, a caratteri cubitali "L'altra metà del cielo". " Mi sembra un buon punto di partenza Pier. Anzi direi che è il punto d'arrivo. Ci siamo. Partiamo dall'idea di Pier e capiamo se possiamo spingere oltre l'acceleratore della provocazione. Mi piace". Non ricordo cosa successe dopo e francamente neppure mi interessa. So solo che "L'altra metà del cielo" non vinse la gara ed è precipitata nel limbo dei tanti aborti pubblicitari. Ho incontrato Emanuele Pirella un altro paio di volte dopo. Lui sempre cordiale, alla sua maniera: poche parole/sguardo feroce e un semplice "Ciao, come va?" a cui faceva seguito un "bene e lei?". Nessuno dei due si è mai preoccupato di attendere le risposte. Ne io ho mai desiderato proseguire oltre nella conversazione. Al fine di evitare che fosse troppo evidente quella discrepanza fra il suo "tu" e il mio "lei" che non sarei mai riuscito a superare. Peraltro credo che anche lui volesse mantenerla. Come si addice a un maestro. Un maestro che tutti, oggi, dicono sia morto, ma che probabilmente se la sta godendo a casa di Fulvia ridendo, sotto i baffi. di tutti noi che ci arrabattiamo ancora oggi per trovare quelle quattro parole da mettere i fila che a lui venivano così facili. E così meglio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1578065923139375760?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1578065923139375760/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1578065923139375760' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1578065923139375760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1578065923139375760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/03/da-fulvia-non-risponde-nessuno.html' title='DA FULVIA NON RISPONDE NESSUNO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-7215051730024903367</id><published>2010-02-04T08:36:00.000-08:00</published><updated>2010-02-04T08:39:55.414-08:00</updated><title type='text'>CARO MARCO, PERO'. CHE COSA VUOL DIRE PERO'?</title><content type='html'>"mi sveglio col piede sinistro. Quello giusto. E poi mi faccio un tiro di coca. Anzi no optiamo per il crack, così non devo tirare l'intonaco su per le narici ed è più pura. Ma naturalmente ho un alibi. Si perchè io faccio un uso "terapeutico" della cocaina. E' meglio di tanti antidepressivi e pure Freud la prescriveva". &lt;br /&gt;Ciao Marco. Si, ti chiamo così perchè quando ci siamo incrociati nelle classiche occasioni di banale e annoiata mondanità milanese ero rimasto sorpreso dalla distanza che c'era tra quel ragazzo sicuramente sopra le righe ma anche timido, introverso e discreto; e un'immagine pubblica così strafottente e arrogante. Ma soprattutto apprezzavo la tua dignità di artista. Il tuo talento geniale. Il tuo sottile modo di giocare con le parole facendo diventare l'ironia poesia e viceversa. Apprezzavo il tuo essere diverso, "altrove" (per citarti) rispetto ai clichè frusti dello show business. Poi è arrivato X-Factor. E pur continuando ad apprezzare la tua enorme competenza e sensibilità artistica ho cominciato a nutrire alcune perplessità sul personaggio di Morgan. Perchè l'antipatia ostentata, l'essere controcorrente ad ogni costo, le parolacce, i look eccentrici e gli atteggiamenti da "uomo caduto sulla terra" sono cosa già viste, digerite, riproposte e ridigerite. E pertanto prive e private di qualsiasi fascino. Anche pippare coca o, in generale farsi, non ha niente di particolarmente trasgressivo. Lo fanno anche i bancari quando hanno bisogno di una "botta di vita". E poi lo fanno i politici (e ci aggiungono la compagnia di trans e puttane). Ti dico di più. Una "bottta di vita" in qualche momento credo che ce la siamo concessi davvero tutti. Io compreso. Nel pubblico e tranquillo disinteresse. Ah! Non dimenticare che almeno il 90% delle persone che fanno il tuo mestiere utilizza più o meno i tuoi stessi generi di conforto più o meno regolarmente. C'è una sfilza infinita di tuoi pari che si "è ripulita" e almeno altrettanti che "ci sono rimasti". A parte i più emblematici, ma per genialità prima che per il gusto dell'eccesso, li abbiamo dimenticati tutti. Perchè gli eroi stanno altrove e, credimi, la scelta di farsi non c'entra davvero niente. Quindi, vengo al dunque, mi stai decisamente sui coglioni. Perchè queste confessioni mediatiche prima della pubblicazione di un disco le trovo operazioni profondamente ruffiane e sintomo di insicurezza artistica. Perchè che tu fossi un personaggio eccessivo si capiva senza bisogno di ulteriori dettagli (è un po' come dire "mi masturbo" o raccontare i minimi dettagli dell'atto autoerotico). Perchè comunque un personaggio pubblico non è "uno qualunque" ma non per questo è tenuto a raccontare i cazzi suoi ai quattro venti. Ne facevamo volentieri a meno. &lt;br /&gt;Ma la cosa che è davvero patetica è ritrattare tutto dopo poche ore. Mi sono sbagliato, sono stato vittima di un raggiro. Stavo parlando del passato. Che codardia. Già trovo francamente vigliacco che uno debba scomodare ritmi stressanti, psichiatri e Freud per giustificare a se stesso e al mondo il fatto di pippare coca. Non solo, una volta raggiunto il risultato, e cioè quello di attirare l'attenzione mediatica su di se, fare marcia indietro. Non è che forse al momento dell'intervista ti eri fatto un tiro di troppo? E se anche fosse non eri li apposta per dirlo? Per quanto ne so, in questo genere di interventi mediatici non c'è nulla di lasciato al caso. Le domande sono concordate prima e così le risposte. O forse volevi dar uno scossone a questa Italietta moralista e bacchettona da Festival di Sanremo...Pensai bene. Non ce l'hai fatta. Perchè nonostante la tua esclusione dalla kermesse rivierasca di fatto ne sei il vincitore morale. E pertanto, la vera e ultima icona di questa italietta moralista e beghina rappresentata da Sanremo sei tu, che ne hai già decretato il record di audience. Ma domani anche questa storia sarà acqua passata. Perchè già si fa fatica a ricordare da un mese all'altro quelli che dal palcoscenico del teatro Ariston ci passano. Figurati quelli che vengono bloccati all'ingresso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-7215051730024903367?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/7215051730024903367/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=7215051730024903367' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7215051730024903367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7215051730024903367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/02/caro-marco-pero-che-cosa-vuol-dire-pero.html' title='CARO MARCO, PERO&apos;. CHE COSA VUOL DIRE PERO&apos;?'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1292084513718644118</id><published>2010-02-01T13:00:00.000-08:00</published><updated>2010-02-01T14:16:16.264-08:00</updated><title type='text'>LAST DAYS OF DISCO</title><content type='html'>Caro Pier, ti scrivo dal futuro. Dal 1°febbraio 2010 per la precisione. Ma nel momento in cui ricevi questa lettera per te è semplicemente il 30 settembre 1990. E' domenica e tu sei reduce da una notte forsennata. Di quelle della tua generazione, la generazione X, quella senza futuro, senza punti di riferimento. Di quelle in cui si sta tutta la settimana a pensare a cosa fare e come farlo. Come vestirsi, con chi uscire, dove andare. Perchè è quello il segreto. Essere figo. Il più possibile. E poi prepararsi con meticolosa attenzione perchè un dettaglio può rovinare tutto. Perchè il sabato sera alle 22:00 comincia lo show. Ognuno ha il proprio e ognuno lo rappresenta meglio che può. Si beve, si balla, ci si emoziona. Quando va bene capita pure che si scopa, ma succede di rado. Però si beve tanto. Forse troppo ma non importa. Nelle serate particolarmente trasgressive capita che si fa anche un paio di tiri di canna. Ed è talmente forte l'emozione che lo sballo comincia un paio di ore prima della fumata. Ma questo è inutile che te lo racconti. Lo sai già, perchè lo stai vivendo. L'esame di organizzazione del lavoro è alle porte, ma tutto si può rimandare a domani perchè l'unica cosa che proprio non riesci a rimandare è il sogno di adesso. Adesso sono qui e sono passati 20 anni. E' il 1 febbraio 2010 e sono te, a 43 anni. L'altra sera sono andato in discoteca. Non ci vado più molto spesso. Però ti posso dire che fra vent'anni sarà tutto cambiato. Si perchè anche a 43 anni non sarà più così disdicevole mettere piede in discoteca. Nessuno ti guarderà con lo sguardo misericordioso con cui tu adesso osservi i "vecchi patetici". La vita è davvero sorprendente. Ti dicevo, l'altra sera sono andato in discoteca. Una di quelle importanti, probabilmente frequentate dalla gente che affolla le pagine dei rotocalchi. Sai, è stata una sensazione davvero strana. C'erano tanti ragazzi, forse anche un po' troppi. Ma non era questo il punto. Erano belli, incredibilmente trendy e anche loro, come te, il risultato di un attento e sapiente lavoro preparatorio. eleganti, potenzialmente sexy. Ma dolorosamente grigi. Spettrali. Parti indistinte di un magma freddo. Eppure c'era tutto. C'era la musica a palla. C'erano i vocalist ad officiare la loro liturgia pagana di sesso e divertimento. C'era pure una ragazza tuttatetteeculo che ballava sul bancone del bar. Certo, non c'erano più i punk, i new romantic, i dark. C'era tutto ma mancava qualcosa. Mancava il senso della vita da consumare alla velocità della luce. Mancava il senso dell'esserci per il gusto dell'esserci e quel ritmo che entrava nel sangue e per qualche ora ti faceva sentire un vero dio alla conquista del mondo. Mancavi tu. E al tuo posto c'erano i fantasmi. La musica andava. Da sola. Perchè nessuno ballava. Ognuno barcollava in una girandola di noia, spallate e pasticche. Io ero imbarazzato. Io ero immobile. Cercavo di buttarmi tra la mischia ma come nello schianto contro un muro di gomma venivo immediatamente rimbalzato sul divanetto. Non per legittima esclusione. Non in quanto quarantenne piombato per caso nel pianeta sconosciuto postadolescenziale. C'era tutto e mancava tutto. C'era gente che dormiva, gente allucinata, gente annoiata, gente che non c'era. E anche l'amore, il sesso e tutto il resto era in completa ibernazione. Sono fuggito via. Velocemente. E in un attimo ho pensato a te che sei li a fare i conti con il mal di testa, ma, aspettando che passi, stai già montando la scenografia della prossima puntata. Penso a te che ignori chi io sia e ti ringrazio per essere quel che sono. E viviti pure senza fretta la tua ansia di vivere perchè le generazioni che ti succederanno non ne conosceranno mai il sapore. Barcolleranno nella notte, si addormenteranno sui divani di una improbabile discoteca. E nel cuore, al posto di una canzone, avranno le dispense di organizzazione del lavoro. Buona fortuna, ma, della fortuna, non stare a preoccuparti. Saluti dal 1° febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1292084513718644118?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1292084513718644118/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1292084513718644118' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1292084513718644118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1292084513718644118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/02/last-days-of-disco.html' title='LAST DAYS OF DISCO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-8057568940203869351</id><published>2010-01-22T08:14:00.001-08:00</published><updated>2010-01-22T08:14:56.094-08:00</updated><title type='text'>BE ITALIAN</title><content type='html'>"per le persone che se ne vogliono andare dall'Italia...fatelo ...ce ne faremo una ragione..qualche comunista in meno non farebbe male alla nostra democrazia...".  Così esordisce un "democratico" signore che non conosco ma che condivide con me l'appartenenza a un Gruppo contro la Mafia e contro Berlusconi.  Io - che sono uno sporco comunista - gli rispondo che "invece sto qui, giusto per il piacere di fracassargli i coglioni con la mia malefica presenza". E lo invito a fare attenzione a certe affermazioni perchè l'odio genera odio e non vorrei mai che si trovasse lui nella condizione di desiderare l'esilio". Oggi a me, domani a te. Detto questo, è innegabile che in Italia l'aria sia alquanto pesante. E non mi riferisco -per una volta -  al discutibile quotidiano governativo. Ma alle cose che accadono a pelo strada. Vengo al dunque. E' mattina e sono in auto che vado verso l'ufficio. Con la radio accesa. Sintonizzata su un grande circuito nazionale. Di quelli in cui la mattina, con aria salottiera, si parla di più e del meno. C'è una notizia lanciata nell'etere e vispi individui che prendono in mano la cornetta del telefono e commentano, giudicano, interpretano e giudicano di nuovo. Questa mattina si parla di una coppia "alla frutta". Nulla di originale. Credo che il 99% delle persone che conosco - me compreso - abbia vissuto in prima persona questa situazione almeno una volta nella vita. Questa coppia ha una figlia, piccola, di tre anni circa. Come molte "coppie alla frutta" capita che si vada a tagliar legna fuori dal bosco. E quindi succede che la signora viene spiata dal marito mentre esce da un motel accompagnata. D'altra parte il "marito" non se la prende più di tanto. Lui infatti, da qualche tempo passa le sue serate in compagnia di un amico con cui non gioca a carte e non va a puttane. Perchè i due amici si tengono compagnia sotto le lenzuola. Scandaloso? Non direi... Abbiamo vasta letteratura sull'argomento compreso un film sulle "montagne spaccaschiena" che ha commosso milioni di italiani su due improbabili cowboy che si "fanno compagnia". Ma qui non siamo nel modernissimo Wyoming. Siamo in Italia. E in Italia certe cose non si fanno. Ci si scandalizza. Si telefona. Si insulta. Si condanna in diretta. Senza alcuna esitazione. Parte il primo tuono:"sciagurati, indegni di essere genitori, immorali  e così via".  Ma perchè prendersela con tutti e due i "colpevoli":  in fondo il colpevole è solo uno, uno di quei tanti "froci padri di famiglia che di notte escono di casa per farselo pantare nel culo". Un linguaggio chiaro ed efficace. In linea con le autoregolamentazioni radiotelevisive da fascia protetta. E la discussione ormai incandescente si conclude con uno straordinario esegeta del sociale che deduce che la "povera bambina è destinata sicuramente a fare una brutta fine".  Perchè oltre a dar per scontato che, come insegna la storia, i figli pagano le colpe dei padri, è evidente che gli immoralissimi genitori si premureranno di raccontare, di ritorno dai loro comizi fedifraghi, ogni particolare piccante alla figlioletta. Per amore di chiarezza appunto. Lo speaker alla fine si limita a riscontrare che "in effetti certe situazioni in Italia fanno ancora fatica a passare". Io direi che non passano proprio, a meno che non passino sotto silenzio. Passano gli scambisti con i loro club, i politici che pippano coca  e vanno con i trans e i padri che "prendono un po' d'aria e qualcosa d'altro nel cuore della notte".  Probabilmente molti di loro (i padri per definizione) hanno figli. Che non sanno niente e nella loro beata incoscienza crescono sani e forti. Sopravvivono a separazioni, nuovi amori di ogni qualità e quantità. Perchè se ne fottono. Perchè in quanto figli non sono per niente interessati alla sfera sessuale dei genitori. Perchè chiedono solo di essere amati e aiutati a stare al mondo. E se vedono un briciolo di felicità, di ogni qualità e quantità negli occhi di papà e mamma, automaticamente per loro il mondo sarà un po' più bello, un po' più facile. Senza farsi troppe domande su morale, pudore  e  cose "da grandi". Chissà in quale momento della loro vita cominceranno a scandalizzarsi, a discriminare, a odiare e a telefonare alle radio per "farsi sentire"? Quando si  traccia la linea tra il  "per bene" e il "per male"? In sintesi, a che età si diventa stronzi?  A che età si fanno propri  concetti  quali "troia", "bastardo" o "frocio" che esistono solo nell'occhio altrui? &lt;br /&gt;Non so. &lt;br /&gt;Però su una cosa alla fine mi sono trovato d'accordo con i veementi radioascoltatori. I peccaminosi amanti sono effettivamente irresponsabili. Non per le loro tumultuose prodezze sessuali. Me perchè non so se io, nella loro condizione, mi sarei permesso di mettere al mondo una figlia ponendo l'incoscienza dell'amore davanti alla razionalità di una fredda e sicura pianificazione. Avendo per di più la presunzione che lo stesso incosciente amore di madre e padre fosse più importante di qualsiasi evoluzione della coppia. &lt;br /&gt;Si, a mettere al mondo i figli in un mondo del genere bisogna proprio essere incoscienti. E talmente egoisti da scegliere, al mattino presto, di restare a far l'amore al posto di accendere la radio. Come da sempre fanno i comunisti che, come tutti sanno, i  bambini poi li mangiano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-8057568940203869351?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/8057568940203869351/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=8057568940203869351' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8057568940203869351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8057568940203869351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/01/be-italian.html' title='BE ITALIAN'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-695468127694389292</id><published>2010-01-16T15:32:00.000-08:00</published><updated>2010-01-18T14:28:18.084-08:00</updated><title type='text'>MAGNOLIA</title><content type='html'>18 gennaio 2010, Ore 00:37-  Matteo, Lupo e Dafina arrivano alla casa del perdono. Fa freddo. Non si guardano neppure. Tutti cercano la chiave per aprire la porta. Tutti sanno perchè sono li ma cercano un motivo profondo che li convinca a restare. Non c'è. Ma nessuno osi girare i tacchi. Ecco il motivo. L'odio. Che serpeggia tra gli arbusti di una notte che dovrebbe essere catartica ma che ha l'odore fetido dello sprofondo. Una notte che, con sfumature diverse, somiglia ad ognuno di loro. Somiglia a Matteo. L'uomo tradito e ingannato. L'uomo del silenzio. L'uomo che da tre anni coltiva meticolosamente la paura. L'uomo che è solo e pietrificato. Che vive per il lavoro, per gli abiti nobili. L'uomo abbandonato da donne, parenti e amici. Senza riscattto ne redenzione. Ma la notte somiglia anche a Lupo. Un uomo mancato e un bambino rinnegato. Avvelenato dalla propria mediocrità. Un perdente nel mondo in cui per perdere è sufficiente arrivare secondo. E poi Dafina. La patetica Dafina. Anche lei abbandonata. Strizzata nel suo cappottino muschioso e dozzinale. La donna del mal di testa. Debole e stridente. Lupo apre la porta. La porta della casa del perdono. La porta della trasformazione. E c'è un primo risultato. Tutti trovano il motivo. Quello per cui sono li. Devono fare i conti con se stessi. Un piccolo passo di quel cammino terapeutico sulla linea di confine con la follia per guarire. Niente è casuale. A partire dal gruppo di autoaiuto che li accomuna. A partire dal giorno. Un lunedi appena iniziato, che in teoria inaugura una nuova settimana di quelle, che secondo il terapeuta, cambieranno la vita. Ma la vita è più forte e loro sono così deboli. Tanto deboli da trascinare a fatica le pesanti valige all'interno della casa. Sono valige da svuotare. Piene di doni. E si comincia da lunedi a donare. C'è qualcosa per ognuno di loro. Ogni dono è un atto di contrizione, di recupero di umanità. E' un perdono da chiedere. Non si sono ancora guardati. Non si sono valutati ma non vuol dire che non si conoscano. Si conoscono molto bene. Hanno condiviso per anni lo stesso ufficio e per anni si sono riservati quelle piccole quotidiane torture degli uomini piccoli chiusi in gabbia. Piccoli peccatori veniali che giorno dopo giorno diventano belve da combattimento. E quando la carne finisce e rimane l'osso c'è l'urgenza della utopica quanto indispensabile reincarnazione. Giusto per non morire. E gisuto per non morire nella casa del perdono è opportuno recuperare un po' di sonno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 07:30- Colazione, meditazione, azione. Parole basse e grevi. poche parole. Nella grande stanza che dall'esterno sembra magnetizzare la nebbia che cela attenzione e intenzione. Non una condizione che non sia avversa. Ma il rituale del perdono deve avere inizio. E Dio solo sa quanto Matteo, Lupo e Dafina siano scrupolosi e monolitici nella loro volontà di fare di tutto per ottenere ciò che vogliono. Devono sperimentarsi nell'amore. Si guardano negli occhi. Intensamente. si leggono a vicenda. Piano arriva la voglia di una carezza. I visi pietrificati acquistano luce. Le parole, poche, glaciali e sputate diventano fluide e calde. Perchè in quella casa si ritorna ad amare. Lentamente. Come il tempo che se nessuno lo misura sembra fermarsi. E se il tempo si ferma, si ferma l'attesa. Scompare l'ansia e si entra in un limbo placido e rassicurante. E' la casa del perdono "già previsto" e pertanto non c'è nulla, davvero nulla da temere. Non è nemmeno necessario esplicitare il motivo per cui si chiede la redenzione. Ognuno sa perfettamente ciò che ha fatto. Ognuno sa perfettamente cosa bisogna fare. Dare un oggetto, un simbolo o una semplice preghiera. Dafina ha due fiori di magnolia in una sfera di vetro. Uguali perchè il dolore inflitto prescinde dalla causa. Matteo ha una bottiglia di vino, Chateau Margaux del 2003, per Lupo. forse un dono un po' troppo formale per una richiesta di perdono o per un atto d'amore. Ma non è ancora il caso di lasciarsi andare per chi ha paura di perdere la dignità di fatto già  persa da tempo.C'è anche una spilla. Antica e indiana. Una fenice rosso rubino. Pregna di significati fin troppo ovvi. Ma per Dafina va bene così. E' comunque un dono. Ed è comunque amore. Debole e malato ma pronto a risorgere. E' tutto. Quello che c'è adesso ed è sufficiente. Non servono parole. Bastano piccoli gesti. Sguardi leggeri. Sorrisi abbozzati e incompiuti. Qui non si chiede l'armonia lisergica. Basta un piccolo gesto e tutto il resto accade facile come una reazione a catena. Sospesa in un tempo sospeso. E i cuori, intanto, cominciano a sciogliersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 13:30 - Un pranzo frugale per un giorno che non decolla. Ma la sensazione di mondo lasciato fuori dalla casa del perdono crea un'atmosfera di rarefatta intimità. In cui si inserisce perfettamente la modestia e tutto il resto, compreso quell'arredamento così essenziale a ricordare che la redenzione dal peccato non necessita di orpelli. Per riempire l'aria basta lasciare scivolare le parole, agire di istinto e con istinto rinnovato. Non c'è più lo spazio del conflitto ma l'errare alla ricerca di una flebile e sussurrata armonia. Queela di un fiore di magnolia, bianco e nobile ma tuttavia evocativo di grazia perfetta. quella di una fenice metallica nata da un passato incenerito per ritrovare la carezza del vento dell'amore. Quella del vino sanguigno e sacrale. Arcano suggello dei patti tra gli uomini. In questo gioco-non-gioco di ricostruzione e reinvenzione. E ci sono nuovi sorrisi. Carezze apparentemente casuali. Contatti fisici e sfioramenti che sgombranno il campo da ogni sospetto di artificiale e artificioso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 16:30. Altro peccato, altro regalo. In questo gioco non gioco è ora di riprendersi in mano la vita per una nuova espiazione. L'aria torna rituale. Torna il silenzio. Dovuto. Ognuno infatti sa di avere qualcosa da perdonare o una colpa da espiare ma non è dato sapere quale. Il tempo già fermo rallenta ulteriormente e si liquefa come gli sguardi nelle tazze di te' nero. E' il nuovo momento liturgico del dono. Lupo guarda con occhi misericordiosi Dafina e le porge un cristallo di rocca. E' la trasparenza solidificata. L'onestà fatta pietra. La promessa di un sentimento nuovo. Lo stesso cristallo lo porge a Matteo. E stavolta è un sigillo, il diamante che appare tra le rocce sporche e arrugginito. Anche Matteo ha qualcosa per Lupo. E' una penna Cherokee. Per leggere il vento che porta via il passato e lo cancella Definitivamente. Per Dafina c'è una sciarpa. Che prescinde da ogni significato ma che alle inconsistenti intenzioni sostituisce la concretezza di un gesto d'amore. Per quel cordpo esile e spettrale. Dafina dal canto suo porge a Matteo e Lupo una sfera di cristallo illuminata di luce blu. Dentro c'è l'oceano e c'è anche il sole. Un universo formato tascabile che suggerisce di guardare oltre le piccole nefandezze delll'animo umano. Matteo, invece, sceglie due poesie. Shelley. Le legge piano. Con modulato trasporto. Rallentando il ritmo. Abbassando la voce fino a farla diventare un sussurro leggero. E poi il silenzio. Di nuovo. E i pensieri. Le preghiere di ringraziamento per questo stravagante nirvana d'inverno così semplice e pertanto incredibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 20:30 - Dafina parla al telefono, piange. Piange forte. Si accovaccia in un angolo e non riesce più a parlare se non attraverso striduli singhiozzi. Si è rotto qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 21:00 - Dafina sta ancora piangendo. Lupo fuma nervosamente bevendo rhum e agitando nella mano la sfera con l'oceano dentro. La sfera cade. Lupo resta immobile e paralizzato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 21:15 - Dafina urla, Matteo la stringe, la accarezza e tenta di calmarla. Invano. Ma la giornata sta per finire ed è necessario recuperare quel minimo di calma necessario per la terza espiazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 gennaio 2010, Ore 22:30 - Respiri profondi, occhi chiusi, massaggi alle tempie. Ma è ora di finirla con la messinscena. E' ora di concedersi e concedere la finale assoluzione. Il tempo ricomincia a fluire. Corre veloce. Dafina consegna tremante una busta a Lupo. Senza aprirla Lupo la palpa e ne riconosce il contenuto. Anche Lupo ha una busta di tela. Apre la busta di Dafina e ne estrae un proiettile freddo e luccicante. Un proiettile che subito si introduce in una pistola e corre alla velocità della luce in mezzo agli occhi di Matteo. In pochi secondi le mani misericordiose e carezzevoli abbandonano la pistola per abbracciare il collo di Dafina fino ad assaporarne l'ultimo respiro. Prima di chiudere la casa del perdono e lanciarsi a tutta velocità nel vuoto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè l'unico, grande, perdono possibile, nel mondo degli uomini piccoli, è regalare la definitiva impossibilità di doverlo ancora implorare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-695468127694389292?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/695468127694389292/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=695468127694389292' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/695468127694389292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/695468127694389292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/01/magnolia.html' title='MAGNOLIA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4398748747762061177</id><published>2010-01-02T04:57:00.000-08:00</published><updated>2010-01-02T05:49:25.255-08:00</updated><title type='text'>COME STANNO LE COSE</title><content type='html'>C'è un momento per guardarsi allo specchio. C'è un momento per capire che tutte le cose come l'amore, la vita a cui, per tutta la vita abbiamo cercato di dare un nome hanno un senso proprio perchè un nome non l'hanno mai avuto. C'è una ruga in più e non c'è la voglia di cancellarla. Perchè tutto è esattamente come dovrebbe essere. O forse non lo è, ma è importante pensare che lo sia perchè possiamo cambiare molto ma non tutto. E c'è quella vita che fino in fondo non capiremo mai. E adesso basta con l'impersonale. Sto parlando di me. Sono io. E sono qui perchè questo primo scritto d'inizio anno lo dedico a me stesso. E alle persone che sono con me in questo momento in questa passeggiata sotto il sole d'inverno. Quelle che hanno attraversato il mio inferno e continuano ad amarmi. Quelle che avendolo visto sono scappate. Quelle che hanno visto le mie emozioni che faccio così fatica a raccontare. Le cose stanno così. E non le voglio più cambiare. Non è più tempo di eroi. Quelli sepolti sotto la neve sono morti. Non è più tempo di fantasmi. I fantasmi sono lo specchio di una vergogna che non ho. Non c'è più bisogno di clandestinità e di vite inventate. C'è giusto il tempo di costruire la mia, di vita. Non è più tempo di correre, perchè correndo si perdono i dettagli e le emozioni. Arrivare da soli al traguardo non ha senso. Meglio camminare, magari con qualcuno a cui tenere la mano. Perchè se per caso si sbaglia strada, è più facile correggere la direzione. Dando un tempo al tempo. E decidere di abbandonare, per sempre, le strade chiuse. Quelle delle vite inventate che per fortuna non esisteranno mai. E ringraziare il cielo di non averle mai percorse a folle velocità e di evitare lo schianto. Apro gli occhi. Abbraccio il piccolo e insano David che mi è stato vicino contro ogni ragionevole probabilità e tutti i piccoli David che ancora oggi sono dalla mia parte. Contro ogni senso, probabilità e ragione. E adesso è tempo di una doccia veloce, di una maglietta buttata nella prima borsa e di prendere un treno per andare in quel posto misterioso e incerto dove le cose stanno così come è giusto che siano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4398748747762061177?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4398748747762061177/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4398748747762061177' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4398748747762061177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4398748747762061177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2010/01/come-stanno-le-cose.html' title='COME STANNO LE COSE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2187160732383965187</id><published>2009-11-22T15:11:00.000-08:00</published><updated>2009-11-22T15:21:57.218-08:00</updated><title type='text'>SOTTO LE SCARPE DI CARLA</title><content type='html'>Le linee di confine. Quella fra l’est e l’ovest. Quella fra il nord e il sud. Quella fra la terra e il cielo. Quella fra il bene e il male. Quella che io attraverso tutti i giorni senza saperlo. Quella fra il sopra e il sotto. Sopra c’è qualcosa che sotto non c’è. Parigi, 21 novembre 2009. Un cielo terso. Ore 13:40. Rue de Saint Honorè. Scoop Cafè, gente elegante, voci soffuse come la musica, sorrisi di circostanza e un trionfo di stile e educazione intorno alla mia salade poulet citron. Ore 14:30. Una nera statua umana drappeggiata di nero sciolta sulla fredda pietra del marciapiede. Immobile. Un cucciolo fermo sul tappeto di un mantello frusto. Un cartello che grida la fame di chi non riesce ad alzare la testa. Va bene una moneta. Va bene un buono pasto. Va bene qualsiasi cosa per chi non ha niente. Va bene una moneta che per la mia generosità borghese è annoiato imbarazzo. Per qualcun altro è sopravvivenza. Ore 14:45. Stazione Nation. Sul treno del metro sale una ragazza di colore. Ha 27 anni e la pancia gonfia. Non è obesa. Si accarezza la pancia e una lacrima le striscia il volto. Comincia la liturgia dell’accattonaggio. Cazzo ma è giovane. Si accarezza la pancia e parla. Si scusa. Poi chiede. Tutti qui chiedono. Chiede una moneta. Chiede un buono pasto. La mia ipocrisia borghese emette subito una sentenza di condanna verso chi, come lei, approfitta del suo stato per fottere soldi alla gente. Lei continua a parlare. Piange. Non commuove e di soldi ne fa pochi. Ne meriterebbe tanti. Per se e per il suo bambino. Non so se approfitti del suo stato, ma se lo fa ha ragione. Qualcuno deve pagare perché, è evidente, se lei è li in quello stato qualcuno ce la deve avere messa. E se a fotterla sono stati il mondo e la società civile, bene, sono loro che devono pagare. Pochi minuti dopo sale un ragazzo. Avrà si e no 25 anni. Ha la barba lunga. Parla sommesso. Ha la barba lunga. Ha gli occhi tristi. Più dei miei. Ha gli occhi impauriti. Urlano dolore. Hanno paura. Il volto è scavato, probabilmente dall’uso di droghe. Probabilmente dalla fame. Probabilmente da una vita ad accesso negato. Chiede una moneta. Chiede buoni pasto. In ogni frase che scorre velocemente  nel vuoto echeggia la parola “chaud”. Caldo. Una zuppa. Una coperta o una siringa piena di sogni. Sono un po’ meno borghese. Qualunque cosa sia. Qualunque cosa tu meriti la devi avere. Te la devo in rappresentanza della vita bastarda che ti ha portato davanti a me. Ore 15:30. Cimitero Père Lachaise, turisti che vagano con quell’aria un po’ ebete che fa perdere ogni rispetto della morte, seppur di persone famose. Corvi che gracchiano e il cielo che si fa grigio. Un ticchettio di macchine fotografiche che tuttavia non riesce a rompere quell’idea dell’eterno a due metri sotto terra per noi così impossibile da immaginare senza perderci il sonno. Un ragazzo si sta facendo una canna. Un altro è su una sedia a rotelle e cerca di inerpicarsi sulla salita. Tutti a rendere omaggio al Re Lucertola, James Douglas Morrison, il Dio Pagano morto a 27 anni nel tentativo di sfondare le porte della percezione. Un Dio minore, ma che forse perché più terreno e carnale è capace di dare quelle risposte che il Dio padre degli uomini continua ostinato a negare. Ore 17:00. Stazione Nation. Un ragazzo. Una ragazza. Seduti vicini sul metro. Si accarezzano le mani. Ma lo sguardo è rivolto a terra. Parlano poco. Non si guardano mai. Ma le mani, quelle le tengono vicine. Legate. A tratti accennano un sorriso. Lei più cha altro. Lui proprio non ci riesce. Ha gli occhi arrabbiati. Hanno l’aria di chi vorrebbe essere altrove. Hanno l’aria di amarsi, ma per l’amore ci vuole un futuro, e il futuro per loro è un’equazione a mille variabili. Pochi metri sopra c’è Parigi. Con l’aria tempestata di luci ed elettricità. Con i palazzi coronati da diademi intermittenti. Con la gente che corre trascinando sacchetti e sogni di veloce realizzazione. Sotto ci sono loro. I topi. Gi insetti. I parassiti. Quelli che chiedono. Una moneta e i buoni pasto. Li chiedono agli altri parassiti. A quelli che come me gli hanno rosicchiato la vita. Quelli che passano le serate in  palestra per rendere dignitose quelle membra disastrate da una vertigine di eccessi. Quelli che vanno in paranoia se l’automobile fa un rumore strano o se l’aereo è in ritardo. Quelli delle riunioni condominiali, quelli che non sopportano il vino che sa di tappo, quelli che si fanno un volo transatlantico per comprare le scarpe di Jimmy Choo. Quelli che, come me la linea di confine la attraversano solo da turisti. Oppure guardano il mondo di sotto alla televisione, stesi sul letto di un albergo su Marte. Quelli che non si sono mai accorti che quella torre che rompe il cielo di Parigi con un turbine di scintille non è altro che un freddo scheletro d’acciaio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2187160732383965187?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2187160732383965187/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2187160732383965187' title='7 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2187160732383965187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2187160732383965187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/11/sotto-le-scarpe-di-carla.html' title='SOTTO LE SCARPE DI CARLA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4517575535027864957</id><published>2009-11-05T02:25:00.000-08:00</published><updated>2009-11-05T02:35:36.793-08:00</updated><title type='text'>SAPESSI COME E' STRANO - L'EVOLUZIONE</title><content type='html'>LA PUNTATA PRECEDENTE- in aprile 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X:&lt;br /&gt;PROPOSTE PER CENA :&lt;br /&gt;martedì 14, disponibile dalle 20&lt;br /&gt;mercoledì 15, disponibie dalle 20:30 (esco da una proiezione in via Soperga, no escort allowed) &lt;br /&gt;giovedì 16, vado a sperimentare una nuova palestra vicino casa, per cui da me dopo le 20:30&lt;br /&gt;venerdì e sabato ancora non so&lt;br /&gt;domenica sera con chris da me&lt;br /&gt;ciao&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Quando meno te lo aspetti ti sferro la proposta. Ieri sera chiamai ma non ottenni alcuna risposta :-((((&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X:&lt;br /&gt;Ieri sera non ho visto nessuna chiamata persa e come ben sai ero in palestra&lt;br /&gt;o mi si chiama prima delle 17:30 o la serata prende altre direzioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Questo potrebbe essere un problema in quanto - come sai - le mie giornate infernali anche con la migliore volontà difficilmente sono pianificabili con largo anticipo. &lt;br /&gt;Facciamo che a questo punto, verso le 19:30 di un giorno in cui la tua serata non preveda nulla di meglio, mi chiami tu e ci vediamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X:&lt;br /&gt;Probabilmente cena dalle mie parti sabato sera. Ma te lo confermerò in mattinata. Se però hai altri impegni dimmelo subito.&lt;br /&gt;Altrimenti si farà una sera della prossima settimana.&lt;br /&gt;Ciao.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Vedo che non ci siamo capiti. Eppure mi sembra di essere chiaro....&lt;br /&gt;Ho scritto: verso le 19:30 di un giorno in cui la tua serata non preveda nulla di meglio mi chiami tu e ci vediamo. &lt;br /&gt;Sono le 19:30? No, sono le 14:20.&lt;br /&gt;Prima poi c'erano quattro opzioni che adesso sono ridotte a una, sabato, che mi confermerai in una mattinata non meglio identificata ma che io, au contraire, ti devo confermare subito nonostante ti abbia scritto che NON RIESCO A FARE PIANI CON LUNGO ANTICIPO. &lt;br /&gt;1. Detesto autocitarmi: perchè mi costringi a farlo?&lt;br /&gt;2. Quando scrivevo di chiamarmi alle 19:30 per la sera stessa è perchè sei tu che sembri essere pieno di impegni. O, come credo, te la stai tirando a mille&lt;br /&gt;3. Non è così "compulsory" vederci. Io ci tengo ma se riuscissimo a non programmarlo come una seduta dal dentista preferirei. &lt;br /&gt;4. Baaaah non mi vene in mente più niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Dimenticavo di di dirti che:&lt;br /&gt;5. Casa mia per poche persone tra cui tu ha la porta aperta. Una volta tanto potresti pure pensare di fermarti a dormire in modo da avere un po' più di tempo.&lt;br /&gt;E INTANTO ANCHE QUESTA VOLTA SONO RIUSCITO AD ARRIVARE A 5 :-) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X e Y si sono visti la sera stessa. Davvero strano ciò che succede a Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'EVOLUZIONE - oggi 5 novemnbre 2009 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y: !!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X: *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y: :-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X: ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y: benissimo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X: ok&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X e Y evidentemente si capiscono al volo.  Ah: Y sono io.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4517575535027864957?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4517575535027864957/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4517575535027864957' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4517575535027864957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4517575535027864957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/11/sapessi-come-e-strano-levoluzione.html' title='SAPESSI COME E&apos; STRANO - L&apos;EVOLUZIONE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-5658162315034963464</id><published>2009-10-27T14:21:00.000-07:00</published><updated>2009-10-27T16:13:26.202-07:00</updated><title type='text'>FANTASMA A TEXARKANA</title><content type='html'>Sono nato a Texarkana. Una terra di mezzo e di nessuno. Divisa fra Texas e Arkansas, nella contea di Bowie, trentaseimila abitanti. Sono nato a Texarkana. Il 23 febbraio 1946, il giorno in cui Jimmy Hollis e Mary Jeanne Larey vengono aggrediti da un uomo dal volto coperto da una maschera. Un uomo che ucciderà molte atre persone. Un uomo che non varrà mai arrestato. E' il fantasma di Texarcana. Niente paura. Da molto tempo qui, non accade più nulla. E comunque qui siamo un po' tutti fantasmi. Lo sono anch'io, che da sempre vivo nella mia casa di legno bianca dove hanno vissuto i miei genitori. Sono un uomo solo. Schivo e refrattario. Come tutti, a Texarkana. Evitiamo accuratamente di conoscerci. Nel mezzo del nulla è meglio star da soli. La carabina, è sempre pronta a salutare chiunque tenti di oltrepassare il confine delle cinquanta yarde dal perimetro della mia casa. A cinquante yarde esatte da casa mia vive Jack. Un altro fantasma. Solo da sempre. Soprattutto da quando molto tempo fa la moglie lo ha lasciato, da un giorno all'altro, per un altro uomo e per la Florida. D'altra parte Texarkana non è un posto per donne. Il sole di giorno brucia la pelle. La notte è un deserto silente, rotto soltanto dal sordo monologo di vecchi ubriachi. Di Jack non so altro. Non conosco neppure la sua faccia. Di giorno lui non esce quasi mai di casa e quando lo fa sembra un topo meccanico. Corre veloce e inciampa nei suoi passi. Non rimane all'aperto che lo stretto necessario alla sopravvivenza. Trattandosi di un fantasma, lo stretto necessario è pochissimo. Da almeno mezzo secolo, da sempre, io e Jack non scambiamo neppure una parola. Cosa ci dovremmo raccontare, vivendo entrambi in questa bolla di cinquanta yarde da cui non siamo mai usciti? Da cinquanta anni viviamo la stessa vita. In parallelo. Ci alziamo presto alla mattina. Costelliamo il giorno di quei pochi impegni che ci bastano a garantire la nostra sopravvivenza. E un sigaro per la sera, quando la torrida notte del west non dà alcuna possibilità al sonno. Non rimane nulla da fare, se non restare sul patio di casa, abbandonati su una sedia di vimini. A fumare e suonare. Io suono la chitarra da quando avevo tredici anni. Come molte altre cose, come quasi tutto, anche la musica l'ho appresa da mio padre. Accordi lenti. Melodie improvvisate. Musica destinata a perdersi nel tempo e nel buio. Perchè qui a Texarkana si suona unicamente per far passare il tempo. E per non pensare. Mica per vendere dischi o diventare famosi. Io suono per affrontare la notte. Per non pensare alla mia vita che è passata silenziosa e inconsistente. Per non affrontare il domani che, per un vecchio, è a ogni giorno sempre meno sicuro. Accordi lenti, melodie improvvisate che attraversano la notte e tutte le yarde del mondo. Anche Jack suona. Suona l'armonica. Di preciso nessuno di noi sa che faccia abbia l'altro. Non sappiamo neppure che voci abbiamo. Ma quando scende la sera suoniamo insieme. Suoniamo a lungo. Da lontano. Dal patio delle nostre case. A volte corriamo. Io accelero il ritmo. Lui mi viene dietro. Io accelero ulteriormente. Ficnhè uno dei due crolla. Qualche minuto si silenzio. Il tempo di un sorso di Bourbon. Poi si riprende. In pace. Con accordi lenti. Melodie appena accennate. Fino a quando, esausti, ci addormentiamo. Vorremmo non finisse mai. Finiamo solo quando abbiamo una ragionevole certezza di un'altra sera in cui tornare a suonare. In una tranquillità che non è una conquista nè una scelta ma il solo e unico modo di vivere qui. Perchè se c'è stata mai un'altra vita, un'altro "possibile" noi non l'abbiamo mai conosciuto e comunque non era per noi. Questa sera il tramonto è stato veloce. Quasi non me ne sono accorto. Come se Dio, annoiato da tanta inconsistenza umana, avesse imporvvisamente stovagliato un lenzuolo nero sulle nostre teste e fosse andato a dormire. Fa molto caldo. Un caldo innaturale. Mi sprofondo in quel buio e aspetto. Di solito, a cinquanta yarde da casa mia, c'è una finestra illuminata e una sagoma nera che, con movimenti lenti, la attraversa. Poi la luce si spegne. Dopo pochi minuti la sagoma nera scivola sulla sedia a dondolo. Perchè è arrivato il tempo di suonare. Questa sera la finestra di Jack è un quadro nero annegato nel nero. Aspetto. Prima tranquillo. Seguo le ampie volute del fumo del mio sigaro. Poco dopo vengo trafitto da una lama d'ansia. Aspetto nervoso. Poi decisamente inquieto. E insofferente. Perchè uno strappo del genere nella linea retta di cinquant'anni e cinquanta yarde non era mai accaduto. Aspetto, e l'aspettare si fa insopportabile. Cerco di scorgere un minimo movimento. Un segnale qualsiasi. Niente. La finestra di Jack è un quadro nero sepolto nel nero. Aspetto e l'attesa è lancinante. Una leggera fitta elettrica. Bevo un sorso di bourbon. Molti altri sorsi. Il tempo scorre e il perimetro delle possibilità è sempre più stretto. Il pensiero del domani diventa terrore. Questo silenzio è un sinistro frastuono. Ma è solo una sensazione e le sensazioni sono ingannevoli. Passano velocemente. Guardo la mia chitarra. Poi, piano piano mi abituo all'idea. Mi lascio invadere da una commossa quanto rassegnata malinconia. Che mi chiude la gola. Guardo la mia chitarra. Poi spengo la luce del patio e rimango silenzioso sulla sedia. Non ho nessuna voglia di suonare. Per suonare serve almeno lo straccio di un fantasma che ti faccia compagnia. Quando si è soli è meglio stare in silenzio. Perchè se smetto di esistere, se sono andato via, nessuno può farmi del male. Da solo, mi lascio sprofondare nella vertigine febbricitante. La vertigine di una notte spettrale. La notte dell'ultimo fantasma di Texarkana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-5658162315034963464?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/5658162315034963464/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=5658162315034963464' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5658162315034963464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5658162315034963464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/10/fantasma-texarkana.html' title='FANTASMA A TEXARKANA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4095284944027119338</id><published>2009-10-25T12:57:00.000-07:00</published><updated>2009-10-25T14:39:53.538-07:00</updated><title type='text'>PER L'ULTIMA VOLTA</title><content type='html'>Mercoledi mattina. Squilla il telefono. Molesto come quasi ogni cosa che mi accade di mattina. E' mia madre. Mi saluta velocemente, sa perfettamente che con me, di mattina, non è il caso di fare troppe parole. Mi annuncia che domenica sono stato invitato al compleanno di mia zia. Rispondo automaticamente che ci sarò. Cazzo, proprio questo fine settimana che è già così denso. Smonto e rimonto velocemente l'agenda. Devo andare. Devo riposare. Devo lavorare. Ogni ipotesi non regge. E' falsa. Devo andare. Speriamo che diventi presto "voglio andare". Passa il giovedi, passa il venerdi e anche il sabato. Cerco un'emozione intelligente e motivante. Non la trovo. Non c'è. C'è invece il peso di una vita costantemente sotto pressione che a fatica riesco a modulare. Prima ancora di accorgermi di essere vivo è domenica e sono al volante. Dell'emozione intelligente e motivante non c'è ombra. Attraverso le montagne. Arrivo di fronte al mare. E' un cristallo abbagliante. Di nuovo le montagne. Sono arrivato e mia madre, come sempre, mi apre prima ancora che io suoni il citofono. Pochi minuti. Quel tanto che basta per dirmi che questo evento ha un'importanza improrogabile. Quella delle ultime volte. Mia zia da alcuni anni è in preda a un progressivo straniamento. Alzheimer, penso, anche se questa parola è sempre stata pudicamente esorcizzata dal vocabolario famigliare. Questo compleanno sarà con tutta probabilità l'ultimo in cui sarà in grado di riconoscerci. Ecco, l'emozione intelligente e motivante è arrivata. Voglio esserci e in pochi minuti sono sotto la casa di questa vecchia bambina che giorno dopo giorno scivola nel suo mondo parallelo. Un mondo sognato. Narcotico e in piena assenza di dolore. Provo imbarazzo. Perchè io, di fatto, di quella famiglia non faccio parte da molto tempo. Da quando inseguo i miei sogni e la mia vita. Quindi da sempre. Ci sono tutti. Le tre sorelle di mia madre. I miei dieci cugini. La figlia di mia cugina, una raggiante giovane donna a cui è affidato l'intero destino genealogico. Come sono invecchiati, penso. Come sono invecchiato pensano loro. Riconosco immediatamente quei tratti aristocratici venati di malinconia che caratterizzano pressochè tuti i membri della mia famiglia tranne me. D'altra parte io non sono più uno di loro. Molti, infatti non li vedo da una quindicina di anni. E dopo quindici anni i legami si sfilacciano, è inevitabile. Li abbraccio tutti. Li bacio tutti. Lei, mia zia, è ferma davanti alla finestra. Osserva il vuoto. Stupita. Interrogativa rispetto alla presenza di tanto caos in un giorno per lei così normale. Nel suo mondo lontano, sereno e inaccessibile i compleanni non esistono. Sorride felice e misurata. Sotto quella corona di nuvole e ermellino che sono i suoi capelli e i suoi pensieri. Io cerco di stabilire qualche contatto ma non è facile. Tronfio come sono nei miei abiti metropolitani così fuori luogo e fuori misura che mi rendono così diverso da tutta la gente che, certe misure, le ha abbandonate da tempo. Scambio qualche battuta. Alzo la voce. Rido sonoramente. Cerco di essere divertente. Mentre sono irrimediabilmente vittima di un imbarazzo nucleare. Spero fortemente - molto fortemente - che la conversazione una volta a tavola non scivoli in lacrimose riesumazioni dei ricordi di gioventù. Cazzo, è presto, siamo ancora giovani. Ma è una bugia. Siamo già tutti in quella età in cui c'è un passato denso da raccontare. Anche per me che sono un voltapagine professionista. Forse tutti stiamo pensando la stessa cosa. Si continua tra copiosi bicchieri di vino e piatti rigonfi a mettere in scena la commedia dell'armonia. Mi sento un po' meno distonico. Ma il tempo corre veloce. Appare lo spettro dell'impegno. Prima che sia tardi, prima di ogni banalità io devo comunque andare. Abbraccio tutti. Quelli - pochi - che rivedrò presto e tutti gli altri rimandati a un futuro non meglio definito e che forse neppure esiste. L'abbraccio più forte è per la vecchia bambina che presto sarà semplicemente via. Regina nel suo regno lontano e inaccessibile. Il tempo di un bacio a mia madre, di un ultimo arrogante saluto benedicente e sono di nuovo sulla mia auto. Ci sono le montagne, c'è il mare e poi il piatto paesaggio freddo come la pagina di un'agenda. E c'è ancora un uomo che va via. Di sogni da rincorrere non ne sono rimasti molti. Ma di cose da fare si, ce ne sono tantissime. Guardo il mare che si allontana e, in costante accelerazione, prendo ogni distanza cautelativa dalle emozioni contrastanti, di cui tutte le ultime volte sono impregnate. &lt;br /&gt;Trattengo solo qualche istantanea in cui, ora che sono via, trovare rifugio calmo e sicuro. Un'ultima volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.s. In questo blog non ho mai parlato di me così esplicitamente e con la presunzione della pubblica rilavanza rispetto a qualcosa di tanto privato. E' l'ultima volta. Forse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4095284944027119338?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4095284944027119338/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4095284944027119338' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4095284944027119338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4095284944027119338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/10/un-giorno-perfetto.html' title='PER L&apos;ULTIMA VOLTA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2004649182727192785</id><published>2009-10-20T13:14:00.000-07:00</published><updated>2009-10-20T13:15:56.133-07:00</updated><title type='text'>SERÁ EN NOVIEMBRE</title><content type='html'>Barcelona encarga guirnaldas festivas,&lt;br /&gt;como un novio ansioso y frágil.&lt;br /&gt;Preparado al deseo y a la calma&lt;br /&gt;se estremece a la luz de las velas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le escribe poemas sencillos &lt;br /&gt;para comunicar que le ama.&lt;br /&gt;Se los dejará para que pinte en ellos&lt;br /&gt;el hombre que habla con la mirada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saô Paulo prepara el encuentro&lt;br /&gt;con entusiasmado mimo,&lt;br /&gt;acariciando el momento, &lt;br /&gt;enloqueciendo a los circundantes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pinta en lienzos&lt;br /&gt;el hombre que habla con la mirada.&lt;br /&gt;Se los dejará para que escriba en ellos&lt;br /&gt;mientras le susurra poemas sencillos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Será en noviembre,&lt;br /&gt;próximo y lejano noviembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manuel Parra Temblador&lt;br /&gt;Barcelona, 19 de octubre de 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2004649182727192785?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2004649182727192785/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2004649182727192785' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2004649182727192785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2004649182727192785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/10/sera-en-noviembre.html' title='SERÁ EN NOVIEMBRE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-685661137111454412</id><published>2009-10-12T13:47:00.000-07:00</published><updated>2009-10-13T14:56:15.552-07:00</updated><title type='text'>KA AVAV TEHARA TUTE - TORNERO', DOMANI</title><content type='html'>Hai mai pensato che la vita, in fondo, non è altro che una grande affannosa corsa? Per un periodo ti corre dietro e tu sei sempre un passo avanti a lei. Poi ti fermi un secondo e lei ti supera. Ma a quel punto sei stanco e sei tu che devi rincorrerla. Le lunghezze aumentano. Diventa sempre più piccola all'orizzonte e tu sei sempre più stanco. Poi ti fermi. Per sempre. Io sono nella linea di mezzo. Sono ancora un passo avanti. Lei è vicina. Ne avverto i graffi sulla pelle. Ogni mattina prima di uscire. Ogni mattina, quando mi appresto ad affrontare la mia odissea quotidiana. Quella che fra le sette e trenta e le otto e quarantacinque si compie sul terreno dissestato dei pensieri fra casa e lavoro. Frettoloso e meditante, assonnato e mediamente annoiato. Tempi calcolati con ossessiva precisione mentre con l'auto scivolo sulla tangenziale. Poco prima, quella variabile semaforica che frantuma ogni certezza di puntualità. Lei è li. Lei non si è mai chiesta se sta ancora rincorrendo la vita. Perchè lei vive delle speranze - poche - che costellano le precarietà di chi la vita la afferra a morsi. Semplicemente si lascia essere. Ferma all'ingresso nove della tangenziale est. Ha una lunga treccia di capelli neri. Ha la pelle olivastra. Ha la pelle trascurata. Ha un sorriso sacro. Ha denti di calce viva. E' vestita con abiti di fortuna che avvolgono un corpo esile e ligneo. Lei sorride. Sorride sempre. Tiene in grembo una mazzetta di giornali. Li vende anche se, quei giornali, normalmente non si vendono: si regalano. Li ha tutti e posso decidere quale prendere. Il prezzo lo decido io. E mi chiedo se sto comprando un giornale o quel sorriso che mi rende meno fastidiosa la sospensione semaforica. All'inizio non è facile. Perchè lei è una Rom. E' una zingara. E gli zingari rubano, sono sporchi e pericolosi. Le prime volte mica mi fido. Sarei anche disposto a passare col rosso pur di non incrociare la sua aura così poco raccomandabile. Poi mi ci abituo. E' facile. Lei è lontana dall'angosciosa litania del "dai e dai" che miagola ad ogni angolo di strada. Lei non è così. Lei sorride. Semplicemente. Posso far finta di niente e tirare dritto. Posso far finta di cercare qualcosa: il telefonino, l'agenda o il nulla sul tappetino. Lei e li ferma col suo sorriso che non implora e non mendica. E' curioso. In quei momenti inumani ho un'incontenibile sete di uumanità. Lei è li, pronta ad offrirmela. Abbasso il finestrino. Lei mi sorride e mi chiede come sto. Io penso "che cazzo vuoi". Estraggo pochi centesimi dal portafogli e afferro velocemente quel giornale che dimenticherò per settimane sul sedile a fianco. Mentre alzo il finestrino lei mi augura buon lavoro e buona giornata. Mi succede spesso. Mi succede ogni giorno. Da lunedi a venerdi. A volte non ho voglia di notizie. Lei mi chiede comunque come sto e mi augura buona giornata. Sorridendo. Io, al contrario, ho un interesse alquanto relativo al suo stato d'animo. Al mattino non so sorridere. Ma imparo. Lentamente. Le chiedo come sta. Ricambio l'augurio di buona giornata. Scopro che si chiama Lijdia e che è madre di un bambino di sette anni. Giorno dopo giorno Lijdia diventa Persona. In qualche modo vuole che io la conosca. Mi racconta di suo figlio che va a scuola. Ne è così orgogliosa. Sono imbarazzato di come una tale ordinaria normalità possa essere tanto preziosa. Perchè io, un figlio che va a scuola non ce l'ho. Io non ho un figlio. Il figlio di Lijdia si ammala, come tutti i bambini. Io le allungo dieci Euro per l'antibiotico. Il giorno dopo il sorriso di Lijdia è spento. Suo figlio non sta bene, ma nei giorni successivi migliorerà, perchè dove non arriva l'Augmentin ci sono le preghiere segrete di una madre. Quelle funzionano sempre. Il giorno dopo il bimbo sta meglio. Il freddo comincia a farsi pungente. Ma Lijdia nonostante siano alcuni giorni che io non compro i suoi giornali non manca di sorridermi e di aggiornarmi sui progressi di suo figlio. Mi è grata. Io così poco abituato alla gratitudine, la trovo eccessiva e servile. Il freddo, con l'autunno che avanza, si fa più pungente. Ma lei non sembra avvertirlo. Finchè non diventa insopportabile. Lijdia mi dice che deve comprare la bombola del gas. Io le allungo dieci Euro. Come per l'antibiotico. Stesso prezzo. Nei giorni successivi Lijdia non è più li. Non c'è più. O forse è tornata, ma io nel frattempo ho cambiato lavoro e itinerario. Non l'ho più vista, la Madonna Stregona dell'ingresso nove. Continuo a immaginarla. Forse è felice che balla davanti a un falo'. Forse la sera non ha voglia di sorridere e pensa a quel figlio così difficile da proteggere in un mondo in cui è "nato ladro". Forse è serena perchè quel figlio, esattamente come lei, saprà cavarsela. Sorridendo al mattino di ogni singolo giorno della sua vita. Farà come potrà. Lontano anni luce da quelli che, come me, non sanno neppure quanto costa la bombola del gas.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-685661137111454412?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/685661137111454412/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=685661137111454412' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/685661137111454412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/685661137111454412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/10/ka-avav-tehara-tute-tornero-domani.html' title='KA AVAV TEHARA TUTE - TORNERO&apos;, DOMANI'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2151595435261796058</id><published>2009-10-11T13:20:00.000-07:00</published><updated>2009-10-11T14:14:13.226-07:00</updated><title type='text'>I VIAGGIATORI DELLA NOTTE</title><content type='html'>Hai mai conosciuto i viaggiatori della notte? Sono persone metropolitane, come lo sono io e come forse lo sei anche tu. Vivono una vita normale. Fanno i conti con le loro frustrazioni e godono per quel che possono. Ma quando arrivano le diciotto del venerdi sera hanno voglia di libertà. Hanno sessanta ore di vuoto davanti a se. Ancora prima di uscire dall’ufficio hanno voglia di fuggire via e di andare lontano. In un posto segreto e magico. Nella loro personalissima isola che non c’è. Ormai partire è facile. La cosa più facile del mondo. Non costa moltissimo. Un prezzo assolutamente minimo rispetto all’emozione del viaggio. Non hanno bisogno di valigia. Non c’è tempo. Escono di corsa dall’ufficio e acquistano il biglietto. Partono. Alcuni da soli, altri in compagnia. Quelli che ho conosciuto io perlopiù partono da soli. Una volta partiti perdono il senso del tempo, come quando si sta incredibilmente bene. Le ore passano a velocità variabile, come se fossero loro stesso alla guida dell’aereo del tempo. Si, i viaggiatori della notte volano. Volano nel cielo buio. E nel cielo buio il tempo è davvero qualcosa di inenarrabile. Si fonde con lo spazio. Ci sono gli angeli, ci sono i demoni e la luna è incredibilmente vicina. La notte non finisce mai. C’è un’emozione così forte che sazia ogni bisogno. C’è la voglia di andare sempre più in alto, alla velocità di un bengala sparato in una notte d’estate. L’unica paura è quella del ritorno. Perché i viaggiatori della notte, anche loro, prima o poi devono tornare. E sentono il fastidio. Hanno paura. Hanno il cuore che piano piano comincia a traboccare d’ansia mentre le luci del mattino evocano il fantasma della loro piatta normalità. Chiudono gli occhi ma non serve. Non serve a bloccare la gravità. Nel ritorno sono sopraffatti dalla paura di un paracadute che devono aprire prima che sia troppo tardi mentre, per un ultimo secondo, osservano l’aeroplano che si perde nel vuoto. E’ davvero brutto tornare. Talmente brutto che i viaggiatori della notte, stritolando il cuscino dicono a se stessi che è l’ultima volta, che non partiranno più. Sono i clandestini di se stessi. Ma la paura e il dolore -si sa - si dimenticano velocemente e molti di loro alle diciotto del weekend successivo ripartiranno. Altri lo faranno anche prima. Altri anche prima di prima. E in tutto questo viaggiare alcuni perdono gli amici, perché quando si è lontani, si sa, non  è facile tenere in vita i legami. Altri perdono se stessi. Talvolta non ritornano mai più.&lt;br /&gt;Anche io sono stato un viaggiatore della notte. Il primo viaggio l’ho compiuto a venticinque anni. Allora viaggiavo moltissimo. Ma a un certo punto lo spazio d’esplorazione era sempre lo stesso. Poi non riuscivo più a trovare nuove prospettive e l’orizzonte cominciava a perdere il fascino dell’infinito. Perché già alla partenza saliva in gola l’amara, dolorosa e immensamente vuota sensazione del ritorno. Perché a forza di viaggiare da soli il mondo pian piano svanisce e ti lascia solo. Ho diradato le partenze. Ora dopo quasi vent’anni non viaggio quasi più. Perché mi affatica. Perché sento la mancanza di tutti quelli che ho perso durante le mie assenze e ancora di più quella di coloro che si sono persi nel vuoto. E che non ritorneranno mai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Goodnight M., goodbye and take care.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2151595435261796058?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2151595435261796058/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2151595435261796058' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2151595435261796058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2151595435261796058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/10/i-viaggiatori-della-notte.html' title='I VIAGGIATORI DELLA NOTTE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1603885555267499740</id><published>2009-10-11T13:01:00.000-07:00</published><updated>2009-10-11T13:20:29.923-07:00</updated><title type='text'>SEGNALE DISTURBATO</title><content type='html'>Non ce l'ho fatta. Ho spento la luce e ho chiuso la porta per affrontare nuovi orizzonti. Per avere più tempo. Per nuovi progetti. Ho camminato a lungo ma non mi sono mosso di un metro. Ho guardato intorno e ho visto lo stesso paesaggio di sempre. Ho tentato di viaggiare e di conoscere nuove persone, ma alla fine sentivo sempre quell'incontenibile voglia di essere riscaldato dai soliti affetti di sempre. E, per il momento, mi concedo l'incerenza del ritorno. Ho riaperto la porta - con un po' di fatica - ho riacceso la luce e mi sono seduto. A pensare. Non se è giusto o sbagliato ridare voce a questo microfono impolverato. Mi sono limitato ad ascoltare la mia urgenza di tornare a parlare. Di riaccendere quel microfono. Immediatamente il cuore mi ha risposto. Non senza esitazioni. In poco tempo il segnale debole e disturbato si è fatto chiaro. Mi è mancata la mia voce, mi è mancata quella di coloro che in questi anni sono entrati nella mia vita attraverso le storie che scrivevo e ho avuto voglia di ritrovarli. E quindi, ora, mi sono schiarito la voce e sono di nuovo in onda. I am a DJ, I am what I play.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1603885555267499740?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1603885555267499740/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1603885555267499740' title='5 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1603885555267499740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1603885555267499740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/10/segnale-disturbato.html' title='SEGNALE DISTURBATO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1191178601458230280</id><published>2009-05-29T02:52:00.000-07:00</published><updated>2009-05-29T04:15:27.931-07:00</updated><title type='text'>IL NUOVO GIORNO DELL'INDIPENDENZA</title><content type='html'>Era il 14 gennaio 2006. Quella sera è nata Radio Sarajevo. Il primo post l'avevo inititolato. "Il Giorno dell'Indipendenza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diceva: &lt;br /&gt;"Tra il dire e il fare c'è la linea retta dell'indifferenza. Ci si penserà domani e intanto ci dormiamo sopra perchè la notte porta consiglio. Il consiglio non arriva e non ci si pensa più. Si comincia a non pensare più. Bisogna stare attenti. A pensare troppo, è inevitabile, si potrebbe stare un po' male.&lt;br /&gt;Decidiamo di stare un po' male. Decidiamo di liberare la potenza creativa di chi sceglie in prima persona. Saremo diversi ogni giorno e coerenti per una vita intera.&lt;br /&gt;Sarà un tuffo nel vuoto e la vertigine potrà darci un po' di nausea.&lt;br /&gt;Ci salverà la consapevolezza che anche una goccia nell'oceano può imparare a nuotare."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ho letto e riletto molte volte questo post nel corso dei tre anni e mezzo in cui Radio Sarajevo è stata una "voce di coscienza". La mia. Quella delle storie vere o possibili a cui ho dato vita. Quella delle persone (non moltissime, anzi pochissime) che hanno partecipato al mio progetto con i loro commenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati 42 mesi e nel frattempo ho 42 anni (la mia ossessione per i numeri è rimasta intatta).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E'tempo di chiudere un po' di cerchi. E' tempo di guardare oltre. A 42 anni non ho più "tutta la vita davanti" ma ne ho ancora un bel pezzo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ho tanti progetti. &lt;br /&gt;Come ad esempio riprendere in mano il periodo più "rinnegato" della mia vita e rivederlo in replay (un grazie a Luca e agli Attimo). &lt;br /&gt;Come ricominciare a viaggiare e a sperimentarmi. &lt;br /&gt;Come dare più spazio agli affetti di una vita e ad un affetto nuovo, sconosciuto e straordinario. &lt;br /&gt;Come pensare di compiere una soprendente "scelta da uomo adulto" (ma questa la vedo davvero dura). &lt;br /&gt;Come riportare Matteo, Lydia, Finn, Gerry, Troy e tutti gli altri nei luoghi dove sono nati. Fogli di carta. Libri che spero vedano una prossima possibile pubblicazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho tante cose da fare e ho molto poco tempo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La "mia" Radio Sarajevo non merita di essere uccisa dalla banalità di post sempre più rarefatti e frettolosi. Quindi "interrompiamo le trasmissioni". Non so se riprenderanno il più presto possibile e non so neppure se riprenderanno mai.&lt;br /&gt;Per il momento rimane una finestra aperta per tutti coloro che vorranno contattarmi (criticarmi,insultarmi ecc. ecc.). Leggerò tutto e risponderò. Come sempre cercherò, nei limiti del possibile, di esserci per gli amici, i nemici e gli indifferenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di chiudere la porta e spegnere la luce voglio rivolgere un pensiero affettuoso a Fausto, l'"amico più impossibile" a cui sono legato oltre ogni ragionevole buon senso e oltre ogni sensata ragionevolezza.&lt;br /&gt;      &lt;br /&gt;Eccoci qua. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la prima volta mi trovo a non sapere come concludere un post. Somiglia molto a quelle conversazioni telefoniche notturne che non vorresti finissero mai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendo a prestito le parole della barbarica Daria (ecco, qualcuno che stavo dimenticando di ringraziare). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a tutti dico: dai, metti giu tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pier&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1191178601458230280?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1191178601458230280/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1191178601458230280' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1191178601458230280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1191178601458230280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/05/il-nuovo-giorno-dellindipendenza.html' title='IL NUOVO GIORNO DELL&apos;INDIPENDENZA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-6032955060058770828</id><published>2009-05-20T13:12:00.000-07:00</published><updated>2009-05-20T14:10:36.324-07:00</updated><title type='text'>ANTENOX -  La passione secondo Mattteo</title><content type='html'>Mi chiamo Matteo e ho vent'anni esatti. Oggi, 20 maggio 2009 è una giornata infuocata di sole e come tutte le altre sta per finire. Non c'è nulla che vorrei adesso se non una mezzapasta prima di uscire. E invece no. Non farò nulla. Niente pasta e non esco.  Mi limito a farmi scavare da un'attesa a cui la mia giovane età fa fatica ad arrendersi. Da questa mattina ho in testa una canzone che dice "chi va piano non è sano ed andrà poco lontano". Dio come è vero. Io corrocorrocorrosempre, perchè non ho voglia di fare la fine dei miei amici delusi da una vita che neppure hanno conosciuto. Sento di la il vociferare dei miei ma nonmenefotteuncazzo. Sto male o forse semplicemente non sto bene. Aspetto. Aspetto. Ma non è che ci riesca poi tanto ad aspettare. Guardo il cellulare ma è dalle 17:40 che non ricevo nessun messaggio. Se lei fosse lontana potrei capirlo ma così proprio non va. Non mi accontento di incontrarla nei miei sogni. Perlomeno non ora che l'ho appena conosciuta. Voglio sentire la sua voce. Devo sentire la sua voce. Sesolopotessichiamarla...Non lo farei. L'amore non mi si addice. Preferisco bere, sballare e vedere gli amici. Mica posso innamorarmi a vent'anni. Devo mandarla via. "Matteo!" grida mia madre dall'altra stanza. Chiudo rumorosamente la porta e giro la chiave nella toppa. Un codice immediato e impietoso che tronca di netto ogni ulteriore tentativo di contatto. Guardo il telefonino: niente. D'altra parte Lei non può mica chiamarmi sempre... Ha un casino di problemi. Troppi per i miei gusti. E poi io non sono mica un mollaccione. Devo dominare le mie voglie. Ad esempio vorrei calarmi una pasta e non lo faccio. Ma Lei è più forte e non riesco nemmeno a dirne il nome. Ok mi trafiggo da parte a parte con l'i-pod. Ma se non mi chiama è meglio che non rompa i coglioni mentre sto dormendo. Figa sono le 22:35. E' dannatamente presto per andare a dormire e dannatamente tardi per la sua assenza. Nemmeno un messaggino. Dio perchè cazzo non mi ascolti. Perchè non mi dici come stanno davvero le cose. Sono nei casini. Domani all'università se non mi chiama non ho la forza di andarci. Dio dove cazzo sei. Cosa cazzo sta facendo lei. L'amore è un'autentica merda. Dovrei rinchiudermi in casa e finire come quelle rockstar degli anni settanta che flippavano del tutto come se si fossero trasferite su Marte. 22:41. Butterei il telefonino nel cesso. E ci andrei dietro. Perchè la notte è così lunga, torrida e allagata di sudore... Sono un coglione. Cosa dovrei aspettare. Lei non è mica la mia ragazza. Lei non è niente. Lei è il telefono che non suona. Lei è il fastidio di mia madre. Lei non è niente. Lei è il mio peggiore incubo, ma ogni incubo è solo un sogno e sogni non valgono un cazzo. Lei non è proprio niente. Ma allora perchè questo silenzio stringe la corda insaponata di un cappio al collo... Ma che se ne andasse a fare in culo. Lei non è davvero niente. Sono un uomo ormai, mica sono uno di quei coglioni che regalano i lucchetti col cuore inciso sopra. L'amore mi fa schifo, vomito al solo pensiero. Perchè lei non vale un cazzo. Ma allora io non valgo un cazzo. La mia vita non vale un beato cazzo. Perchè, adesso, la mia paura più grande è Lei. Ho paura che Leichenonvaleun cazzo sia la mia vita. Sono le 23:00.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-6032955060058770828?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/6032955060058770828/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=6032955060058770828' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6032955060058770828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6032955060058770828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/05/antenox-la-passione-secondo-mattteo.html' title='ANTENOX -  La passione secondo Mattteo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4665773055857157408</id><published>2009-04-15T13:58:00.000-07:00</published><updated>2009-04-15T14:12:20.114-07:00</updated><title type='text'>SAPESSI COME E' STRANO...</title><content type='html'>X:&lt;br /&gt;PROPOSTE PER CENA :&lt;br /&gt;martedì 14, disponibile dalle 20&lt;br /&gt;mercoledì 15, disponibie dalle 20:30 (esco da una proiezione in via Soperga, no escort allowed) &lt;br /&gt;giovedì 16, vado a sperimentare una nuova palestra vicino casa, per cui da me dopo le 20:30&lt;br /&gt;venerdì e sabato ancora non so&lt;br /&gt;domenica sera con chris da me&lt;br /&gt;ciao&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Quando meno te lo aspetti ti sferro la proposta. Ieri sera chiamai ma non ottenni alcuna risposta :-((((&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X:&lt;br /&gt;Ieri sera non ho visto nessuna chiamata persa e come ben sai ero in palestra&lt;br /&gt;o mi si chiama prima delle 17:30 o la serata prende altre direzioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Questo potrebbe essere un problema in quanto - come sai - le mie giornate infernali anche con la migliore volontà difficilmente sono pianificabili con largo anticipo. &lt;br /&gt;Facciamo che a questo punto, verso le 19:30 di un giorno in cui la tua serata non preveda nulla di meglio, mi chiami tu e ci vediamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X:&lt;br /&gt;Probabilmente cena dalle mie parti sabato sera. Ma te lo confermerò in mattinata. Se però hai altri impegni dimmelo subito.&lt;br /&gt;Altrimenti si farà una sera della prossima settimana.&lt;br /&gt;Ciao.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Vedo che non ci siamo capiti. Eppure mi sembra di essere chiaro....&lt;br /&gt;Ho scritto: verso le 19:30 di un giorno in cui la tua serata non preveda nulla di meglio mi chiami tu e ci vediamo. &lt;br /&gt;Sono le 19:30? No, sono le 14:20.&lt;br /&gt;Prima poi c'erano quattro opzioni che adesso sono ridotte a una, sabato, che mi confermerai in una mattinata non meglio identificata ma che io, au contraire, ti devo confermare subito nonostante ti abbia scritto che NON RIESCO A FARE PIANI CON LUNGO ANTICIPO. &lt;br /&gt;1. Detesto autocitarmi: perchè mi costringi a farlo?&lt;br /&gt;2. Quando scrivevo di chiamarmi alle 19:30 per la sera stessa è perchè sei tu che sembri essere pieno di impegni. O, come credo, te la stai tirando a mille&lt;br /&gt;3. Non è così "compulsory" vederci. Io ci tengo ma se riuscissimo a non programmarlo come una seduta dal dentista preferirei. &lt;br /&gt;4. Baaaah non mi vene in mente più niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y:&lt;br /&gt;Dimenticavo di di dirti che:&lt;br /&gt; 5. Casa mia per poche persone tra cui tu ha la porta aperta. Una volta tanto potresti pure pensare di fermarti a dormire in modo da avere un po' più di tempo.&lt;br /&gt;E INTANTO ANCHE QUESTA VOLTA SONO RIUSCITO AD ARRIVARE A 5 :-) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X e Y si sono visti la sera stessa. Davvero strano ciò che succede a Milano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4665773055857157408?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4665773055857157408/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4665773055857157408' title='6 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4665773055857157408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4665773055857157408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/04/sapessi-come-e-strano.html' title='SAPESSI COME E&apos; STRANO...'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4035476912497933390</id><published>2009-04-05T14:14:00.000-07:00</published><updated>2009-04-05T15:04:21.304-07:00</updated><title type='text'>ANTENOX</title><content type='html'>Ti sei mai innamorato di qualcuno? Di qualcuno davvero diverso. Malato per i più, posseduto per i tanti detentori della verità, semplicemente più vicino di tutti alla Verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti è mai capitato che quell'amore così speciale e non convenzionale fosse per te l'unico modo vero di amare? Fino a scoprire che la "malattia" così strana e "demoniaca" della tua ragazza fosse l'unico e ormai irrinunciabile modo per ricongiungerti a un amore più grande e assoluto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti è mai capitato che l'unico mezzo di comunicazione di questo sentimento potesse essere il sogno? Magari perchè è il luogo in cui i tuoi sensi così definiti e separati comunicano con i sensi così confusi di lei utilizzando una lingua nuova e solo vostra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti è mai capitato di pensare che quel mondo onirico fosse in realtà la dimensione più reale di te stesso e di svegliarti solo per poter tornare durante la notte a proseguire una vita ribaltata? Una vita che non vive di bisogni ma solo di desiderio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se mi fosse capitato vorrei che non fosse mai finito. Se mi fosse capitato avrei voluto non svegliarmi più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è successo a Matteo e a Lijdia, la santa dell'uscita 9 della tangenziale Est.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4035476912497933390?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4035476912497933390/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4035476912497933390' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4035476912497933390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4035476912497933390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/04/antenox.html' title='ANTENOX'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-6216737593619886137</id><published>2009-02-22T14:13:00.000-08:00</published><updated>2009-02-22T14:47:47.011-08:00</updated><title type='text'>IL NUOVO CAPITOLO DI UN LIBRO CHIUSO</title><content type='html'>Ho iniziato l'anno con una marea di buoni propositi. Come faccio sempre. Poi una serie di disavventure mi ha costretto a mettere tutto nel cassetto perchè le priorità, purtroppo erano su un piano decisamente più elevato di quanto avessi previsto. E quindi la tentazione di chiudere il cassetto e buttare via la chiave è stata molto forte. Talvolta ci si ferma e ci si chiede che senso hanno le cose. Me lo sono chiesto anch'io e la risposta è stata nessuno, probabilmente nessuno. E quindi che senso ha che io ora stia qui a tenere in vita un blog letto da poche persone che mi interessano e da molte altre che cercano di "investigare" sugli anfratti della mia vita di cui, qui, non troveranno mai traccia. Che senso ha dopo aver scritto romanzi, racconti brevi e racconti lunghi avventurarsi nella stesura di un nuovo libro che - esattamente come i predecessori - sarà ben lontano dall'essere un successo letterario? Nessuno. Per questi motivi ho deciso che questo blog rimarrà in vita. Per questo motivo ho deciso che scriverò un nuovo romanzo. Semplicemente perchè ne ho bisogno. Perchè credo di poterlo fare e pertanto di doverlo fare. Oggi, quando mi sono apprestato a costruirne lo scheletro narrativo ho avvertito immediatamente un senso di fatica. Tracciavo le linee di interrelazione fra i personaggi e gli eventi, decidevo il linguaggio, costruivo la scena e la fatica diventava sempre meno sopportabile. Ma non riuscivo a fermarmi. E anche se davanti a me non c'è più l'entusiasmo della prima volta e il coraggio del precedente progetto che dopo un anno di lavoro è stato gettato alle ortiche, anche se la razionale insensatezza del tutto ha occupato l'intero piano del ragionevole, non riesco a fermarmi. E sono di nuovo a bordo. Pronto ad affrontare un nuovo viaggio. Guidato da un istinto poco razionale ma al quale ho sempre, alla fine, dovuto dare ragione. Auguro a me stesso buona fortuna e ringrazio gli amici che in, questo ostinato percorso, mi hanno sempre dato incoraggiato e quelli che hanno avuto l'affettuoso pudore di non manifestarmi il proprio dissenso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-6216737593619886137?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/6216737593619886137/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=6216737593619886137' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6216737593619886137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6216737593619886137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/02/il-nuovo-capitolo-di-un-libro-chiuso.html' title='IL NUOVO CAPITOLO DI UN LIBRO CHIUSO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1109115562709559872</id><published>2009-01-06T13:02:00.000-08:00</published><updated>2009-01-06T14:07:01.747-08:00</updated><title type='text'>IO VOGLIO</title><content type='html'>Anche quest'anno non posso sottrarmi alle intenzioni. C'è un anno nuovo da affrontare e, spero, alcuni treni da prendere, visto che nella sbadataggine della quotidianità ne ho persi davvero tanti. &lt;br /&gt;Eccomi quindi, bello onesto, con la lista dei buoni propositi. E che stavolta sia la volta buona perchè qui da cambiare ce n'è parecchio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VOGLIO fare i conti con quel passato che continuo a rinnegare. Così ne celebriamo il funerale e non ne parliamo più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VOGLIO andare in cantina. Recuperare ciò che ho dimenticato tra la polvere e rimetterlo accanto a me. Come quelle persone che non ho mai smesso di amare ma che mi sono dimenticato di amare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VOGLIO scrivere un nuovo libro. Magari quello buono. Quello che mi somiglia. Quello che c'è n'è uno nella vita (alla faccia di editori e di agenti editoriali).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VOGLIO tempo. Tempo da perdere. Tempo per le - poche - persone che amo. Tempo per fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VOGLIO un impegno. Di quelli che ti portano a decisioni che cambiano la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VOGLIO saltare la ringhiera perchè aldilà c'è la prospettiva B.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I don't care if you're loving me. I don't care if you here with me. I don't care if you walk away. I don't care if you wake up early. I don't care when you say you need me. I don't care when you choose my clothes. I don't care if you stay with me. I don't care if you speak so loudly. I don't care if you make me bleed. I don't care if you leave me lonely..... I JUST CARE WHEN YOU FUCK MY HEAD!". Quando scrivevo queste cose avevo quindici anni e non avrei mai nè pensato nè voluto arrivare ai quaranta. Strana la vita....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1109115562709559872?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1109115562709559872/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1109115562709559872' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1109115562709559872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1109115562709559872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2009/01/io-voglio.html' title='IO VOGLIO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-3449481338404867773</id><published>2008-12-23T14:40:00.000-08:00</published><updated>2008-12-23T14:50:57.516-08:00</updated><title type='text'>THE B - PROSPEKT REVEALED</title><content type='html'>http://www.flickr.com/photos/12270612@N04/sets/72157611498953915/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ACHTUNG, PIOMBO, NERODURO, HOLOCAUST, WAS IST DAS, HELMUTNEWTON, HOLOCAUST, HOF, BAHNHOF, ZOO, GHOSTS, CLANGORE, PARATA, OMBRE, STURMUNDDRANG, JEFFKOONS, FERRO, TACHELESS, MURO, DIAGONALE, INTOLERANZ, NO WAY, EXIT, FADING. AWAY, THEN BACK AGAIN AND ONCE AGAIN AWAY.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-3449481338404867773?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/3449481338404867773/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=3449481338404867773' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3449481338404867773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3449481338404867773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/12/b-prospekt-revealed.html' title='THE B - PROSPEKT REVEALED'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-6288065485790593322</id><published>2008-12-21T13:05:00.000-08:00</published><updated>2008-12-21T14:36:26.291-08:00</updated><title type='text'>THE B - PROSPEKT</title><content type='html'>Nei giorni scorsi, nel poco tempo che mi rimane a disposizione a causa del nuovo lavoro, ho cominciato a mettere mano alle molte foto scattate nel corso di un recente viaggio a Berlino. Ho iniziato - come di consueto - con la selezione del materiale e da subito ho realizzato che gran parte di esso era robaccia. Immagini fuori fuoco, decisamente storte. Le strade erano due. O cancellare tutto o salvare tutto come era. Ho preso istintivamente la seconda strada e ho pubblicato velocemente due album nel mio profilo su Facebook. Un paio di giorni dopo, chiacchierando a cena con un amico il discorso è caduto su quelle foto. Fatte con mano tremante, in movimento, quasi mai "allineate" secondo le convenzionali regole della fotografia. Ho preso atto. E dopo una debolissima e raffazzonata difesa mi sono arreso. Il discorso nel frattempo era già approdato molto lontano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta tornato a casa, quasi casualmente, nel quotidiano cazzeggio su Facebook mi sono soffermato su quelle foto. Le ho sfogliate nuovamente. Una per una. Osservando le linee di ripresa ho realizzato che quelle foto sfuocate e "storte" continuavano a piacermi. Perchè, semplicemente, rompevano la convenzione rettilinea. Perchè affrontavano la realtà da una prospettiva diversa. Diagonale. Espansa. Riflettevano esattamente tutta la realtà di ombre e di fantasmi che ho incontrato nella mia esperienza berlinese e la restituivano all'occhio con una luce diversa. Cupa, forse inquietante ma simbolica. Diagonale appunto. Come quella di un uomo che decide di spostarsi dal perimetro del suo spazio per attraversarlo, entrarci dentro e farsi coinvolgere pienamente. Ho trovato questa nuova proiezione molto affascinante. Perchè questo - forse non così tanto inconsapevole - "viaggio oltre la ringhiera" è la chiave di un nuovo modo di osservare la realtà. La prospettiva "B" appunto. Berlino è una città davvero strana, di cui si intuisce una voglia di trasformazione ma che - tuttavia - non riesce ancora a liberarsi dalle chiassose catene di fantasmi che emergono ad ogni angolo di strada. Una città che non ha ancora ottenuto il perdono e che non sa perdonare se stessa. Una città sospesa tra il silenzio garbato e il tuono sinistro delle schiere marcianti della Wermacht. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre durante la cena con l'amico molto più bravo di me nell'arte fotografica, avevo sollevato queste "impressioni di dicembre" affermando che in fondo quel luogo è "respingente". Di grande fascino - certamente- ma allo stesso tempo distante quanto un "non-luogo". Mi sono sbagliato. Non avevo ancora preso in considerazione la prospettiva "B". Quella che supera la rigidità delle sicurezze e delle convenzioni per invitarti a fare un viaggio nuovo dove le tue ombre parlano con altre ombre, e pur rimanendo tali chiedono di essere accolte e ascoltate. Ciò che sembra "respingente" forse ti chiede soltanto di attraversare una porta chiusa e di perderti nei suoi meandri. Seguendo percorsi nuovi. Ringrazio Berlino- voglio tornarci presto - per avermi aperto la porta chiusa, e l'amico che mi ha permesso di prendere consapevolezza di tutto ciò. Per amor di giustizia e presunzione, voglio però dirgli che vi sono "maestri" come Terry Richardson che non solo fanno fotografie "storte", ma che proprio attraverso questo distacco dal canone comunicano una realtà cruda, istintiva e feroce di rara intensità. Che prima di lui David Sylvian nei primi anni '80 aveva guadagnato una raggiante fama come artista visivo attraverso la rivelazione dei "colori probiti" delle sue Polaroid scattate alla cazzo. Che Lars Von Trier se ne fotte di apparire con la camera in mano nel riflesso di un vetro. Che Picasso metteva un occhio al posto di una tetta e viceversa. Che James Joyce riteneva superflua la punteggiatura. Che, infine, costa una gran fatica dover ricorrere ad antipatici show off intellettuali o - peggio ancora - a pesantissimi paragoni per celare la mia scarsa abilità nel tenere, almeno quando fotografo, la mano ferma. Ma forse anche questo è parte della prospettiva "B"...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-6288065485790593322?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/6288065485790593322/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=6288065485790593322' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6288065485790593322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6288065485790593322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/12/b-prospekt.html' title='THE B - PROSPEKT'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-589275559048672783</id><published>2008-11-26T13:45:00.000-08:00</published><updated>2008-11-26T14:30:31.447-08:00</updated><title type='text'>TRA UN SE E UN MA</title><content type='html'>Se riesci a conservare il controllo quando tutti intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa E' EVIDENTE CHE O SEI STRANIERO O NON HAI CAPITO UN CAZZO. ED E' PREOCCUPANTE. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio DEVI SPIEGARMI COME SI FA PERCHE' SE TUTTI DUBITANO DI TE E TE NE FOTTI FORSE LA TUA FIDUCIA SI CHIAMA PARANOIA &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare SEI STESO SUL DIVANO E NON TE NE FOTTE UN CAZZO DI CIO' CHE ASPETTI&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne, NON E' CHE FORSE C'E' QUALCOSA DI VERO IN QUELLE CHE TU CHIAMI MENZOGNE?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio. PERO' DOVRESTI ALMENO A PORTI LA DOMANDA "PERCHE' MI ODIANO? E DARTI LA RISPOSTA CHE SICURAMENTE C'E'. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio ANCHE PERCHE' DI GENTE CHE SE LA TIRA A MILLE CE N'E' DAVVERO TROPPA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone NON HAI ANCORA CAPITO SE LA VITA E' UN SOGNO O I SOGNI AIUTANO A VIVERE MEGLIO.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo LIMITATI A PENSARE PERCHE' POTREBBE GIA' ESSERE UN TRAGUARDO NON INDIFFERENTE  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina SEI EVIDENTEMENTE UN AGENTE DI BORSA. Se riesci a trattare allo stesso modo quei due impostori SIGNIFICA CHE NON HAI CAPITO LA DIFFERENZA FRA TRIONFO E ROVINA E SE FAI L'AGENTE DI BORSA SEI ALQUANTO PERICOLOSO &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi FORSE L'HAI DETTA MALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, e piegarti a ricostruirle con strumenti logori STAI SPRECANDO IL TUO TEMPO, NON CE LA FARAI MAI...FATTI UNA BELLA SBRONZA COME TUTTI E IL GIORNO DOPO TE NE SARAI GIA' DIMENTICATO, INVECE DI PIAGNUCOLARE COMPORTATI DA VERO UOMO.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite E rischiarle in un colpo solo a testa e croce e perdere e ricominciare di nuovo dal principio e non dire una parola sulla perdita O SEI IL PROTAGONISTA DELL'ENNESIMO FILM SUL GIOCO D'AZZARDO O SEI PARIS HILTON (NON SAPREI COSA AUGURARTI)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti e a tener duro quando in te non resta altro tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!" HAI ANSIE DA PRESTAZIONE...E TUTTA QUELLA FIDUCIA IN TE STESSO DI CUI SOPRA? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù, e a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente, Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro, e tutti contano per te, ma nessuno troppo FORSE E' IL MOMENTO DI COMINCIARE A SCEGLIERE O PERLOMENO DI CAPIRE LA DIFFERENZA FRA IL NEMICO E L'AMICO. TRALASCIO IL PARLARE ALLE FOLLE PERCHE' SI APRIREBBE UNA VORAGINE DI DUBBI SULLA TUA SALUTE MENTALE. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se riesci a occupare il minuto inesorabile dando valore a ogni minuto che passa PENSA A QUANTO E' BELLO A VOLTE PERDERE UN PO' TEMPO PERCHE' QUESTA IPERATTIVITA' NON TI FA PER NIENTE BENE&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa (ALLORA SEI PROPRIO PARANOICO) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E - quel che è di più - SARAI PURE APPARTENENTE ALLA FORMA DI VITA UMANA, MA SE NON TI FAI AIUTARE FINIRAI SU UNA PANCHINA A PARLARE DA SOLO. E NON CI SI FA UNA GRAN BELLA FIGURA.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-589275559048672783?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/589275559048672783/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=589275559048672783' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/589275559048672783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/589275559048672783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/11/tra-un-se-e-un-ma.html' title='TRA UN SE E UN MA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-5608176175570701528</id><published>2008-11-25T13:38:00.000-08:00</published><updated>2008-11-25T14:16:57.417-08:00</updated><title type='text'>GOOD NIGHT AMERICA, AND GOOD LUCK!</title><content type='html'>Mai, avrei detto finora che essere un po' tutti americani sarebbe stato così importante. E' un segno del tempo. Una volta tanto buono. Si cmabia idea e si cambia insieme all'idea. A chi mi dice che è presto per essere entusiasti io rispondo con ferma decisione che ho deciso di esserlo. Oltre ogni ma e ogni se. Perchè quella sera di grandi speranze e grandi attese, chiacchierando con un amico ho detto: non mi importa quale sarà il risultato. Per ora mi godo l'entusiasmo dell'attesa. Se andrà come spero domani continuerò a festeggiare. In caso contrario avrò comunque il picevole ricordo di una notte in cui c'è stata la possibilità di cambiare il mondo. Sono stato sveglio fino alle sette e ho festeggiato. Ma solo ora mi rendo conto, dopo tutte le tante parole di troppo che si sono spese che questa possibilità è sempre più vicina. E come ha titolato la copertina di The Economist: IT'S TIME. &lt;br /&gt;E' proprio ora, adesso, di rivivere l'emozione di quelle parole che il tritacarne mediatico ha già archiviato e confinato nelle isole dei famosi. Sono parole che - invece - spero scriveranno la storia che verrà. C'era un uomo tempo fa che ha avuto un sogno e per quel sogno l'hanno ammazzato. Oggi ne abbiamo un altro che ci dice "possiamo!".  E io voglio essere parte di quel mondo che crede in lui. Perchè, come ha scritto Daria Bignardi "Si può fare, cazzo! Oggi siamo tutti negri, ebrei e comunisti. Dio sia lodato".  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, stasera, riporto quelle parole che se e quando sarò vecchio avranno ancora il potere di commuovermi come hanno fatto la notte del 4 novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Se c’è ancora qualcuno là fuori che dubita del fatto che l’America sia il posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi, che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, stasera ecco la risposta. E’ la risposta che hanno dato le file davanti le scuole e le chiese, mai così lunghe nella storia di questo paese, fatte da gente che ha atteso tre ore, quattro ore, molti per la prima volta nella loro vita, perché credevano che questa volta poteva essere diverso, e che la loro voce poteva essere quella differenza. E’ la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati solo un insieme di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. &lt;br /&gt;Noi siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d’America. &lt;br /&gt;E’ la risposta che ha guidato tutti coloro ai quali per lungo tempo e da molti è stato detto: siate scettici, abbiate dubbio e paura, riguardo a quello potrà succedere! ...e li ha guidati a mettere le proprie mani sul cammino della storia per dirigerlo ancora una volta verso la speranza di un giorno migliore. &lt;br /&gt;C’è voluto molto tempo, ma stasera, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in questa elezione, in questo specifico momento, oggi il cambiamento è in America. &lt;br /&gt;Poco prima, in serata, ho ricevuto una chiamata di straordinaria cortesia dal Senatore Mc. Cain. &lt;br /&gt;Il Sen. Mc Cain si è battuto a lungo e con tenacia in questa campagna. E ha combattuto ancora più a lungo e con tenacia per il Paese che ama. Ha sostenuto per l’America sacrifici che molti di noi non potrebbero nemmeno immaginare. Siamo grati per il servizio reso all’America da questo leader audace e coraggioso. &lt;br /&gt;Mi congratulo con lui. Mi congratulo con il Governatore Palin per ciò che sono riusciti a realizzare. E sono impaziente di lavorare con loro per rinnovare la promessa di questo Paese, nei mesi che verranno. &lt;br /&gt;Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio, un uomo che ha fatto una campagna elettorale di cuore, che ha parlato in nome degli uomini e delle donne coi quali è cresciuto per le strade di Scranton e coi quali torna in treno a casa, in Delaware: il vice presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. &lt;br /&gt;E non sarei qui stanotte se non fosse stato per il sostegno incessante del migliore amico dei miei ultimi 16 anni, pilastro della nostra famiglia, amore della mia vita, la First Lady Michelle Obama. &lt;br /&gt;Sasha e Malia: vi amo più di ciò che possiate immaginare; vi siete meritate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca. &lt;br /&gt;E anche se non è più con noi, io so che mia nonna ci sta guardando, come ci guarda la famiglia grazie alla quale io sono ciò che sono. Mi mancano, stasera, e so che il debito che ho nei loro confronti è incommensurabile!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Good night America, and good luck!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-5608176175570701528?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/5608176175570701528/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=5608176175570701528' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5608176175570701528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5608176175570701528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/11/good-night-america-and-good-luck.html' title='GOOD NIGHT AMERICA, AND GOOD LUCK!'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-7345487710122558232</id><published>2008-11-05T02:53:00.000-08:00</published><updated>2008-11-05T02:59:05.315-08:00</updated><title type='text'>NOI, CHE ABBIAM L'AMERIKA NEL CUORE</title><content type='html'>Ringrazio l'amico FD che mi ha sottolineato con questa conversazione l'abilità tutta italiana di saper sempre da che parte stare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;"sì certo che sono qui e sono pure io, avevi dubbi? &lt;br /&gt;Hai visto che i più ruffiani di questo pseudo-governo di leccaculi hanno già incoronato il Nostro, quale Venerabile Maestro di Obama. Frattini ha dichiarato nientemeno che Obama si ispira al Premier: i discorsi di Obama sarebbero copiati di sana pianta, forma e contenuto, da quelli dell'Immortale.&lt;br /&gt;Sono passati pochi giorni da quando tutta la destra irrideva il negro, nei suoi blog più razzisti di quelli del KKK, quando ecco che ti fanno la veronica, il giro di valzer, la piroetta a 365° (è una citazione di una tua gag).&lt;br /&gt;Inizia timida la gelmini dicendo che il suo mito è Obama, poi segue Larussa (ovviamente fino ad un attimo prima feroce sostenitore dell'Ameri-mc-Cain Hero) che si smarca lentamente dicendo che è provinciale dividersi tra Obama e McCain, in fondo uno vale l'altro (sic) quand'ecco che, più realista del re e più leccaculo degli altri (anche di chi aveva proposto il Nostro per il Premio Nobel per la Pace) che già dichiara Obama discepolo.&lt;br /&gt;Nessuno ricorda che questo governo di merda aveva solennemente dichiarato che l'America non è pronta per un negro presidente? Tanto da seccare giustamente Obama il quale, venendo in Europa per la campagna elettorale, ha visitato tutti i paesi civili e che contano (Francia, Germania, Spagna etc.) evitando con cura l'Italia (ancora intenta a celebrare Bush e l'amicizia eterna tra i due deficienti).&lt;br /&gt;Un abbraccio e a presto sulla Fifth Ave".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-7345487710122558232?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/7345487710122558232/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=7345487710122558232' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7345487710122558232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7345487710122558232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/11/noi-che-abbiam-lamerika-nel-cuore.html' title='NOI, CHE ABBIAM L&apos;AMERIKA NEL CUORE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-8550908850153154645</id><published>2008-10-07T15:31:00.000-07:00</published><updated>2008-10-07T16:30:30.733-07:00</updated><title type='text'>L'ULTIMO PENSIERO E' PER IL NEMICO</title><content type='html'>Caro Ariberto, quella mattina di alcuni anni fa in cui il nostro amministratore delegato ci ha presentati non mi sei piaciuto. Per niente. Perchè saresti diventato il mio capo. Perchè quel posto, in fondo, pensavo dovesse toccare a me. Con tutti gli sforzi che avevo fatto e tutte quelle sciocche illusioni che costellano la grigia vita dell'ufficio. Non mi sei mai piaciuto. Non ci siamo mai piaciuti. Ti vedevo - l'arroganza è una lente davvero distorsiva - così goffo e inadeguato al tuo ruolo. In fondo godevo quando alcuni clienti rinnegavano la tua presenza e preferivano me. Non sono mai riuscito a fidarmi di te, neppure quando la tua inossidabile fede cattolica ti portava a gesti di generosità che per me erano solo un fastidioso trionfo d'ipocrisia. Non ho mai remato contro ma ho vissuto per quasi due anni la consapevolezza che tra noi c'erano distanze incolmabili. Però abbiamo condiviso molto. Ricordo una notte in cui abbiamo fatto chilometri a piedi sotto la neve perchè avevamo finito tardissimo un progetto e non ci eravamo accorti che, nel frattempo, Milano era un enorme deserto bianco senza possibilità di accesso ad alcun mezzo di trasporto. Ricordo i nostri viaggi di lavoro dove a un certo punto le resistenze crollavano sotto il peso degli alcolici e, tolte le divise da soldatini, rimanevano due uomini che biascicavano parole in libertà. Ricordo i tuoi imbarazzi, le tue difficoltà per te, così drammaticamente bianco o nero, a capire me, che vivo di infinite complessità. Ricordo il giorno in cui ti ho detto che avrei lasciato l'azienda di cui tu nel frattempo avevi preso la guida perchè non condividevo la tua visione. E questa franchezza ancora oggi lo considero un grande atto di stima e onestà nei tuoi confronti. Sicuro che non l'avresti capito a tal punto che, tutte le volte che ti ho incontrato successivamente, trovavo assurdo che tu mi chiedessi di tornare a lavorare con te. D'altra parte al tuo essere sempre irrimediabilmente inopportuno in qualche modo avevo fatto l'abitudine. E una volta sgombrato il campo da ogni rivalità mi fermavo comunque a parlare con te. Perchè la saggia realtà spesso ci costringe a superare gli egoismi. Perchè, fortunatamente, siamo incoerenti e relativi. Perchè l'aver condiviso un pezzo di vita a volte rende le persone vicine contro ogni ragionevole probabilità. Ti ho incontrato spesso, in questi anni. L'ultima volta un paio di settimane fa. Era domenica, io stavo guidando la mia auto e tu eri per strada, con la tua famiglia mentre probabilmente ti stavi preparando per il rito calcistico domenicale. Questa volta non mi sono fermato. Non ne ho avuto voglia. Ho rallentato ma sono partito quasi immediatamente, rituffandomi nei mille pensieri di una noiosa domenica autunnale. Avrei potuto dirti che ero felice, che stavo affrontando una nuova avventura professionale. Ma era domenica e non ne avevo voglia. Mai avrei pensato che poco dopo a parlarmi fosse il tuo corpo morto e  gettato in un seminterrato poco lontano da quella strada in cui ti avevo visto. Oggi leggendo la tsunami di notizie, presunzioni e illazioni sulla tua morte mi sono fatto tante domande: tutte irrimediabilemte cadute nel vuoto. Il morboso e odioso cinismo dei media già insinua che tu abbia concluso i tuoi giorni tra le braccia di una prostituta. Mi auguro che sia davvero andata così. E che tu abbia vissuto l'orgasmo più intenso, felice e bello che ogni uomo possa mai desiderare. Prima di volare via ormai incurante di quell'inutile, esausto ed esanime corpo nel seminterrato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-8550908850153154645?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/8550908850153154645/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=8550908850153154645' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8550908850153154645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/8550908850153154645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/10/lultimo-pensiero-e-per-il-nemico.html' title='L&apos;ULTIMO PENSIERO E&apos; PER IL NEMICO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1619879212487553025</id><published>2008-09-29T13:21:00.000-07:00</published><updated>2008-09-29T14:54:25.664-07:00</updated><title type='text'>SYMPATHY FOR THE DEVIL</title><content type='html'>Cosa succede se in una piovosa notte di Natale al posto di carole e natività ti si presenta il Diavolo e ti invita a farti un viaggetto nei gironi infernali? Impossibile non subirne il fascino, soprattutto se sei uno scrittore che da tempo sta cercando l'occasione per compiere il grande salto. Così ha avuto origine "Black America": un viaggio nelle dimensioni più estreme e oscure dell'oltrefrontiera. Un'esplorazione dietro la porta di quello che definiamo "il male". Per affrontarlo ho cominciato a studiare: manuali di criminologia, tecniche di profiling, biografie di mostri del calibro di Charles Manson e tutto il resto. Poi è arrivata la cotruzione del "personaggio". Difficile infatti aprire le porte di certe stanze se non ne hai la chiave. E significa capirne i codici, sentirne il battito anfetaminico e, naturalmente, essere disposti a fare un grande salto nel buio. Lo schermo del computer è un ottimo trampolino. Da li puoi arrivare veramente ovunque e molto più facilmente di quanto si possa immaginare. Ho scelto un luogo, l'America. Per molti motivi. Il primo è quello dell'autoconservazione: l'oceano è una barriera sufficientemente vasta per minimizzare il rischio di finire a pezzi in una discarica. Il secondo è la semplicità: li certi ambienti sono decisamente molto più accessibili e li ci sono proprio tutti, facili da afferrare come fare la spesa al supermarket.&lt;br /&gt;Comincia il viaggio. Il mio primo incontro è stato con i pozzers, ovvero quelle persone sieropositive che consapevolmente si sono date la missione di infettare quanta più gente possibile. Tra di loro c'è di tutto, comprese persone negative che non vedono l'ora di "convertirsi". L'infezione la chiamano "The Gift", il dono. Scavando più a fondo ho scoperto il satanismo: il dono è infatti il "seme avvelenato di Satana". Per lo più una macabra e sciocca farsa per dare un perchè al semplice sfogo di perverse pulsioni sessuali. Naturalmente ho praticato l'assenza di giudizio morale, e devo dire che fino a un certo punto non è stato difficile. Avevo il mio copione che per quanto raffazzonato e con ampi spazi all'improvvisazione risultava sosprendentemente credibile. Quindi mi sono unito in "matrimoni Satanici" ad almeno una ventina di uomini e donne. Celebrando rituali inventati al momento. E' stupefacente quanto la convinzione riesca a distruggere così facilmente le barriere del ragionevole (e del ridicolo). Tuttavia ho riso molto poco. Dai figli di satana sono passato ai vampiri, dai vampiri ai neonazisti per approdare ai gruppi che non hanno bisogno di alcun alibi - si fa per dire - filosofico per dare sfogo alle perversioni sessuali più mostruose e aberranti. Quelli che sanno di essere mostri per il semplice gusto di esserlo. Al servizio di un'etica (definizione stridente ma calzante) guidata dal sistematico e crescente abbattimento di ogni regola etica. &lt;br /&gt;Certo, alcuni portano il tatuaggio del pentacolo o della svastica attorno al buco del culo. Altri, la maggior parte, sono i vicini della porta accanto. Tranquilli padri di famiglia che sognano rapporti incestuosi, stupri, cannibalismo e tutto il resto. Un resto che non voglio menzionare. Molti hanno trovato il modo di passare dalla fantasia alla realtà. Non è stato facile. Queste persone di fatto, hanno sviluppato un fascino per certi versi irresistibile. Davvero difficile non subirlo. Ancora più sconcertante arrivare alla terribile constatazione che chiunque di noi potrebbe essere "in fieri" uno di loro. Non lo siamo. Perchè abbiamo mantenuto la misura e per quanto senbri ipocrita, lasciamo che la nostra "zona oscura" venga solleticata unicamente dai film horror. Nonostante avessi posto a me stesso le regole del gioco, questo viaggio non è stato privo di rischi. Diverse volte nel corso di questi mesi il mio sonno è stato turbato da telefonate in piena notte decisamente moleste. Nonostante, come è naturale, fossi stato molto attento a non divulgare nulla della mia identità. Poi alcuni "incidenti" di percorso: mi riferisco a materiale iconografico inviato e prontamente cancellato prima di incorrere in problemi con la legge. Il viaggio è finito e il cerchio si è chiuso. Mi sono ritrovato con storie, appunti e un vasto campionario di mostri per il mio libro. Pagine e pagine dettagliate con particolari che oltrepassano la più malata immaginazione. Oggi ho deciso che "Black America" non vedrà mai la luce. Perchè l'unico modo di raccontare queste storie sarebbe quello di proporle come fotografie prive di ogni mediazione letteraria. Perchè sono i dettagli che aggiungono a queste storie ciò che nessun telegiornale ci racconterà mai, ma quei dettagli sprofondano inevitabilmente nel più morboso voyeurismo. Perchè l'ultimo dei miei desideri è dare visibilità a questa gente. Perchè è tutto vero. Ho quindi distrutto ogni materiale e, nel farlo ho provato un sincero e borghese senso di liberazione. Come chi, dopo aver venduto l'anima al diavolo in una notte di Natale se l'è ricomprata un po' consumata ma tutto sommato intatta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1619879212487553025?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1619879212487553025/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1619879212487553025' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1619879212487553025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1619879212487553025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/09/sympathy-for-devil.html' title='SYMPATHY FOR THE DEVIL'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-891441654850557043</id><published>2008-07-27T13:04:00.000-07:00</published><updated>2008-07-27T14:07:21.267-07:00</updated><title type='text'>SOSPENSIONI - Minima inutilia</title><content type='html'>Un'altra estate così. Che fluisce lenta e assonnata fra tormentoni sole-cuore-amore. Colpa del caldo, ma fra aria condizionata e acquazzoni forse quest'anno c'è tempo per qualche pernsiero in più. E basta con depressioni e piagnistei! Questa estate sarà diversa. Perchè? Ecco alcuni motivi più o meno condivisibili da condividere.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Abbiamo Berlusconi, abbiamo la Carfagna, abbiamo Bondi e tutto il resto. La brutta notizia è che, appunto, li abbiamo. Ma il primo ha problemi alla prostata, l'altra si sta sputtanando rivelando ai quattro venti la necessità di un massaggio prostatico per farlo venire (per dirla breve serve un dito nel culo). Bondi magari naufraga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. A settembre saremo tutti più poveri, consumeremo di meno e l'economia sarà ai minimi storici. La brutta notizia e quella che ho appena detto. La bella notizia è che non è la prima volta ma forse è la volta buona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Ci sono un sacco di cose da recuperare. Persone, emozioni e sogni. E abbiamo il tempo di farlo. Che a forza di provare e riprovare qualche cosa succeda?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Gli europei di calcio sono stati vinti dalla Spagna. E soprattutto sono finiti senza che neppure ce ne accorgessimo. Bene per noi e bene per la Spagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. E' uscito il disco di Madonna e fortunatamente l'abbiamo già anche archiviato. Allo stesso tempo è uscito pure il disco dei Coldplay...Viva la vida!!!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;6. Ho due valige da preparare e da portare a Barcellona, una di vestiti e cose per le vacanze. Una di sogni e progetti da lasciare la. Perchè potrebbe servirmi presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Ho una voglia insopprimibile di respirare l'ossigeno di un Paese dove c'è l'accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali, garantendo così anche agli omosessuali gli stessi diritti riservati alle coppie eterosessuali, tra cui quello di adottare figli. Dove è stato approvato ed applicato un sistema di sussidio che prevede la donazione di 2.500 euro alla nascita di ogni figlio, indipendentemente dalla fascia di reddito della famiglia. Dove sono state alleggerite le pratiche di modifica delle generalità per i transgender. Dove è legalizzata la sperimentazione medica della cannabis. Dove sono state ridotte molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull'uso di cellule staminali di origine embrionale ai fini di ricerca scientifica. Dove è stato introdotto a carattere obbligatorio l'insegnamento dell'educazione civica al posto della religione cattolica. Dove è stata ridotta l'IVA sui preservativi visto che sono considerati beni di prima necessità. Dove le famiglie con meno di 15.000 euro di reddito annuale, o di 20.000 ma numerose, avranno diritto a 500 euro per ogni figlio con meno di tre anni, a 300 euro per ogni figlio fra i tre e i diciotto anni, e a 1.000 euro all'anno per i figli minorati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Ho voglia di fare ritorno in quel Paese che sento sempre più casa mia, perchè li c'è la vita che vorrei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-891441654850557043?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/891441654850557043/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=891441654850557043' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/891441654850557043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/891441654850557043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/07/sospensioni-minima-inutilia.html' title='SOSPENSIONI - Minima inutilia'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-588221863578767779</id><published>2008-06-23T13:12:00.000-07:00</published><updated>2008-06-23T14:05:44.405-07:00</updated><title type='text'>REAGENTI</title><content type='html'>Se l'odio genera violenza, l'indifferenza genera qualunquismo. Che è assai fastidioso. Perchè lascia spazio alla sopraffazione. E' come essere nel mezzo di una partita e lasciare che qualcun altro giochi al nostro posto e vinca. E' lasciare le nostre scelte in mano ad altri. Normalmente quelli sbagliati. La pacifica indifferenza - forse fonte di sogni tranquilli - ci ha fatto trovare al nostro risveglio personaggi come Silvio Berlusconi, una massa di pirla che accoglie con il saluto romano il neo sindaco di Roma, il ritorno dei Savoia in Italia (i Simpson a confronto sono un'icona di aristocratico buon gusto), Flavio Briatore (che ancora non si è capito perchè, dopo essersi fatto Heidi Klum e la Campbell, sia finito con la Gregoraci), l'algida Letizia Moratti, un papa che esprime la stessa carità cristiana di Hitler, e una marea di gente che canta "e Forza Italia, che siamo tantissimi!" facendo del nostro Paese un'enorme curva sud della domenica calcistica tutta bandieroni e tricchetracche. Me checcefrega, macheccemporta. Ci pensi qualcun altro. &lt;br /&gt;Personalmente sono perplesso. Anzi sono vagamente incazzato. Ma poi chi l'ha detto che l'odio genera violenza? Magari si ferma un passo prima e un gradino più in alto. Per diventare impegno. Dissenso. Reazione. Il coraggio di un'idea. Che è molto meno faticoso della paura di trovarsi chiusi nell'armadio della distrazione di cui qualcuno ha buttato via la chiave.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-588221863578767779?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/588221863578767779/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=588221863578767779' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/588221863578767779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/588221863578767779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/06/reagenti.html' title='REAGENTI'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1028292986629607045</id><published>2008-06-19T14:04:00.000-07:00</published><updated>2008-06-19T14:55:20.536-07:00</updated><title type='text'>IODIO</title><content type='html'>Chi ha mai detto che non si debba odiare? L'odio certo, è parecchio sconveniente. Però aiuta a chiarirsi le idee. Al contrario l'amore, spesso le confonde consistentemente. L'odio invece è liberatorio. Non mi riferisco certo a quella forma di sentimento violento che porta la gente ad ammazzare o ammazzarsi. Basta meno. E' sufficiente liberare quei piccoli rancori - del tutto legittimi - verso coloro che spesso in forma gratuita decidono di buttarci una palata di merda in faccia e che è giusto rispedire direttamente al mittente. E vaffanculo. Poi non è detto che l'odio debba essere per forza eterno. C'è quello di circostanza, dettato da un singolo comportamento. C'è quello che invece sale poco per volta per poi trionfare in tutto il suo splendore. C'è poi l'odio travestito. Parliamo della tolleranza. Io ti tollero. Certo, basta che tu stia lontano da me, perchè - se guardo bene - verso di te provo un vago senso di fastidio. Anzi per dirla proprio tutta mi fai schifo. Però ti tollero. Eventualmente mi fai pena. Definitivamente ti odio.&lt;br /&gt;Quanto si può odiare? Parecchio. Quanti posso odiare? Non ci sono limiti. Se si possono amare davvero poche persone, per l'odio si apre un orizzonte infinito. Personalmente il mio parte da coloro che rendono le mie giornate un inferno e arriva a Silvio Berlusconi. Anzi, va anche oltre, attraversa l'oceano e arriva alla Casa Bianca. Un bel vaffanculo a tutti. Ma odio anche quella testa di cazzo che mi suona il clacson in tangeziale mentre cerco di rispettare i limiti di velocità, quella santa donna che al bar sotto l'ufficio mi sbuffa in faccia mentre contribuisco all'incasso della giornata, alcuni colleghi che non sono in grado di relazionarsi con me senza quell'odioso atteggiamento di sufficienza. O peggio ancora quelli che usano la gerarchia per il disprezzo. Il fatto che lo stipendio di cui vivo implichi il tenermi i loro piedi sudaticci in testa non significa che mi piaccia. A tutti loro dedico un vaffanculo davvero speciale e grande quanto la loro arroganza. Odio chi si sente superiore in genere. Odio infine e in genere chi non conosce il rispetto. E visto che spesso tendo a non rispettarmi, odio anche me stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1028292986629607045?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1028292986629607045/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1028292986629607045' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1028292986629607045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1028292986629607045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/06/iodio.html' title='IODIO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-5306735232103264121</id><published>2008-06-16T14:02:00.000-07:00</published><updated>2008-06-16T14:53:37.094-07:00</updated><title type='text'>WHAT IF THE JOKE IS ON YOU...</title><content type='html'>Correre, correre e ancora correre. Sentire che la terra ti scappa da sotto i piedi. Sei uno che sa stare il tuo posto ma, nonostante ciò, sei costantemente fuori posto. Il lavoro è giocoforza la tua vita, ma è troppa vita (perchè quel che rimane è solo riposo biologico). Resistere, resistere e ancora resistere. Cedere a vaghi momenti autolesionisti solo per renderti conto che l'eccesso a volte diventa l'unico modo che hai per sentirti vivo. Per realizzare che, semplicemente, puoi ancora farlo. Dormire, dormire e ancora dormire. Perchè il sonno lascia spazio all'immaginazione che ti permette di sognare una vita diversa. Una vita più semplice. Che sia almeno priva di quelle piccole umiliazioni che, giorno dopo giorno, ti diminuiscono. Ti strappano a morsi la dignità. Ti azzerano l'energia che fino a ieri ti permetteva di coltivare i tuoi tanti progetti. Scappare, scappare e scappare più forte. Perchè i tuoi giorni non siano più un dissennato e sterile scarificio in difesa del conto corrente. Guardare, guardare e ancora guardare. E poi correre, correre, di nuovo correre. Perchè alla fine, amico mio, anche il più crudele dei giochi e la più ostinata delle crudeltà non può che soccombere di fronte alla tua testarda voglia di vivere. Smetterai di correre nella notte, perchè non c'è più bisogno di nasconderti. Neanche dietro quelle vane e patetiche parole di chi, come ora, non trova il coraggio di parlare a se stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-5306735232103264121?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/5306735232103264121/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=5306735232103264121' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5306735232103264121'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5306735232103264121'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/06/what-if-joke-is-on-you.html' title='WHAT IF THE JOKE IS ON YOU...'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4324988420758100679</id><published>2008-05-05T14:35:00.000-07:00</published><updated>2008-05-05T14:59:32.585-07:00</updated><title type='text'>BRAINSTORMING</title><content type='html'>C’è un tempo per aspettare. C’è un tempo in cui non c’è più tempo. E quando arriva quel momento, quello in cui ti trovi a dover scegliere senza saper cosa, è un gran casino. Perché ti senti invaso da sentimenti contrastanti, stanco come sei di quelle piccole crudeltà quotidiane che una volta ti mettevano in discussione, ti laceravano la carne e che oggi non sono niente di più che un banale mal di testa da cacciare nel più breve tempo possibile. &lt;br /&gt;Poi viene la notte. Il tempo degli eroi, quello in cui ti puoi permettere di essere esattamente ciò che vuoi. Quello in cui puoi smettere giacche e sorrisi di circostanza per trovarti – solo – di fronte alle tue voglie. Feroci. Incontenibili. Un numero di telefono come codice d’accesso alla selvaggia cassaforte della felicità. Un numero da comporre il più velocemente possibile. Dai rispondi, rispondi, rispondi. Arriva la risposta. Via libera. Il tempo di passare dal bancomat, cinque minuti di viaggio e quattro piani percorsi col cuore in gola. Altri pochi minuti per scarsi convenevoli che rendano ad una fredda transazione economica un briciolo di umanità. Lasciarsi una porta dietro le spalle e ripercorrere i quattro piani a piedi con il tesoro nel portamonete. Guardarsi intorno, giusto il tempo di scoprire un rassicurante deserto notturno. Rimettersi alla guida e arrivare a casa. Con prudenza e velocità. Parcheggiare di corsa e chiudere gli occhi nell’ascensore. Presto, fai presto. Aprire la porta di casa, disfarsi velocemente dei vestiti, accendere il computer. Tirare fuori il tesoro dal portamonete, rompere il sigillo e rovesciare il contenuto su un piatto. Separare i diamanti bianchi in piccole strisce. Arrotolare una banconota e introdurla nella narice. Una, due, tre volte. Fare il carico e sentire che sale e ti invade il cervello. Puoi ciò che vuoi e puoi tutto e subito. Cerchi sesso. Crudo e selvatico. Sei un lupo liberato. In preda al demone di un istinto privo di ogni controllo. Collegato con quel mondo virtuale in cui è fin troppo facile procurarti materiale genitale. Un’altra ora e sale la febbre. Non hai bisogno di parlare, devi solo toccare, mordere e fottere. Duro come il metallo, più caldo di un vulcano. In fondo è solo la carne di cui hai bisogno, la stessa di cui tu stesso sei fatto. Tre di notte. Il materiale umano deve disintegrarsi. Si disintegra velocemente. La porta si chiude ma la tua rimane aperta. La banconota penetra le narici. Una, due, tre volte. Sullo schermo del computer scorrono le iperboli sessuali a ritmare la perversione di un febbrile smanettamento. Una, due, tre volte ancora. Sono le cinque del mattino. Vieni in un bagno di sudore. Le narici tempestate di diamanti bianchi si chiazzano di rosso. Sei stremato e febbricitante. Ma il calore di quel sangue intossicato che cola dal naso ti restituisce frammenti di umanità dimenticata. Lavi velocemente la banconota incrostata. Ingurgiti la caramella del sonno senza sogni che riporta il lupo in gabbia. Ti restano poco più di centoventi minuti. Mentre l’alba odiosa trafigge il tuo letto, tu sei di nuovo pronto per indossare la tua divisa da soldatino. E quel leggero mal di testa torna a ricordarti che c’è un tempo in cui non c’è più tempo. Un tempo che non passa mai per te, che con il cuore in gola, sei divorato dalla voglia di correre di nuovo nella notte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4324988420758100679?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4324988420758100679/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4324988420758100679' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4324988420758100679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4324988420758100679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/05/brainstorming.html' title='BRAINSTORMING'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-3781529850942390425</id><published>2008-04-17T14:12:00.000-07:00</published><updated>2008-04-17T14:26:23.545-07:00</updated><title type='text'>ZAPATILLAS</title><content type='html'>ESTOY CANSADO, de salir de noche y ver siempre la misma gente, &lt;br /&gt;ESTOY FLIPANDO, de que la gente se invente, cuente y luego reinvente &lt;br /&gt;APOLTRONADO, en el sofá de mi casa, vente se esta caliente. &lt;br /&gt;AMAESTRADOS, vamos al mismo sitio todos aunque luego ni entres. &lt;br /&gt;ALUCINANDO, de que me miren de arriba abajo como a un delincuente. &lt;br /&gt;INTOXICADO, de que me pongan esa puta música indiferente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quiero entrar en tu garito con ZAPATILLAS que no me miren mal al pasar, &lt;br /&gt;estoy cansado de siempre lo mismo la misma historia y QUIERO CAMBIAR, &lt;br /&gt;me da pena tanta tontería QUIERO UN POQUITO DE NORMALIDAD, &lt;br /&gt;pero a ver, mírame y dime "tronco no veo mi sitio y no puedo aparcar". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ESTOY MUY HARTO de que me digan "si no estas en lista no puedes pasar" &lt;br /&gt;solo entran cuatro, tenemos zona súper-mega-guay y nunca la veras &lt;br /&gt;ABARROTADO, hay aforo limitado y ahora toca esperar &lt;br /&gt;y...y nos han multado y tu coche se ha llevado la grúa municipal &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quiero entrar en tu garito con ZAPATILLAS que no me miren mal al pasar, &lt;br /&gt;estoy cansado de siempre lo mismo la misma historia y QUIERO CAMBIAR, &lt;br /&gt;me da pena tanta tontería QUIERO UN POQUITO DE NORMALIDAD, &lt;br /&gt;pero a ver, mírame y dime "tronco no veo mi sitio y no puedo aparcar".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-3781529850942390425?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/3781529850942390425/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=3781529850942390425' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3781529850942390425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3781529850942390425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/04/zapatillas.html' title='ZAPATILLAS'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-6480567621681486936</id><published>2008-04-09T13:24:00.000-07:00</published><updated>2008-04-09T14:21:54.281-07:00</updated><title type='text'>WHAT IF</title><content type='html'>Ebbene si. Me la sono voluta. Se scagli una pietra prima o poi ti ritorna addosso. Soprattutto se la persona contro cui la scagli si chiama Stoney. Chiamiamolo pure "Instant Karma". Comunque eccomi qui a rispondere alle famigerate dieci domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.Se fossi un film?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MY OWN PRIVATE IDAHO di Gus Van Sant. Crudo, liberato e selvaggio. Perchè, anche nella costrizione della banalità è bene pensare che dentro di me c'è sempre una piccola porzione di cuore che sfugge a ogni regola e misura. Semplicemente perchè non ne possiede il senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Se fossi un flacone spray?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VERNICE. Perchè il grigiore composto di queste città fa perdere il senso delle cose. Perchè ho ancora l'illusione che un graffio di colore cambi il senso delle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Se fossi un organo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI L'EMISFERO DESTRO DEL CERVELLO. Creativo, intuitivo, immaginifico e illogico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Se fossi una cosa prestata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI UNA COSA RITROVATA. Una di quelle dimenticate e che improvvisamente riaffiorano dal fondo di un armadio facendoti ricordare persone e momenti che non meritavano di finire nel fondo della memoria. Lasciandoti quel gusto amaro di tutto ciò che non tornerà più. Come mio padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Se fossi un elettrodomestico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI UN VENTILATORE. Perchè l'aria è davvero un po' stantia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Se fossi un oggetto del tuo bagno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI UNO SPECCHIO. Perchè mi restituisce un'identità. Sia quel che sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Se fossi un recipiente o un portaoggetti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI UN PORTAMATITE PIENO. Perchè voglio ancora credere che la storia da scrivere sia lunga, e più soprendente di quanto abbia mai scritto finora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Se fossi parte dell'arredo urbano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI UNA RINGHIERA. Di quelle che chiedono di essere scavalcate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Se fossi un elemento naturale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI ACQUA. Semplicemente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Se fossi una droga?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAREI MORFINA. Facile capire perchè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok. Anche questa è fatta. Però rompo la catena e non faccio nessuna nomination. Il mio karma è già sufficientemente pesante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-6480567621681486936?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/6480567621681486936/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=6480567621681486936' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6480567621681486936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6480567621681486936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/04/what-if.html' title='WHAT IF'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4393874345149276080</id><published>2008-03-24T13:32:00.000-07:00</published><updated>2008-03-24T13:46:27.054-07:00</updated><title type='text'>DHARMA</title><content type='html'>Le cose che ti prendono dal di dentro sono le più difficili da tirare fuori. Per questo parlare del Tibet, mi è difficile. Perché è una storia che sento vicina. Perché, da oltre vent’anni, sono Buddista e in quanto tale riconosco come guida spirituale il 14° Dalai Lama Tenzin Gyatso. Perché, invece, questo blog nasce come spazio libero e - raramente - si fa estensione della mia personalità. Ecco la molla. La libertà. Massacrata, uccisa e sconfitta. Passata sotto silenzio fino a quando non se ne è potuto fare a meno, ma ancora oggi alquanto scomoda. Tanto che, nel corso dell’ultima visita in Europa, l’Italia è stato uno dei pochi Paesi che non ha ricevuto ufficialmente il Dalai Lama. Per non rischiare attriti diplomatici con quella Cina fino a ieri così lontana ma oggi anche troppo vicina.&lt;br /&gt;Non racconterò la storia dei monaci e dei civili picchiati a sangue dalla polizia cinese. Per questo basta leggere i giornali e credo che ne sentiremo parlare a lungo, perlomeno fino alla fine dell’estate. Racconterò la storia di un bambino. Si chiama Gedhun Choekyi Nyima ed è nato a Lahri in Tibet il 25 Aprile del 1989. Aveva solo sei anni quando il Dalai Lama, riconobbe in lui l’undicesima reincarnazione del Panchen Lama, la seconda più importante autorità del Tibet. Il Dalai Lama, in quell’occasione, agì nella piena legittimità conforme al suo ruolo. Malgrado ciò, le autorità della Repubblica Popolare Cinese accusarono Tenzin Gyatso di voler creare, attraverso il riconoscimento del Panchen Lama, tensioni e conflitti in Tibet. Non appena formalizzato il riconoscimento, il piccolo Choekyi Nyima e i suoi genitori furono prelevati dal loro villaggio e, da allora, se ne sono perdute le tracce. Il monastero di Tashilumpo fu sottoposto ad un regime di rigido controllo e tutti i monaci che manifestarono solidarietà al Dalai Lama furono espulsi o arrestati. In contemporanea con il rapimento, l’Ufficio affari religiosi del Partito comunista cinese scelse il "suo" Panchen Lama, Gyaltsen Norbu, un altro bambino di sei anni.         &lt;br /&gt;Ammesso che sia ancora vivo, Nyima ha ormai superato i 18 anni. Dopo anni di silenzio, il vice-sindaco di Lhasa ha dichiarato che il ragazzo è in buona salute e che conduce una vita normale e che proprio per preservare questa “vita normale” non viene permesso a nessuno di incontrarlo. L’”altro Panchen Lama”, al contrario è molto più raggiungibile. Ha compiuto tre viaggi ufficiali in Tibet durante i quali la macchina propagandistica cinese si è messa in moto per dimostrare una calda accoglienza che ha pochi riscontri con la realtà.&lt;br /&gt;Non solo, nel gennaio dello scorso anno, ma la notizia è trapelata mesi dopo, due rispettati monaci di 71 anni sono stati trovati impiccati. Il «suicidio» è avvenuto nel monastero di Tashilhunpo. Gyaltsen Tsepa Lobsang e Yangpa Locho, i due monaci anziani, erano stati consultati per il riconoscimento del vero Panchen Lama, poi rapito. Inoltre avrebbero dovuto riconoscere il prossimo Dalai Lama. Urgen Tenzin, direttore del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia, è convinto che la morte dei monaci faccia parte «della campagna di repressione di Pechino in vista delle Olimpiadi». &lt;br /&gt;Evidentemente, e oggi più che mai “the show must go on”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serve un atto di coscienza civile. &lt;br /&gt;E’ importante. E’ urgente. E’ facile.  &lt;br /&gt;http://www.italiatibet.org/cosa%20puoi%20fare/tibetcosapuoifare.htm&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4393874345149276080?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4393874345149276080/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4393874345149276080' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4393874345149276080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4393874345149276080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/03/dharma.html' title='DHARMA'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-6674850178143306761</id><published>2008-03-10T15:22:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T15:28:17.875-07:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - GOBERNARE'</title><content type='html'>Isaìas dovrebbe essere qui a vedere questo momento con la sua famiglia. E così Carlos Alonso Palate, Diego Armando Estaci, Raùl Centino e Fernando Trapero. Allo stesso modo sentiamo l’assenza di tutte le altre vittime del terrorismo. Essi vivono nel nostro ricordo. Amiche e amici, la giornata elettorale di oggi ha contato su un’alta partecipazione, è questo è motivo di soddisfazione per tutti. Grazie a tutti i cittadini che hanno partecipato e grazie di cuore ai cittadini che con il loro voto hanno donato una chiara vittoria al Partito Socialista. Quattro anni fa mi diceste, proprio qui che non vi avrei deluso. Non l’ho dimenticato un solo giorno e mi sono sforzato per essere all’altezza della vostra richiesta. Ho sentito il vostro appoggio in ogni momento, e ancora più forte durante questa campagna, specialmente oggi. Avete lavorato duramente. Abbiamo lavorato duramente. Ne è valsa la pena. Ho appena ricevuto le congratulazioni di Mariano Rajoy. La ringrazio pubblicamente e le esprimo il mio rispetto. Così come lo esprimo agli altri candidati di tutti i partiti. A tutti i candidati. Gli spagnoli hanno parlato con chiarezza e hanno deciso di aprire una nuova tappa. Una tappa senza tensione. Una tappa che escluda il contrasto. Una tappa che sia in linea con gli affari di Stato.         &lt;br /&gt;Governerò approfondendo le cose che abbiamo fatto bene e correggendo gli errori. &lt;br /&gt;Governerò questa nuova epoca con il dialogo sociale e con il dialogo politico e non risparmierò gli sforzi per ottenere sempre il più ampio appoggio sociale e politico oltrechè per assicurare la collaborazione tra tutti gli organi amministrativi.   &lt;br /&gt;Governerò per tutti, pensando però prima di tutto a coloro che non hanno tutto.&lt;br /&gt;Governerò per realizzare le aspirazioni delle donne. &lt;br /&gt;Governerò perché le speranze dei giovani divengano realtà    &lt;br /&gt;Governerò perché gli anziani incontrino il sostegno e l’assistenza che si sono guadagnati nel corso di tutta una vita.&lt;br /&gt;Governerò per fare in modo che la Spagna mantenga il suo impegno con l’Europa, con la pace e la cooperazione per lo sviluppo.&lt;br /&gt;Governerò con mano ferma e con la mano tesa.&lt;br /&gt;Difenderò con energia i valori costituzionali, i valori della convivenza.&lt;br /&gt;Oggi più che mai credo in una Spagna unita e diversa, una Spagna che vive in libertà e convive nella tolleranza. Uniti noi spagnoli possiamo ottenere un futuro alto quanto la nostra volontà e fecondo come la nostra ambizione. Voglio percorrere questo cammino, voglio ottenere questo futuro davanti a tutti e insieme a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona notte e buona fortuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;José Luis Rodríguez Zapatero, Madrid, 9 marzo 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-6674850178143306761?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/6674850178143306761/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=6674850178143306761' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6674850178143306761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/6674850178143306761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/03/bedtime-stories-gobernare.html' title='BEDTIME STORIES - GOBERNARE&apos;'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4306055753150425106</id><published>2008-03-02T13:01:00.000-08:00</published><updated>2008-03-02T14:29:27.155-08:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - VENTO DIVINO</title><content type='html'>11 Maggio 1945 – Lettera di Ensign Kiyoshi Ogawa (24 anni) ai genitori.&lt;br /&gt;"Mamma, papà, finalmente uscirò come membro dell’Unità di Attacco Speciale. Ora che mi rendo conto di essere stato accudito per più di venti anni dalle vostre mani il mio cuore è pieno di gratitudine. Credo fermamente che nessuno abbia avuto una vita più felice della mia, è ho deciso che è il momento di risarcire voi e l’Imperatore per ciò che ho avuto. Uscirò, volando sulle nuvole calme, con l’emozione della pace. Non posso pensare né alla vita, né alla morte. Un uomo può morire una volta sola, e non c’è giorno più onorevole di oggi per dedicarmi alla causa eterna. &lt;br /&gt;Papà, mamma, rallegratevi per me&lt;br /&gt;In particolare spero che mamma si prenda cura della sua salute e prego per la felicità di ognuno di voi. &lt;br /&gt;Vado al fronte sorridendo. Sorriderò quando uscirò. Sorriderò per sempre.      &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 maggio 2007 -  Lettera di Bouchra El Hor (24 anni) al marito Yassin Nassari(26 anni)&lt;br /&gt;"E’ arrivato il momento di separarci per la causa di Allah. Sono così orgogliosa, marito mio, e felice che Allah ti abbia offerto questa possibilità di essere un Mujihad. Ti scrivo per dirti che hai tutto il mio sostegno e per ricordarti di essere forte per sfuggire alle tentazioni di Satana. Ti scrivo per ricordarti che la Jihad oggi è un dovere: noi siamo tenuti a proteggere l’Islam e ad aiutare i nostri fratelli e sorelle per combattere la kuffar. Vorrei davvero venire con te perché anch’io mi sento obbligata a tutto questo con ogni mezzo. Se Dio vorrà, farò tutto il possibile per crescere nostro figlio nel modo migliore. Per farlo diventare un fedele musulmano. Gli dirò tutto su suo padre cosicché possa essere fiero di lui e proseguire il suo cammino”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ero bambino mi avevano spiegato che Dio aveva infuso la vita nell’uomo attraverso un il potere di un soffio. Ora so che c’è un “vento divino” (questo il significato della parola kamikaze) vorace di giovani vite. Martiri e soldati, eroi e criminali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è più che un sospetto la sensazione che l'alibi della “volontà divina” serva solo agli uomini per seppellire due metri sotto terra la loro ostinata e forsennata follia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4306055753150425106?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4306055753150425106/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4306055753150425106' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4306055753150425106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4306055753150425106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/03/bedtime-stories-vento-divino.html' title='BEDTIME STORIES - VENTO DIVINO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1215382531744556006</id><published>2008-01-28T13:56:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T14:13:55.895-08:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - LOCKED IN</title><content type='html'>Kevin Harris ha 53 anni, vive a Milano e da sette anni è sposato – felicemente - con Suzanne. Nulla di strano, se non per il fatto che dai 6 ai 46 anni Kevin amava vestirsi da donna. Kevin era pronto al passo decisivo, quello che lo avrebbe davvero trasformato in ciò che sentiva e voleva essere. Tuttavia Kevin è credente e a un certo punto giunge l'illuminazione: “Dio ha steso la mano e mi ha salvato con il programma Living Waters. Ho smesso di assumere gli ormoni femminili, ma ci sono volute 20 settimane di corso per ricostruire la mia identità. Poi nel 2000 mi sono sposato e con mia moglie siamo diventati missionari". Kevin e Suzanne ora sono i promotori italiani di Living Waters. 32 incontri di tre ore ciascuno per guarire i cosiddetti “disordini sessuali”. Gay ,trans o sesso-dipendenti possono stare tranquilli perché, come dice Kevin "noi pensiamo che sarà la verità a renderci liberi”. Con l’aiuto dell’incrollabile fede in un “Dio-antibiotico” da assumere regolarmente per cinque mesi.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra è bresciana e a un certo punto della propria vita ha deciso di aderire alla chiesa di Scientology. Dopo l’adesione Alessandra ha cominciato a frequentare i corsi che, come tutti sanno, non  sono gratuiti. E il prezzo sale man mano che si avanza nel percorso. Fortunatamente il capoufficio di Alessandra, anch’egli adepto della chiesa le garantisce un mutuo che le consenta di proseguire nella propria “elevazione spirituale”.  I genitori di Alessandra tuttavia non accolgono di buon grado la conversione della figlia. Prima cercano di convincerla “con le buone” a farla tornare indietro. Ma ogni tentativo fallisce. La ragazza viene quindi affidata alle cure di Betty Allen e Ted Roosvald. Sono due deprogrammatori. Ovvero quei personaggi a metà strada fra psicologia e coercizione che “salvano” le persone oggetto di plagio. E laddove l’amore genitoriale nulla ottenne, la "forza" apparentemente funzionò. Alessandra guarì e tornò libera. Libera di andare al commissariato e denunciare tutti, genitori compresi, per sequestro di persona. Il tribunale di Brescia archiviò immediatamente il caso.              &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo vive a vicino a Novara, e, adolescente, viene mandato dritto dritto in seminario. Perché una volta le famiglie meno abbienti facevano figli che se erano maschi erano predestinati ad una scelta precisa. La chiesa o l’arma. A Paolo però piacevano le ragazze e ai ministri di Dio questo non va proprio giu. Lui segue il suo destino. E si ritrova una tonaca nera addosso, un lavoro come insegnante di religione e una sessualità che col passare degli anni diventa sempre più irrequieta. Un po’ di doppia vita, poi la scelta di abbandonare la tonaca. Passa poco tempo e Paolo scopre quanto è duro vivere in una società che non ha mai conosciuto e per la quale lui non è niente di più che un “prete smesso”. Una società spietata, che lui affrronta – nonostante si suoi 35 anni – con tutta l’ingenuità e lo stupore di un bambino che si affaccia alla vita. Ma al posto di una strada, la sua, quella che fin da bambino aveva sognato, trova la porta chiusa dell’abbandono. E rimane solo. Intrappolato nell’errore di un mondo che ci lascia liberi di scegliere la nostra vita, purchè sia la vita che è stata scelta per noi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1215382531744556006?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1215382531744556006/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1215382531744556006' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1215382531744556006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1215382531744556006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/01/bedtime-stories-locked-in.html' title='BEDTIME STORIES - LOCKED IN'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-3775771487502732117</id><published>2008-01-02T10:28:00.000-08:00</published><updated>2008-01-02T11:11:10.290-08:00</updated><title type='text'>UNO SU DIECI - MANIFESTO PER IL NUOVO ANNO</title><content type='html'>Guardare avanti. Pensare al futuro. Pensare a un futuro. A qualche dettaglio, a un traguardo. Con l'intento di realizzarne almeno uno su dieci. Che sia la volta buona...&lt;br /&gt;1. Daro' energia a cio' che voglio e saro' spazio per le mie voglie. Senza troppi compromessi. Guidato dall'istinto. &lt;br /&gt;2. Ci saro'. Per me. Per le persone che amo. Per le persone che vivono sul pianeta Terra e non su Marte. Per gli umani avro' tempo ed energia, per i marziani poco piu' di una birra. Mi riferisco in particolare a tutti coloro che si beano di narcisismi intellettuali di vario tipo (a loro ricordo che pure la Marini afferma di leggere Proust, e probabilmente lo fa davvero). Anzi, ci ripenso. Per loro neanche la birra. &lt;br /&gt;3. Saro' meno incline a compromessi di varia natura. Se qualcuno si offendera' pazienza. A volte la gente si offende per cosi'poco....&lt;br /&gt;4. Voglio energia, voglio musica potente, voglio parole che mi emozionino. Per la fredda convenienza il mio lavoro basta e avanza.&lt;br /&gt;5. Voglio viaggiare. Riprendere il senso dell'esperienza e dal dare un senso all'esperienza. Voglio scrivere un nuovo libro.&lt;br /&gt;6. Voglio essere il figlio di cui non riusciro' mai ad essere padre.&lt;br /&gt;7. Voglio l'impegno. Ci preoccupiamo di Berlusconi, ma il vero pericolo e' questo qualunquismo generalizzato (certo pero' che se Berlusconi si levasse dai coglioni...)&lt;br /&gt;8. Voglio l'incoerenza. Voglio il coraggio di saper cambiare. Il coraggio di bruciare le icone stantie.&lt;br /&gt;9. Faro'le mie scelte e in quelle piu'dure saro' solo perche' la consapevolezza delle scelte nasce dalla chiara assunzione delle proprie responsabilita'.&lt;br /&gt;10. Voglio coraggio. Per non aver paura. Semplicemente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-3775771487502732117?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/3775771487502732117/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=3775771487502732117' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3775771487502732117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/3775771487502732117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/01/uno-su-dieci-manifesto-per-il-nuovo.html' title='UNO SU DIECI - MANIFESTO PER IL NUOVO ANNO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2803341884444271515</id><published>2008-01-02T09:55:00.000-08:00</published><updated>2008-01-02T10:27:34.258-08:00</updated><title type='text'>DA UNO A DIECI - I LIBRI</title><content type='html'>1. In un milione di piccoli pezzi - James Frey&lt;br /&gt;2. Il mio amico Leonard o una vita ricostruita - James Frey&lt;br /&gt;3. Everyman - Philip Roth&lt;br /&gt;4. E poi siamo arrivati all fine - Joshua Ferris &lt;br /&gt;5. Lunar Park - Bret Easton Ellis&lt;br /&gt;6. Nell'intimita' - Hanif Kureishi&lt;br /&gt;7. Caos Calmo - Sandro Veronesi&lt;br /&gt;8. Come Dio comanda - Niccolo'Ammaniti&lt;br /&gt;9. Chiedi alla polvere - John Fante &lt;br /&gt;10. Riti di morte - Alicia Gimenez Bartlett&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2803341884444271515?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2803341884444271515/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2803341884444271515' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2803341884444271515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2803341884444271515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/01/da-uno-dieci-i-libri.html' title='DA UNO A DIECI - I LIBRI'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1840033128407562606</id><published>2008-01-02T09:03:00.000-08:00</published><updated>2008-01-02T09:47:25.405-08:00</updated><title type='text'>DA UNO A DIECI - LA PLAYLIST</title><content type='html'>1. Smokers behind the hospital door- The Editors&lt;br /&gt;2. Tranquilize - The Killers fest. Lou Reed&lt;br /&gt;3. Shadow of the day - Linkin Park&lt;br /&gt;2. How far we've come - Matchbox 20&lt;br /&gt;6. The Pretender - Foo Fighters&lt;br /&gt;8. Videotape - Radiohead&lt;br /&gt;4. Radio Nowhere - Bruce Sprinsgsteen&lt;br /&gt;5. She's lost Control - Siobhan Fahey&lt;br /&gt;10. Rehab - Amy Winehouse&lt;br /&gt;9. Kingdom- Dave Gahan&lt;br /&gt;7. L'uomo di plastica - Rezophonic&lt;br /&gt;Gli outsider: A rush of blood to the head - Coldplay, Map of the problematique - Muse, Feeling Good - Nina Simone, New York, New York - Moby&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1840033128407562606?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1840033128407562606/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1840033128407562606' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1840033128407562606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1840033128407562606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/01/da-uno-dieci-la-playlist.html' title='DA UNO A DIECI - LA PLAYLIST'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-5338709579721458698</id><published>2008-01-02T08:12:00.000-08:00</published><updated>2008-01-02T09:02:40.153-08:00</updated><title type='text'>DA UNO A DIECI - I FILM</title><content type='html'>1. Babel di Alejandro Gonzalez Iñarritu&lt;br /&gt;2. La promessa dell'assassino di David Cronenberg&lt;br /&gt;3. Diario di uno scandalo di Richard Eyre&lt;br /&gt;4. Piano, solo di Riccardo Milani&lt;br /&gt;5. Leoni per agnelli di Robert Redford&lt;br /&gt;6. Nuovomondo di Emanuele Crialese&lt;br /&gt;7. I Vicere di Roberto Faenza&lt;br /&gt;8. Il buio nell'anima di Neil Jordan&lt;br /&gt;9. Alpha Dog di Nick Cassavetes&lt;br /&gt;10. Breakfast on Pluto di Neil Jordan&lt;br /&gt;Gli outsider: Inland Empire di David Lynch, The Prestige di Christopher Nolan, The Good Shepherd di Robert De Niro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-5338709579721458698?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/5338709579721458698/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=5338709579721458698' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5338709579721458698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5338709579721458698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/01/dauno-dieci-i-film.html' title='DA UNO A DIECI - I FILM'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2322812124675803918</id><published>2008-01-02T07:56:00.000-08:00</published><updated>2008-01-02T08:12:10.060-08:00</updated><title type='text'>DA UNO A DIECI</title><content type='html'>Non volevo. Poi ho ceduto. Alla tradizione, forse neanche tanto sciocca, che, quando l'anno volge al termine, vuole che ci si volti indietro per tirare le somme rispetto a cio' che abbiamo amato, odiato o quant'altro. Bene. Questa volta le classifiche le faccio pure io. Rispetto a cio' che mi ha emozionato. E siccome le cose che emozionano sono rare e vanno cercate nel profondo, le mie classifiche arrivano un po' in ritardo. Il 2 gennaio appunto. E ci metto pure tutta la gratitudine che merita cio' che anche solo per un secondo mi ha fatto pensare che beh, in fondo la vita non e' poi cosi' male.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2322812124675803918?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2322812124675803918/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2322812124675803918' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2322812124675803918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2322812124675803918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2008/01/da-uno-dieci.html' title='DA UNO A DIECI'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-5187742350775516033</id><published>2007-12-16T09:17:00.000-08:00</published><updated>2007-12-16T09:58:53.814-08:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - NON RUBARE?</title><content type='html'>Milano, 25 novembre 2007. Le mani in tasca, il cappuccio del giaccone calato sulla fronte, lo sguardo deciso un secondo prima di aprire la porta della farmacia. Pochi secondi, la mano che prende la forma di una pistola puntata e una voce concitata che si sforza di pronunciare poche, chiare parole: “non mi costringete a usarla”. Una coreografia provata chissà quante volte. Per trovare il coraggio di un gesto così semplice e violento. E’ venerdì sera e sono le sette in quella farmacia del centro di Milano. Tutto fila liscio. Nessuno reagisce. Tutti rimangono immobili. Bisogna fare in fretta. Correre dietro al bancone aprire la cassa, accartocciare le banconote nelle tasche. Nessuna arma viene tirata fuori, perché non c’è nessuna arma. La testa si muove con circospezione. E’ opportuno accertarsi che la via di fuga sia libera. Lo è. E poco prima di guadagnare l’uscita, un ultimo sguardo verso la donna, ancora immobile dietro al bancone, un mezzo sorriso imbarazzato da cui fluisce un filo di voce che dice: “mi scusi, ma ci sono i bambini che hanno fame, devo farlo. Mi scusi”. Intorno, Milano sta vestendosi a festa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-5187742350775516033?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/5187742350775516033/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=5187742350775516033' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5187742350775516033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/5187742350775516033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/12/bedtime-stories-non-rubare.html' title='BEDTIME STORIES - NON RUBARE?'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-9197576162321994537</id><published>2007-12-05T06:02:00.000-08:00</published><updated>2007-12-05T06:13:29.439-08:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - RUN, BABY RUN!</title><content type='html'>Mi chiamo Simona. Mi piace correre per il gusto di farlo. A chi mi chiede i motivi che mi hanno spinto a fare la maratona di Milano il 2 dicembre potrei rispondere in tanti modi. E’ piacevole fare jogging sotto il tiro dei cecchini-automobilisti arrabbiati, respirando gli scarichi dei loro motori roventi. Un’esperienza che non puoi vivere in città immensamente più grandi di Milano come New York o Londra, dove le macchine si fermano e tutti partecipano alla festa che è la maratona. Fin qui niente che non si potesse già immaginare sulla città di Milano e che non si sia letto sui giornali in questi giorni. Ma questa maratona di Milano, rispetto alle precedenti, mi ha riservato anche un’altra amara sorpresa. Mentre correvo in una via delle zone periferiche sul percorso tra Baggio e Parco di Trenno, in totale assenza di servizio di sicurezza e transenne, sono stata aggredita e palpeggiata da due uomini che quella mattina volevano divertirsi un po’. Proprio come me. Io con pronti riflessi li ho respinti e mi sono allontanata continuando a correre e non perdendo la mia concentrazione sulla gara. Però poi ho pensato che se si istituzionalizzasse la "corsa con palpeggiamenti vari" probabilmente questi eventi ricuoterebbero un successo maggiore. Ti scaldi con la corsa e poi t'infiammi con la podista. Perchè il 2 dicembre 2007 ho scoperto che dopo anni di rivendicazioni di uguaglianze e diritti - volenti o nolenti - quando corriamo troviamo sempre qualcuno da cui scappare. Qualcuno che ci fa correre ancora più forte. Via.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-9197576162321994537?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/9197576162321994537/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=9197576162321994537' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/9197576162321994537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/9197576162321994537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/12/bedtime-stories-run-baby-run.html' title='BEDTIME STORIES - RUN, BABY RUN!'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4106264124963327151</id><published>2007-11-25T13:18:00.000-08:00</published><updated>2007-11-25T13:29:01.042-08:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - KAROSHI</title><content type='html'>Hai 29 anni e da tempo hai lasciato gli studi. Hai deciso che, in fondo, la carriera per te non è così importante. C’è una vita da vivere e una donna da amare. Quella donna che da alcuni anni è al tuo fianco. Quella donna che hai sposato perché è con lei che vuoi passare la vita intera. Certo non è stato facile trovare un lavoro. Ma ce l’hai fatta. Nessun rimpianto. Quello che ti importa ora è una vita semplice. Pochi soldi da guadagnare con la forza delle tue braccia. Quel tanto che basta per poter guardare a un futuro sereno. Quel tanto che basta per sognare, insieme a lei, il giorno in cui nascerà il tuo primo figlio. Lavori al reparto spedizioni del più importante editore del Paese. Lavori tanto, ma d’altra parte viviamo in una società che non fa sconti a nessuno. E poi qualche soldo di straordinario fa sicuramente comodo. Certo sono soldi che rubano tempo alla tua vita privata. Quella vita così intima per la quale hai lottato tanto. Pazienza, la vita è fatta di momenti e, sicuramente, ne verranno di migliori. Speriamo. Perché ogni giorno che passa è un crescendo di ansia. Devi dare di più. Sempre di più. E tutti sanno che uno come te non dice di no. Mai. La produttività deve aumentare. E’ un imperativo. E per aumentare la produttività ci sono solo due strade. Lavorare meglio e lavorare di più. Tu fare meglio di così non puoi, pertanto non ti resta che fare di più. Sono passati molti mesi e il più è diventato moltissimo, sai che è insopportabile ma è così e non si discute. Tu sei un duro. Non molli mai. Mangi quando riesci. Vai a casa solo per dormire poche ore. Per vedere tua moglie che già dorme da tempo e sussurrarle un buon giorno quando il giorno è ancora lontano. Ma tu, d’altra parte, il giorno neanche lo vedi più. Ogni tanto ti prendi qualche minuto per pensare a lei. Lei che riesce ancora ad aspettarti. E tu sei li, anche stanotte, con gli occhi arrossati in quel magazzino che è ormai più casa della tua stessa casa. Ormai ti muovi lentamente. Dovresti essere più veloce, ma proprio non ce la fai. Non riesci a stare in piedi. Il respiro si fa difficile. Le mani cominciano a diventare insensibili. E quel cuore che tu hai seguito con così tanta determinazione proprio stanotte, tradito e traditore, ha deciso di abbandonarti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4106264124963327151?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4106264124963327151/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4106264124963327151' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4106264124963327151'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4106264124963327151'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/11/bedtime-stories-karoshi.html' title='BEDTIME STORIES - KAROSHI'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-1027313659975653663</id><published>2007-11-11T13:41:00.000-08:00</published><updated>2007-11-11T14:42:37.290-08:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - PINOCCHIO</title><content type='html'>Sei uno scrittore. Uno scrittore maledetto, e per questo celebrato da un mondo che ancora ha bisogno di pugni allo stomaco per pensare. Nel 2003, a 34 anni, pubblichi il tuo primo libro. Una storia maledetta. Come tante. E' subito successo e fama. Una fama meritata: raramente capita di leggere qualcosa di tanto vibrante. Ci sono voluti sette anni per scrivere il tutto, ma finalmente "A million little pieces" si trova in tutte le vetrine, raggiunge l'apice delle classifiche del New York Times e vi rimane per oltre 44 settimane, con oltre 4,5 milioni di copie vendute. La consacrazione finale avviene con l'inserimento all'interno del monthly bookclub di Oprah Winfrey e con la traduzione del testo in 29 lingue. All'improvviso accade ciò che non doveva accadere. Dopo una lunga ricerca, nel gennaio 2006 il sito web "The smoking gun"pubblica un articolo che ti sputtana. Letteralmente. Afferma infatti che la tua odissea per uscire dall'incubo di droga e alcool non è tutta tua. O perlomeno non è esattamente vita vissuta. Prima neghi, poi affermi di aver alterato dettagli minori per conferire dignità letteraria allo scritto. Sei comunque in caduta libera. Da famoso scrittore a famigerato mentitore. Il tuo editore arriva a decidere di rimborsare coloro che hanno acquistato in buona fede il tuo libro. Perchè - si sa- in America le bugie non si tollerano. L'ipocrisia si. Tu continui a difendere il tuo operato ma vieni costretto a salire sul patibolo, lo show di Oprah Winfrey, per ammettere che gli stessi demoni che a dieci anni ti hanno condotto fra i labirinti del crack, ti hanno guidato successivamente nella stesura del testo. Roba da sprofondare al centro della terra. Perchè l'America vuole il sangue vero. Quindi se è vita vissuta vende, se è romanzo no. Che strano. Io leggendo "In un milione di piccoli pezzi" non mi sono fermato neppure un secondo a pensare se fosse vero o verosimile. Mi sono emozionato. Molto. E ho pensato. Molto. Ma non faccio testo. Da quando avevo sedici anni ho sempre creduto che Holden Caulfield fosse reale. E che, in fondo, fossi io.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-1027313659975653663?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/1027313659975653663/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=1027313659975653663' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1027313659975653663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/1027313659975653663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/11/bedtime-stories-pinocchio.html' title='BEDTIME STORIES - PINOCCHIO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4409110667987320275</id><published>2007-10-28T14:30:00.000-07:00</published><updated>2007-10-28T15:29:01.572-07:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - LA POLVERE</title><content type='html'>1979. Avere 21 anni ed essere famoso. Tanto famoso. Tanto da essere icona di una generazione perduta e maledetta. La generazione dello sprofondo, dove tutto è lecito perchè tutto è parte di un universo urlante e infernale, dove non c'è un futuro, dove si crea solo per avere qualcosa da distruggere e da uccidere.&lt;br /&gt;Sei così famoso da essere intoccabile. Vai in prigione spesso e velocemente, ma altrettanto velocemente ne esci perchè un idolo non può certo essere recluso. Ti fai. Come tutti. Roba pesante, e ci sta tutta, perchè è parte del tuo sogno di immortalità. Ci sono feste, tante feste. Feste disperate, ora passate a punzecchiarsi ripetutamente le vene. Ne hai appena terminata una, nel tuo appartamento di New York, per celebrare l'ennesima uscita di galera (si dice infatti che tu abbia ucciso la tua fidanzata). E' mezzanotte e ti sei appena fatto. Con te c'è tua madre, che condivide la stessa passione per quella polvere che riscalda il sangue. Arriva presto il collasso. Ma è un piccolo dolore. Passa velocemente. Così velocemente che poco dopo le tre hai già voglia di nuova eroina. C'è sempre Anne, tua madre, ad aiutarti. Troveranno il tuo corpo il mattino dopo. E' addormentato in quel sonno freddo e calmo che si chiama morte. Quella morte che consacra. Quella morte che ha regalato l'eternità a un mito, il tuo, che probabilemente sarebbe stato destinato ad incenerire tra le effimere fiamme della fama.&lt;br /&gt;Si dice che quell'ultimo sogno letale te l'abbia regalato proprio tua madre, che ha inserito quella siringa nel braccio con l'amore con cui si rimboccano le coperte ai bambini. E che, prima di spegnere luce e chiudere la porta, forse, ti ha sussurrato "buonanotte, Sid".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4409110667987320275?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4409110667987320275/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4409110667987320275' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4409110667987320275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4409110667987320275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/10/bedtime-stories-la-polvere.html' title='BEDTIME STORIES - LA POLVERE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-2541918501418370017</id><published>2007-10-22T14:53:00.000-07:00</published><updated>2007-10-22T15:12:42.163-07:00</updated><title type='text'>BEDTIME STORIES - I POZ (YOU)</title><content type='html'>&lt;p&gt;Fare sesso. E poi rifarlo. Diventarne dipendente. Ammalarsi di sesso. Si chiama AIDS, e questo lo sappiamo tutti. Non basta ancora. Nell'arcano e più oscuro lato dell'amore la cui ombra si chiama morte esistono territori da esplorare. Quelli che contrappongono il sadico al masochista. Quelli che mettono chi ama in contatto con chi viene amato. Alcuni mettono l'amore direttamente di fronte alla morte. Perchè c'è qualcuno che, potenzialmente malato di sesso decide di fare ammalare qualcun'altro. Facendo sesso, naturalmente. Nella versione romantica potrebbe essere un atto estremo d'amore, di condivisione dello stesso destino. In altre circostanze questa condivisione diventa feticcio, terrorismo sessuale. Si chiama "pozzing" e afferisce a persone che usano il proprio pene come una pistola carica puntata alla tempia. Inseminando altre persone con sperma infetto. Nella versione più "morale", i "seminatori" agiscono in piena e reciproca consapevolezza. E fin qui non c'è nessun problema, visto che ognuno della sua vita ne fa un po' ciò che gli pare. Il problema sorge quando si decide di infettare, con macabro gusto feticista, persone ignare di ciò a cui vanno incontro. E si uccide. Chi fa "pozzing" è normalmente organizzato. Appartiene a gruppi che si affacciano in modo assolutamente esplicito dalle stanze di videochat a tematica erotica. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;A prima vista, pur premettendo che ognuno ha una precisa responsabilità di protezione verso se stesso, nascerebbe un’istintiva voglia di ferma condanna nei confronti di questi vampiri postmoderni. Pensiamoci meglio. La loro azione, per quanto estrema e difficilmente accettabile, non potrebbe forse essere la ribellione ad una “società della perfezione” che - come mai prima d’ora - stigmatizza le cosiddette devianze anche se hanno la forma di una malattia? E se questi “seminatori” fossero kamikaze di un nichilismo assoluto peraltro già presente su molti altri fronti? D’altra parte anche i terroristi, se avessero vinto la loro guerra, invece che in prigione sarebbero celebrati come eroi da monumenti nelle piazze cittadine. D’altra parte Jim Morrison quaranta anni fa ci avvertiva che “nessuno sarebbe uscito vivo di qui” ed è subito diventato bandiera di intere generazioni. Chissà se qualcuno di coloro che si è appropriato di tale bandiera, l’ha portata stampata sul petto o custodita nel cuore ha mai pensato che, un giorno, questa profezia avrebbe potuto avverarsi... &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Buonanotte.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-2541918501418370017?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/2541918501418370017/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=2541918501418370017' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2541918501418370017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/2541918501418370017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/10/bedtime-stories-i-poz-you.html' title='BEDTIME STORIES - I POZ (YOU)'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4926519987518106065</id><published>2007-09-13T14:40:00.000-07:00</published><updated>2007-09-13T14:45:58.541-07:00</updated><title type='text'>STROBO - epilogo</title><content type='html'>&lt;p&gt;BUONANOTTE, SUONATORI.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Vi chiedo scusa, ma non voglio alcuna redenzione. Perché ho solo vissuto di vite sognate. Le vostre. L’ho detto e lo ripeto. Qui ci siete tutti. Sono Troy, sono Finn, sono Gerry e sono te con tutte le mille possibilità di identità banali che solo voi uomini riuscite a indossare e buttare via come vestiti fuori moda e fuori misura. Vi ho presi e ci siete tutti, ma nessuno di voi, come me, ne è uscito vivo. Sono rimasto sospeso sul tetto dei ricordi, ho assaporato il sapore inebriante del progressivo allontanamento della realtà. Sospeso e sorretto dalle impalpabili molecole di quelle piccole bugie che voi vi ostinate a chiamare vita. Restando giusto il tempo necessario a trovare l’energia per tuffarmi senza ritorno nel buco nero che libera il mondo dall’ingombrante e inutile presenza degli uomini. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4926519987518106065?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4926519987518106065/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4926519987518106065' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4926519987518106065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4926519987518106065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/09/strobo-epilogo.html' title='STROBO - epilogo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4853470615236327055</id><published>2007-09-13T14:10:00.000-07:00</published><updated>2007-09-13T14:37:11.682-07:00</updated><title type='text'>STROBO - capitolo 5</title><content type='html'>LUI NON E' PIU' QUI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era ancora mattina quando il medico e i suoi genitori entrarono nell’appartamento. Da tre settimane era isolato. Non rispondeva più al telefono. Probabilmente aveva interrotto la terapia. Non che non fosse già successo. Ma mai, mai era stato così tanto tempo senza dare un segnale di sè. Per entrare avevano dovuto forzare la serratura, e poi farsi faticosamente strada attraverso un silenzioso e sommesso caos. Una sorta di trincea postatomica che lui aveva interposto fra sè e il mondo di fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è stato facile avventurarsi in quel labirinto di pezzi di vita abbandonati. Accanto al tavolo una sedia appena spostata. Sul tavolo un piatto con resti di cocaina e una cannuccia con la punta macchiata di sangue. E poi carta. Tanta carta. Carta geografica. La mappa dell’Irlanda, la pianta della metropolitana di Londra e quella di Milano. Un elenco del telefono, costellato da mille segnalibri e per ogni pagina alcuni nomi evidenziati: Finnegan O’Brien, Giorgio Greco e molti altri. Accanto, paccottiglia di varia natura. Santini indiani, tarocchi e riviste. Tante riviste e riviste di ogni tipo. Moda e bellezza, maschile e femminile. Piccoli fascicoli di assurde lettere a carattere pornografico. Carte da gioco, fiches e quel vecchio mazzo da scala quaranta con cui, da bambino, era solito trascorrere le torride serate estive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silenzio. Nessuno osava proferire parola. Solo la madre lasciava che il vuoto fosse rotto da brevi e ritmati singhiozzii che tuttavia non trovavano mai sfogo in un pianto vero e proprio. Pagine strappate. Sparse sul pavimento. Fotografie di moda. Poi pagine bianche e ancora pagine disegnate. Immagini di creature in pieno conflitto con la propria natura. Abbigliate come drag queen. Talvolta ridotte a dettagli di organi genitali. Ma molto più spesso si trattava di tratti rabbiosi. Volute nere che correvano fuori dai fogli per perdersi sui muri utilizzati come precari cavalletti da disegno. Nell’angolo una piccolo fagotto di cuscini, probabilmente segno di un improvvisato giaciglio, e accanto un lettore di CD con alcuni dischi abbandonati. Un odore forte, di materiale plastico carbonizzato. Sul piano della cucina il piccolo televisore. Acceso. Con l’audio disattivato e i colori esasperati a tal punto da non permettere di decifrare le immagini. Una tavolozza psichedelica in continuo mutamento.&lt;br /&gt;Accanto c’era una porta, e c’era voluto un po’ di tempo per aprirla. Perché era chiusa a chiave dall’interno. Perché la sua superficie celava altri indizi. Lettere fittissime e ondeggianti come formiche impazzite. “Sono stato, o meglio ho cercato di essere, il meglio di quello che volevate vedere da me, il Dio che la vostra America ha sempre cercato”. “Non è certo il fatto di essere nato che ti rende diverso dagli altri, ma sono gli altri a renderti diverso.” Parole al vento, sciarade la cui profondità probabilmente era l’orizzonte desolato di un deserto. Il deserto della mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era singolare che, nonostante il disordine, fossero tanto tangibili le sensazioni di un luogo che aveva da tempo immemore perso ogni traccia di umanità. I genitori, riscontrando che la porta di accesso alle altre stanze era chiusa a chiave decisero che era il caso di chiamare le forze dell’ordine. Che, naturalmente, non arrivarono subito. Ci misero quasi un’ora. Un’interminabile ora. Forse potevano decidere, come per la porta d’ingresso, di forzare la serratura. Probabilmente li frenò la paura del peggio. Come se ci potesse essere qualcosa di peggiore rispetto all’inquietante caleidoscopio di segnali e sensazioni che riempivano come gas l’aria dell’abitazione. Restarono li. Sospesi a vagare nel vano tentativo di risolvere un’equazione a mille incognite. In silenzio. Un silenzio rotto dal roboante ingresso dei carabinieri che, prima di attivarsi per aprire la nuova porta del labirinto, diedero inizio a un interrogatorio serrato e, tutto sommato, inutile. Tutto ciò che vi era da sapere era sotto gli occhi di tutti. E quello che c’era da vedere probabilmente non significava assolutamente nulla. Era semplicemente una stanza affondata nel buio, come una capsula spaziale che ha perso la rotta e che vaga nello spazio alla ricerca di un punto di riferimento nel vuoto infinito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vicino alla toppa della porta c'era una serie di accenti a spirale che, come un gorgo d’acqua nera, si tuffavano nel nulla.&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;Non fu complicato: la porta si aprì alla prima spallata. Ma nel minuscolo ingresso completamente buio c’erano altre porte tutte chiuse a chiave tranne una. Quella del ripostiglio. Disordinato come ogni ripostiglio e con una piccola finestrella spalancata che lasciava entrare brevi raggi di luce. L’unico varco aperto. Quello della fuga. Pertanto, di nessuna importanza. Almeno per gli improvvisati e ignari inquisitori. Un‘altra spallata. Sulla sinistra si aprì la porta su un bagno cieco. Cieco e maleodorante. Fu difficile farsi strada fra le montagne di vestiti abbandonati come resti di un fiume in piena. Sua madre non ebbe il coraggio di entrare. Soprattutto per via di un’immagine che, con la luce diretta delle lampadine che incoronavano lo specchio risultava perlomeno inquietante. Si poteva definire un viso. Più che un viso, il trucco di un viso direttamente applicato sullo specchio. Rossetto, eyeliner, ombretto e fard. Un trucco esagerato che deformava in modo ridicolo il riflesso di chiunque vi si ponesse di fronte. Superfluo precisare quanto fosse grottesca la faccia baffuta con mascella possente del carabiniere che per primo si trovò ad indossare la maschera. In altre circostanze tutto ciò sarebbe stato percepito come opera di un artista geniale. Purtroppo le circostanze riducevano tutto ciò all’ennesimo e indecifrabile tassello di un puzzle senza fine. Sotto lo specchio, nella vasca del lavandino, una quantità di cosmetici degni di una cocotte. Sulle pareti trasparenti del box della doccia, davanti allo specchio, la ripetizione ossessiva della frase “sono stato, o meglio ho cercato di essere, il meglio di quello che volevate vedere da me”. Tracciata con il rossetto utilizzato come fosse coagulo di sangue sintetico.&lt;br /&gt;Abbandonate sul piatto, decine di scatole di ansiolitici vuote. E poi spazzolini da denti, pennelli da make-up, biancheria sporca e sporcata. Sulle piastrelle nuove parole. Parole di pece nera. Parole che scendevano dagli occhi come eyeliner sbavato da improvvisa lacrimazione. “E’ preferibile continuare a portare dentro di se ciò che è stato, pensare che non è mai cambiato e che forse non cambierà mai, perché è preferibile continuare a portare dentro di se ciò che è stato, pensare che non è mai cambiato e che forse non cambierà mai, perché è preferibile…”. Una nevrotica filastrocca senza fine che scorreva come un disco inceppato lungo l’intera superficie della parete. Interrotta, anzi sfumata, verso l’alto, dove ragionevolmente la mano non riusciva ad arrivare. Li, in quel punto, le parole si scioglievano, si dilatavano e dilagavano verso il basso come le ali di un Icaro che si è avvicinato troppo al sole. Tutto ciò poteva essere condensato in confusione mentale, paranoia o qualsiasi altro termine indicante una patologia psichiatrica. Ma questa soluzione, facile quanto immediata, era nota a tutti. L’aspetto più sfuggente era proprio quella sostanziale assenza di segni concreti di vita. L’assenza di un corpo, anche morto, che in qualche modo potesse fare da sintesi e terminare l’infinito gioco di scatole cinesi. Un qualcosa che fosse risposta a quei punti interrogativi appesi come ghirlande abbandonate dopo una festa finita. Ma la risposta non c’era. Non c’erano neppure le domande, a cui i carabinieri sono ben abituati. E’ parte del loro mestiere fare domande. Non era possibile. O perlomeno non era ancora possibile. Le uniche domande possibili erano quelle la cui risposta era ovvia e palese. Il ragazzo aveva una certa disinvoltura nell’uso di psicofarmaci? Certo che si, e lo diceva spudoratamente lasciando in giro una quantità di blister vuoti degna dell’ospedale maggiore. Non era certo il solo. Diverso è capire se questo uso e abuso significasse qualcosa. Non appena il pensiero cercava di oltrepassare la concretezza dell’apparenza si perdeva irrimediabilmente nel buio più nero.&lt;br /&gt;Tanto valeva calare il sipario. Cercare altrove. Spegnere la luce e chiudere la porta. L’ultima porta da aprire apparentemente era la più impenetrabile. Forse perché oltre c’era davvero il bandolo della matassa. Forse perché era l’ultima. Aldilà di essa tutto o niente. Ed è proprio questo che venne rinvenuto. Tutto e niente. Accanto alla porta una cordigliera di vestiti in ordine sparso. Femminili e maschili, sporchi e puliti, ammonticchiati lungo il muro fino a fare da fermaporta all’anta dell’armadio aperta. Un armadio perfetto. Con decine di giacche nere ossessivamente ordinate come soldatini in fila seguite da un pari numero di pantaloni neri. Sui ripiani almeno una quindicina di scarpe classiche di cuoio nero sovrastate da almeno una cinquantina di camicie bianche perfettamente piegate e disposte in scala in modo da preservarne la forma del collo. Il tifone di follia sembrava aver risparmiato questo angolo. Più verosimilmente l’ossessione aveva invertito il senso. Per poi ritornare alla coerenza con le stanze precedenti. Sulle ante degli armadi erano appuntati fogli densi di parole. Parole che sfuggivano alla costrizione della carta per dilagare sulla lacca bianca del mobile. “Chi non vuole essere di questo mondo in questo mondo non ha spazio. E non ha più tempo”. E poi ancora. “Dentro di me scorre sangue caldo come la terra che mi ha originato, pertanto io non devo essere debole. Io sono capace di cogliere milioni di sfumature: vivo di minime sensazioni. Allora perché il mio corpo ha cominciato a tradirmi e a porre un velo oscuro fra me e la realtà?” . Una lento fluire di parole. Parole di cui, ancora una volta, era difficile afferrare il senso. Un vertiginoso labirinto da cui tutti i presenti ormai non vedevano l’ora di uscire. Perché ormai era chiaro. Nell’appartamento c’era tutto ciò che nessuno avrebbe mai voluto trovare e non c’era più lui. C’erano tracce, forse indizi, come tutti quei vestiti che in perfetta simmetria ripetevano la catena montagnosa dall’altra parte del letto. C’era un letto nudo e privo di lenzuola. C’era un laptop sul comodino. E un plico di fogli tenuti insieme da un elastico. Sul primo foglio, allineate ad epigrafe, ancora parole.&lt;br /&gt;“Il serpente con ali d’angelo”&lt;br /&gt;“Toxic angel”&lt;br /&gt;“Il sogno del crotalo”&lt;br /&gt;“Cuore serpente”&lt;br /&gt;“Tenero come il cuore del crotalo”&lt;br /&gt;Ogni riga era stata cancellata da uno spesso tratto nero. &lt;/div&gt;Tranne l’ultima.&lt;br /&gt;Il plico rimase li. Abbandonato come un ricordo tra ricordi. Tutti comunque da dimenticare al più presto.&lt;br /&gt;E così fu.&lt;br /&gt;Senza un rumore. Senza una parola in pochi minuti tutti i presenti abbandonarono la casa. Esattamente nello stato in cui era stata trovata. Chiusero la porta e scesero le scale frettolosamente. Per affrancarsi definitivamente da una situazione tanto fastidiosa quanto imbarazzante. Per settimane l’appartamento rimase chiuso. Poi apparve un esercito di sgomberatori che eliminò ogni traccia, compreso quel plico di fogli. Disperso e distrutto come la chiave di un mistero ormai privo di ogni interesse. Perchè se anche i misteri hanno una vita, questa era irrimediabilmente giunta alla fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4853470615236327055?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4853470615236327055/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4853470615236327055' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4853470615236327055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4853470615236327055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/09/strobo-capitolo-5.html' title='STROBO - capitolo 5'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-7338718601564589990</id><published>2007-07-08T14:46:00.000-07:00</published><updated>2007-07-08T15:17:33.665-07:00</updated><title type='text'>STROBO - capitolo 4</title><content type='html'>XANATHON&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Svegliarsi la mattina. Appena il tempo di prendere coscienza del dolore che il sole infligge ai miei occhi, trafiggendoli fino ad arrivare al cervello. Appena il tempo di capire che oggi non è un buon giorno per andare al lavoro: meglio girarsi dall’altra parte e continuare a dormire. Pochi istanti e già squilla il telefono. Serve pochissimo tempo per decidere di non rispondere. Invano. Squilla un’altra volta. E poi ancora finché, esausto, rispondo. E’ l’ufficio. Quell’ufficio a cui comunico con la voce impastata che oggi non mi vedrà. Il mal di testa mi sta letteralmente uccidendo. Necessito di immediato aiuto chimico.&lt;br /&gt;Tento di masturbarmi. Ci sono centinaia di film porno che scorrono nella mia mente. Roba da far venire anche un castrato. Comincio a sudare. Tento di arrivare al dunque ma è una fatica inutile. Spossato, mi abbandono esanime alle lenzuola madide. Pensando a un dopo che non vorrei mai arrivasse, e visto che volere è potere, resto li in silenzio, con gli occhi chiusi. Lascio fluttuare i rari pensieri. Perdo coscienza, proprio nel momento in cui tutto il mondo cerca di tornare alla concretezza. Meglio il sogno. Restare sospesi, agganciati a mille interrogativi vuoti. D’altra parte con una vita come la mia credo che tracciare la linea di confine tra realtà e astrazione sia assolutamente impossibile. Forse anche tutto quello che ho frammentariamente raccolto nel mio passato fin qui non è altro che sogno. Forse siamo già tutti morti ed è semplicemente un grande eterno sogno ciò che sopravvive a noi. Scrivo nell’aria. Le parole scorrono senza cercare necessariamente un senso. Le parole scorrono nell’aria che respiro, perché io in realtà sto dormendo e pertanto non le vedo. Apro gli occhi. Momento Xanax. Le parole scorrono più lentamente. Planare nel buio ansiolitico è dolce. Le parole sono fumo. Appena illuminate dalle lucine colorate di un aereo in fase di atterraggio. Manca qualcosa. Manca qualcuno. Momento Xanax numero due. Non manca più niente. Un brivido di orrore. Non è che magari mi capita una di quelle cose per cui ci si distacca dal corpo e si va a fare un giro mentre apparentemente la mia fisicità rimane assorta nella stanza? No, perché io sto aspettando e lo Xanax non fa di questi scherzi. Al limite mi frantumo come uno specchio e rifletto almeno una decina di realtà alternative. Le vite che vorrei e che ho. Cazzo, di nuovo il telefono. Alzo il ricevitore. E’ Andrea. Sarà una questione di lavoro o semplicemente vorrà reclamare quel pompino che mi ha regalato il lavoro e che non gli ho mai fatto? Cazzo perché mi chiama Troy? No, sto sognando di essere sveglio. Metto giù il ricevitore ma le parole vaganti diventano una sola.&lt;br /&gt;Troytroytroytroysempretoryesolotroy. Lo vedo mentre tira su col naso e mi guarda con lo sguardo liquido. La sua immagine diventa più piccola, si moltiplica e ride senza emettere alcun rumore. Ok, sono al delirio. Una condizione che non mi spaventa. Mi diverte semmai, ma non mi spaventa affatto. Mi lascio sopraffare. Non bisogna mai resistere a se stessi: si fa una gran fatica e tanto poi ci si deve comunque arrendere. Tanto vale risparmiarsi la fatica e abbandonarsi. Per consolarci dei danni esistenziali c’è lo Xanax. Una volta c’era la coca ma se non sei più un ragazzino anche quella costa una fatica immane. Procurarsela, assumerla e sempre con l’ansia che qualcuno si accorga di qualcosa. Lo Xanax è decisamente più elegante, discreto e politicamente corretto. Certo, meno dinamico. Ma per quello basto io. Sogno o son desto? Sogno e son desto. Questo è l’incantesimo. Non fosse per quel rompicoglioni di Troy…Vabbè se vuole stare qui ci stia. Con tutte quelle stronze alcolizzate che hanno stazionato nel mio letto sarà mica un problema qualche francobollino ridanciano che svolazza per la stanza. Torniamo alle parole. Facciamo quel giochino schizopsicologico per cui mi dico una parola e nella mente ne trovo un’altra da associare. Una vola e una la scrivo sul muro. Troy. Follia. Libertà. Vuoto. Angoscia. Xanax. Corpo. Sangue. Rosso. Cazzo. Denaro. Libertà. Colori. Danza. Sopra la panca la capra danza, sotto la panca la capra crepa. Fingo di tornare alla realtà. Chiudo gli occhi. Respiro profondamente. Li riapro. Niente. Rifacciamo. Chiudo gli occhi, respiro profondamente e li riapro. Ecco. Ci siamo. Benvenuti al circo Barnum. La mia stanza è più disordinata di quanto potessi ricordare. E’ evidente che riesco ancora a sorprendermi. Bene, significa che sono ancora in questo mondo. Forse dovrei trovare qualcuno disponibile ad aiutarmi. Una protomamma di origine ucraina disponibile a metter ogni cosa al suo posto e trovare un posto per le cose che non hanno un posto senza fare troppo storie. Sia che si tratti di materiale pornografico da padrone sadico o boa di struzzo da puttana di periferia.&lt;br /&gt;Il problema è che la gente che mette il culo in casa mia, uomo o donna che sia, è per farselo fare. Tralasciando il vicinato alcolico come unica eccezione. Vago nudo. E ho caldo anche se francamente mi è molto difficile capire se è per via dell’estate che sta arrivando o che è già finita da un pezzo. La logica, come già abbondantemente spiegato, non è del mio mondo. Lo è ancor meno quando mi sono appena svegliato.&lt;br /&gt;Squilla il telefono. E questa volta è vero. Alzo il ricevitore . “Sono Andrea. Che ti succede?”. Cazzo adesso faccio pure i sogni premonitori. “No, non sto bene…ma sto lavorando da casa…si sto scrivendo”. In effetti di parole, qui, ne volano a stormi. “Cazzo, smettila con queste stronzate. In redazione praticamente non ti si vede più. Gli inserzionisti ti invitano alle conferenze stampa e tu ci vai soltanto per fare atto di presenza visto che, da mesi, cercano invano il loro marchio all’interno dei tuoi pezzi. Ripeto. Che cazzo ti sta succedendo?”. Non so cosa rispondere. “Cazzo, dico, cazzo! Ti rendi conto che sono ammalato? Mica racconto stronzate. E poi dimmi: ti ho mai lasciato col culo per terra? Non mi sembra!”. Cazzo! Anche pieno di Xanax potrei recitare l’Amleto. “Guarda, lasciamo perdere. Vedi di tornare il prima possibile e ne parliamo con calma. Però così non va bene. Questo atteggiamento non mi piace. Deve cambiare”. Click. Fine delle trasmissioni. Del suo fottuto lavoro potrei forse anche farne a meno. E’ più onesto vendere pompini in stazione. E se la moglie non gliela dà più, ammesso che lui la voglia, non è certo un problema mio. Musica. A palla. Volo d’angelo sul letto. Masturbazione forsennata, Xanax pemettendo. Si, lo permette. Il mio cazzo non mi tradisce davvero mai. Digrigno i denti e vengo. Orgasmo debole ma comunque missione compiuta.&lt;br /&gt;Dovrei rivestirmi, ma anche non dovrei. E se anche dovessi non potrei. Sto troppo bene così. Stordito e frastornato mentre guardo il mio favoloso paese delle meraviglie e ricomincio a scrivere. Credo che se non fossi davvero pazzo mi sarei suicidato. Overdose di tanta vita banale. Di tanta gente banale. Di una famiglia così disastrosamente lacrimevole e banale. Di me stesso che invece posso essere davvero tutto tranne che banale.&lt;br /&gt;Da quanto tempo non sento mia madre? Da sempre. Forse dal momento in cui mi ha vomitato nel mondo. Da quanto tempo non sento mio padre? Lui non ha nemmeno fatto quello sforzo, quindi da mai.&lt;br /&gt;E fortunatamente entrambi hanno il buon gusto di aver smesso di curarsi di me e di cercare di sapere come sto. Perché sto benissimo. Soprattutto da quando non li ho più tra i coglioni. Troy e Finn? Anche loro da quando, almeno fisicamente e uno tecnicamente, sono fuori dai coglioni sto decisamente meglio. In fondo io sto bene solo con me stesso.&lt;br /&gt;Mi ci vorrebbe una donna, ma per come sono messo ora sarei capace di sgozzarla all’istante. Metaforicamente si intende. Le donne fanno storie. Tutte, prima o poi, o fanno casino o ti affogano nei loro casini. Aspetto. Si meglio aspettare. Sono sempre così affannato in questi momenti…Per cosa poi. Guardo la parete di fronte a me. Uno specchio che mi rimanda l’immagine di mille specchi rotti. Ma non avevo detto che dovevo aspettare? Chiudo gli occhi. Ecco. Buio, finalmente. Illuminato da una luce fioca. Quella che le mie palpebre, per quanto serrate, non riescono a respingere. Un rumore. Quello del mio respiro. Un rumore. Tanti rumori. I suoni delle vita che scorre fuori da questa maledetta stanza. Le banali melodie della quotidianità della vita. Quella che io, almeno per oggi, ho deciso di lasciare fuori. Mica come Troy. Io la vita mica la rifiuto. Però la indosso, la cambio e la butto come un vestito. E oggi rimango nudo. Il blu. Ecco oggi sono blu. Con la faccia come illuminata da un televisore in bianco e nero di notte. Però è ancora mattina. Tarda mattinata. Il tempo, quello non sono ancora riuscito a piegarlo ai miei voleri. Bene. Che stia fuori dalla porta di casa pure lui. Sento. Sempre meno. Forse ho esagerato con i momenti Xanax. Ma sono momenti e anche quelli passano. E si perdono nell’infinito di un cielo-discarica. I miei occhi restano chiusi, mentre abbandonato sul grande letto disfatto da un’eternità ascolto la mia pelle. Scorro la mia faccia umida di sudore. Non è che mi senta molto bene. Suonano alla porta. Sarè qualche rompicoglioni. Sicuramente è un rompicoglioni. Sento un vociare assurdo come è assurda tutta questa storia. Poi passi sulle scale. Un secondo di silenzio e il campanello suona di nuovo. Cazzo, ma perché non se ne vanno? Perché non mi lasciano in pace? Un secondo di silenzio. Poi un rumore che sarebbe famigliare se fosse prodotto da un mio gesto. Non lo è. E’ una chiave che si introduce nella serratura. Nella serratura di casa mia. Mi scappa una bestemmia sottovoce. Che fare? Sembra che la chiave non funzioni. No, funziona eccome. La porta si apre con un sinistro cigolio. Non mi sento sicuro. Passo velocemente in rassegna tutte le persone che sono in possesso delle chiavi di casa mia ma non mi vengono molte idee. Le hanno avute in tanti nel passato. Mi avvolgo nel lenzuolo e rapidamente mi rinchiudo nello stanzino delle scope accanto al bagno. Sento i passi. Passi di donna. Anzi di donne, visto che il vociare è decisamente animato. Cazzo, ho i brividi. Chi mi sta cercando e perché? Perché proprio io che ho passato la mia esistenza a pulire ogni traccia della mia stessa esistenza?&lt;br /&gt;Mi sento come sotto l’effetto negativo di un acido, ma non mi faccio acidi dalle vacanze inglesi della mia adolescenza. Tento di ascoltare, ma ho paura e mi ritraggo. Le parole sono comunque concitate. Interrogative. Potrei fare un’uscita di scena avvolto nel mantello bianco come un filosofo dell’antica Grecia. No, non è questo il momento di scherzare. I passi si allontanano e le voci diventano anche più oscure e impastate. Sento l’odore dolciastro dei detersivi. I passi ritornano. Vicini. Sento altri rumori. Sedie che si spostano. Finestre che si aprono. “Dov’è?” E’ l’unica frase, ricorrente e rimbombante da una parete all’altra. Si moltiplica in una sinistra armonia. Poi parole concitate. Una serie di punti esclamativi a sottolineare le mancate risposte di mille interrogativi.&lt;br /&gt;Chi mi sta processando? Chi mi sta cercando? Cha cosa stanno cercando? In silenzio mi alzo leggermente per aprire la piccola finestra del ripostiglio. Manca l’aria e quella poca che c’è è contaminata dall’odore insostenibile. Nuove voci si aggiungono alle precedenti. Ora ci saranno almeno cinque persone che tacchettano sul parquet. Fortunatamente, finora, a nessuno di loro è venuto in mente di aprire la porta del ripostiglio. D’altra parte le persone sono abituate ad ignorare i luoghi più ovvi in cui trovare ciò che cercano. Che gran casino. Mi stanno mettendo sottosopra la casa. E io sto rinchiuso senza sapere perché, nè avere la forza di ribellarmi.&lt;br /&gt;E’ la prima volta che, nella mia vita, mi sento così indifeso e debole. E non è solo per via dello Xanax. Ne sono certo. Rumore di sacchi. Sordi tonfi di oggetti che cadono. Dio mio, mi stanno derubando. Ma di che? In casa mia non vi è nulla di così prezioso da poter essere sottratto.&lt;br /&gt;E poi nessun ladro, perlomeno per quel che si vede alla televisione, si muoverebbe in modo così sfacciato e sonoro. I ladri arrivano di notte. Si muovono lievi e veloci. Sono come zanzare. Mica fanno il casino di una balera.&lt;br /&gt;Cazzocazzocazzo!&lt;br /&gt;Forse dovrei fuggire. O almeno provarci. Sono sufficientemente sottile per passare dalla piccola finestra. Quella che dà sulla terrazza condominiale. Si, ma poi dove vado? Non sono l’uomo ragno. Il rumore dei tacchi sul parquet continua e così le voci. Si, devo proprio scappare. Anche se non so ancora perché e tantomeno da chi.&lt;br /&gt;Chiudo gli occhi e cerco di riordinare le idee. Un’operazione che non mi è mai riuscita nel corso di una vita intera e che, ora, mi sembra quantomeno improba. Si. Devo proprio fuggire. Mi lego un lembo del lenzuolo alla caviglia. In silenzio. Senza nessun rumore diverso da quello del mio respiro un po’ affannoso. Sistemo il fustino del detersivo vicino alla lavatrice. Salgo col mio strascico sul fustino. Poi sulla lavatrice. Mi affaccio alla finestra e cerco di respirare aria fresca. Cerco anche di aprire gli occhi, ma i lampi di luce mi frammentano lo sguardo e mi fanno male come punte di spilli lanciate dritte contro la mia pupilla di specchi frantumati. Li richiudo subito e con le mani mi sollevo per varcare la linea di confine con il mondo di fuori. Ecco. Ci sono riuscito. Riapro gli occhi un secondo per rendermi conto delle distanze. Li richiudo subito. Mi siedo e aspetto. Passano alcuni minuti, non saprei dire quanti. Il mio respiro si fa meno convulso. I rumori si attenuano. Non sento più i passi che tacchettano sul mio cervello. Non è detto che siano scomparsi. Semplicemente non li sento più. Lasciano spazio a lontani rumori di strada e al vento che schiaffeggia il mio volto. Il vento. Così rassicurante. Potente quasi da trascinarmi via. Lo seguo. Alzo le mani dritte sulla testa in segno di resa, mentre le folate incespicano fra le mie dita. Seguo il vento. Dal tetto della mia vita. Mi alzo in piedi e lascio che il sudario bianco delle mie paure scivoli via. Portato via dall'aria, che porta via i miei pensieri e ad ogni pensiero una parte di me. Immagino ciò che non posso vedere. Immagino che forse ogni vita è immaginaria. Viviamo una dimensione che esiste solo nella nostra testa. E ognuno vive nella propria. Forse è per questo che non ci incontra mai. Forse è per questo che, alla fine esistiamo solo per noi stessi e pertanto cessiamo di esistere. Se solo ascoltassimo di più il vento. Lui si, che è assoluto. Io lo ascolto e mi tendo verso l’alto. Perché con lui sto andando via. Perché, leggero come sono, anche io divento vento e mi dissolvo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-7338718601564589990?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/7338718601564589990/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=7338718601564589990' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7338718601564589990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/7338718601564589990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/07/strobo-capitolo-4.html' title='STROBO - capitolo 4'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-4017268327925818792</id><published>2007-06-10T12:04:00.000-07:00</published><updated>2007-06-10T12:31:30.916-07:00</updated><title type='text'>LA QUARTA NOTA A MARGINE</title><content type='html'>Il silenzio. E' la sola opportunità digestiva dei fatti della vita. Soprattutto per chi come me non ama raccontare i fatti propri se non come immagini su uno specchio appannato. In particolar modo quando da questi fatti si è completamente sopraffatti. Si muore e forse si crede pure di rinascere. In realtò un lutto, una separazione ma anche un cambiamento non previsto ammazzano una parte di se che non torna più. Ciò che rinasce è la voglia di rigenerare l'opportunità della prospettiva. Tirare via le mani dagli occhi per guardare se c'è ancora qualcosa da guardare. Aprire gli occhi e voltarsi, per vedere se indietro è rimasto qualcosa. Provviste per i tempi più duri. Per tutti coloro a cui possa interessare ho trovato le provviste. Sono tornato dal mio viaggio. Non più forte, nè più debole. Forse un po' più stanco, smpre meno rappacificato ma per questo anche più vitale. Mi fermo qui. Questo blog non è stato e non sarà mai il bilancio della mia quotidianità. Continuerà ad essere il contenitore di storie fotografate, nemmeno troppo inventate e lanciate nel vuoto. Termino ringraziando chi in questo periodo mi è stato vicino e chi mi ha abbandonato (perchè l'importanza spesso la riconosco in ciò che non ho più) e, naturalmente tutti coloro che, voglia permettendo, continueranno a leggere ciò che scrivo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-4017268327925818792?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/4017268327925818792/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=4017268327925818792' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4017268327925818792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/4017268327925818792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/06/la-quarta-nota-margine.html' title='LA QUARTA NOTA A MARGINE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-117062775957784604</id><published>2007-02-04T14:08:00.000-08:00</published><updated>2007-02-04T14:35:30.063-08:00</updated><title type='text'>STROBO - capitolo 3</title><content type='html'>&lt;p&gt;LED&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dimentico. Il mio caos mentale annega nell’oscurità. Nel cercare di ricordare chi o cosa fossi prima dei miei trent’anni. Non riconosco che poche tracce. Quelle, le sole, che in fondo hanno contribuito a creare ciò che sono ora. E cioè uno sbando organizzato e pianificato. Una volta ero allo sbando e basta. Ero troppo giovane per sentirmi parte del mondo dei grandi e troppo vecchio per restare nel mondo dei ragazzi. Un po’ come Britney Spears. La vera e propria costruzione del mio mondo è cominciata allora. Un mondo dove la linea di confine della maturità era labile. La spostavo avanti e indietro a mio piacimento. E questo già era fonte di notevole fastidio per una società che sembrava gradire molto il valore della maturità.&lt;br /&gt;Peraltro la mia vista frantumata era veramente debilitante. Non riuscivo a tenere lo sguardo fisso che per pochi secondi e questo mi impediva ogni tipo di concentrazione. Per questo motivo il mio corso di studi è stato enormemente lungo. Avevo bisogno di tempo. Fissavo le parole sui libri ma dopo un po’ si confondevano e cominciavano a roteare come satelliti nell’orbita della mia pupilla. Ogni pagina diventava un enigma da risolvere. Non potevo quindi sostenere il cadenzato ritmo degli esami che normalmente scandisce la vita degli studenti universitari. A questo si aggiungeva il fatto che, già allora, in me convivevano diverse vite. Allegramente contrastanti. Si agitavano, entravano in conflitto e si riappacificavano solo la notte quando i miei occhi strobo rimanevano fissi a cercare un po’ di riposo sul soffitto.&lt;br /&gt;La mia vita tra i venticinque e i trenta è una sfilza infinita di polaroid confuse su un grande muro bianco.&lt;br /&gt;Sono uno studente di giurisprudenza.&lt;br /&gt;Sono un ragazzo serio.&lt;br /&gt;Sono una puttana.&lt;br /&gt;Sono il mio travestimento.&lt;br /&gt;Sono tutto e niente.&lt;br /&gt;Vivo di espedienti perché la vita stessa è un espediente. Difficile capire tanta complessità, ecco perché da subito ho sottratto la mia vita a tutti quelli che, per limiti propri, non avrebbero mai capito e mi avrebbero sottoposto a estenuanti e noiosi processi. Troy, Finn e tutti gli altri.&lt;br /&gt;In quegli anni, ad esempio, la vita studentesca veniva allegramente coniugata con un’allegra prostituzione ai cessi della stazione e trovava sintesi pressoché perfetta in una parallela attività serale in un locale di quart’ordine. Mi travestivo e mi esibivo facendo l’imitazione di Patty Pravo, della Carrà e di tutte quelle “divine” per cui un certo tipo di umanità andava letteralmente pazzo.&lt;br /&gt;Un ragazzo “fuori luogo” destinato a morte precoce o perlomeno ad una vita alla deriva. Apparentemente lacerato da mille frustrazioni che esistevano solo nel giudizio degli altri. Altri che, peraltro, al più non conoscevano che una piccola percentuale di ciò che realmente ero. Bene. Sono ancora vivo. La deriva è il mio orizzonte e oggi come allora sono felice. O perlomeno sono molto più felice di coloro che normalmente si definiscono tali.&lt;br /&gt;Oscillazioni perpetue.&lt;br /&gt;Disordini e sollazzi neanche tanto a buon mercato.&lt;br /&gt;Cinquantamila lire a pompino e centomila a esibizione. Cinquecentomila a settimana. Niente male. Trovavo pure il tempo per scopare con le donne. Nascondevo accuratamente parrucche e trucchi ma senza neanche troppa attenzione in quanto negli anni 80, chi più e chi meno, uomini o donne facevano tutti uso di make-up. D’altra parte ciò che la natura mi aveva tolto attraverso il mio handicap visivo mi era stato reso in termini di potenza sessuale. Facevo naturalmente uso di droghe: in questo ero assolutamente un ragazzo come tutti gli altri salubremente innamorati della cocaina. La pozione magica di Obelix che mi aiutava a stare sveglio e, singolarmente, a cazzo duro. Mi aiutava a definire meglio i miei personaggi e le mie personalità. A vestirle e a truccarle. Ragazzo perbene fino alle dodici, supermacho da fronte del porto nel pomeriggio, divina creatura la sera, playboy di periferia la notte. Disturbante e disturbato per ventiquattrore al giorno. In fondo non era che il mio istinto finalmente liberato. Liberato da tutti quegli assurdi tentativi che mi erano stati imposti in epoche precedenti per cercare di incanalare ciò che inevitabilmente non poteva essere soggetto a controllo. Tantomeno poteva essere sottoposto alla legge degli uomini. Ero “vietato ai minori”, proibito e pertanto quanto mai ambito. Si potrebbe dire che ero trasgressivo ma questa parola mi dà il vomito. Talvolta mi è capitato di essere fermato da poliziotti preposti a difendere le buone maniere dei pisciatoi ferroviari. Mi chiedevano i documenti e li chiedevano al mio occasionale partner. Partiva la solita ramanzina con la minaccia - neppure troppo velata - di raccontare tutto alle rispettive famiglie. Risultato. L'occasionale compagno in cerca di emozioni si dava alla fuga in preda a crisi di panico.&lt;br /&gt;Al contrario, io non avevo paura di nessuna delazione visto che la mia famiglia era formata da me e dalle molteplici personalità che assistevano in diretta allo show. D’altra parte se bisogna mettere il sassolino della condanna sul piatto di un cinquantenne in calore o su quello di un povero venticinquenne secondo voi dove pende la bilancia della pudica morale cattolica? Io mi pagavo l’università e fortunatamente ciò - sempre per la morale comune - è più nobile che pagare il proprio appagamento sessuale. A un certo punto fui costretto a darmi una calmata. Attenzione, non mi sono mai calmato. Ho solo effettuato una leggera frenata. La gente a volte ha voglia di menar le mani. Troppo spesso. Quindi, dopo essere stato pestato per ben tre volte dalla santa ragione dell’ipocrisia borghese ho valutato l’opportunità di agire in modo più discreto. Continuando la mia attività di mercimonio del corpo in privato, tramite annunci sul giornale e visite a domicilio.&lt;br /&gt;Se si decide di vivere in un universo parallelo in qualche modo è necessario difenderlo.&lt;br /&gt;Dimentico. Fortunatamente dimentico. Ricordo solo i sommi capi della mia giovane vita. Non riesco a collocarli in una frazione di tempo perché per me il tempo è relativo e risucchia tutto al suo interno come in un buco nero. Tento di andare indietro e di tracciare il percorso della mia vita, ma più mi addentro nel bosco più la nebbia si fa fitta. Del mio passato di ragazzo non resta che un cassetto di fotografie sparse e sbiadite. Per questo da qui in poi, e me ne scuso, il mio racconto procederà in modo disordinato, senza alcuna logica consequenziale. I frammenti che ne affiorano non è neppure detto che siano i più importanti. Ricordo ad esempio di essere stato sorpreso una volta da Finn, o forse era Troy, mentre rendevo felice un anziano signore ai cessi della stazione. Una fuga di sguardi alla ricerca di un alibi collettivo. Perché io mi vedevo nello sguardo dell’altro e allo stesso tempo provavo l’imbarazzo che l’altro provava per me. Ma forse era solo un sogno. Non so se è da li che i due sparirono dalla mia vita o se semplicemente si disintegrarono nel fiume del tempo che scorre cancellando ogni traccia. Pensavano forse che fossi gay e non si erano accorto che, oltre e non essere gay, ero comunque molto più deviante di una banale scelta omosessuale. Ma esistevano gli analisti a dire ciò che era e ciò che non era. Credo che più o meno in quel tempo fossi anch’io assoggettato alla santificazione settimanale dell’io freudiano. E allora eccoli tutti li a darsi un gran da fare per me. A tentare di capire se fossi omosessuale latente o eterosessuale in fieri. Retaggio familiare. Terapia per genitori che dietro il confessionale freudiano trovano espiato ogni senso di colpa. Durò più di quattro anni il mio rapporto con il lettino. Da quegli anni passati ad inventare i sogni che NON facevo unicamente per compiacere l’ansia terapeutica del mio analista (si doveva pur guadagnare da vivere) ho imparato solo a perfezionare la mia capacità di confondere meglio i contorni fra realtà e fantasia. A un certo punto riuscivo a convincermi di tutto ciò che mi passava per la testa frullando realtà, sogni mai sognati e vite mai vissute. Non saprei dire se tutto ciò fosse fonte di sofferenza per me. Non credo. D’altra parte la vita inventata è tutto ciò che serve per rimanere vivi in un mondo di morti.&lt;br /&gt;Però credo sia stato un periodo in cui mi emozionavo. Mi emozionavo tanto.&lt;br /&gt;Troppo. Reazione alla fredda razionalità che spesso sfociava in pianti da pessimismo cosmico.&lt;br /&gt;Pertanto, quando la messa del giovedì sera dallo psicanalista terminava e mi lasciava in preda a deliri incontenibili entrava in azione un esercito di soldatini che si chiamavano Lexotan, Librium, Valium, Ansiolin e Tavor. Soldatini che in fila indiana marciavano direttamente nel mio cavo orale per regalarmi il paese delle meraviglie. Spesso, un po’ per la mia vista, un po’ per le dosi massicce di psicocandies nemmeno riuscivo ad alzarmi al mattino ma stavo li ore ed ore a fissare al soffitto. Un po’ come sta accadendo ora. Talvolta questo stato mi restava addosso per tutto il giorno. Guardavo il soffitto e poi le nuvole che passavano attraverso la stanza, il vento forte e il primo tepore di primavera. Gli angeli dell’apocalisse e subito dopo una luce fortissima e sonora. Poi la calma. Il cielo tornava terso e gli occhi si perdevano nuovamente nel candore del soffitto appena velato da ataviche ragnatele frutto del mio altrettanto atavico disordine. Giorni interi regalati all’immaginazione psicotropa. Un po’ come ora, con la unica differenza che forse non ci sono più i soldatini e se ci sono ancora non li riconosco certo come tali. Dico forse. Perché spesso le mie azioni sono diventate talmente meccaniche che neppure me ne rendo conto.&lt;br /&gt;A quel tempo, il mio mondo inventato mi serviva a sfuggire dall’abbraccio strangolatore della famiglia. Di un padre che non sapeva essere tale, da cui ho appreso solo un’irrefrenabile passione per il sesso. Mi aiutava a digerire una madre, che non era neppure la mia e che spendeva i suoi giorni in un eterno pianto alla ricerca di un amore negato “ab origine”. Con questo non voglio piangermi addosso, passare per vittima o tantomeno per eroe. La follia è il rifugio più sicuro per sfuggire alla folle normalità.&lt;br /&gt;Ti permette di essere altrove. Di non curarti di tuo padre che se la fa con tutte quelle che gli passano per le mani e di tua madre che piange perché è l’unica che non riesce a farsi tuo padre. Il fatto che tu ci sia o meno diventa quindi un corollario nemmeno troppo importante e questa è libertà di crescere, vivere, morire e rinascere come cazzo ti pare. Perché tutto va come deve andare e l’assenza di qualsiasi rete di protezione è la vera opportunità di essere. Potresti anche cagare nel letto dei tuoi e va bene così. Perché così dovrebbe crescere ogni uomo che in fondo, sotto tutti gli orripilanti orpelli dell’educazione, non è poi così differente da un cane.&lt;br /&gt;In fondo a vent’anni l’unica cosa che conta davvero sono i soldi e quelli – grazie al cielo - non sono mai mancati. Già i miei pagavano salati i propri sensi di colpa e le loro frustrazioni. Se non bastavano c’era la mia fantasia: con i miei occhi stroboscopici non era difficile simulare la necessità di urgenti, frequenti e salate visite specialistiche. Se poi, anche la medicina non fosse stata sufficiente a sanare il budget il cazzo, mio unico e leale amico, mi sarebbe sempre venuto prontamente in soccorso.&lt;br /&gt;La scuola prima, l’università dopo sono stati sempre il solo pegno da pagare. Erano le cartine tornasole dell’integrazione sociale. Presenti una pagella decente e nessuno ti rompe i coglioni anche se te ne vai in giro con i capelli verdi e un teschio disegnato sul culo. D’altra parte per uno che nasce con due specchi rotti al posto degli occhi qualche stravaganza non è certo un gran male.&lt;br /&gt;E non è certo nel mio DNA barcollare tra gente che sussurra parole pietose a sottolineare il tuo handicap. Se sei diverso è importante che tu lo faccia vedere. Fa che diventi la tua bandiera da sbattere in faccia al conformismo. Sei stato preso per il culo dal mondo. Bene, è il momento di cominciare a prendere per il culo il mondo a cominciare da te stesso. L’imperativo della mia adolescenza. La legge di sopravvivenza successivamente, la regola di vita ora. Anche ora.&lt;br /&gt;Ancora adesso che, almeno virtualmente, sono un uomo.&lt;br /&gt;Un uomo che perde le ore della sera a guardare il soffitto.Un uomo che forse sta ancora aspettando i soldatini mentre fasci di raggi laser partono dai suoi occhi per riempire di stelle elettroniche il cielo di calce della sua stanza. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-117062775957784604?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/117062775957784604/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=117062775957784604' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/117062775957784604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/117062775957784604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2007/02/strobo-capitolo-3.html' title='STROBO - capitolo 3'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-116748982509405779</id><published>2006-12-30T05:57:00.000-08:00</published><updated>2006-12-31T05:45:37.963-08:00</updated><title type='text'>UNA NOTA A MARGINE (LA TERZA)</title><content type='html'>Oggi più o meno va a chiudersi l'anno. Senza andare nelle mie vicende personali e addentrarsi in sterili bilanci (peraltro del tutto simili a quelli degli anni precedenti), mi preme sottolineare la fitta al cuore che ha accolto il mio risveglio. Alle 12 circa la televisione ha annunciato l'esecuzione di Saddam Hussein. Fotogramma dopo fotogramma tutto il mondo ha potuto "godersi" il rifiuto del cappuccio nero e il cappio di corda spessa che ha incorniciato il collo dell'ex-dittatore. Immagini dure: d'altra parte è un pezzo di storia che non può restare nascosto agli occhi del mondo. Pena di morte si, pena di morte no, pena di morte no peròinguerrasisàchecisiammazza.&lt;br /&gt;Io alle sfumature retoriche non credo più da tempo perchè, mentre si sta a discutere, la gente continua a morire ammazzata da quella "res publica" che dovrebbe al contrario essere garante di vita qualitativamente accettabile (dallo status di embrione in poi).&lt;br /&gt;Vorrei lasciarmi alle spalle questo anno con un segno di speranza ma questo voyeurismo forcaiolo non mi fa sperare nulla di buono.&lt;br /&gt;A me il Far West non è mai piaciuto, ho sempre pensato che i bianchi fossero avidi, cattivi, barbari e sanguinari. Però pensavo esistesse solo nei film. Un po' come Babbo Natale. Ho due cattive notizie. La prima è che posso confermare con ragionevole certezza che Babbo Natale continua a non esistere. La seconda è che, inaspettatamente, il Far West esiste davvero ed è paggio di quello dei film.&lt;br /&gt;Come augurare buon anno senza sentirsi dannatamente ipocriti? Continueremo a suonare e a ballare, come l'orchestra del Titanic. Fino alla fine. Fino al sollevamento verticale della nave...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-116748982509405779?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/116748982509405779/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=116748982509405779' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116748982509405779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116748982509405779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/12/una-nota-margine-la-terza.html' title='UNA NOTA A MARGINE (LA TERZA)'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-116740981243078956</id><published>2006-12-29T08:22:00.000-08:00</published><updated>2006-12-29T08:30:13.093-08:00</updated><title type='text'>STROBO - capitolo 2</title><content type='html'>DUE MILIONI E SEICENTOTRENTAMILA MINUTI PRIMA DI IERI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Statistica, solo statistica. Il mio continuo mutamento è confermato empiricamente dai fatti. Solo pochi anni fa, quattro per l’esattezza, all’alba dei miei trent’anni mi arrabattavo per trovare un lavoro da avvocato. Non andavo mai oltre la fotocopiatrice. Ero vestito con quanto di più improprio ci potesse essere. Ero più sconveniente di un prete in un locale di lap dance. Ero più disattento di un bambino alla lezione di matematica. Per via dei miei occhi di specchio frantumato. &lt;br /&gt;Sbattevo di qua e di la e spesso non arrivavo a fine giornata senza avere i miei vestiti chiazzati di sangue. Intollerabile, inaccettabile e impresentabile. Al compimento dei miei trentuno anni ho capito – per meglio dire -  mi fecero capire -  che non era il caso che continuassi. Altro giro, altro regalo. Stavo perennemente con i sensi acuminati e l’ormone alle stelle. Accettai quindi un lavoro all’interno di un network di palestre. Vendevo abbonamenti carissimi sui quali percepivo una provvigione bassissima. Naturalmente riuscivo a scopare moltissimo (anche se in gran parte si trattava di babbioncine ben tenute). Tuttavia non di solo sesso vive l’uomo. Serve il cibo. E i soldi che percepivo non riuscivano a coprire questa esigenza abbastanza fondamentale. Sei mesi ed ero nuovamente con il culo per terra. Per un po’ di tempo tornai in casa dai miei ma molto velocemente mi tornò in mente il motivo per cui oltre dieci anni prima me ne ero andato sbattendo la porta. La porta venne sbattuta nuovamente e definitivamente. Per un po’ di tempo feci di tutto dal dog sitting a vari lavori del cazzo. Con il cazzo per precisione. Mi facevo succhiare il pririllo a suon di banconote. Da uomini, donne e coppie indifferentemente: d’altra parte quando uno ha fame mica ha tempo di andare per il sottile. I clienti erano tutti sufficientemente ributtanti: non avevo certo la prestanza fisica di un gigolo’ che si può permettere di dettare le regole. Però sapevo condurre bene il gioco. Già in altre occasioni e molto più giovane avevo sviluppato una certa professionalità. Normalmente evitavo di venire. Anche perché una volta venuto la giornata era chiusa, mentre io avevo una fottuta necessità di fare soldi. Riuscivo a mantenermi una casa e anche a permettermi qualche piccolo sfizio. Ero, d’altra parte, consapevole che il gioco non sarebbe potuto durare a lungo. Avevo già superato i trenta e la concorrenza dei mandingo extracomunitari era più che aggressiva. Finalmente un colpo di culo. Nel cesso della stazione che ancora oggi, con regolarità quotidiana, accoglie i miei liquidi organici mattutini incontrai un uomo distinto che adescai. Mi chiese di andare a prendere un caffè con lui. La cosa mi metteva ansia. Io stavo lavorando, non avevo tempo da perdere (per di più nell’ora di punta) e normalmente non mi andava di interloquire più di tanto con i clienti. Andai contro il mio istinto e accettai l’invito. Interminabili minuti di conversazione e la prospettiva di un guadagno mancato. Alla fine nel mio portafoglio anziché una grassa banconota arrivò un bigliettino stropicciato con il suo numero di telefono. Io nel frattempo avevo già messo in chiaro la mia eterosessualità, caso mai il tizio si fosse fatto strane idee. Lo richiamai il giorno dopo e pranzammo insieme. Il giorno dopo ancora e così i giorni successivi. In un certo senso diventammo amici (anche se per me l’amicizia, come ogni altro valore, aveva sempre un significato molto relativo). Andrea lavorava presso una casa editrice e si stava occupando del lancio di una nuova pubblicazione. Una pubblicazione dedicata al culto del corpo, destinata a un pubblico di uomini ossessionati dalla propria immagine e da donne altrettanto ossessionate. Da tutto ciò che normalmente ossessiona ogni donna. Cellulite, menopausa, tette cadenti ecc. Mi offrì un impiego come correttore di bozze. Accettai. Lo stipendio era basso ma sufficiente e soprattutto non avrei più dovuto vivere tra i miasmi penetranti dei cessi della stazione. Lavoravo giorno e notte. Il mio difetto alla vista mi rendeva lentissimo, ma – per la prima volta -  mi trovai costretto a sviluppare un’attenzione diversa. E a superare, parzialmente, i miei limiti. Dovevo concentrarmi per trovare quegli aghi nei pagliai che la creatività dei giornalisti lasciava all’interno dei testi sottoforma di refusi. Leggevo e rileggevo senza sosta. Quando le luci della redazione si spegnevano riempivo la mia cartella di fogli e continuavo a casa. A volte fino a tarda notte, aiutato da tazzone di caffè bollente che facevano aggrovigliare il mio esofago in spasmi lancinanti. Volevo essere bravo stavolta. Il più bravo correttore di bozze che la storia dell’editoria avesse mai conosciuto. E così fu. Dopo pochi mesi ricevetti la mia prima promozione. Mi occupavo delle rubriche di consigli spiccioli sull’alimentazione. Un mese il latte è assolutamente indispensabile per l’osteoporosi, il mese successivo una misconosciuta università (americana) ne scopre letali proprietà.  Le solite stronzate. Però avevo cominciato. Seriamente. Cercavo con ossessiva dovizia i contenuti delle cinque notiziole che ogni mese riempivano la mia colonna a pagina ventiquattro subito dopo l’editoriale, le (fintissime) lettere dei lettori e la pubblicità. Per il tempo rimanente continuavo a leggere e a correggere ciò che scrivevano quegli strampalati personaggi che ora mi potevo permettere di chiamare colleghi. Non era mica una soddisfazione da poco. Prima mi guardavano con una strana circospezione. Ora non solo mi salutavano: talvolta arrivavano ad invitarmi a bere il caffè con loro. Sempre con molta circospezione: in fondo non ero propriamente “uno di loro”. Ci ero abituato e d’altra parte neppure io mi sono sentito mai empatico con il genere umano. Rubrica dopo rubrica, cazzata dopo cazzata sono andato avanti. La mia colonna presto divenne una pagina intera. Quando eravamo sul lavoro Andrea di tanto in tanto passava accanto alla mia scrivania accennando un lieve sorriso di compiacimento che io fingevo opportunisticamente di ignorare, preso com’ero dalla concentrazione su ciò che scrivevo. Naturalmente continuavamo a frequentarci, ma lontano dagli occhi pettegoli e maliziosi dei cosiddetti colleghi. Si trattava perlopiù di appuntamenti serali in pizzeria. Lui mi parlava dei casini con la moglie, una giornalista di moda ai confini della realtà, e io lo ascoltavo. In silenzio. La cosa che più mi sorprendeva di quello strano uomo era la ferma e gelida ostentazione di potere che manifestava sul lavoro in netto contrasto con la delicata fragilità che lo annichiliva nel momento in cui entrava nel suo spazio privato. Non so quale delle due anime mi infastidisse di più, anche se quella sua ambivalenza in qualche modo palesava una complessità schizoide che, in fondo, non potevo che trovare affascinante. Per questo continuavo a frequentarlo. Anche per un certo opportunismo. Reciproco. Io lo ascoltavo come un prete compassionevole mentre lui vomitava i suoi microdrammi famigliari,  lui mi aveva procurato un lavoro nel quale stavo progredendo. Presto diventai un giornalista a tutti gli effetti. Dalla colonna a alla pagina intera, dalla pagina intera a veri e propri servizi. Al centro di tutto il corpo, come curarlo, come mantenerlo ma, soprattutto, come sognarlo. I miei colleghi – si, adesso mi potevo davvero permetterli di chamarli così - anche se con la bocca storta, avevano dovuto fare i conti con la realtà e ammettermi in quegli strani rituali di casta che regolano la vita dell’ufficio. Rituali a cui io mi sarei pure sottratto molto volentieri. Mi piaceva però troppo il gusto del loro fastidio politicamente corretto.  Io ero li, fiero di non essere me stesso, e scrivevo.  Scrivevo cazzate, d’accordo, ma ero comunque un giornalista a tutti gli effetti. Invitato alle feste (a cui non andavo quasi ma) e alle conferenze stampa (a cui invece andavo molto più spesso in quanto, normalmente  l’orario in cui erano organizzate, si confaceva di più  alle mie abitudini e alle voglie di fuga anzitempo.&lt;br /&gt;Stracoccolato da schiere di pierre che mi avrebbero venduto le loro figlie pur di avere mezza riga sui loro elisir di lunga vita. Righe di cui io ero peraltro generosissimo. Una vera puttana. D’altra parte non potevo dimenticare che battevo i cessi della stazione fino a poco tempo prima. Farsi fare i pompini a pagamento era però più dignitoso che passare le giornate a sedurre giornalistucoli sui miracoli dei prodotti da supermarket. Di quelli appunto che ti danno, almeno nei sogni, il corpo che vorresti. Una veloce metamorfosi. Parlare del corpo. Sognare un corpo nuovo. Giocare con il corpo. Non sessualmente certo. Quello lo avevo già fatto in tutti i modi tempo prima e ora mi sembrava oltremodo patetico pensare a qualsiasi forma di atto  sessuale come qualcosa di trasgressivo. Al contrario cominciò a diventare molto interessante la possibilità di esplorare il mio corpo. Capire come mutava e supportarne il mutamento. Con il gusto di bagnarlo, Aciugarlo, colorarlo, qualche volta anche incidendolo per assaporare il caldo e metallico rivolo di sangue tracciare una nuova via.  Procurarsi un orgasmo dietro l’altro per il semplice gusto del fremito che attraversa la schiena ed esplode in gola. Usare il mio sguardo di specchi frantumati per raggiungere livelli d’osservazione diversi, sicuramente molto lontani da ciò che convenzionalmente viene chiamata attenzione. Prendiamo un prato verde di primavera. Tutti sarebbero li ad ammirare le pennellate dei fiori sul verde del manto erboso, l’intrecciarsi degli alberi germoglianti verso cielo terso. Io osservo il bruco che si nutre del germoglio.  Osservo la foglia e la sua mappa arcana di venature che trovo così simili alle vene del mio corpo. La virtù dalla necessità. Destino? Karma? Sicuramente senso del pratico. I miei occhi sono così? Bene servirà pure a qualcosa.  Basta capire cosa. Come d’altra parte è sempre servito il mio cazzo di ventitre centimetri. Mi ha aiutato nei momenti del bisogno e ha regalato felicità a momentanei amici. Non è poco Anche la scrivania su cui giorno dopo giorno mi guadagno da vivere in fondo la devo a lui. Per questo e per tutto il resto, a lui ogni giorno dedico la dovuta attenzione. A lui, che è al centro del mio universo e di tutti i miei universi. E’ il mio cazzo. Ciò che rimane fermo mentre tutto intorno a me gira.  La leva di una eterna slot-machine. Che dire delle donne? Come le stagioni ogni tanto affamano la mia sete di vita al punto che farei sesso con tutte. Altre volte invece proprio non riesco a subire quella dannata sensazione di essere al centro del loro agonismo sessuale. L’amore? A quello non credo più da tempo. L’amore è soltanto una patetica, vetusta metafora dell’opportunismo. L’opportunismo dell’anima certo, ma non per questo più nobile. E’ un subdolo ingannatore che manipola i sentimenti e alla fine ti lascia nudo, vulnerabile e con limitate possibilità di riscatto. Una sensazione decisamente fastidiosa. L’ultima persona che ho amato  probabilmente è stata mia madre ed ero bambino. Il più grande atto d’amore compiuto nei suoi confronti è stato il mandarla a cagare una volta cresciuto. Naturalmente il discorso cambia notevolmente se si parla di sentimenti. Di quelli, essendone provvisto anche un cane  è molto probabile che pure io ne sia dotato. E sono più onesti dell’amore. Hanno una collocazione temporale molto precisa e durano per quel che durano. Sono energia pura e chiaramente indirizzata.  Con i sentimenti è più difficile ingannare.  Talvolta non conviene neppure. Fatta eccezione per le mamme che il sentimento, da sempre, lo usano come merce di scambio. Però sono facilmente smascherabili così come altrettanto dissimulabili le donne che in genere travestono di sentimento il proprio organo genitale.  Misogino? No. Se non amo non posso certamente odiare. Sicuramente non sono una persona particolarmente affettuosa e affezionata. Anche perchè ad attaccarsi alle persone c’è sempre da rimetterci. Alcuni esempi. Andrea, consuma se stesso e la sua vita a fingere una famiglia ricca e felice che non esiste più neppure nelle fiction di quart’ordine. I miei genitori si odiano da sempre, ma, fortunatamente, di loro non so niente dal giorno dell’addio ed è meglio così. Per quanto riguarda Troy, Finn e tutti gli altri non sono altro che “prove tecniche - fallite - di civile borghesia”. Io ho imparato a vivere in discesa libera. Io ho imparato a fottermene delle precauzioni. Le precauzioni nutrono solo la paura. Le precauzioni sono un presuntuoso quanto vano tentativo di arginare il lato oscuro di ciò che sarà e che il buon senso popolare riempie di conseguenze da pagare.  Io le conseguenze non le ho mai pagate e se mai è accaduto, sicuramente non me ne sono accorto. O forse con il mio vorticoso mutare ho ingannato anche loro. Forse si. Spero di si. Spero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-116740981243078956?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/116740981243078956/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=116740981243078956' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116740981243078956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116740981243078956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/12/strobo-capitolo-2.html' title='STROBO - capitolo 2'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-116493463702060305</id><published>2006-11-30T16:50:00.000-08:00</published><updated>2006-11-30T17:04:30.593-08:00</updated><title type='text'>STROBO - capitolo 1</title><content type='html'>DEL DOMANI NON V’E’ CERTEZZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…eppure anche oggi il domani è arrivato. Troy è morto ed è uscito il nuovo disco degli U2. Una brutta notizia e una bella: palla al centro. C’è qualcuno nel mio letto. C’E’ QUALCUNO?! Perché le vicine di casa, normalmente strafighe e così elevate che non si accorgono mai di te (che devi pure stare attento a non essere calpestato dai chilometrici tacchi a spillo) ti bussano alla porta alle due di notte? In piena crisi di panico e brutte come la protagonista di Shining? Perché le fai dormire nel tuo letto? Loro non te la danno e a te non verrebbe pure in mente di chiedergliela in quelle condizioni. Loro si addormentano fra le lenzuola, tu stai con gli occhi sbarrati e asfittici per via del tasso etilico. Tu il mattino sei uno straccio, loro continuano a dormire. Che lo show abbia inizio. Bagno. Strizzata di punti neri e scrub. Bleaching per i denti. Una tonnellata di crema con dentro i tiranti. Cucina. Una manciata di pillole e una pinta di caffè. Camera. Uno, due,tre. Pantaloni, camicia e qualcosa da mettere sopra. Breve ispezione davanti allo specchio per la verifica dei risultati. Faccio anche più schifo del solito. Mi giro un attimo per ringraziare della notte bianca la creatura che dorme nel mio letto e sbatto la porta mentre esco. Volutamente: così si sveglia e si leva dai coglioni.&lt;br /&gt;Tram, metropolitana con fermata al cesso della stazione per pisciata improvvisa in mezzo a anziani fan della masturbazione ferroviaria preufficio. Naturalmente le odiose gocce di pipì colano sui pantaloni. Copro tutto con la giacca e entro al lavoro. Per il martirio quotidiano. Lavoro, il meno possibile, in una redazione di un settimanale di fitness e mi occupo della svendita di sogni di muscoli guizzanti, depilazione e punti G. Come perdere trenta chili in 20 giorni, come farla godere anche se ce l’hai grosso come quello di un criceto. Se proprio vuoi ti spiego anche come puoi, giusto per la passerella nello spogliatoio, esibire un pirillo elefantiaco. Un destino naturale per chi, come me, ha studiato giurisprudenza. Ho una sola paura, che mi perseguita da tutta la vita. Quella che prima o poi qualcuno mi faccia causa per tutte le cazzate che scrivo sulla rivista. Per questo utilizzo uno pseudonimo. Iosonounopseudonimo. Mi chiamo Lucrezia De Scalzi, all’anagrafe Geronimo Bartoli. Accendo il mio computer e parte la mano sulla tastiera (melasaròlavatadopoaverpisciato?). “Troy e l’arte di un cadavere da urlo”. Non un filo di pancia, un abbronzatura da atollo polinesiano e gli occhi perfettamente sbarrati verso il cielo della luce bluastra dell’obitorio. Uno stile impeccabile, così dovrebbero morire tutti. Ha anche il cazzo duro come il marmo. E’ incredibile come cambiando poche parole un morto disteso all’obitorio sia così simile alla massa di rincoglioniti da palestra di cui narro le gesta. Così non si va avanti. Delete. Massimo risultato, minimo sforzo. “Tu e l’arte di costruirti un fisico da urlo in meno di un mese”. Ci siamo. Vai con le solite tabelle. Sveglia alle sette e una colazione tutta cereali, frutta e un po’ di pillole. Poi via in palestra. Quattro serie di qua e due di la (sempre le stesse da anni ma ordinate in modo casuale). Sauna, bagno turco e massaggio e poi al lavoro. Sono le dieci e trenta a occhio e croce. Ricordati che ogni movimento è fitness, quando non è così è wellness o meglio ancora joy. Poi, a mezzogiorno, l’estetista, lo spinning e l’insalata. Altre due ore di lavoro, il pilates, lo stretching e il beverone iperproteico. Si vede che nella vita non hai un cazzo da fare. Un bel tazzone di latte e poi a dormire. Nel caso ti avanzasse il tempo di scopare lo fai da seduto con lei sopra di te così alleni glutei e polpacci. Finito l’articolo. Tanto alla “fase spinning” ogni lettore sensato (ammesso che un lettore sensato compri la rivista) interrompe la lettura e rimanda il fisico perfetto al mese successivo, che tanto prima di andare in spiaggia c’è ancora tempo.&lt;br /&gt;Le mie colleghe, quelle vere, ci credono un casino. Provano tutto in prima persona (compresi i giochi erotici) e si sentono ogni giorno delle star prima grandezza. Bisogna che le prenda e racconti loro che sotto la luce blu dell’obitorio non c’è trucco che tenga, neppure il mascara 24 ore. Troy, se non altro, se ne è andato senza rompere troppo i coglioni. Di questo bisogna dargli merito. Si dice che se ne stesse chiuso in casa a sniffare coca davanti alla tv. Non proprio gloriosa come vita né come morte. Minchia, chissà se la rompicoglioni se ne è andata. Alzo il telefono chiamo e non risponde nessuno. Ok. La casa è libera. Se tutto va bene dopo pranzo mi fiondo a una conferenza stampa di una casa – pardon, una maison – di cosmetici e alle tre sono libero di farmi una marea di cazzi miei. Amen. Prendo la cartella stampa due foto e la trousse omaggio. Torno di corsa a casa e mi spoglio. Musica a palla. In piedi davanti allo specchio mi impiastriccio la faccia con tutto il contenuto della trousse. Scendo sul corpo. Traccio ampie linee di rossetto sul mio petto e sulle gambe. I miei occhi diventano una maschera nera virata di blu metallico. I pennelli scorrono alla rinfusa tra nuvole di terra cosmetica. Chiudo gli occhi e li riapro velocemente davanti allo specchio. Sono un idolo africano attraversato da una nube radioattiva. Improvviso una danza. Gesti sconnessi. Urlo allo specchio per poi raggiungere il bagno, esausto, e lasciarmi cadere in una vasca di acqua bollente che si tinge si mille colori mentre ritrovo la banalità del mio corpo. I colori se ne vanno, si disperdono nell’acqua, come l’orpello della vita che lascia spazio all’essenza. In qualche modo ho inconsapevolmente celebrato il mio funerale per Troy. Una messinscena tribale e pagana. La chiusura del sipario. Una liberazione, per Troy dalla sua narcotica divinità, per me da un altro pezzo di passato per rituffarmi nel caos di un incerto futuro. Ma aldilà di queste suggestioni psicoreligiose resta un fatto molto più futile, banale e vero. Adoro riempirmi di colore. Ho cominciato a farlo per nascondere i lividi che inconsapevolmente mi procuravo sbattendo a destra e a manca per via di un raro difetto della vista che frammenta la realtà come uno specchio rotto. Un difetto che tuttavia non potevo permettere che limitasse la velocità del movimento. Poi mi sono fatto prendere la mano e il mio corpo è diventato terreno di sperimentazione pittorica. Dipingo il mio corpo e riprendo tutto con una videocamera. Quando lo faccio è come se facessi emergere i mille attributi della mia personalità. Recupero una primordialità istintiva e erotica. Cado in una sorta di estasi e comincio a muovermi dipingendo l’aria. Sono libero e sono il caos. Sono ciò che chiunque neanche nelle notti più febbricitanti sia mai riuscito a sognare.&lt;br /&gt;L’estetica dell’antiestetica. La vera rottura degli schemi, privata e ad uso e consumo di me stesso. Ogni volta sto meglio, Ogni volta viene meglio. Ogni volta vengo meglio. Sono eterosessuale ma solo da un punto di vista tecnico e statistico. Nel senso che da anni mi capita solo di scopare con donne. In passato, nel sesso, ho sperimentato di tutto, sono stato uomo, donna, ermafrodita, puttana. Tutto ciò mi ha permesso di decidere la mia identità di genere. Un maschio relativo. Un’identità che mi viene confermata dagli eventi, costruita per forza d’inerzia, come un dado che rotola sul tappeto verde e alla fine rende visibile solo una faccia. Quella giusta. Finché qualcuno non lo riprende in mano e lo lancia nuovamente in balia della sorte. Tanto la faccia che rivelerà sarà comunque giusta.&lt;br /&gt;Rispetto a tempo fa scopo molto meno, forse perché con tutto questo occuparmi delle scopate ginniche altrui ne ho quasi la nausea. Forse perché questa mia mobilità è talmente destabilizzante da presagire una possibile incapacità di corretta stimolazione del punto G. Forse perché col passare del tempo mi diverto molto di più a masturbarmi che a mettere in piedi tutte quelle messinscene da film porno. Forse perché nel mio letto albergano sempre troppe donne disperate e, di conseguenza, alcolizzate. Pensieri che si dissolvono velocemente nell’acqua che vorticosamente scende nelle viscere delle città e mi lascia con la pelle nuda e arrossata contro il marmo bianco e chirurgico della vasca da bagno. Torno alla masturbazione. Ottima idea. Parto piano. Poi veloce. Sempre più forte. Vengo. Non ho voglia di pulirmi. Le cose stasera le lascio come stanno. Diciannove e trenta. Spengo la musica. Non ho fame e quindi non mangio. Cazzo. Ho urtato con la testa lo spigolo dell’anta dell’armadio. La mia stramaledetta vista mi ha tradito di nuovo. La mia testa sembra una di quelle sfere di specchi che riflettono la luce in mille direzioni nelle discoteche. Sono esausto. Mi butto nel letto che puzza ancora di sbronza. Ciao Troy, ciao Finn, ciao a tutti i venti amici che albergano in me. Mi addormento. Inevitabilmente il pensiero corre al passato che non voglio più pensare. Mi risveglio con un mal di testa atomico. Venti e trenta. Dovrei proprio mangiare ma proprio non ci riesco. Un’idea, mangio una bella compressa di valium. Giro per casa nell’attesa di barcollare. Crollo sul letto. Inevitabilmente squilla il telefono ma io sono già via. Due ore. Poi la porta. Un’insistente tintinnio di campanello. Sono andato via, e pertanto questa sera porterai il tuo fiato micidiale in un altro letto. Sono andato via. Piano piano le luci scendono di intensità. Il silenzio si fa più sottile. Le palpebre si abbassanno definitivamente, almeno per oggi, sui miei occhi di vetri frantumati. I pensieri si fanno più rarefatti. Prima si sovrappongono e poi cominciano a danzare nella mi testa liberamente. I muscoli si distendono. Li sento abbandonare sulle lenzuola ogni forma di resistenza. La dimensione del tempo si fa più dilatata. E’ una sensazione splendida. Mi regalo un ultimo sorriso. Prima di chiudere il mondo fuori da me. Prima di abbandonarmi quel domani di cui non v’è certezza e che, ogni volta, mi auguro arrivi lentamente e, se possibile, un po’ in ritardo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-116493463702060305?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/116493463702060305/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=116493463702060305' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116493463702060305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116493463702060305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/11/strobo-capitolo-1.html' title='STROBO - capitolo 1'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-116230136103196281</id><published>2006-10-31T05:25:00.000-08:00</published><updated>2006-10-31T05:29:21.423-08:00</updated><title type='text'>STROBO - prologo</title><content type='html'>LA RAGIONE DEL MOTO PERPETUO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;”Come essere se stessi”. L’imperativo del mio tempo. Come se ci fosse un  metodo da imparare a scuola. E se uno è se stesso ma è una merda? Tanto vale fare piazza pulita e imparare ad essere altro. Facciamo l’esempio di Troy. Un ragazzo viziato e debordante di ego. Si dice sia morto ammazzato dalla ossessione celebrativa di se stesso. Non mi sembra una fine gloriosa. Prendiamo il suo migliore amico Finn. Vive come un bambino autistico. Solo e condannato all’isolamento. Come fosse morto e forse anche peggio. Potrei andare avanti così con una sfilza di persone che ad essere stessi, o meglio a cercare si essere se stessi hanno avuto solo da perdere. Costruendo castelli in aria più fragili della loro stessa vita. Morti sotterrati o sepolti vivi. Di loro nessuna traccia. Solo dei pallidi “si dice” o “hai saputo” che rimangono confinati al pettegolezzo di pianerottolo. Tanto che non mi viene neppure in mente di verificare se Troy sia davvero morto o se Finn lo stia seguendo nella tomba di li a breve. Per me sono comunque entrambi morti da tempo. Io al contrario ho fatto della confusione il mio stile di vita. In me si agitano almeno una ventina di me stessi. Come teatranti sul palcoscenico. Chi sono dunque io? E’ più facile definire ciò che non sono. Non sono Troy, tutto preso dalla sua smania di seduttore di periferia. Non sono neppure Finn, che nella puntuale ricerca del sentimento perfetto ha perso l’essenza del sentimento stesso. Sono come quei piccoli fasci di luce che all’interno di una discoteca ti abbagliano di splendore ma destinati ad un fascino effimero. Vincolati al momento. Destinati a svanire in un secondo. Il tempo procede e ingoia tutto ciò che ne rimane alle spalle. Nulla è eterno neppure nel ricordo. Per questo mi proietto nel futuro. Perfettamente conscio che dopo di me non rimarrà nulla. Tanto vale godersela. Pensare a se stessi e giocare. Giocare ad essere ciò che si desidera essere. E diventarlo davvero. E poi tornare indietro come quando da bambini si pescava la carta probabilità o imprevisti nella corsa all’arricchimento immobiliare di Monopoli. Alzarsi la mattina con la consapevolezza che c’è una vita da inventare. Non funziona? Bene è tempo di cambiare nuovamente. Paura di perdersi? Si perde solo qualcosa che si è trovato precedentemente. Impazzire? Succede lo stesso. Io sono circondato ogni giorno da persone che tecnicamente sarebbero da rinchiudere per il loro attaccamento alla coerenza. Che non è affatto una virtù. E’ solo un vano stare appesi a un punto fermo fissato nel vuoto. E poi che senso ha seguire una qualunque linearità, se segue la strada della pazzia? Guardo Troy, guardo Finn e mi annoia il solo guardarli. Io sono mobile, movimentato e dinamico. &lt;br /&gt;Sono destabilizzato e pertanto destabilizzante. Il movimento è l’unica buona ragione per vivere una vita vera. Tutto il resto è merda. Come si può concepire ciò che rimane uguale a se stesso mentre tutto intorno si muove? E anche l’evoluzione non mi sembra quasi mai una buona idea. La rottura lo è. Rottura degli schemi, per sperimentare e sperimentarsi. Rottura delle convenzioni, per identificarsi nella differenza.  Rottura della continuità, perché altrimenti si è sempre un po’ uguale a ciò che si era prima. E questo non va bene.&lt;br /&gt;Certo non è semplice. Soprattutto per me che non sono più un adolescente. Ed è sicuramente poco allineato con la morale comune. Io la vita la rubo alla vita stessa. E ne pago il prezzo. La gente talvolta mi evita. Per alcuni sono scomodo. Per molti sono da manicomio. Non che mi importi granché. Se solo il mondo si osservasse, nella sua immensa ossessione di dare un ordine a ciò che è puro caos. Se solo il mondo cominciasse ad essere piuttosto che pensare di essere. Sono l’elemento di disturbo. Per questo sono solo. Non faccio nulla per piacere agli altri né per non piacere in genere. Lo trovo assolutamente normale (ammesso e non concesso che si voglia dare un senso al concetto di normalità). Io sono il mio show. Allegro e spensierato.  Sono emozionante e assurdo come un quadro pieno di colori che fa girare la testa a chi cerca di avvicinarsi troppo. Cangiante e mutevole come ogni nuovo giorno che non è mai uguale a quello precedente. Sono il musical di me stesso, ed eccomi qua. La mia vita non è il televisore dalla luce azzurrognola che ha inghiottito Troy né il lento ed estenuante teleromanzo di Finn. Sono la mia tournèe. Adesso...è ora  di alzare il sipario.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-116230136103196281?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/116230136103196281/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=116230136103196281' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116230136103196281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/116230136103196281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/10/strobo-prologo.html' title='STROBO - prologo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-115818147166340178</id><published>2006-09-13T14:00:00.000-07:00</published><updated>2006-09-13T14:04:32.220-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - epilogo</title><content type='html'>IO SONO FINN?&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;E’ tardi. E’ tardi e sono sfinito, sono stanco di lacrime. Sono stanco della vuota ossessione di Troy che, ora che non c’è più, per quanto mi sforzi di dirgli addio riaffiora dietro ogni oggetto e pensiero. Sono stanco della mia vita che sembra sempre sul punto di cambiare ma che è sempre uguale a se stessa. Sono stanco delle mie convinzioni e delle mie autoconvinzioni. Sono stanco degli occhi di mia madre e dei miei occhi sempre più malati. Sono stanco di questa giostra che mi porta dentro e fuori dal mondo ma sempre meno nel “mio” mondo. Sono stanco degli assurdi fantasmi che mi tolgono il sonno e mi riducono a un fascio di nervi. Sono stanco di tutte le domande a cui non so dare risposta. Sono stanco delle mille contraddizioni  destinate a rimanere irrisolte.&lt;br /&gt;Sono stanco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro di me scorre sangue caldo come la terra che mi ha originato, pertanto io non devo essere debole.&lt;br /&gt;Io ho trentaquattro anni e la possibilità di spremere dalla mia vita un universo di possibilità, pertanto io non voglio arrendermi a me stesso.&lt;br /&gt;Io posso ancora essere amato, pertanto non voglio condannarmi alla solitudine.&lt;br /&gt;Io forse posso sognare. Allora perché non riesco neanche a garantirmi una notte di sonno?&lt;br /&gt;Io sono capace di cogliere milioni di sfumature: vivo di minime sensazioni. Allora perché il mio corpo ha cominciato a tradirmi e a porre un velo oscuro fra me e la realtà?&lt;br /&gt;Io sono un uomo. Allora perché le mie emozioni sono talmente profonde da rendermi incapace di condividerle con gli altri uomini?&lt;br /&gt;Io sono un uomo. Allora perché hanno cercato di attaccare ali posticce alle mie scapole? Perché il mio sentire è così diverso da quello degli esseri umani? E se anche fossi un angelo perché sono così lontano dalla luce? Perché questo mondo di cui mi sento figlio mi rinnega così violentemente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non sono Troy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché la mia energia così potente diventa così debole nel suo continuo disperdersi nell’universo? Io non sono Troy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché io sento il cuore pulsante di ogni persona che incontro ma nessuno avverte il mio battito? Io non voglio essere un angelo. Tanto meno voglio essere l’opposto di un angelo, Troy appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non riesco a sopportare la luce del sole? Io sono sano e gli uomini sani sono nutriti dal sole. Io non sono Troy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non c’è una donna qui al mio fianco a prendersi cura di me? Io non posso stare solo. Io non devo stare solo. Io non sono Troy. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io devo riposare. Perché ho scelto di non andare alla deriva come ha fatto Troy. Perché io non sono e non voglio essere Troy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché io sono Finn.&lt;br /&gt;Sono Finn e ho trentaquattro anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-115818147166340178?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/115818147166340178/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=115818147166340178' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115818147166340178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115818147166340178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/09/le-scapole-alate-di-finn-epilogo.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - epilogo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-115749253438722258</id><published>2006-09-05T14:39:00.000-07:00</published><updated>2006-09-05T14:55:39.280-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 5</title><content type='html'>&lt;p&gt;OGNI UOMO E' UN'ISOLA&lt;/p&gt;&lt;p&gt;All’ombra dei miei diciotto anni avevo finalmente spezzato i dolorosi legami con la vita inventata del dottore, degli sciamani e delle ali d’angelo posticce. Avevo una casa che, per quanto modesta, era la mia. Avevo una vita da riprendere tra le mani. Avevo il tempo di essere ciò che volevo. Avevo bisogno di essere solo e di sentirmi solo. Per quasi due anni la mia vita fu un viaggio isolato. Uscivo poco e, a parte le lunghe passeggiate con mia madre, impiegavo ogni singolo secondo del mio tempo in silenzio, dividendomi tra gli studi e lo studio del mio io. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sulla soglia dei vent’anni ho ricominciato a rimettermi in gioco. Un po’ per scelta, un po’ per necessità. Il mio ingresso nel mondo universitario in qualche modo mi costringeva ad una inevitabile vita di comunità. Molte cose erano cambiate. Innanzitutto Troy, sempre più sospeso fra la realtà e il suo Olimpo oppiaceo. Mia madre, alla deriva del suo oceano di solitudine. Soprattutto io, che prendevo le distanze da tutto questo mondo che sembrava sprofondare in un buco nero. L’incontro con Rebecca fu un fulmine a ciel sereno. Alle dieci del mattino, con tutta la sorprendente potenza di quelle casualità che cambiano la vita. Qualche rapida occhiata nel corridoio dell’università bastò ad accendere la complicità necessaria per farci decidere che in fondo saltare una lezione non era poi quel gran delitto. Un discreto inseguimento e pochi istanti dopo ci trovammo a consumare il rituale della seduzione davanti a un caffè fumante. Rebecca era austera e altezzosa. I suoi lineamenti spigolosi ne rivelavano un’origine alto borghese sapientemente esibita e pienamente accettata. Al contrario di me, che nella borghesia ero precipitato mio malgrado come in una gabbia da cui mi risultava arduo uscire. Seppi in seguito che prima di conoscermi, un anno prima, era stata la fidanzata – se così si può dire - di Troy. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Rebecca era dura come un diamante, con quella sicurezza di se e quella misurata arroganza che un po’ ho sempre invidiato a coloro che, come lei, nella vita non avevano mai dovuto sbattersi più di tanto. Fu la nostra complementarietà ad unirci. L’attrazione irrefrenabile di due poli opposti. Dividendo la nostra storia tra i saloni così chiassosamente sfarzosi dell’appartamento dei suoi genitori e l’austerità monastica di casa mia. Da subito la comunicazione verbale fu ridotta al minimo. Giocavamo con i silenzi, parlavamo con gli occhi e con l’odore dei nostri corpi. Per questo, il sesso nella nostra storia fu il protagonista assoluto. Nulla di particolarmente morboso, solo la semplice voglia di darsi. Succedeva spesso che l’urgenza di abbandonarci all’istinto ci faceva correre al primo posto disponibile, qualunque fosse, per poterci spogliare e toccarci. Toccarci e lasciare crescere piano piano la marea del piacere fino a sentirlo esplodere in gola. Ogni volta in modo sempre più totale, per via della sempre maggiore confidenza acquisita dai nostri corpi nel reciproco contatto. Nudi dentro e senza il benché minimo pudore. Mutanti come le nostre emozioni, talvolta traboccanti di potenza sovrumana, più spesso abbandonate all’umana disperazione. Era la vita che cresceva dentro di noi. Fino al giorno in cui la vita cominciò a crescere nel ventre di Rebecca. Un brusco precipitare nella borghesia da cui tentavamo di nasconderci. Una caduta violenta in quella borghesia che impone le protocollari scelte del buon senso. Da una parte l’ipotesi di una sciagurata famiglia, dall’altra quella della eliminazione alla radice dell’ipotesi. In mezzo niente se non la fine del gioco dell’istinto. Io avevo già scelto l’ipotesi, i genitori di Rebecca, nel frattempo, avevano optato per la direzione opposta. La più radicale. La vidi la sera prima che lei entrasse in ospedale. Per l’ultima volta. Da allora le fu impedito ogni contatto con me, e per escludere ogni possibilità di incontro casuale fu spedita immediatamente a New York con un biglietto di sola andata. Non ho saputo perdonarla. In fondo ci trovavamo già in un’età in cui potevamo già decidere da soli (cosa che peraltro io avevo più o meno sempre fatto). Il cosiddetto sano buon senso ha avuto il sopravvento su ogni sentimento. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mai più, da allora, sono riuscito a fidarmi completamente di una donna. Il tempo mi ha dato ragione. Le donne in fondo, rimarranno sempre un universo misterioso per noi uomini, nella loro voglia così urgente di essere amate e nella loro repentina capacità di smettere di amare senza troppe spiegazioni. Dopo Rebecca quindi ci furono altre compagne di poche settimane. Momenti aggrappati a un bisogno più che a una scelta. D’altra parte ogni storia che finiva toglieva un po’ della mia disponibilità a mettermi in gioco. Allo stesso tempo mi riusciva impossibile accettare il tiepido coinvolgimento che - come ho scoperto più tardi – è la ricetta della stabilità della vita di coppia. Nelle mie vene scorre sangue caldo come lava.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Io non sono Troy. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se inizialmente il tempo che intercorreva tra un’infatuazione e l’altra era relativamente breve, col passare degli anni si dilatava. Fino a lasciare enormi vuoti di solitudine. Un dolore sottile e continuo, come una leggera artrosi a cui è più facile abituarsi che trovare una via d’uscita. Le donne mi interessavano sempre meno e, di conseguenza, sempre meno loro erano interessate a me. D’altra parte la mia modalità di propormi diventava radicalmente priva di ogni fascino. Sfuggivo metodicamente ad ogni regola di seduzione. A partire dal mio aspetto fisico. Curato quel tanto che bastava per poter vivere marginalmente all’interno della società civile. Continuavo a dirmi che ci sarebbe voluto tempo. Il problema è che a continuare a scavare dentro se stessi alla fine non si trova più niente. Il problema è che quando si prende una strada e si va troppo lontano si trova se stessi ma si perde il mondo. E a trent’anni è davvero troppo presto. Nella mia anima cominciavano a farsi largo quegli assurdi fantasmi che mi toglievano il sonno e che ancora oggi non me l'hanno restituito. Decisi quindi di ritornare nel mondo. Non fu facile e forse neppure ci riuscii. Per almeno sei mesi mi trovai a vagare in una vita sociale ormai estranea come un cane che aveva smarrito la via di casa. Lunghe e noiose serate a vagare tra conversazioni (spesso più vuote di me) in cui ricorreva puntualmente e senza possibilità di tregua il fantasma di Troy. Troy incatenato dal suo incubo televisivo, Troy paranoico, Troy schiavo della cocaina. Ogni ragazza che tentavo di avvicinare mi riportava inesorabilmente a lui. Ogni ragazza che mi riportava a lui veniva pertanto prontamente allontanata. Nel frattempo la mia vista andava peggiorando. Perdevo il senso delle sfumature, soprattutto quando mi trovavo in mezzo ad altra gente. Recuperavo i miei grigi solo quando tornavo nella solitudine alla ricerca di un riposo che non arrivava mai. Una sorta di difesa dal mondo esterno che probabilmente non meritava più di essere guardato oltre la superficie. I miei occhi avevano perso ogni espressione all’esterno. Tuttavia, non appena chiudevo la porta di casa dietro le mie spalle, quegli stessi occhi tornavano a riempirsi di lacrime commosse. Ogni volta che, come un soldato sconfitto, sprofondavo nel burrone della mia anima per riabbracciare la mia immobile realtà. Una realtà rassicurante, vuota e – tuttavia – mia. Oggi celo lo sguardo e il disagio dietro un paio di occhiali scuri che ripongo con ossessiva dovizia a ogni mio rientro. Con la stessa ossessiva puntualità, ogni sera, mi dico che domani smetterò di girare intorno alla mia vita. In quel preciso istante il mio pensiero vola verso chi, da tutta una vita, gira su stesso. In quel preciso istante penso a lei, mia madre, che probabilmente sta ancora piangendo, come me, dietro una porta chiusa. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-115749253438722258?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/115749253438722258/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=115749253438722258' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115749253438722258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115749253438722258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/09/le-scapole-alate-di-finn-capitolo-5.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 5'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-115435079477621720</id><published>2006-07-31T05:50:00.000-07:00</published><updated>2006-07-31T05:59:55.180-07:00</updated><title type='text'>(ANCORA) UNA NOTA A MARGINE</title><content type='html'>All'inizio del viaggio, RadioSarajevo era uno spazio aperto, una capsula di memoria e memorie. Io sarei dovuto intervenire di tanto in tanto, in linea con la voglia e la possibilità di farlo. Poi mi sono abituato a intervenire con regolarità. Il viaggio è diventato entusiasmante e la voglia si è pertanto autoalimentata. Ancora oggi è viva più che mai. Talvolta però, nella vita di un uomo, la necessità prende il sopravvento e le energie devono essere indirizzate altrove. Momentaneamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-115435079477621720?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/115435079477621720/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=115435079477621720' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115435079477621720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115435079477621720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/07/ancora-una-nota-margine.html' title='(ANCORA) UNA NOTA A MARGINE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-115153560271076242</id><published>2006-06-28T15:58:00.000-07:00</published><updated>2006-06-28T16:02:50.250-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 4</title><content type='html'>LA TERAPIA DEL DOLORE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ho già detto, anch’io come tutti i ragazzi salubremente disturbati della mia età, non sono sfuggito alle spire della psicanalisi. Il perché a un certo punto della mia vita io mi fossi trovato seduto su una poltrona a sostenere lo sguardo di un uomo che mi guardava fisso negli occhi francamente non ha ancora trovato una risposta plausibile. Forse era perché la mia vita famigliare non era tra la più regolari. Forse era perché la mia riservatezza era eccessiva rispetto alla spensieratezza che, erroneamente, viene legata all’età dell’adolescenza. Molto probabilmente era perché allora tutti i ragazzi appartenenti alla classe media ci dovevano andare. Un po’ come a scuola. Un’interrogazione a cadenza settimanale che, regolarmente, mi lasciava esausto. La psicanalisi, come tutti sanno, parte da un problema o da qualcosa comunque supposto tale. L’unico "non problema" che io potessi ritenere plausibile era il mio mondo in bianco e nero. La psicanalisi non l’ha risolto. Spesso poi si parte dai sogni. Io, da sempre non sogno e se lo faccio non ricordo nulla. Tuttavia pur di evitarmi lo strazio di sentirmi dire che la presunta assenza di attività onirica nasceva da un meccanismo di rimozione, mi impegnavo con ostinata determinazione a inventare ogni settimana qualcosa che accadesse nella mia testa durante la notte. Qualcosa da raccontare per fare passare lisci quei faticosi quarantacinque minuti della seduta. Il tutto per arrivare a trovare conclusioni logiche rispetto ai miei presunti problemi. Problemi che affondavano sempre in complessi di Edipo non risolti, omosessualità latente e così via. Problemi campati in aria in quanto nati da uno sterile esercizio di fantasia. Era come se limitarsi a vivere la vita per quello che era non bastasse. La cosa che proprio non mi andava era questo mettermi in pasto a uno sconosciuto che filosofeggiava sui miei sentimenti e le mie fragilità, probabilmente del tutto consone al periodo della vita che stavo vivendo. Certe cose per me nascono private e devono rimanere tali. Se ho voglia di condividerle le faccio con gli amici, eventualmente con mia madre, ma sicuramente non con uno sconosciuto che con un occhio le viviseziona mentre con l’altro controlla l’orologio e allo scadere del quarantacinquesimo minuto mi restituisce il fardello e mi dà appuntamento per la settimana successiva. Nella costante ricerca di un obiettivo finale non meglio identificato e pertanto mai raggiunto. Nella mia mente mi era assolutamente chiaro chi fossi e perché mi comportassi in un determinato modo. Non che fossi equilibrato. Ad esempio ero assolutamente conscio dei miei problemi con le ragazze ma, di fatto, il sapere che alla base vi fosse omosessualità latente o ansia di possesso non mi aiutava granché. Ero solo un ragazzo che pretendeva di vivere. Facendomi le domande opportune al momento giusto, in modo lineare e senza forzature. Anche Troy andava da un analista, e nel suo caso ogni seduta sembrava consolidare il suo distacco dalla realtà, andando a legittimare i tratti più schizoidi e maniacali della sua personalità. Talvolta creando in lui una tale immedesimazione nel ruolo dell’analista da portarlo ad essere terribilmente insopportabile nel tentativo di interpretare ogni mio comportamento secondo i suoi personalissimi parametri di valutazione. Passai intere notti a sentirlo pontificare sul fatto che Gerry non fosse più uno di noi, per il fatto che era omosessuale. Lunghi discorsi per dimostrare che la sua diversità era la base di un’incompatibilità incolmabile. Senza possibilità di appello perché, molto spesso, certe analisi nel loro relativizzare ogni cosa arrivano a fissare un assoluto più duro della pietra. Come ho già detto era tutto da dimostrare che Gerry fosse gay e ancora oggi non penso che fosse più diverso di noi, nella misura in cui l’identificazione non può che passare attraverso un percorso di indeterminazioni. Se Gerry era omosessuale, con tutta probabilità lo eravamo pure io e Troy, non fosse altro per quell’ansia di sperimentazione erotica che noi, come tutti, abbiamo vissuto.&lt;br /&gt;In ogni caso per ben quattro anni, ogni giovedì alle diciotto in punto mi attendeva la conversazione privata con me stesso. Ricordo i primi imbarazzi: gli analisti sono spesso congelati in un silenzio di attesa, rigidi in uno sguardo interrogativo in cui è difficile scorgere la domanda. Inizialmente le sedute scorrevano attraverso un vuoto che non osavo - o forse non volevo - assolutamente rompere. Dopo poche settimane cominciò a farsi strada qualche timido cenno di colloquio. Stravaganti monologhi in cui cercavo di accondiscendere le ansie del dottore nella speranza che prima o poi tutto giungesse a conclusione. E quindi cominciavo inventando problemi che non sapevo di avere, sogni che non sognavo e così via. Tentando di trovare sempre una chiave di lettura che mi portasse a una soluzione e a stupirmi di quanto fosse efficace la terapia. Un gioco estenuante per me che non avevo neppure quindici anni e mi trovavo a gestire la “settimana enigmistica del mio presunto inconscio”.&lt;br /&gt;Il teatrino era sempre popolato dalle stesse persone: io, spesso Troy, un po’ meno spesso mia madre (non mi andava proprio di giocherellare con quanto di più prezioso avevo), raramente Gerry.&lt;br /&gt;Ogni tanto avevo l’impressione che il mio dottore (lo chiamo così perché non sono mai riuscito, come si conviene, a identificare nel mio analista una sorta di alter ego) fingesse di ascoltarmi. In realtà probabilmente dietro quell’espressione così misuratamente attenta lui pensava alla lista della spesa, cercava di ricordare il testo di una canzone e, per farla breve, a tutte quelle cose che normalmente si usano per ammazzare il tempo e tener lontana la noia. Solo quando il discorso scivolava nel sesso il sopracciglio si alzava e lo sguardo si faceva attento e preoccupato. Gli analisti con sesso e sogni ci vanno a nozze. E quindi di li a poco il timido Finn sarebbe diventato un abile pornografo. Raccontavo di prodezze erotiche al limite del verosimile, talvolta prendendo spunto dalle riviste pornografiche di Troy laddove la mia fantasia in bianco e nero proprio non riusciva ad arrivare. Il mio confessore restava li, impassibile ma moderatamente avido di dettagli sempre più scabrosi a cui peraltro si guardava bene di fornire una qualsiasi spiegazione. Dovevo arrivarci da solo. In pratica la regola del gioco prevedeva che a ogni quesito io dovessi pure essere in grado di dare una risposta. Ed era paradossale che dovessi pagare per tutto ciò. Non solo denaro. Quella in fondo era una scelta di mia madre e, per quanto scellerata, la ritenevo un gesto di attenzione e di amore. Pagavo di mio. Se era estenuante la ricerca di nuovi dettagli da raccontare come la fiaba della buonanotte, era ancora più difficile, una volta che la porta dello studio si chiudeva dietro le mie spalle, fare piazza pulita di tutto e ritornare a essere me stesso. Talvolta nella mia mente si affacciava il dubbio che in realtà ciò che raccontavo fosse veramente una parte di me che affiorava dalle tenebre del mio inconscio. Ci voleva tempo per tornare alla consapevolezza della finzione. Per farlo avevo bisogno di sensazioni forti che mi costringessero ad atterrare nel mondo degli uomini. Sensazioni che, vivendo in un grande città, trovavo facilmente nella semplice osservazione della realtà. Talvolta si trattava di un bambino che chiedeva l’elemosina sul ciglio della strada a piedi nudi in pieno inverno, altre volte era una prostituta troppo giovane costretta ad essere l’agnello sacrificale di qualche signore perbene. Persone negate. Gente che non aveva scelto la propria vita e che probabilmente se mai avessero avuto un futuro sarebbe stata una strada senza uscita. Irrimediabilmente scoppiavo a piangere. Un pianto sommesso, come le lacrime di mia madre, disperato e, allo stesso tempo, catartico. Un ritorno alla mia natura emotiva. Un pieno contatto con la mia pietosa umanità. Il riconoscimento di un valore che nessuna terapia avrebbe mai potuto sradicare.&lt;br /&gt;Non fu così per Troy. L’analisi consolidava seduta dopo seduta il suo patetico senso di superiorità. Strutturava giorno dopo giorno quell’atteggiamento di messia del nulla che, successivamente, lo avrebbe condotto all’autodistruzione. Per lui ogni cosa aveva un senso più profondo ed esoterico. La droga, che per tutti noi era una semplice - seppur non troppo innocente - trasgressione, per lui diventava espansione di una coscienza che peraltro non possedeva. Mentre io mi aggrappavo ostinatamente alle disgrazie umane per rimanere me stesso, Troy diventava quell’odioso superuomo destinato ben presto ad essere sbalzato ai margini della realtà. Ampliando considerevolmente il diametro di quel buco nero che era la sua anima. La vita, nel frattempo, scivolava sotto le suole delle sua scarpe firmate.&lt;br /&gt;La sua analista era una donna. Lui la venerava come una dea. Forse perché, per la prima volta, aveva la sensazione che ci fosse qualcuno che realmente si occupasse di lui. Forse perché quella presenza femminile andava a colmare quel vuoto abissale di ragazzo abbandonato da quanto di più caro avesse: sua madre e sua sorella. Il mio vuoto, al contrario, era uno scrigno chiuso. Un rifugio prezioso per le mie emozioni che non necessitavano di alcuna interpretazione. La vita sognata, quella che si dipanava nelle stanze ovattate dell’analisi non era la mia. La vita io la osservavo per la strada, in tutta la sua dolente crudezza. Quella crudezza così lontana dall’onnipotenza borghese di cui la psicanalisi sembrava essere la più efficace rappresentazione.&lt;br /&gt;D’altra parte io portavo dentro le asperità di una terra che si nutre del sangue degli uomini e a cui gli uomini donano il sangue ballandoci sopra. Una terra popolata da uomini che non hanno tempo per le fascinazioni salottiere e quel poco tempo che hanno è scandito dal tintinnare dei boccali sciabordanti di birra nera e densa come il petrolio.&lt;br /&gt;All’inizio ho provato a spiegarlo al dottore. Ho provato anche a fargli capire che la mia vista in bianco e nero non era un trauma ma un dono di Dio, un sesto senso che mi permetteva di decifrare le infinite sfumature che ai più sfuggono. Un sesto senso che anche nel nero più nero mi costringeva a trovare la strada dell’intuizione. Niente. Se non c’era un sogno da raccontare o qualcosa di attinente al sesso non si andava avanti. Dopo quattro lunghi e faticosissimi anni tutto questo arrivò alla parola fine. Ufficialmente perché il percorso aveva raggiunto il suo (in)naturale compimento. In realtà perché quel percorso non portava da nessuna parte e probabilmente il dottore cominciava a sentirsi davvero troppo disonesto per continuare a farsi pagare un ascolto distratto di stupide storielle erotiche. Se ripenso a quel periodo un brivido gelido mi percorre la schiena ancora oggi. Mi chiedo infatti come abbia potuto sopravvivere a tutte le tempeste emotive a cui venivo sottoposto. E non essendo mai stato un eroe tendo a pensare che, in qualche modo, sia stata una fortuita casualità. Alle torture a cui il “dottore” mi sottoponeva a cadenza settimanale andavano infatti aggiunte tutte le cosiddette terapie alternative a cui, di botta o di rimbalzo, venivo esposto. D’altra parte mia madre non era immune dal fascino della cosiddetta “new age”. Non si rendeva conto che la sua ansia di preservarmi dai mali del mondo mi rendeva una sorta di cavia di laboratorio. Nella gran parte dei casi si trattava di cose del tutto innocue e inutili che passavano sotto il nome di fiori di Bach o massaggi di varia provenienza orientale. In altri momenti, seppur meno frequenti, la faccenda si faceva decisamente più pesante. Dalla meditazione trascendentale al rebirthing e, soprattutto, all’ipnosi regressiva. Premetto che, essendo già sufficientemente dura la vita attuale non mi sono mai curato più di tanto di quelle precedenti o future. Con questo non voglio ammetterne ne negarne l’esistenza. Da sempre credo che si debba vivere nel momento e per quello che si è. Se ci fosse dato di sapere cosa c’era prima o cosa ci sarà dopo dovrebbe essere una consapevolezza spontanea e naturale. Visto che non è così, non credo sia il caso di scomodare morti o stregoni per indagare qualcosa che in ogni caso non muoverebbe di un solo millimetro ciò che in realtà siamo.&lt;br /&gt;Comunque, fui sottoposto a ipnosi regressiva. Questa volta il dottore non si è limitato ad affondare le mani nel ventre della mia anima, è andato direttamente a frugare nel mio dna alla ricerca dei fossili del mio passato remoto.&lt;br /&gt;Normalmente queste indagini originano ipotesi decisamente suggestive: spesso si tratta di re o di cortigiane, cavalieri o artisti maledetti, raramente di gente comune. Nel mio caso l’ignoto superò ogni più rosea aspettativa. Prima di nascere, per il mondo degli uomini non esistevo. E fin qui si rasenta la banalità. Il fatto è che non esistevo come essere umano. Ero una creatura spirituale. Un angelo. Un ipotesi peraltro che trovava piena conferma negli angeli decadenti in bianco e nero celebrati da Wim Wenders nel suo cielo berlinese. Un’ipotesi sconcertante, disarmante nella sua improbabilità. Frutto di uno stravagante destino che da una parte costruiva – per poi distruggere - quel dio carnale e plastificato chiamato Troy, mentre dall’altra tentava di spogliare me della natura umana per trasformarmi in angelo caduto. Io non volevo essere un ex-angelo né mi faceva bene che qualcuno come mia madre mi ritenesse tale. Non volevo diventare un oggetto di culto o dotarmi di qualsiasi dono che mi allontanasse dalla natura a cui disperatamente cercavo di rimanere aggrappato. Gli oggetti di culto sono infatti venerati per ciò che rappresentano nel loro essere appartenenti a un piano superiore, nella loro distanza. Al contrario, io, avevo solo bisogno di essere amato. Perché io avevo solo bisogno di amare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-115153560271076242?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/115153560271076242/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=115153560271076242' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115153560271076242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115153560271076242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/06/le-scapole-alate-di-finn-capitolo-4.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 4'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-115005993875568716</id><published>2006-06-11T14:04:00.000-07:00</published><updated>2006-06-11T14:05:39.186-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 3</title><content type='html'>ACCESSO NEGATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al funerale di Troy, Gerry non è venuto. Anche Gerry, come Troy e, devo dire suo malgrado, è stato un protagonista della mia adolescenza. Allora Gerry portava costantemente un paio di occhiali spessi e azzurrati. Aveva una strana malattia, a causa della quale la sua vista era come il riflesso della realtà in uno specchio frantumato. Doveva girare la testa molto lentamente in quanto la sua iride non gli permetteva la normale fluidità del movimento oculare. Come una videocassetta usurata, la vista di Gerry era una rapida sequenza di fotogrammi. Tutto ciò faceva di lui un personaggio alquanto singolare. Misterioso nel suo muoversi lentamente, un passo dopo l’altro senza potersi permettere scossoni di alcun tipo. Quasi avesse paura di spostare l’aria. Leggermente femmineo nel suo dondolare, suo malgrado, in questa costrizione alla lentezza. Ma anche solenne e ieratico in questo incedere passo dopo passo e osservando con estrema attenzione ogni passo. Secondo il personalissimo giudizio di Troy, Gerry era una persona decisamente fragile. Non aveva alcuna importanza dal momento che per Troy tutto ciò che era al di fuori di sé era debole e instabile. D’altra parte erano davvero poche le cose degne di importanza che riguardavano il frivolo Troy. Io semplicemente trovavo la lentezza di Gerry perfettamente complementare alla mia pacata introversione. Io, però, non ero così inaccessibile. Gerry era un segreto. Nessuno sapeva nulla di lui né della sua famiglia. Nessuno sapeva dove vivesse, né lui ne parlava. Nelle fredde sere d’inverno lo si vedeva scomparire dinoccolato nella notte e ogni volta mi salutava come se fosse un addio. Misterioso ed enigmatico dietro quel suo sguardo fisso. Anche il suo modo di vestire era del tutto singolare. Quando si è adolescenti ci si dà un gran da fare per studiare ogni minimo dettaglio del proprio aspetto. Significa appartenere a un gruppo, identificarsi da una parte o dall’altra. Gerry era nel mezzo. Un funambolo barcollante sulla linea di confine tra la banalità e la stravaganza. Così come la sua vista, anche il suo aspetto era fatto di un agglomerato di dettagli fuori da ogni logica. O, molto più probabilmente, sfuggente alla logica comune. Per lui non esisteva inverno e estate. Si abbigliava come capitava, seguendo solo il suo istinto e superando ogni confine tra il buono e il cattivo gusto. Io provavo una certa tenerezza per questa sua diversità, forse perché in essa riconoscevo la mia. La differenza è che mentre io ero rigidamente trincerato dietro la coerenza della mia introversione, Gerry era in aperto conflitto con se stesso. Come se dovesse compensare nel comportamento la limitazione e la lentezza dei suoi movimenti. In pochi minuti passava da uno stato di calma pacata e quasi sonnolenta a momenti di aggressività incontrollabile. Perfino la voce passava da toni bassi e diaframmatici ad acuti che vibravano in testa come l’allarme di un auto impazzito in piena notte.&lt;br /&gt;Questa stravaganza di comportamento non permetteva a Gerry di avere una vita sociale, per così dire, equilibrata. Conosceva tutti e da tutti era conosciuto. Tuttavia non aveva persone che potesse, a parte me e Troy, considerare amici. Questa sua peculiarità di comportamento faceva di Gerry un soggetto estremamente individualista. E pertanto solo. Era semplicemente rispettato, talvolta tollerato: niente di più. Non era infatti semplice sottostare alle sue intemperanze. Gli adolescenti spesso hanno bisogno di confrontarsi con persone che, in qualche modo, tengano sotto controllo un certo grado di instabilità fisiologico per la loro età. Gerry che di queste instabilità ne era amplificatore veniva tenuto a debita distanza. Io non ho mai capito se questa condizione in qualche modo lo frustrasse, o se, al contrario, lo confermasse – seppur in misura decisamente meno paranoica rispetto a Troy - nella sua identità e fierezza di essere differente. In ogni caso c’era un mondo segreto, quello in cui spariva ogni sera, che interrompeva ad un certo punto l’accesso alla sua personalità.&lt;br /&gt;D’altra parte, alcuni tratti del suo carattere erano davvero insopportabili. D’altra parte il livello di sopportazione e di comprensione degli adolescenti giunge al limite ultimo molto velocemente. Anche i rapporti con le ragazze seguivano una logica del tutto singolare. Gerry in fondo amava solo l’idea di avere qualcuno accanto a se. Chiunque fosse. Per cui capitava che, molto democraticamente, si avvicinasse con il cuore invasato di sentimento e desiderio a moltissime ragazze. Non necessariamente belle, non necessariamente intelligenti. Collezionava molti rifiuti ma alla fine trovava qualcuna che corrispondesse la sua incontenibile necessità di essere amato. Da quel momento il tutto sprofondava in un buco nero, in quell’enorme mistero che era la vita privata di Gerry. Naturalmente, come per tutti noi, anche per lui gli amori erano rapidi, ma nessun dettaglio, nessun resoconto veniva condiviso. Né da parte sua, né da parte delle sue partner.&lt;br /&gt;La dimensione privata prendeva il sopravvento su tutto.&lt;br /&gt;Naturalmente anche questo veniva colto da Troy in modo del tutto superficiale. Gerry, come me, era un fallito e basta. Un perdente a tutto tondo.&lt;br /&gt;D’altra parte per Troy, che aveva fatto della sua vita un’immagine pubblica proiettata all’estremo, non era possibile comprendere l’esistenza e l’esigenza di una vita segreta, tutta dipanata all’interno del proprio io. Talvolta spesso mi chiedo come Troy abbia potuto restare in qualche modo legato a me. Forse il senso del nostro rapporto era semplicemente legato alla casualità della relazione che, per un breve tempo, aveva dolorosamente legato i nostri rispettivi genitori.&lt;br /&gt;A un certo punto il mio percorso cambiò orizzonte rispetto a Gerry. non saprei dire per quale motivo. Forse perché gli assoluti di cui si nutre l’adolescenza sono drammaticamente fragili. Si dice che Gerry fosse gay, ma in quel momento non poteva certo essere l’omosessualità presunta a separarci: la nostra diversità oltrepassava abbondantemente la banalità dell’orientamento sessuale. Nonostante il mio analista (anch’io, come Troy non fui immune da questi strani personaggi chiamati a rovistare nel profondo) non vedesse l’ore di scovare tratti di omosessualità latente, non credo che il mio distacco da Gerry fosse una questione di conferma d’identità. Probabilmente non riuscivo a reggere il peso della sua vita così inusuale e segreta. Già c’era Troy che assorbiva fin troppa energia. Poi c’erano gli occhi di mia madre e nel frattempo io, che brancolavo per sopravvivere e trovare un barlume di stabilità in un mondo che sembrava facesse di tutto per proiettarmi alla deriva. Si dice che Gerry si fosse avviato a una carriera artistica. Il teatro. Si dice che, per pagarsi i costosissimi corsi di recitazione, lavorasse in un locale di periferia facendo l’imitazione di Patty Pravo. Anche questa era un’altra contraddizione inspiegabile. Come poteva infatti una persona che aveva scelto una vita segreta e così inaccessibile mettersi in pasto a una platea di arrapati signori anziani in un night di quart’ordine.&lt;br /&gt;Fortunatamente, il grosso vantaggio dell’essere giovani è che non c’è il minimo bisogno di coerenza: viviamo per quello che siamo e accettiamo ogni trasformazione senza grandi traumi. E non è detto che quella grande, pubblica bugia di Gerry non fosse, più o meno consapevolmente, funzionale a preservare il segreto che stava dietro ai suoi occhi di specchio frantumato. Mostrando pertanto un coraggio e una voglia di restare se stessi che sia a me che a Troy, in fondo sono sempre mancati.&lt;br /&gt;In ogni caso Gerry, io, l’ho amato. L’ho amato per l’ostinazione a rimanere così vero e nascosto laddove tutto il mondo che mi circondava era una noiosa replica di se stesso. L’ho amato perché ho cercato, nel corso degli anni, di carpire in lui il segreto che sembrava renderlo invulnerabile a quei virulenti paradigmi che ci volevano tutti cloni di qualcosa al di fuori di noi. Lui così forte nella sua apparente fragilità, io così fragile nella mia solidità ancorata agli occhi di mia madre.&lt;br /&gt;Il segreto di Gerry, lo ripeto, era proprio nei suoi occhi di specchio a pezzi. Lo avevano costretto, nel corso degli anni, a misurare ogni centimetro della realtà. Con la massima concentrazione su quei dettagli che, probabilmente ai più, passano inosservati. Di lui non ho conservato praticamente nulla. Né una cartolina, né una foto. Al tempo della separazione ero infatti troppo giovane per potermi abbandonare alla seduzione della memoria. E in ogni caso non è del mio carattere custodire reliquie del mio passato. Tutto ciò che è da salvare è riposto con cura dentro di me. Intatto fino al giorno della mia morte. Spogliato da quegli effetti del tempo che ingialliscono fotografie e logorano affetti. In me tutto sopravvive, nitido e chiaro come nell’esatto momento in cui accaduto. Mi ci abbandono quando la sera, nella solitudine della mia casa, chiudo gli occhi. Lascio che i ricordi riaffiorino spontaneamente, mi travolgano nell’assurda vertigine di emozioni per poi ritornare al loro posto. E’ come stare davanti a uno schermo bianco. Piano piano riaffiorano le immagini. Piano piano le immagini si fanno realtà, escono dallo schermo e si avvicinano a me. Mi fanno compagnia. Poi, lentamente, ritornano sullo schermo. Io le saluto, le lascio andare ed esse si dissolvono nel biancore originario. Io rimango ancora qualche istante abbandonato e stupito in una sorta di estasi che è la vita, la mia vita. E la ritrovo ogni volta più piena, carica di quella energia che mi permette di riaprire gli occhi e guardare il domani più o meno serenamente. Forse è per questo che non sogno mai. Forse è per questo che non ho mai avuto alcun bisogno di sognare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-115005993875568716?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/115005993875568716/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=115005993875568716' title='5 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115005993875568716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/115005993875568716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/06/le-scapole-alate-di-finn-capitolo-3.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 3'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114850968826057150</id><published>2006-05-24T15:15:00.000-07:00</published><updated>2006-05-24T15:28:08.736-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 2</title><content type='html'>GLI OCCHI DI MIA MADRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio sodalizio con  Troy è, in pratica,  terminato al compimento del mio diciottesimo compleanno. Una data che ha tracciato una vera e propria linea di confine. Mi piacerebbe poter dire che sono andato via di casa se ci fosse un luogo fisico che io avessi mai riconosciuto come casa mia. Spesso non è stato così. Con mia madre abitavo  le stravaganti dimore dei suoi compagni in un va e vieni di uomini che duravano il tempo che duravano. Forse il periodo a casa di Troy è stato il più complicato. Non ho mai capito come mia madre potesse provare un sentimento di qualsiasi genere per un uomo che viveva narcotizzato da un amore interrotto. Annullato nell’abbandono della moglie che era andata via. Lontano e per non tornare più. Un uomo che aveva lasciato a mia madre la facoltà di rivoltargli la casa per farne, definitivamente, il luogo della solitudine. Il luogo dell’assenza. Forse per questo, nonostante la mia tenera età, ho sempre faticato a riconoscere l’ombra di una figura paterna nel padre di Troy. Forse per questo mia madre non ha mai trovato la benché minima corrispondenza affettiva né in Troy, né in suo padre. Ricordo i silenzi. Il rito serale di una cena con i suoi occhi bassi sul piatto. Ricordo la sua insofferenza al fardello delle convenzioni sociali borghesi. Ricordo qualche raro sguardo implorante dritto agli occhi dell’avvocato che inevitabilmente si schiantava contro il muro dell’indifferenza. Ricordo il suo pianto silenzioso e dimesso. Fonte di enorme sconcerto per un bambino così poco abituato alle perversioni dell’amore inventato.&lt;br /&gt;Mia madre non è mai stata una donna debole. Altrimenti non avrebbe mai potuto sopravvivere alla sequela infinita di sconfitte che hanno segnato la sua vita intera. Come me ha l’orgoglio inossidabile della sua terra. Per questo, l’assenza di un luogo fisico che potessimo riconoscere come casa nostra non era che un fatto marginale. Il nostro rifugio erano i nostri occhi. I suoi erano verdi, ma per me erano soltanto due piccoli laghi neri, per via del daltonismo. Mi piaceva però, mentre prendevo sonno, immaginarli di colori diversi, come se accogliessero le mie emozioni mediandole con i suoi stati d’animo. Ecco quindi che diventavano celesti e glaciali, quando mi sforzavo di capire senza riuscirci. Prendevano il colore della terra quando sentivo che la terra mi mancava sotto i piedi, diventavano piccoli e raggianti quando stava semplicemente ad osservarmi e io fingevo di giocare con lei per sentirla più mia. Erano laghi neri quando si nascondevano dietro la porta del bagno per nascondere le stanchezze della vita.&lt;br /&gt;Mia madre, come me, era di poche parole perché in un suo sguardo c’era tutto ciò che era dato sapere. E se c’era qualcosa che doveva restare nascosto bastava che lei abbassasse gli occhi e io capivo.  Io ero nato in una comune del Sussex  e anche se a nove anni ero precipitato in quella grossa menzogna milanese quale era la casa di Troy, della mia infanzia avevo conservato il festoso e anarchico entusiasmo di chi sognava di cambiare il mondo con il potere della fantasia, della cultura e delle idee. Stavo male quindi nel vedere quel mondo che, negli occhi di mia madre, andava svanendo giorno dopo giorno. Cazzo, ero davvero troppo giovane per le disillusioni. Non riuscivo ad accettare la dimessa staticità dell’esile corpo di mia madre che fino a poco tempo prima faceva vibrare l’aria ballando fino a tarda notte sotto la pioggia del Sussex.&lt;br /&gt;Non l’ho più vista ballare. Non l’ho più vista ridere a squarciagola, talvolta ubriaca nelle sere d’estate. Di lei mi erano rimasti gli occhi, solo quelli non erano cambiato, solo quelli anche dopo la fuoriuscita dalla casa di Troy erano rimasti immutati. Solo quelli anche nei periodi successivi, sempre più brevi, in cui mia madre aveva un compagno e in quelli, sempre più lunghi in cui rimaneva da sola, erano casa mia.&lt;br /&gt;In caso contrario non so proprio come avrei potuto salvarmi dalla chiassosa spirale egocentrica di Troy. Avevamo più o meno la stessa età, ma mentre io cercavo di crescere lui era come quei serpenti in cui si faticherebbe a riconoscere un cucciolo. Nato solo e per essere solo. Mutevole nella sua tracotante arroganza di bambino disturbato. Non sopportava mia madre (ma in realtà non sopportava nessuna donna che non fosse sua madre o quella sua sorellina che venerava come una madonna). Non mancava di dare segni di evidente fastidio ogni qualvolta sul suo percorso incontrava qualcosa che a lui mancava. Come l’affetto. E allora vi si accaniva contro, tentava di avvelenare ogni sentimento.  Tuttavia  ogni volta che si uccide qualcuno, a una prima fugace euforia, subentra la desolazione di non avere qualcuno contro cui combattere.&lt;br /&gt;Troy giocava sporco. Tentava di contaminare in ogni modo la mia innocenza. Non voleva amarmi: gli interessava unicamente essere amato da me, scippandomi un sentimento nel quale alla fine restava lui steso invischiato senza via d’uscita. Perché io, solo apparentemente ero fragile e corruttibile. Perché io, avevo mia madre.&lt;br /&gt;Ricordo il giorno, in piena adolescenza in cui lui mi mostrò una rivista pornografica. Io mi eccitai, come era normale che fosse. Non era certo la prima volta che accadeva. Presto cominciammo a toccarci. Prima lentamente poi accelerando fino a sentire l’orgasmo che esplode in gola e venire. Io non ci trovavo niente di speciale: stavo semplicemente scoprendo i meccanismi del mio corpo. Rimasi quindi stupito quando negli occhi di Troy avvertii un’odiosa espressione trionfante. Probabilmente pensava di avermi sottratto l’anima. Dio mio, era solo una sega! Ritrovai puntualmente quella stessa espressione ogni volta che i miei rapporti con le ragazze finivano. A quell’età era normale. Era tutta una sperimentazione. Ogni parvenza d’amore era drammaticamente totalizzante, e poi, ci si svegliava una mattina e non restava niente. Per Troy ogni titolo di coda dei miei rapporti sentimentali preludeva al suo personalissimo sequel. Dio, quanto era assurda questa competizione. E quanto doveva essere faticoso per lui questo gran darsi da fare per rincorrere i miei amori adolescenziali. Per ritrovarsi, come me più solo che mai. Credo che sia una prerogativa degli adolescenti il sentirsi soli. Noi certamente non sfuggivamo a questa regola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi anni più tardi partimmo insieme per una vacanza a Londra, da mia  zia. Insieme a noi c’era Roberta, la cugina. Una ragazza triste: portava anche lei il segno maledetto della famiglia di Troy. Avevamo l’eccitazione della prima volta. La prima volta da soli, senza alcun tipo di controllo. Devo ammettere che nella vita di tutti giorni non è che avessimo grandi vincoli. Ma trovarsi in un Paese nuovo, padroni della nostra vita era sicuramente un’esperienza eccitante. Londra poi negli anni ottanta era un vero crogiolo di vitalità. Notti forsennate, stravaganze di ogni genere, i primi contatti con la droga. Roberta era così distante e fredda. Era tuttavia così drammaticamente sola e le solitudini trovano molto facilmente un punto d’incontro. Giorno dopo giorno le distanze si accorciavano. Prima un timido sguardo, poi qualche bacio in un crescendo di emozioni e ben presto, senza neppure che ce ne rendessimo conto, eravamo pronti a scambiarci la pelle. D’altronde fra adolescenti l’amore è sempre così facile e naturale. Non segue strategie, non risponde a nessuna regola. E proprio perché indifferente alle regole l’amore dei ragazzi è quanto di più fragile e delicato ci possa essere. La mia unione con Roberta inevitabilmente proiettava Troy in uno spazio oscuro e disperato. Lui, che le strategie sapeva già usarle, approfittò di una notte allucinata per appropriarsi di ciò che era mio. Si infilò nel mio, o meglio nel nostro letto, per dare inizio a una maratona sessuale a tre. Una corsa nel buio per schiantarci tutti insieme contro quel  muro di assurdità che, nell’oscurità, nessuno di noi era in grado di valutare. Per la prima volta negli occhi di Troy non avvertii lo stupido orgoglio del vincitore. Tutti e tre portavamo il segno della sconfitta  vigliacca. Ma nello sguardo di Troy c’era qualcosa in più. C’era il primo segno di una lenta decadenza che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Mi sono sempre chiesto, anche se non ho mai avuto il coraggio ci domandarlo direttamente, se lui davvero fosse così incosciente.&lt;br /&gt;Roberta scomparve dalla mia vita così come da quella di Troy, se non fosse per una piccola serie di ripicche gratuite previste dal protocollo della borghesia. Loro sempre più isolati, io sempre più introspettivo e confortato dagli occhi di mia madre. Occhi di cui ricordo le lacrime, sempre più frequenti e disperate. Un pianto soffocato tra impercettibili sussulti della gola e nascosto dietro una porta. Un’immagine, la sola, che mi accompagna da tutta una vita.&lt;br /&gt;Non riuscirò mai a dimenticare la sua figura statica e pietrificata mentre, a diciotto anni preparavo la valigia per andarmene da casa.  Assestai le mie cose con calma. Era un momento importante, di grande euforia per me che finalmente conquistavo il mio status di uomo. Le diedi un bacio fugace per non protrarre oltre l’accettabile l’agonia della separazione e chiusi la porta dietro le mie spalle. Lasciandola li, mia madre, nel suo pianto sommesso. Un pianto lento e infinito, che nonostante si facesse più lontano, ad ogni mio passo sembrava volermi rincorrere. Faceva vibrare l’aria e mi stordiva. E’ strano scoprire che i momenti più naturali della vita sono quelli che provocano più dolore. E’ crudele scoprire che i momenti più naturali della vita sono proprio le assenze. Così ineluttabili e definitive. Sono passati diciassette anni. I primi anni della mia vita da single frequentavo mia madre abbastanza spesso. D’altra parte vivevamo nella stessa città ed era quindi più che normale che almeno parte del fine settimana lo passassi con lei. Talvolta mi accompagnava a comprare i vestiti che io, se non altro per il mio daltonismo, non ero assolutamente in grado di scegliere. Altre volte mi aiutava a scegliere le cose per la casa, le risposte a bisogni che io ignoravo totalmente. Risposte che puntualmente restavano inscatolate e accatastate qua e là nel mio modesto appartamento. Spesso, più semplicemente, lasciavamo scorrere il tempo in lunghe passeggiate. Lente, leggere e senza pensieri. Camminate che si concludevano sempre sotto il portone di casa mia. Quella casa, la stessa in cui vivo ora, in cui mia madre non ha mai voluto entrare. Quella casa in cui, forse, io non l’ho mai fatta entrare per la paura che avvertisse la puzza della mia solitudine. Anche in quelle occasioni c’era un portone che si chiudeva e qualcuno che rimaneva fuori con gli occhi pieni di lacrime.&lt;br /&gt;Successivamente i nostri incontri si fecero sempre più rari. Talvolta perché la mia casa e la mia vita erano occupate da una donna. Una donna che sceglieva i miei vestiti e che mi accudiva. Una donna che riempiva il mio letto e che mi stava di fronte seduta al  tavolo per la cena. Una donna che condivideva con me ogni istante del mio tempo.  Una donna che se ne andava. Allora ero io a versare lacrime dietro una porta che si chiudeva. Allora ero io a riprendere contatto con mia madre. E’ incredibile quanto possa essere opportunistico il rapporto tra madre e figlio. E’ incredibile come solo il vuoto ci porti la consapevolezza delle persone che amiamo.&lt;br /&gt;Tuttavia in questo continuo separarsi e ritrovarsi qualcosa finiva perduto. Gli incontri divenivano sempre più brevi e convenzionali. Non parlavamo quasi più. Non uscivamo più. Restava un dialogo fatto di sguardi. Qualche domanda sullo stato di salute e in pochi minuti lasciavo quella che una volta era stata casa mia. La porta ancora una volta si richiudeva dietro le mie spalle. I miei passi lungo le scale ancora una volta venivano rincorsi dal pianto di mia madre.&lt;br /&gt;Oggi gli incontri sono più che mai rarefatti. Anche se non c’è nessuno che condivida la mia vita. Anche se sono solo. Ci vediamo più o meno una volta al mese. Lo stretto necessario per mantenere vivo un legame che sempre più, si nutre di assenze. Forse nell’angolo più remoto della nostra anima siamo riluttanti ad accettare i segni del tempo e i cambiamenti che comporta. Se prima ero io ad avere bisogno di mia madre, a cercare in lei le risposte alle mie insicurezze e il nutrimento della mia voglia di crescere, ora, che sono un uomo, è lei che ha bisogno del mio sostegno per abbandonarsi al tempo che passa. E questo, per due persone come noi è davvero difficile da accettare.&lt;br /&gt;E’ preferibile continuare a portare dentro di se ciò che è stato, pensare che non è mai cambiato e che forse non cambierà mai. Faccio fatica a smettere di essere figlio. Allo stesso modo non ho alcun diritto di costringere mia madre ad entrare in uno spazio interiore, il mio, in cui si perderebbe per il semplice fatto che non le appartiene più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O forse, nell’avanzare della mia vita, mi è difficile sopportare la violenza di quelle lacrime silenziose dietro una porta che si chiude.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114850968826057150?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114850968826057150/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114850968826057150' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114850968826057150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114850968826057150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/05/le-scapole-alate-di-finn-capitolo-2.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 2'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114781594074550937</id><published>2006-05-16T14:33:00.000-07:00</published><updated>2006-05-16T14:45:41.406-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 1</title><content type='html'>IO SONO FINN&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho 34 anni. Questo l’ho già detto, ma la confusione di questa giornata dell’indipendenza mi chiede di centrarmi su me stesso e sulla mia identità.  Io sono uno qualunque. Faccio l’impiegato e vivo in un modesto appartamento ai margini del centro città. Sono single, una condizione che vivo con sofferenza. D’altra parte la solitudine è spesso è l’unica strada per rimanere se stessi e non sbarellare. Non voglio finire come Troy e affogare in un delirio televisivo. Il mio cuore è una stanza in cui cerco da tempo di fare un po’ d’ordine: quando sarà pulita aprirò la porta.  C’è così tanto spazio. Ci vorrà tempo. D’altra parte, mentre Troy nel suo delirio apocalittico si era completamente staccato dal mondo degli uomini, io nel mondo degli uomini vivevo la mia straordinaria quotidianità. Vivevo la semplicità delle mie radici. Vivevo il  mio mondo in bianco e nero, a causa di un feroce daltonismo, ma dei colori avvertivo le vibrazioni. Vivevo di sensazioni. Così profonde e potenti da farmi girare la testa fino a perdere i sensi.  Non ho mai compreso la frivolezza  malata di Troy, questo suo prostituirsi  a se stesso. Ora che Troy mi ha liberato dalla sua ottusa presenza l’ho capito. Troy oltre la sua ostentazione dell’assoluto non era niente. Per questo non ne avverto la mancanza. Per certi versi gli sono grato. La mia crescita la devo alla distanza che ho saputo creare, giorno dopo giorno, anno dopo anno, fra me e lui. Non riesco e non voglio demonizzarlo. Sapevo fin dall’inizio che quel gioco perverso di cui, secondo lui, io ero vittima prevedeva in realtà un solo giocatore. Troy. E per chi gioca con se stesso vittoria o sconfitta non sono che due enormi bugie. Lui così incapace di fare ogni scelta. Io che nella mia fragilità, sceglievo ogni minuto della mia vita. In silenzio, senza ostentazioni. E quelle rare volte che perdevo il rispetto di me stesso e mi allontanavo dal mio baricentro era solo per metterlo meglio a fuoco. Per questo da tempo ero ormai lontano dai trambusti psichedelici delle notti all’impazzata. Per questo ero e sono così solo. Solo e distante. Solo e silenzioso. Vivo in assenza di Troy, il mio ingombrante fratello opposto. Sarei riuscito anche a volergli bene se lui me l’avesse permesso. Ma in lui c’era così poco di umano. Non si può amare veramente chi non possiede la più pallida traccia di sentimento. Provavo una gran pena nel vederlo consumarsi giorno dopo giorno come una belva che, non avendo più la possibilità di trovare prede da mangiare, finisce con mangiare il suo stesso corpo.&lt;br /&gt;Lui affogava nel tempo mentre a me, ancora adesso, il tempo non basta mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono isolato. Lo sono da qualche anno. Da quando ho scoperto che, per stare bene, ho bisogno di silenzio. Nel silenzio emerge il mio presente, il mio passato e riesco a mettere un po’ d’ordine tra i mille pensieri che affollano la mia mente. Ciò naturalmente non significa che ho rinunciato alla vita. Lo ribadisco: non sono Troy. E’ che questo mio vivere di emozioni che si accavallano come le onde  marine talvolta mi costringe a prendere un respiro di sollievo. Rischio di perdermi. E poi c’è un’ossessione. Affascinante e malinconica. Quella dell’incompiuto. Per tutta la vita ho avuto la sensazione di percorrere strade che, a un certo punto si interrompevano. Il fatto è che io non me ne accorgevo e proseguivo comunque. Io credo di essere nato, pur nel limite della mia vista in bianco e nero, per guardare oltre. Troppo. All’inizio, quando ero un ragazzino, mi sembrava normale. Gli adolescenti, spesso, vivono una vita inventata. Poi, crescendo si prende coscienza della realtà e questa condizione mette la parola fine ad ogni stadio e apre il successivo. Ma per chi come me possiede una vita interiore così potente fermarsi è praticamente impossibile. Tutto si svolge all’interno dell’anima e ha fine solo quando è l’anima stessa a mettere la parola fine. L’anno scorso ho amato una donna. Una storia di una notte come tante. Una storia di una notte così intensa. Ho trascorso mesi a coltivare la mia attrazione per quella donna. Andavo in palestra ogni giorno e poi ogni sera cercavo di capitare, per caso, in tutti i posti che lei frequentava. La salutavo discretamente e poi me ne stavo in silenzio. Osservandola quando ero certo che lei non mi guardava.  Mi agevolava il fatto che frequentavamo praticamente le stesse persone e che, pertanto, riuscivo a fare in modo che la mia privata ossessione non diventasse una persecuzione per lei. E’ stato necessario quasi un anno perché maturassi la consapevolezza dell’inconsistenza della mia attrazione. Molti, Troy compreso, hanno sempre visto questo mio lato della personalità con immensa pena. Io no. Sono sempre stato molto orgoglioso del miei sentimenti. Anche quando erano rivolti verso il buio. Anzi era proprio in quel buio così silenzioso il mio rifugio in cui ascoltavo il flusso del sangue nelle vene. D’altra parte l’incompiutezza mi dava spesso il senso dell’orizzonte: era ed è una porta sempre aperta. Per questo la mia vita è sempre piena di nuovi progetti. L’unico vero problema è che a nessuno di questi progetti riesco e mettere una data e un luogo. E’ un pericolo. Si rischia di impazzire. Non sarà così per me. Non sono Troy. Guardare dentro me stesso non è come gettarsi in buco nero. Amare qualcuno, anche se è un fatto del tutto personale e privato è ben diverso dal votarsi a un’icona televisiva. Scegliere di essere ordinari è ben diverso che costruire nel deserto il tempio della propria apoteosi e farselo crollare addosso.&lt;br /&gt;Io, anche nel mio isolamento, cerco di non perdere mai il contatto con la realtà. Io con la mia vista in bianco e nero, sono attento ad ogni minima sfumatura. Sono così diverso dalla borghesia bardata a lutto che oggi affollava i funerali di Troy. Tutti li a recitare il proprio il dolore per una persona che era già morta da tempo e di cui, da tempo, tutti avevano perso il senso della presenza. Non sono e non voglio essere cinico. Troy era impossibile da amare. Io ci ho provato e ho messo a rischio molto di me. Anche nei giorni che hanno preceduto la sua dipartita, quelle rare volte che mi capitava di incontrarlo provavo una sorta di fastidio fisico nel contatto, nonostante abbia passato gran parte della mia vita con lui. Nonostante il suo aspetto stralunato e debilitato lo rendesse la persona apparentemente più fragile e vulnerabile della terra. Non voglio dire che lo odiassi. Allo stesso modo era impossibile odiare Troy.  L’unica stretta al cuore dietro la sua bara l’ho avuta proprio nell’istante in cui mi sono interrogato su cosa provassi per lui. Niente.            &lt;br /&gt;Probabilmente neanche di me rimarrà qualcosa quando me ne andrò. Neppure mi interessa. Io vivo per me, non ad uso e consumo di altri. Io, nella mia vita, sono stato amato. Anche quando sono stato catapultato in quel crogiolo di ipocrisie della famiglia di Troy mia madre mi ha sempre e comunque protetto. Non sono mai riuscito a provare rancore per lei, neppure per le sue scelte talvolta sciagurate. Sono infatti certo che, poco o tanto, ha fatto tutto ciò che poteva per me e di questo, ancora oggi, non posso che esserle grato. Ogni tanto se guardo indietro nel mio passato provo un po’ di spavento. Troppe volte non sono stato particolarmente fiero di me. In una notte come questa vorrei che il passato fosse seppellito insieme a Troy, ma so che non sarà così. Il tuo peggiore passato ti sorprende quando meno te lo aspetti. Ti aggredisce quando sei più fragile e vulnerabile e ti toglie il respiro. Ormai, anche a questo sono dolorosamente abituato, e forse il fatto di riuscire per la prima volta a metterlo a chiare lettere nero su bianco mi aiuterà a conviverci meglio. Io non sono così abituato alla vita. Una volta mia madre mi ha portato da uno di quegli strani personaggi che utilizzano l’ipnosi per andare a sondare le esistenze precedenti. E’ stata un’esperienza traumatica. Sembra che io sia alla mia prima incarnazione. Precedentemente ero una creatura spirituale. Una sorta di angelo. Io francamente a queste cose non credo. Però la mia personalità così introspettiva e, talvolta, irrazionale in qualche maniera rende giustizia a quella profezia al contrario.  Sono impenetrabile nei miei silenzi, ma forse perché ormai la superficialità della gente non permette più di oltrepassare il limitato codice della parola. Non coglie più l’universo che sprigiona da uno sguardo. Tutto ciò mi rende difficile una vita sociale “normale”. Anche Troy si arrabbiava molto quando, di fronte alle sue anfetaminiche rappresentazioni io rimanevo in piedi, in silenzio. Così come le mie occasionali compagne non riuscivano a mettersi in comunicazione con i miei silenzi e, da quel vuoto per me così rassicurante prendevano rapidamente le distanze. Comunque non sono un angelo. Sono un uomo. Gli angeli sono parte di un sogno, io non sogno quasi mai.  Sono consapevole di ogni singola cellula del mio corpo, di ogni singolo respiro e di ogni singolo passo. L’eventualità di avere un passato limitato alla vita che sto vivendo non mi disturba. Né mi chiedo se avrò un’altra vita. Mi basta quella che ho perché credo che sia proprio la sete di eternità ad uccidere gli uomini. Uomini che ormai non sanno più accettare di essere semplicemente tali.&lt;br /&gt;Troy, in questo senso, con la sua folle corsa nell’assurdo ne è l’esempio più concreto. E’ morto nel suo folle tentativo di essere immortale. Ha passato gli ultimi tempi a riempirsi la testa di cocaina come se quello fosse il suo stargate per il paradiso televisivo di coma-girl. Pensava che il mondo avrebbe fatto di lui un eroe decadente.  Il mondo l’ha dimenticato ancora prima di accorgersi della sua esistenza, perché questa è la regola. Chi non vuole essere di questo mondo in questo mondo non ha spazio. E non ha più tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114781594074550937?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114781594074550937/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114781594074550937' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114781594074550937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114781594074550937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/05/le-scapole-alate-di-finn-capitolo-1.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - capitolo 1'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114703301283060139</id><published>2006-05-07T13:16:00.000-07:00</published><updated>2006-05-07T13:22:39.370-07:00</updated><title type='text'>LE SCAPOLE ALATE DI FINN - prologo</title><content type='html'>TROIA E' IN FIAMME&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una notte d’estate troppo calda, densa d’umidità e di stelle. La tangenziale est è vuota e il pensiero vaga sulla morte di Troy. Troy è morto oggi, nessuno sa come, nella misura in cui nessuno riesce a non essere ipocrita per dare un nome alla morte di Troy. Overdose di cocaina forse, ma sarebbe meglio dire overdose di se stesso. D’altra parte si sapeva che sarebbe finita così: l’unica cosa che davvero mi fa male è che la dipartita di Troy è stata davvero diversa da come lui se l’era immaginata. “Troy è morto” e basta. In quelle poche sillabe scandite al telefono dal padre in un attimo di gelida commozione erano un fatto, uno dei tanti. Ben lontano dalla faraonica rappresentazione della vita di Troy. Un attimo di cruda realtà con l’imbarazzo di dover affrontare i due giorni di canonizzazione che normalmente precedono l’inumazione del cadavere. Imbarazzo plausibile d’altronde per il fatto che di Troy non c’era davvero niente da poter dire. Io sto soffrendo perchè non soffro. Io, che davvero ho tentato e ritentato di amare Troy. Contro tutto e tutti con l’ostinazione di scavare all’interno dell’iceberg alla ricerca di un diamante. Io che, in fondo non ci sono mai riuscito perchè, sotto l'iceberg, del diamante non vi era che un pallido riflesso. Cercare di conoscere Troy era più difficile del trovare l'ubicazione del Santo Graal. Ora, che è morto, mi rendo conto che sono finalmente libero da quella tirannica sudditanza a cui sono stato quotidianamente sottoposto per tuttti gli anni della mia adolescenza. E' come liberarmi di un dio in cui non ho mai creduto e, pertanto, assolutamente privo di ogni consistenza.&lt;br /&gt;Mi chiamo Finn, Finn O’Brien. Un nome che è un tributo all’Irlanda, la terra da cui vengo. Un nome che è un cognome, quello dei Finnegan celebrati da James Joyce. Della mia patria ho tutto. Ho un cuore di terra e di pioggia, ho un cuore di pioggia di sangue, ho un cuore di vento salmastro. Quel vento che tra i miei conterranei scava rughe in fronte tanto profonde che ci puoi leggere l’intera storia del mondo. Della mia terra ho la rassegnazione di chi sa di dover combattere per tutta la vita contro forze divine che ti tagliano le gambe e, subito, te ne danno di più forti per battaglie ancora più dure. A me la resa non sarà mai concessa, uomo nel vento, esploro le nebbiose oscurità del mio io, scendo nel mio inferno privato per risalirne più uomo. Della mia terra non ho molti ricordi, me ne sono andato quando ancora ero molto piccolo. Tuttavia i ricordi che scorrono vivi nel mio sangue sono quelli di tutto un popolo nato sotto il segno di Caino, orgoglioso della propria vita disperata e saldo nella propria determinazione senza causa.&lt;br /&gt;Ora ho 34 anni. Ora ho deciso di scrivere la storia della mia vita, o piuttosto una parte di essa, quella che posso raccontare senza togliermi il tempo di viverne altrettanta, fino al momento in cui anch’io potrò, orgoglioso, mostrare al mondo intero rughe così profonde da nascondere l’intera storia dell’universo.&lt;br /&gt;Dedico tutto ciò a me stesso, a mia madre e a tutti coloro che il mio cuore può contenere. Vorrei dedicare tutto ciò anche a Troy, involontario ispiratore di quanto mia accingo a raccontare. In realtà ciò che mi accingo a raccontare deriva dalla necessità di liberamene una volta per tutte. Addio Troy.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114703301283060139?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114703301283060139/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114703301283060139' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114703301283060139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114703301283060139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/05/le-scapole-alate-di-finn-prologo.html' title='LE SCAPOLE ALATE DI FINN - prologo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114530657938791578</id><published>2006-04-17T13:41:00.000-07:00</published><updated>2006-04-17T13:43:02.203-07:00</updated><title type='text'>TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - epilogo</title><content type='html'>&lt;p&gt;MIA SOLA AMICA, LA FINE. (Jim Morrison)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quel cazzo di rivolo carminio sulla camicia di shantung è stato il saluto tributato da Troy al mondo. Vivo e fertile come la sua vita che, per come la intendete voi se ne era andata e per sempre. Troy, per sempre si era tolto finalmente tolto dai coglioni e di questo l’intero universo non poteva che essergli grato. Nessuno si è ricordato di lui perché mai era stato qualcuno.&lt;br /&gt;La promessa l’aveva però mantenuta: a parte il rivolo di sangue il cadavere era perfetto e bello come mai era stato in vita. Non è morto con la gloria, del tutto privata e cosciente, di un soldato mandato a combattere con l’arma della sua presuntuosa e in quanto tale eroica utopia. Troy muore senza gloria, come senza gloria sono molti dei, troppo capricciosi ed egotici per qualsiasi eroismo. E senza eroismo, senza utopie, senza nemmeno una morte con una causa certa se non per la coca Troy se ne va . Di lui non rimarrà nulla. Oggi, già dopo pochi mesi, nessuno sa chi sia e anch’io che in teoria dovrei essere ciò che rimane di lui e non so per quanto, non sono sicuro di nulla. Forse sono soltanto una voce lasciata in sospeso che morirà ora, nel momento in cui ho svolto la mia missione di peraltro molto dubbia necessità.&lt;br /&gt;Un’ultima avvertenza. Come ho detto, qui ci siete tutti voi smembrati e scomposti nei vostri lati peggiori, in qualche modo comunque irriconoscibili e indistinguibili. Inizialmente vi ho chiesto scusa del mondo intero. Bene ora ho cambiato idea. Ritiro le scuse. Io ho creato voi e voi avete creato me con la stessa quantità di merda. Quindi siamo pari. I fatti che vi ho raccontato sono falsi quanto voi: per cui se riuscite, e ne dubito, a riconoscervi, è giusto che vi incazziate e facciate tutto il casino possibile. Che buon pro vi faccia. Magari voi davvero ce la farete… Comunque sia, a un dio non si addice chiedere scusa. Quindi vaffanculo.&lt;br /&gt;Vostro Troy&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114530657938791578?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114530657938791578/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114530657938791578' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114530657938791578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114530657938791578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/04/tenero-come-il-cuore-del-crotalo_17.html' title='TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - epilogo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114530541222599996</id><published>2006-04-16T13:17:00.000-07:00</published><updated>2006-04-17T13:31:51.330-07:00</updated><title type='text'>TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 4</title><content type='html'>STEP BY STEP, HEART TO HEART, LEFT RIGHT LEFT, WE ALL FALL DOWN. LIKE TOY SOLDIERS. (Martika)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coma girl non c’era più, dopo anni era uscita dall’universo televisivo che le era proprio. Era definitivamente entrata nell’universo che io le avevo creato. Plateale e psichedelica come la morte di Timothy Leary, tecnologica e gelida come i deliri neurali di William Gibson. Tuttavia sicuramente ne io ne lei ci saremmo aspettato che la sfera fosse così affollata al suo ingresso. C’era Jez, c’era mia madre, c’erano Finn e Jerry con tutte le loro presenza ingombranti e ormai prive di significato. Un Dio deve sapere provocare gli eventi. Staccai i cavi che tenevano in vita coma girl. Le diedi la morte, definitiva come forse lei aveva sempre desiderato. E in quell’istante fulmineo feci esplodere la sfera che tutto conteneva. Coma girl divenne una scintilla che si spense nel vuoto. Io avevo trentatre anni e mi votai definitivamente a sorella cocaina. Andavo al lavoro per tornare, almeno per otto ore al giorno Troy , il Dio che il mondo degli uomini voleva (voleva?) vedere. Era tutto fottutamente diverso. Il mio pubblico non c’era più, il Dio Troy non era che un esercizio di stile estetico e professionale portato avanti con consumata maestria ma decisamente stantio.&lt;br /&gt;Era una domenica di luglio, il giorno in cui davvero il caldo rendeva il mio viso abbronzato gonfio e sudato come in preda ad una febbre tropicale. Un riga di coca dietro l’altra. Selen che gestiva tre cazzi insieme alla tv e il bicchiere grondante di whisky. La luce era lattiginosa e umida a Milano quel giorno. “Proviamo a tirare un po’ di più mi dissi”. “Dannazione un rivolo di sangue. Cazzo la camicia di shantung”. Che strano normalmente il percorso della polvere su, nella narice, la discesa nella gola con quel gusto amarognolo presagivano una forte accelerata al mio cuore e al mio stato di coscienza. Da un paio di tiri la mia vita stava rallentando (per la prima volta) e il mio battito cardiaco con lei. Che strano, per la prima volta badavo al mio cuore. Che cazzo di caldo faceva!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114530541222599996?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114530541222599996/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114530541222599996' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114530541222599996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114530541222599996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/04/tenero-come-il-cuore-del-crotalo_16.html' title='TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 4'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114470499356207146</id><published>2006-04-10T14:01:00.000-07:00</published><updated>2006-04-10T14:38:59.636-07:00</updated><title type='text'>UNA NOTA A MARGINE</title><content type='html'>Uno dei motivi per cui ho deciso di rendere pubblico il mio romanzo su questo blog era l'anatomia di Troy. Un personaggio morto ancora prima di nascere. Un uomo fastidioso. Un uomo che annega nella sua inconsistenza. Inutile anche dopo la sua stessa morte, assurdo nel tentativo di lasciare un testamento che è un foglio bianco. Troy, purtroppo, è ancora fra noi. E' sopravvissuto in quella massa informe di qualunquismo che ha portato la destra al risultato elettorale che vediamo. Parlo di destra in quanto la parola centro mi suggerisce una flebile idea di equilibrio che non riesco proprio a riconoscere. Questa sera avrei voluto dire basta. Avrei voluto addormentarmi senza il bisogno di sognare perchè il sogno era vero. Era la consapevolezza di vivere in un paese democratico e libero. Invece il domani - probabilmente - avrà l'indigesto sapore delle cose che non cambiano mai.&lt;br /&gt;Buonanotte Italia. Perchè io, se ce la faccio, vado via.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114470499356207146?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114470499356207146/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114470499356207146' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114470499356207146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114470499356207146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/04/una-nota-margine.html' title='UNA NOTA A MARGINE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114409942540642071</id><published>2006-04-03T14:05:00.000-07:00</published><updated>2006-04-03T14:33:37.536-07:00</updated><title type='text'>TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 3</title><content type='html'>ON A BED OF NAILS SHE MAKES ME WAIT (U2)&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non c’era il tempo di dormire. Una nuova era della mia vita stava cominciando e io dovevo trovare il modo di sorpassarla. D’altra parte l’unico modo si non farmi mai sorpassare dalla vita per me è sempre stato quello di correre più veloce della vita stessa. Da un mese avevo cominciato l’università. E ciò significava tempi più dilatati che nel mio stile di vita equivaleva più tempo per dedicarmi alla cultura dei tre capisaldi della mia vita: la coca, la figa e la cura della mia immagine. Oltretutto l’ambiente totalmente nuovo mi permetteva di riproporre il mio show ad un’audience praticamente sconosciuta. L’università, mi consentiva di incrementare notevolmente il mio bilancio dall’emerito coglione, mio padre appunto. Non avevo più sopra la testa quella girandola di falsi e ipocriti controllori della mia vita travestiti da compagni di scuola e insegnanti.&lt;br /&gt;Certo, l’impegno era ben più estenuante: ogni aspetto, ogni momento della mia per così dire vita doveva essere pianificato con dovizia certosina. Il mio pubblico era più adulto (seppure lasciasse molto a desiderare in quanto a consapevolezze). In ogni caso non potevo permettermi la benché minima sbavatura. Un pubblico che comunque ben presto mi avrebbe portato sul viale del tramonto. Gente strafottutamente ricca che la coca se la comprava da sola. Gente che sempre più dannatamente mi somigliava. Cloni di un Dio che non accettava nulla al di fuori di se stesso. Piano piano lo show raggiunse le sue ultime repliche. La mia parte di carne umana doveva essere ora suddivisa tra centinaia di iene fameliche che meglio o peggio utilizzavano i miei stessi strumenti. Stava davvero diventando tutto terribilmente deprimente e noioso. Stavo davvero diventando terribilmente solo e annoiato. E, lo ripeto, per gli dei la solitudine è condizione inaccettabile. Pure il mio analista mi aveva abbandonato: non c’era nulla più nulla di perverso o pervertibile da trovare in me. E visto che il lavoro duro è la ricerca e non certo la risoluzione; risoluto mi ha liquidato in un paio di sedute di allontanamento e buonanotte al cazzo. Solo il mio corpo reggeva nella sua favolosa decadenza da cocainomane. Accadde tuttavia qualcosa di speciale. Avevo appena superato la soglia dei vent’anni e un fatto straordinario si affaccia sulla mia vita. Me ne stavo a planare verso il mio usuale down esistenzialista da coca stravaccato sul divano di casa. La tv stava sonnacchiosamente monologando con me quando ad un tratto un’immagine si fece strada nel mio polveroso cervello. Si trattava di una ragazza in coma irreversibile, muta e immobile protagonista di un teleromanzo pomeridiano. Anna era depressa. Una scorpacciata di barbiturici e da quattro mesi era una bambola intubata e avvolta da una luce azzurrognola, quasi una bolla blu di vita congelata che per almeno dieci minuti ogni giorno teneva il fiato sospeso di migliaia di casalinghe che avrebbero voluto essere al suo posto. Una specie di Sunny Von Bulow, ma molto più vicina raggiungibile e, ironia della sorte, più viva. A lei mi affezionai. Alle 14 e 50 di ogni giorno la osservavo dal mio televisore: lei che tentava di allontanarsi da quel filo di vita a cui i medici la costringevano, io che - agonizzante - cercavo di attirare dentro di me, sotto forma di polvere colombiana molta più vita di quanto il mio corpo fosse davvero in grado di sopportarne. Non mi innamorai mai di lei, ma la sua “non vita”, la sua permanente precarietà in un certo senso legittimava la mia onnipotenza. Avrei voluto incontrarla un giorno. Certo che nella vita reale non sarebbe stata poi così e differente dalla “coma girl” di “Ordinary life”. Emaciata, con la voce flebile e un vestitino Ralph Lauren di almeno quattro collezioni precedenti non poi così differente dal pallido camice verde che ricopriva la sua inesistente femminilità sul letto dell’ospedale. Non avrei tentato nè di scoparla ne di rivederla. Per me era troppo importante includerla nella mia collezione di icone insieme a mamma e Jez. Coma girl rappresentava per me un momento di norma fulmineo, quello dell’incontro fra la vita e la morte, tragicamente fossilizzato da ormai centinaia di puntate sull’esatta linea di confine. Quella linea che si passa in fretta e di cui nessuno ha ricordo.&lt;br /&gt;In fondo io e la coma girl eravamo le due facce di una stessa medaglia. Lei costretta per tre ore al giorno, tutti i giorni , a starsene immobile con la bocca coperta da una mascherina trasparente e percorsa da uni impercettibile filo di vita, io attraversato in continuazione da estenuanti scariche artificiali di energia: entrambi votati ad un inutile sacrificio. Ci legano quei dieci minuti catodici quotidiani, minuti scanditi da un bip costante, l’unico suo segnale della sua appartenenza al mondo degli uomini, e dal sibilo di striscioline bianche che dalle mie narici mi aprono al mondo degli dei. Una comunicazione telepatica, quasi ossessiva nella sua quotidianità e nella pienezza della sua incomunicabilità. Come due alieni che parlano linguaggi completamente diversi, marginali, primitivi e incomprensibili. Cominciai a registrarle quelle puntate, a comporle una di fila all’altra per poterle rivedere più spesso, sempre più spesso. I miei dialoghi con coma girl rappresentavano la via d’uscita, quella vera, quel momento di realtà fulminea e potentissima che, per un secondo mi davano la coscienza della potenza della vita. Quella potenza che neppure un Dio poteva immaginare.&lt;br /&gt;Coma girl fu la compagna della mia vita e ben presto uscì dall’ambiente catodico a lei congeniale. Coma girl mi seguiva, si mescolava alla coca che ormai ogni giorno sbriciolavo sul mio specchio di Cartier per poi darle forma di composte striscioline. Coma girl usciva dall'utero dell’ennesima puttanella con cui consumavo i miei rituali sessuali. D’altra parte coma girl con il suo bip mi acompagnava nel sonno ed era davvero bello che a trascinarmi nell’incoscienza fosse il suo esile filo di vita artificiale.&lt;br /&gt;Quasi a ricordarmi puntualmente quanto altrettanto esile fosse ormai il mio rapporto col mondo esterno. E la mia vita i primi segni di sfilacciamento cominciava davvero a mostrarli: non nel fisico, come già detto, plastificato come non mai, non nell’anima di serpente che mi era rimasta intatta, ma nella vita stessa. Mi ero davvero rotto il cazzo di tutto.&lt;br /&gt;La generazione X a cui io appartenevo in piena regola aveva un motto: vivi veloce, muori giovane e possibilmente lascia un buon cadavere. Io in quanto a velocità, a parte le pause in compagnia di coma girl, andavo davvero a mille. Per il morire giovane di certo non mi stavo preparando ad una tranquilla vita da pensionato sul lago dorato. Per il buon cadavere, di questo non avevo dubbi, avrei fatto di tutto per essere il migliore.&lt;br /&gt;Al limite sarei stato inghiottito dal tubo catodico del televisore a sarei andato a fare compagnia a coma girl nel letto accanto, circondato dall’odore dolciastro dei disinfettanti. Avremmo finito i nostri giorni dialogando a suon di bip, ignari alle parole di circostanza sussurrate da qualche rompicazzo del caso al nostro capezzale.&lt;br /&gt;Entro i miei venticinque anni questa psicodimensione era ormai perfettamente consolidata. Le immagini, la cocaina, le donne passavano forsennatamente attraverso il mio corpo, lo fottevano allo spasimo: ero come qualsiasi di quelle ragazza delle riviste porno che sembra vivano nell’incessante bisogno di essere trapanate in tutti i buchi da cazzi grandi come dei TIR. Donne che probabilmente vanno in giro con la fica in mostra per non perdere tempo. Io il tempo me lo prendevo dopo, ancora puzzavo di sesso ma era tempo di entrare nella pulsante dimensione in cui, con coma girl, mi raccordavo con l’universo. Un ruolo prima svolto dalle mie due dee che però ormai erano davvero troppo distanti e che forse nemmeno si cagavano più il fatto che esistessi. Coma girl in un certo senso era un profezia: un involucro apparentemente mosso da fenomeni meccanici in cui, flebile, soffiava ancora un misterioso alito di vento. Ciò mi dava l’illusione che anche attraverso le mie metalliche dinamiche ci fosse quello stesso alito. A questo punto sarebbe forse lecito sapere dove stavano Finn e Gerry: probabilmente dove li avevo lasciati. Dentro di me non c’era posto che per me e per coma girl. Loro continuavano nel percorso della vita. Io stavo lavorando alla costruzione del mio universo. Un universo vuoto, enorme, con al centro il letto di coma girl avvolto da una nube blu e accanto il mio letto pronto ad attendermi. All’esterno tutto un vorticare di vita esile e insulsa come quella di formiche che tanto si affannano per finire schiacciate da un piede. Nel mio caso era un intrecciarsi di fighe, droga e tette che mantenevo in piedi solo per impedire all’avvocato del cazzo, mio padre appunto, di rinchiudermi in un istituto psichiatrico. Era curioso che la mia “apparente normalità” per così dire mi salvasse dalla rete della psichiatria nella misura in cui ci avrebbe spedito di filato chiunque altro.&lt;br /&gt;A ventisette anni mi sono laureato con una tesi sulle aziende produttrici di apparecchiature medicali per la vita artificiale, pagando così il mio tributo a coma girl.&lt;br /&gt;Ennesima svolta, l’ultima, della mia vita. Entrai immediatamente a lavorare in un’agenzia di pubblicità all’interno della quale mi occupavo della comunicazione healthcare. Molto diverso quindi dal mondo che mi ero prefigurato tutto paillettes e jet set. Molto consono alla noia di cui sopra. D’altra parte come poteva essere diversamente con il bip di coma girl che pulsava ormai incessantemente all’altezza della mia carotide e che si intensificava non appena la cocaina raggiungeva con il suo gusto amarognolo quella regione del mio corpo.&lt;br /&gt;La figa non mi interessava in pratica più, era una piacevole abitudine che sollazzavo talvolta senza neppure usare il cazzo, ridotto com’era ad un ammasso molle di terminali nervosi ipereccitati dalla polvere bianca. Il mio quotidiano sacrificio spermatico alla terra non era che un’elegia funebre alla sterilità.&lt;br /&gt;Tutta la mia energia era ormai nel mondo mio e di coma girl. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avevo scoperto in un attimo che anche gli dei invecchiano, nel senso che in un certo senso ne arrivano di nuovi e i vecchi non se li caga più nessuno. Ne’, come già detto, possono pretendere nulla dacché non è loro dato di chiedere. Tuttavia io non ero assolutamente pronto a perdere il mio regno del cazzo: semplicemente l’avevo trasportato all’interno delle sfera blu in cui vivevo con coma girl. E grazie al mio lavoro il mondo di coma girl si arricchiva di nuovi particolari, di nuovi macchinari. Coma girl era viva più che mai ora, e lo era grazie a me, alle tecnoalchimie che io inserivo nella sfera blu al cui interno ormai cominciavo anch’io a riposare la notte. Avevo trent’anni e le avevo dato molta più vita di quella che qualsiasi corpo umano avrebbe potuto reggere. Io stesso ormai ero parossisticamente cocainomane per tenerle dietro. E’ la prima volta che associo la parola cocainomane a me stesso.&lt;br /&gt;Avevo scoperto in un attimo che anche gli dei invecchiano, nel senso che in un certo senso ne arrivano di nuovi e i vecchi non se li caga più nessuno. Ne’, come già detto, possono pretendere nulla dacché non è loro dato di chiedere. Tuttavia io non ero assolutamente pronto a perdere il mio regno del cazzo: semplicemente l’avevo trasportato all’interno delle sfera blu in cui vivevo con coma gir. E grazie al mio lavoro il mondo di coma girl si arricchiva di nuovi particolari, di nuovi macchinari. Coma girl era viva più che mai ora, e lo era grazie a me, alle tecnoalchimie che io inserivo nella sfera blu al cui interno ormai cominciavo anch’io a riposare la notte. Avevo trent’anni e le avevo dato molta più vita di quella che qualsiasi corpo umano avrebbe potuto reggere. Io stesso ormai ero parossisticamente cocainomane per tenerle dietro. Parossisticamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114409942540642071?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114409942540642071/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114409942540642071' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114409942540642071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114409942540642071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/04/tenero-come-il-cuore-del-crotalo_03.html' title='TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 3'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114401121316127679</id><published>2006-04-02T13:25:00.000-07:00</published><updated>2006-04-02T13:58:02.273-07:00</updated><title type='text'>TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 2</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;WE COULD TRY TO SAY GOODBYE TOMORROW. DON'T YOU KNOW WHERE I COME FROM. CAN'T YOU FEEL LOVE COMING ON? WHERE ARE YOU, CAN I SEE YOU TOMORROW? (Amanda Lear)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io avevo sette anni, quando se ne è andata. Jez dodici. Jez era bella. I suoi occhi scuri fiammeggiavano su un volto pallido incorniciato da neri capelli scarmigliati come serpenti. Jez sembrava di un altro mondo, o meglio, era così dannatamente primitiva e selvaggia che sembrava l’avesse visto nascere, il mondo che noi conosciamo. Viveva di un’istintività acerba, già fiera nel mostrarmi il suo corpo e nel giocare col mio con quella casta impudicizia che grazie al cielo sfuggiva a tutte le morali e alle strafottute psicanalisi dell’universo intero. Jez sapeva amarsi e così l’amavo io. Jez è partita, una mattina, con mia madre per l’ashram di Poona. Là ha imparato ad abbracciare gli alberi, a sintonizzarsi con l’universo intero. Loro sono ancora là intente a salvare il mondo, anche se nonostante i loro sforzi il mondo continua ad arrabattarsi come può ed io gli vado dietro. Nessun dolore. Nessuna lacerazione. Quindi niente. Tanto anche mio padre sembra troppo occupato con le sue narcosedute ideologiche per accorgersi che Troy (mi verrebbe da dire il piccolo Troy) cresce, selvatico e misterioso: come un Dio arcano vomitato da un televisore.&lt;br /&gt;Mi mancava Jez, avrei voluto che mi vedesse, quando avevo i primi peli sul pube e che il mio pisellino cominciava a diventare un vero cazzo che svettava maestoso sulla mia mancata infanzia ormai al termine. La scuola che frequentavo era una scuola speciale, Steineriana per l’appunto: l’unica in cui il grande Troy poteva essere un marziano tra i marziani, di quelle in cui potevi tranquillamente tirare fuori l’uccello davanti al maestro e questo diventava automaticamente l’oggetto della lezione: veniva vivisezionato in ogni minimo particolare.&lt;br /&gt;Perché veniva fuori l’omosessualità latente, il complesso di Edipo finalmente risolto. Invece era semplicemente che il maestro ti rompeva i coglioni e cercavi di farti sbattere fuori dall’aula. A scuola andavo bene. Non poteva andare diversamente: io ero Troy, figlio dell’avvocato Suasantità Giorgio Greco e della pittrice Adelaide (magari ora nemmeno si chiamava più così) partita un giorno e assunta a Dea insieme alla sua principessina Jez. Io me le immaginavo entrambe come in una di quelle immaginette colorate che gli Hare Krishna ti distribuiscono per strada: con gli occhi neri e profondi di kajal e mille alberi e animali intorno. Ma torniamo a me e alla scuola. A fronte di tanta santità nella mia apocalisse familiare io non potevo che essere l’anticristo. Primo: non ero neanche stato battezzato (con un nome così…). Secondo: ero introverso ma allo stesso tempo avevo l’astuzia fredda e calcolata di un serpente nel fare in modo che i compagni si scannassero tra loro ed intervenire nel momento esatto per fare la mia porca eroica figura. Tanto per darvi un’idea, una volta in un duello all’ultimo sangue per la faccina della piccola Rachele io sono intervenuto all’ultimo minuto a separare i contendenti che nel frattempo si erano rispettivamente fracassati naso e gomito. La gratitudine di tutta la scuola, Rachele compresa, mi è piovuta addosso improvvisamente. A me, quel grande eroe che non aveva nemmeno un piccolo graffio a testimonianza del fiero combattimento. In pratica ero come quei generali che escono solo a battaglia terminata per la fotografia che li renderà immortali agli occhi dei posteri. I soldati non meritano ciò: crepano e vaffanculo.&lt;br /&gt;Rachele mi amava, a me non fregava un cazzo e le mie quotazioni salivano vertiginosamente perché neppure approfittavo della situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da sempre sapevo che rinunciare apparentemente al trionfo sarebbe stata la mia consacrazione finale.&lt;br /&gt;Io tornavo a casa chiuso nel mio imperscrutabile silenzio (in fondo non avevo un cazzo da dire agli altri) e li mi godevo il mio vero trionfo: quello dell’inganno perfetto. Che durava fino al rientro di mio padre (l’unico con cui cercavo una minima comunicazione: con la filippina, capirete, era molto dura e quantomeno inopportuna). Talvolta S.S. Avv. Giorgio Stocazzogreco rientrava, talvolta no. Nel senso che talvolta le portava in casa, altre volte aveva il buon gusto di scoparle in albergo. Non che mi stessero sui coglioni, le sue amichette, anzi perlomeno per quelle due ore di cena insieme fingevano un affetto da serial. Si, un telefilm americano, solo più colorato e infinitamente più chic. Io mi godevo tutto l’imbarazzo e i regali vomitati da cotanto garbo, mio padre si assicurava la sua scopata e tutti felici e contenti. In queste prove generali per diventare la signora Stocazzogreco in realtà nessuna ne è uscita vincente. D’altra parte non capivo nemmeno l’opportunità di tanti sforzi. Era chiaro che l’avvocato aveva sposato la sua Dea indiana e che mai si sarebbe andato oltre il rimescolamento di qualche liquido organico con un comune mortale. D’altra parte nemmeno capivo tanta fatica da parte di quelle donne. Se devi fare la puttana (e di puttane si trattava visto che normalmente erano le sue segretarie) fallo alla grande! Non scopi con un avvocato che di promettente ha soltanto la vocazione a restare tale. Semmai ti intruppi con qualcuno che ha, almeno in fatto di soldi, stramantenuto la sua promessa di successo personale. Mio padre d’altra parte rimaneva fedele, come me, alle sue dee indiane. La loro assenza era l’unica chiave del nostro rapporto. Delle rare tenerezze tra me e sua santità ricordo quei giorni al mare, quell’azzurro enorme che ci ricongiungeva a loro, quell’enorme sole ardente che ci aspettavamo potesse far da corona all’ascensione al cielo della Dea Adelaide e della principessa Jezabel. Loro, la Dea e la principessa, intanto continuavano ad abbracciare gli alberi. Dopo un po’ anche papà ebbe la Sua folgorazione. Il volto della mia casa mutò velocemente d’aspetto. E in un battibaleno dal Taj Mahal ci eravamo trasferiti in una cascina del Donegal. Il pantheon indiano si era sgretolato ai piedi dell’antica saggezza druidica. Dal cibo, alla musica e ai libri di mio padre tutto era rigorosamente irlandese. Unica eccezione l’odore delle canne. Sempre quello ovunque. La Dea Adelaide e la principessa Jezabel erano morte. Per sempre cacciate da un incantesimo chiamata Patricia. Patty si era installata in casa mia con il piccolo Finn, un bastardo più o meno della mia età nato (allora avevo dieci anni) in una comune del Sussex. Per me era diverso. Le mie Dee erano vive più che mai. Io cercavo ancora la mia India i cui segnali erano le cartoline rare – e sempre più rarefatte – che con ossessiva puntualità arrivavano da Poona. Contenevano poche parole e perlopiù incomprensibili: normalmente erano il nuovo mantra suggerito da Osho. Amavo quelle cartoline. Allora per me erano un atto d’amore puro, nemmeno mi richiedevano una replica: l’amore che non necessita di essere corrisposto. Per quanto mi riguarda l’entrata in scena di Pat ha surgelato, fino a quando è restata, il rapporto con Sua ex-santità l’avvocato. Con Finn invece era diverso, ci siamo subito rifugiati in quella naturale e opportunista solidarietà che accomuna i bastardi del mondo. Durò poco più di due anni. La sua timidezza irlandese era il perfetto contenitore del mio vampirismo affettivo. Uniti da un karma ineluttabile: quello dell’immenso e gelido vuoto che ci avvolgeva. Forse anche un’opportunità però: quella di colmare quel vuoto nel modo che meglio ci aggradava, di prendere comunque le distanze dal folcloristico e patetico amore celtico che Pat e mio padre si ostinavano a tenere in scena. Una serie infinite di repliche di uno stantio varietà da provincia. Pat se ne andò dopo due anni e papà votò se stesso e questa volta definitivamente al culto della risorta Dea Adelaide e della principessa Jezabel. Per quanto mi riguarda la Società per Azioni Finn &amp;amp; Troy continuava la propria attività in gran stile e anche meglio, privata com’era di quella triste coreografia di Pat e Sua ex-santità.&lt;br /&gt;Io compivo tredici anni, Finn ne aveva solo dodici: lui cresceva io ero già grande. Grande nella mia inconsistenza, nel vivere a lato delle cose e nell’appropriarmi opportunisticamente dei – rari – momenti di gloria che di rigore, sarebbero dovuti appartenere ad altri. A dodici anni ebbi il mio primo approccio col sesso: una gloriosa masturbazione con un fotoromanzo porno. Mi sentivo come un Dio con quel cazzo turgido in mano che, per la prima volta, mi stava consentendo di conquistare il mondo sommergendolo di liquido bianco, fertile e filaccioso. Da allora non persi occasione per celebrare quotidianamente il mio sacrificio spermatico all’universo. Come se quelle gocce di sperma che improvvisamente schizzavano nella bianca porcellana del cesso dovessero fecondare il mondo intero. Non mi bastava. Il giorno seguente alla mia prima sacra sega andai da Finn, gli mostrai il fotoromanzo e lo smanettai fino a farlo venire: mi appropriai così del suo primo e quindi più importante e intimo atto della sua pubertà. Lui me ne ringraziò. Io, dentro di me, feci altrettanto: anche lui, ora, era mio. Io e Finn eravamo assolutamente complementari. Io ipermetrope, lui perso nella sua miopia. Lui si innamorava delle ragazzine ebbro di esaltazione romantica adolescenziale. Loro lo accartocciavano con fiero distacco. Io le facevo mie, mostrandomi più gelido di un iceberg. Loro mi mollavano e tornavano a farsi riempire cuore e figa dal tormentato Finn. Altro giro, altro regalo. Naturalmente, con tali presupposti, gli amori di Finn erano sempre terribilmente desolanti e disperati, Troy invece era sempre pronto ad una nuova conquista, arrogante e fiero nel vivere col cuore di Finn.&lt;br /&gt;Un giorno, avevamo quattordici anni, fa il suo ingresso in scena Gerry. Magro e delicato, un po’ buffo dietro ai suoi spessi occhiali azzurrati. Gerry era di quelli che alle feste faceva democraticamente il filo a tutte le ragazze presenti. Tutte lo rifiutavano e Gerry se tornava a casa con lo stomaco pieno d’alcool e di una collezione infinita di no. Non solo. Gerry aveva una peculiarità. La sua vista riusciva a focalizzare solo dettagli d’immagine. Come se i suoi occhi fossero specchi frantumati. Per questo camminava inciampando, faceva strani movimenti con la testa, e, se andava al cinema, ne usciva completamente stordito dal goffo tentativo di mettere insieme i pezzi dello schermo come se si trattasse di tessere di un puzzle nella cornice dei suoi occhi. Una sera Gerry mi sorprese mentre fuori da un bar, ubriaco perso, stavo tributando l’ennesimo rito spermatico. I suoi occhi ebbero un fulmineo contatto coi miei. Poi dritti al mio cazzo. La patta si richiude rapidamente. Il volto di Gerry si trasforma nella maschera di chi, controvoglia, prende contatto con la propria tragedia. Gerry era frocio.&lt;br /&gt;Non dimenticherò mai quel suo sguardo. In ogni caso quella pantomima di un minuto bastò a farmi decidere che Gerry entrava, da quel momento, nel club dei bastardi del mondo con tutte le carte in regola. Io, Gerry e Finn eravamo l’esatto compimento di un sistema perfetto quanto l’alternarsi della sera alla mattina. Tutti e tre “diversi”, più che amici eravamo una società di mutuo soccorso. Forse quel comune bisogno era davvero il sentimento più grande e inattaccabile che ci potesse essere. Gerry non mi rivelò mai apertamente di essere gay: lo scoprii solo anni più tardi quando, sceso dal metrò con la vescica in detonazione, corsi al cesso della stazione e mi si parò di fianco la drammatica e orgasmante faccia di Gerry subito prima che un anziano signore riemergesse dal separé dell’orinario. Comunque fosse, frocio o no, Gerry era dei nostri. Lo dimostravano quelle distanze incolmabili fra noi e gli altri, le stesse distanze che separavano ognuno di noi da se stesso. Queste distanze convinsero, simultaneamente, mio padre a precipitarmi nella vertigine psicanalitica. Anni e anni di sedute che legittimavano un mondo capovolto dove l’immoralità regnava sovrana e quindi mi faceva cagare ancora di più della morale stessa. Lui, il mio analista, brillava di soddisfatto entusiasmo se dicevo “stanotte ho sognato di scopare mia madre” o se dicevo “ho seriamente pensato ad organizzare uno stupro collettivo”. Se invece sognavo di mangiare o di fare un viaggio in Cina la faccia si faceva subito delusa e seriamente preoccupata. Se collego tutto ciò allo stronzo sul letto dei miei e alla faccia soddisfatta di mio padre capirete che probabilmente era in atto una misteriosa cospirazione per fare di me un serial killer.&lt;br /&gt;Ero quasi arrivato a innamorarmi, senza tutti gli stracazzi di Finn e Gerry: ma bastò che il dottor Stranamore mi inoculasse il virus “staicercandolamoreperlamore” che in un nanosecondo avevo già mandato a fottersi la mia protofidanzata e mi ritrovavo di nuovo col cuore a pezzi e il cazzo in mano. Per quanto riguarda Finn bastavo io a difendere ogni attacco analitico teso a distruggere la sua sana anima disturbata. Per Gerry probabilmente fu invece la finale consacrazione alla frociaggine eterna. Magari se non fosse stato per lo psicologo dello stracazzo a quest’ora nemmeno si trovava a farsi fare i pompini dai vecchi nella stazione. Per le stesse ragioni probabilmente nemmeno io e Finn avremmo programmato il resto della nostra vita a stramazzarci di coca.&lt;br /&gt;Omosessuali o eterosessuali, monomaniaci o borderline volevamo solo essere amati. Potrei dire volevamo, a modo nostro, essere amati. No, volevamo essere amati e basta, in qualsiasi modo. E invece no, eravamo a nostro modo delle rappresentazioni di noi stessi, piccoli uomini destinati a non crescere più, soldatini di piombo che sarebbero diventati Dei del nulla. Tutti tranne uno. Gerry infatti di li’ a poco sarebbe uscito dalla Società della Buona Morte Interiore. A me del fatto che fosse gay non fregava un cazzo, ma il profeta personale sottoforma di analista di Finn pensò bene di entrare in azione. “Forse il tuo bisogno di frequentare un omosessuale nasconde l’incapacità di prendere contatto col tuo femminile e di esprimere la tua di omosessualità”. Primo: che cazzo ne sai tu dei nostri bisogni quando le persone preposte a conoscerli e a soddisfarli, i nostri genitori, si sono resi in tal senso latitanti da tutta una vita.&lt;br /&gt;Secondo: queste sono le palle che racconti più o meno a tutti per convincerli a passare almeno un’altra decina d’anni in tua compagnia.&lt;br /&gt;Terzo: dovresti almeno avere il buon gusto di sforzarti di entrare davvero dentro qualcuno, e se lo facessi probabilmente ti ingozzeresti di psicofarmaci ed entro una settimana fine del film.&lt;br /&gt;Per amore di cronaca, e tornando a Finn, Gerry fu scaricato nel giro di un giorno con una scusa qualsiasi (a nessuno a sedici anni piace sentire compromessa quella fatidica virilità così dubbiosamente e faticosamente costruita). Di fronte alla scelta tra un gay e un disadattato io non ebbi la benché minima esitazione. Gerry mi piaceva pure. Finn mi consentiva di portare avanti al gioco, quindi ben venga Finn e vaffanculo. Gerry invece esordì, anni più tardi come trasformista (o meglio travestito) in un bar del centro dove si esibiva ondeggiando in playback le canzoni di Patty Pravo.&lt;br /&gt;Con Gerry fuori dai coglioni il sodalizio tra me e Finn risorse più potente che mai, simbiotici e inseparabili (strano che i nostri rispettivi analisti non fossero riusciti a omosessualizzare la nostra relazione: forse era davvero troppo banale e normale per la loro geniale intuizione).&lt;br /&gt;Arrivò l’estate. Finn e Troy partirono insieme destinazione UK. Tutto normale se non ché all’ultimo giorno si aggiunse Roberta mia cugina. Mia zia Lara aveva infatti deciso di partire con sua santità mio padre e la sua ex-principessa dei miei coglioni Pat per un corso di meditazione trascendentale nella campagna toscana. La figlia quindi veniva debitamente parcheggiata a noi. Roberta, era una ragazza di quindici anni. Quando la vidi, per la prima volta dopo dieci anni, mi trovai di fronte una specie di contessina tutta superlativi: carinissima, discretissimamente biondissima, sofisticatissima ed elegantissima nel suo miniabito Armani kaki. Sembrava avesse tatuata in fronte la scritta “ho studiato dalle Marcelline”. Di quelle tipe votate a rimaner così per i prossimi cinquant’anni, congelate nella loro giovinezza da puntuali interventi di chirurgia estetica. L’esatto contrario di me che in pratica cambiavo pelle ogni giorno e a seconda della convenienza. Il carrè biondo incorniciava un viso leggermente spigoloso e finto acerbo, mentre il lungo collo di cigno era adornato da un filo di perle marca Giuda. Com’era diversa da Jez! Partimmo con la piccola stronza al seguito catapultati su un volo per Londra. Li ci avrebbe ospitati la sorella di sua ex-principessa dei miei coglioni. Nel momento stesso in cui mettemmo piede in casa mi accorsi che qualcosa stava accadendo tra le tendine country Laura Ashley che stridevano inesorabilmente con una dimora decisamente mediocre rispetto al santuario multietnico e panteista a cui ero abituato. Per una volta il cuore di Troy ebbe un sussulto. Una fitta rapida e violenta come un colpo di pistola. La sera stessa, a cena fui incapace di parlare: le idiozie di circostanza di Roberta scivolavano come l’acqua nella tazza del cesso. Eppure qualcosa stava succedendo. Anche Troy, il grande Troy era quindi capace di innamorarsi? Della strafottutissima cugina? Il mio castello di ingorda arroganza stava crollando? Si, stava crollando qualcosa e, apparentemente, per sempre. Finn si era innamorato, davvero. Il suo sfigatissimo e melenso aspetto da cuore in perenne, patetica agonia aveva fatto breccia nell’abitino Armani ad altezza cuore. E io ero li. Non potevo far nulla stavolta se non osservare impotente quel ributtante fiorire di sentimenti perfettamente in sintonia con i fiori agonizzanti che facevano capolino dalle tende di casa. La sera stessa li sentii, nel letto accanto, far l’amore. Io, che l’amore l’avevo fatto sempre e solo con me stesso anche quando scopavo le altre. Loro erano li a pochi metri da me che con brevi e discreti sussulti si scambiavano la pelle. Io, la pelle, la buttavo nel cesso quando era conveniente dare una rinfrescata al mio personaggio, cosa che peraltro accadeva quasi ogni giorni.&lt;br /&gt;Io ero li. Nemmeno avevo voglia di masturbarmi. Erano così lontani da qualsiasi feticcio erotico. Loro finirono. Rimase l’odore, quell’odore di corpi sudati d’amore che per me era nauseante come la merda sotto le suole delle scarpe mentre entri in auto.&lt;br /&gt;Nulla. Al momento non potevo fare nulla. Ci dormii sopra: un febbricitante sonno di vertigini emotive.&lt;br /&gt;Passavano i giorni e loro continuavano a lasciare sul mio cammino le dolciastre e vischiose scie del loro strafottutissimo amore. Il destino mi venne incontro: la sera del quattro luglio fummo invitati ad una festa al Camden Palace. L’America intera in quel giorno stava festeggiando il giorno dell’indipendenza, mentre io nella vecchia Europa mi riappropriavo di ciò che mi era stato tolto. Camden Palace quindi. Un’ipotesi fin troppo ghiotta per poter essere rifiutata anche dai due fidanzatini. All’interno della discoteca trovai l’occasione di comprare l’acido. Fu il mio primo contatto con la droga e l’inizio di un lungo sodalizio: Troy stava per tornare a poggiare nuovamente il suo regal culo sul trono che gli spettava. La proposta di un viaggio artificiale non lasciò indifferenti neppure i due peccatori di Peyton Place che assunsero con me le caramelline della felicità. Riuscimmo a rientrare a casa dopo un paio d’ore con i terminali nervosi in preda ad una convulsa elettricità. Il loro tenero amore si stava per trasformare in una lisergica e forsennata kermesse psicosessuale. Ma questa volta c’era qualcosa di diverso, c’ero io. La sovreccitazione forsennata dell’acido mi permise di strisciare tra i loro corpi senza troppa fatica e in un istante la tenera e rosea love story si trasformò in una maratona erotica a tre. Finn era talmente fuori che arrivò a succhiarmi il cazzo. A me la cosa in se non piaceva un granché, ma era il primo passo per ristabilire certi equilibri. Mentre La santa puttanella dei paradisi artificiali stava facendo un pompino a Finn io le leccavo la fica. Le morsi con forza il clitoride. Simultaneamente e con paradossale simbioticità Finn le strizzò con forza i capezzoli. Lei s’incazzò, corse in bagno davvero “toccata nella sua sensibilità” e non riapparve se non nel momento in cui io e Finn, eravamo appena venuti con la più improbabile e allucinante sega che il mondo intero avesse mai visto. Il sistema, ancora una volta, aveva trovato il proprio equilibrio originario. Finn a struggersi per il resto della vacanza col suo sogno romantico caduto nel cesso. La puttanella santa pronta a darla a chiunque avesse una faccia diversa dalla nostra. Io, come prima e meglio di prima: quando un Dio cade e risorge diventa ancora più potente perdipiù se con sospetto di una vena sadica verso il sesso opposto. Rien ne va plus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia rinnovata potenza corrispondeva perfettamente ad una ulteriore perdita di midollo spinale di Finn. Solo io, ormai, mi stavo decisamente emancipando dalla sua schiavitù. Ero pronto a debuttare da assoluto protagonista sulla scena. La spalla non mi serviva più. Con questo non voglio dire che scaricai definitivamente Finn. In primo luogo non potevo rifiutargli la tradizionale solidarietà che era stata la chiave del mio successo. A mio modo continuavo a volergli quel bene cortese che si tributa agli amici d’infanzia in nome del glorioso passato. Finn era molto semplicemente sceso dal palcoscenico e ora faceva parte del pubblico mediocre e bigotto che applaudiva ogni mia interpretazione e che faceva da contenitore alla mia straripante vanità. Dal canto mio, come si conviene ad un Dio, stavo avviandomi ad una carriera di vittima e carnefice di me stesso. Gli Dei, nella loro onnipotenza, sono terribilmente soli. E della solitudine degli Dei non frega niente a nessuno. Agli Dei si chiede molto: raramente si da’ qualcosa. D’altra parte non ne fui mai cosciente, e questo fu per me una gran fortuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autunno 1984: ritorno a scuola. 18 anni, e, per un attimo esco dal mio inferno privato. Finn in secondo piano, Gerry brillantemente avviato ad una carriera di omosessuale in prima linea, Troy che scende sulla terra e si incarna. Il contatto con una potenzialità d’uomo ben presto caduta nel nulla mi da’ una parvenza di realtà. Basta birra, basta acidi, basta tutto. A scuola bene come sempre. Le ragazze diventano una ragazza. E’ una compagna si scuola e si chiama Rebecca. Lei s’innamora e io mi sforzo di fare altrettanto. Mi dico che l’amo a tal punto che le inculerei l’anima. Giorni veloci, lunghi weekend sul lago con i suoi genitori (gli usuali dinosauri del sessantotto), tenere scopate sul tappeto della sala da pranzo. Arrivo perfino a sfiorare la vita reale. Rebecca non è particolarmente bella. Ha un viso lungo con la fronte seghettata da una frangia bionda. Non è neppure particolarmente intelligente. E’ ciò che io non sono mai stato: normale. L’ammiro per questo. E’ un’icona della mediocrità, quella mediocrità fatta di buon senso e buone maniere lontana mille miglia dalla mia misera e artificiosa nobiltà. Con lei non ho più bisogno di mandare avanti il mio personaggio. Per una volta potrei bastare io. Lei d’altra parte non mi chiede di più, anzi mi regala quegli attimi di realtà che non ho mai conosciuto. Anche il sesso, ecco, il sesso. Con lei sono oltre al mio cazzo. Niente prodezze erotiche. Giusto un onesto fare l’amore. Mi ripeto che con lei non serve il personaggio. Il problema è che se vado a vedere cosa c’è oltre non trovo nulla. Il problema è che lei se ne accorge. Il problema è che proprio non ce la faccio. Il problema è che i miei genitori, la psicanalisi e i vari cazzi mi hanno segnato molto di più di tutta la droga del mondo. Il problema e che lei se ne accorge e poco prima di Natale mi lascia col culo per terra. Gli Dei, nella loro onnipotenza, sono impotenti verso se stessi. La mia vita era comunque cambiata. Con la maggiore età stavo infatti rapidamente sviluppando un nuovo istinto. La mia sete di sangue e cuori umani d’ora in poi sarebbe stata selettiva. Non avrei più firmato condanne: non una delle mie prede sarebbe comunque sopravvissuta malgrado me. In pratica avrei indirizzato le mie scelte verso soggetti comunque destinati ad essere vittima di una specie di selezione naturale. E di questa selezione naturale, d’altro canto, neppure ero stato io a decidere le regole. Come i tacchini sotto Natale: tu puoi anche decidere di non mangiarli, lo farà qualcun altro e ancor prima che qualcuno lo decida verranno comunque uccisi e posti a far mostra di se sul banco dei macellai. Questa mia, per così dire, nuova sensibilità aveva poi arricchito il mio personaggio di nuove sfumature, lo aveva in un certo senso completato a tal punto che tutta la messinscena precedente era diventata una rozza e ingenua pantomima di fronte alla gelida raffinatezza che avrebbe assunto il mio gioco da li in poi. D’altra parte anche gli strumenti con la maggiore età erano cambiati. E l’ambiente in cui vivevo me ne forniva altri nuovi e decisamente più costosi. Sua santità l’avvocato continuava bellamente a scoparsi le sue segretarie e a strafottersene di me. D’altro canto la mia unica preoccupazione nei suoi confronti era fare in modo che non si esaurisse il flusso di denaro che affluiva copioso nelle mie tasche a compensare la sua assenza. Davvero stronzo. E coglione. Era sempre stato assente, quindi mai avrei notato una differenza nel suo comportamento. Comunque tutti quei soldi mi servivano. Quindi andavo bene a scuola. Quindi curavo il mio aspetto come la migliore delle puttane d’alto bordo. Quindi il mio amato investitore sganciava ancora di più. I miei gusti si erano fatti davvero raffinatissimi. Dal lunedì al sabato mattina un’impeccabile total look Giorgio Armani, faccia rasata a culo di neonato e orpelli vari. Dal sabato pomeriggio in poi Bodymap, World’s End e copriocchiaie per nascondere i gloriosi ma disdicevoli segni dell’abuso di cocaina (l’acido era diventato davvero troppo out). Da domenica a domenica perenne abbronzatura tropicale e capelli scolpiti.&lt;br /&gt;Non avevo amici, ma solo una strampalata cour des miracles con soggetti sempre diversi che mi accompagnava nelle mie forsennate notti da fine settimana. Normalmente avevo la casa libera. Tre “spalle” (non uno di più, non uno di meno) una sola fanciulla, tantissima coca. La trama me la dava il mio analista. Tutti strafatti e una sedia al centro della stanza. A turno ciascuno di loro inscenava la propria psicodrammatica e patetica espansione della coscienza sotto l’abile regia del deus ex machina Troy. Il giorno dopo ciascuno di loro avrebbe avuto qualcosa di cui vergognarsi tranne me e la fanciulla che irrimediabilmente finiva per darmela. Le discoteche le lasciavo agli altri e le utilizzavo sostanzialmente in quei rari casi di scarsità di carne umana. In fondo non ero diverso dai miei coetanei che sniffavano per ottenere i punteggi più alti ai videogame. Io il videogame me l’ero costruito su misura, ne avevo stabilito le regole e prevedeva sempre un unico vincitore. Me, appunto.&lt;br /&gt;Almeno io un contatto umano seppur gelido come il marmo lo portavo a casa.&lt;br /&gt;E per di più lo avvolgevo in una vertigine forsennata di sensi che nessuna di loro, senza di me avrebbe neanche potuto immaginare. Ciascuna di queste vampire che mi prosciugavano sangue e sperma durava si e no un paio di settimane. Che considerando il ritmo di una scopata alla settimana significava in media un paio di interazioni in tutto. Poi venivano ingloriosamente lasciate a sbranarsi con la propria stessa fame. Probabilmente avevano anche dei nomi, ma davvero, viste le forsennate circostanze, mi era, e mi è tuttora, davvero difficile ricordarli. Tutto ciò che ricordo sono quei fastidiosissimi peli di fica che si aggrovigliavano ai miei denti. Il mio pantheon indiano continuava a scandire il proprio calendario con l’enigmatica serie di mantracartoline di cui ne a me, ne a mio padre importava più un cazzo. Loro c’erano sempre, entrambi le adoravamo come sempre, ma la fica ci prendeva veramente troppo tempo per poterci occupare concretamente delle loro puttanate che, tra l’altro, non eravamo neppure in grado di comprendere. Oltretutto, per quanto ne sapevamo (e nel caso di Jez era una certezza), potevano essere molto diverse da come le ricordavamo. Con mio padre non ne parlavo ma con lui d’altra parte non parlavo di nulla al di fuori della filastrocca quotidiana ciaocomestaibeneetu. L’unico momento di comunicazione ci fu quando l’anima pia della cuginetta bastarda, Roberta appunto si premurò di informare il mio legittimo genitore circa il mio personalissimo modo di condurre il weekend. Per le scopate non mi disse nulla (ci mancherebbe). Per la droga credo lo preoccupasse molto il pensiero di dover impiegare tempo e denaro per “recuperarmi” (oltre alla seccatura dei pettegolezzi). Rassicurarlo fu anche troppo semplice: gli dissi che chi faceva uso di stupefacenti non poteva andar bene a scuola. L’avvocato dei miei coglioni capì immediatamente che non era assolutamente conveniente approfondire. Chiuso l’incidente, se non fosse per quella troia di mia cugina che ricevette una telefonata in cui veniva dolcemente invitata ad impiccarsi al tubo del cesso. Così bastava tagliare la corda e tirare l’acqua. Non solo: avrei fatto in modo che non vedesse più un cazzo fino a che la sua fica non avesse avuto le ragnatele. E così fu: qualche parola sussurrata all’orecchio giusto e la cara Roberta avrebbe potuto chiudersi in convento e nessuno avrebbe notato la sua assenza. Dio mio, come eravamo tutti fragili e manipolabili. Di li a un mese anche la cuginetta infoltiva la schiera degli adolescenti disturbati e pronti al lavaggio settimanale di materia grigia. Non che tutto ciò lo trovassi particolarmente divertente ma era questione di giustizia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114401121316127679?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114401121316127679/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114401121316127679' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114401121316127679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114401121316127679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/04/tenero-come-il-cuore-del-crotalo.html' title='TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 2'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114340808614349643</id><published>2006-03-26T13:01:00.000-08:00</published><updated>2006-03-26T13:21:26.176-08:00</updated><title type='text'>TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 1</title><content type='html'>ESSERE O NON ESSERE: OH, SE SOLO FOSSI STATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono morto, semplicemente morto. Una voce dal televisore. Di quelle che ti augurano, puntuali ogni notte, sogni d’oro. Quelle che ti mettono in contatto col caro estinto. Io sono morto da solo. Non mi si può vendere a nessuno. E tanto per far piazza pulita di tutte le cazzate sulla morte ti dico subito che non c’è nessun tunnel con la luce in fondo, nessun coro d’angeli. C’è solo il mondo, come lo vedi tu: con le verdi praterie e la merda dei cani sui marciapiedi. Cosa sono ora non lo so, d’altra parte nemmeno lo sapevo quando ero vivo, quindi tutto fila.&lt;br /&gt;Mi presento col nome che i miei sciagurati genitori mi hanno messo al collo come un masso nel momento in cui mi hanno sbattuto in questo mondo. &lt;br /&gt;Mi chiamo Troy, un nome che suona duro e volgare come una bestemmia e allo stesso tempo nobile e potente come un dio. Un nome che avrei visto meglio sulle copertine delle riviste porno, piuttosto che su un ipertricotico ragazzo svezzato dalle teorie comportamentistiche di Palo Alto.&lt;br /&gt;Sono stato, o meglio ho cercato di essere, il meglio di quello che volevate vedere da me, il Dio che la vostra America ha sempre cercato. Non sono quindi mai stato se non nel mio lato più vero, quello più oscuro e affascinante con cui difficilmente ci si mette in relazione, quello che va custodito gelosamente come un tesoro in fondo all’anima. Come quando dici vaffanculo a tua madre ma lo fai senza che lei ti senta.  Per il resto è vita straordinariamente banale: un appartamento ostentato come un loft sulla fifth avenue, una laurea in economia, una promettente carriera nella pubblicità, carte di credito, frequent flyer e tutti quegli orpelli di cui andavo tanto fiero. Le donne!!!! Oh si, le donne!!! Fiere mercenarie di sesso e sentimenti firmati. I miei amati simulacri che talvolta, e nemmeno troppo spesso, facevano l’amore col mio narcisismo, quelle che attendevano agognanti di poter sospendere la scopata per l’ennesimo giro di coca. E poi tutto il mondo intorno: né uomini, né donne (quelli infatti si chiamano Carla, Anna o Paolo), bensì una serie infinita di animali rari come me, tutti con nomi assurdi, tutti usciti in parata a far mostra della loro scintillante inconsistenza.  Se solo sapessero, se solo avessero mai saputo quanto è falso il cielo in cui credono di volare... &lt;br /&gt;Ma torniamo al mondo da cui vengo e nel quale, anche se non so ancora per quanto, sarò.&lt;br /&gt;Chi sono. Sono ciò che tu vuoi. Un uomo del tutto simile a quelli sulla copertina delle riviste discretamente esibite sulla scrivania. Con il fascino brizzolato e quel sorriso ammiccante che è parte di un impeccabile stile. Come a dire, vuoi essere come me? Vuoi essere uno di quelli che si fanno scopare da superfighe e che addirittura si fanno pagare per farlo? O magari sei uno che paga per scopare una puttana col sorriso di Julia Roberts? Che desolazione: tutti sanno benissimo che la risposta alla domanda è una scopata monosettimanale con, quando va bene, una che non fa la modella perché non scende a compromessi: evidentemente un pompino a un pubblicitario è pertanto amore vero. Per quanto mi riguarda, se una griffe assume significati esoterici e mistici anche su un corpo del tutto mediocre e drammaticamente ipertricotico come il mio, l’apoteosi è compiuta. Eccomi. Con tutta la mia arroganza. Finto e ingenuo come quei vecchi film degli anni cinquanta dove uno sguardo sfuggente dagli occhiali scuri presagiva chissà quali prodezza erotiche. Si scopa. In realtà non mi era difficile fare la superstar: con tutta quella polvere alla fine mi sembrava veramente di essere Richard Gere e che la fortunata eletta invece che la "wannabe" di turno fosse Julia Roberts. O meglio il mio cazzo faceva tutto da solo, separato da me.&lt;br /&gt;Ma cominciamo con ordine, da quell’età che non vale la pena di ricordare. Quando nasci non sei diverso da un cucciolo di qualsiasi altro animale se non per una cosa: che sei già molto più stronzo.  Stronzo perché mangeresti il cuore di tua sorella per avere tutto l’affetto dei tuoi, stronzo perché sei capace di ogni menzogna per salvarti il culo, stronzo perché sai usare le lacrime come qualsiasi attricetta di quart’ordine. Ne parlo qui di quei maledetti primi cinque anni così me li faccio fuori dai coglioni e via. Come ho detto non ho un granchè di ricordi. Il primo, e forse l’unico, è sicuramente quello della piccola Jezabel, mia sorella, un’altra povera sfigata che grazie alla fantasia malata dei miei si è portata addosso il nome di una troia fenicia che ha praticamente mandato a puttane il suo popolo in nome di un Dio egotico e capriccioso. Alla mia nascita la scena più o meno doveva essere: Jezabel studia il modo migliore per farmi fuori e io il baby di Rosemary’s Baby che la guarda con occhi di fuoco da una lugubre culla nera. I nonni non c’erano già più. I miei genitori erano già allora troppo occupati a studiare i loro manuali di pedagogia alternativa per occuparsi di noi. Io e Jezabel, cazzo, non abbiamo avuto l’opportunità di contenderci l’amore dei nostri genitori. Per loro era troppo importante il significato simbolico di girare nudi per casa e anche, in quei rari momenti in cui capitava che ci tenessero in braccio era perché qualche psicologo aveva detto che bisognava farlo. Ci amavamo tra noi e ciò ci bastava. Nel frattempo succedeva di tutto: noi non eravamo che le cavie da laboratorio dei nostri genitori. E quando, poco prima dei cinque anni ho lasciato uno stronzo fumante nell’esatto centro del talamo nuziale, mio padre è corso festante a chiamare mia madre fiero della mia “primordiale istintività liberata”. Forse, in quell’occasione, mi ha amato davvero.  Jez no. Lei a suo modo mi amava sempre, era utile e importante per me tanto quanto io lo ero per lei. Non esagero quindi se dico che per Jez sono forse stato l’unico uomo della sua vita. Prima che decidesse, o meglio che mia madre decidesse in vece sua,  di donare il suo corpo e la sua anima agli alberi dell’ashram di Poona. Per quanto riguarda mia madre, beh non so in quegli anni, ma devo dire che se tanto mi da tanto, vista l’assenza degli anni successivi non credo si sia curata eccessivamente di me e di Jez quando eravamo piccoli. I suoi manuali della perfetta madre alternativa erano il solo nutrimento della sua misticissima mente. Nel frattempo noi crescevamo e quando mamma avrebbe potuto mettere in atto quanto imparato, tempo scaduto! Eravamo già troppo grandi, troppo soli e troppo assenti da noi stessi. Game over.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114340808614349643?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114340808614349643/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114340808614349643' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114340808614349643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114340808614349643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/03/tenero-come-il-cuore-del-crotalo_26.html' title='TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - capitolo 1'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114324415550522880</id><published>2006-03-24T14:32:00.000-08:00</published><updated>2006-03-24T15:51:55.880-08:00</updated><title type='text'>LE DIMENTICANZE DI DIO</title><content type='html'>EL SANTO - Barcellona 19 marzo 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domenica non è un gran giorno. Soprattutto se conclude un weekend di fuga dall'isterica quotidianità e ne prelude il ritorno. Si può renderla migliore. Con l'affanno dell'ultimo minuto dell'ora d'aria del carcerato. Pochi amici. Un bar con le luci soffuse. Una birra gelata, anche se fa ancora freddo. Anche se l'estate è ancora lontana. C'è un uomo a malapena appollaiato sullo sgabello vicino al mio. Beve birra analcolica. Di birre alcoliche ne ha bevute anche troppe. Ha cominciato al mattino. Come tutte le mattine. ha raggiunto il limite ma pur di non smettere rinuncia alll'alcool. Mi fissa e mi saluta. Lo guardo e ricambio il saluto. Cerca il mio sguardo, io non reggo il suo. E' anziano, porta sul volto la mappa di una vita che lo ha trattato male. Porta sul volto il rossore del mal di cuore e dell'alcool. Vive in una merda di appartamento affacciato sulla Sagrada Familia. Mi parla. Lo ascolto. Dice di bere per rendere buono il suo cuore cattivo. Non ha nulla e non vuole nulla. Si interrompe. Inciampa nelle parole. Non vuole tornare a casa. Gli chiedo se è felice così. Abbassa lo sguardo. Una pausa e mi dice di si. Mi dice che è felice perchè non pensa più alla vita. Non ha di che vivere ma da quel momento vive guardando nel cuore della gente. Mi afferra la mano e mi guarda dritto negli occhi, con occhi liquefatti. Mi dice che non sono di questa terra. Mi dice che sono una persona buona. Mi dice qualcosa che non capisco più. Adesso riesco a guardarlo negli occhi. Non parliamo più. Gli stringo la mano fra le mie con tutta la mia forza. Mi perdo a leggere il suo sguardo. Pochi minuti e le mani si liberano. Un'ombra, barcollando, scompare dietro la porta del bar. Buonanotte amico mio... y suerte, buena suerte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA SAINTE - Parigi, 20 agosto 1999&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gare du Nord. Un caffè appena accennato tra l'aria che sa di ferro e di camicie già sudate. Una ragazza. Potrebbe avere 25 anni, più o meno. Mi si avvicina e si siede al mio tavolo. Ha la testa bassa incorniciata da un fiume di capelli neri. Non riesce ad alzarla. Gli occhi anche più neri dei capelli guardano il selciato. Sprofondano nello sprofondo. Fingo una malcelata indifferenza. Potrebbe essere una studentessa. Mia madre direbbe che è vestita in maniera dignitosa. Non parla. Ho finito il caffè e vorrei andarmene. Tra lo sferragliare dei treni si fa strada un soffio di voce. Parole veloci e sussurrate. Difficili da capire. Come se parlasse alla terra. Ad alzare la testa proprio non ci riesce. A guardarla negli occhi proprio non ci riesco. La voce si fa più chiara. Il ritmo, seppur faticosamente rallenta. Mi chiede se ho un lavoro da offrirle o se posso aiutarla a trovarne uno. Le dico che non saprei come. Mi chiede se ho dei buoni pasto, di quelli che sono in dotazione agli impegati. Le offro dei soldi. Mi dice che non li vuole perchè non è una tossicodipendente. Ripropongo l'offerta. Mi riprendo il rifiuto. Sempre a testa bassa. Sempre con lo sguardo sul selciato. Le chiedo di fare colazione con me. Prendo due croissant e due a caffè. La seconda colazione in quindici minuti per me, la prima per lei dopo chissà quanti giorni. Mangia frettolosamente senza alzare lo sguardo. Lascia metà del croissant. Scuote la testa in segno di disappunto, si alza e se ne va. Mentre io, anche oggi, mi sono guadagnato un posto nel paradiso degli ipocriti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA SANTA - Torino, 15 marzo 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carla è raggiante. Quel leggero gonfiore sul ventre ha un nome. Quello di un bambino. Un bambino cercato da tempo. Frutto dell'amore per l'uomo che ha sempre amato. Cinguetta la propria felicità con le colleghe. Gioca come una bambina a cercare il nome. Da cinque mesi attende di poter gridare al mondo intero il suo personale miracolo. Oggi attraverso l'amniocentesi verificherà che il suo bambino è sano. Ma lei nel suo cuore lo sa già. L'amore non può sbagliare. Pochi minuti. Raccoglie frettolosamente poche cose e corre in ospedale. Silenzio. Passano le ore. Silenzio. Passano i giorni. Silenzio. Carla riappare con una maschera di cera al posto del volto. Il ventre è ancora gonfio. Sempre più gonfio. Il bambino è ancora dentro di lei. E' diverso da quel bambolotto che cullava da bambina. La sentenza del medico - fredda e ineluttabile - tuona senza sosta nella sua testa. Non una malformazione. Tante e troppe. In piena conflittualità con ogni ipotesi di vita. Carla dovrà abortire. Ma non potrà farlo nella maniera tradizionale. Il bambino è troppo grosso. I medici le indurranno un parto prematuro e - ironia della sorte - naturale. Darà alla luce una creatura solo per dargli la possibilità di morire. Carla è sparita. Si è sottratta alla scelta. Nessuno l'ha più vista. Qualcuno ha detto che ha deciso di portare quel fanciullo nel suo ventre in eterno. Sottraendolo a un mondo che gli sarebbe stato letale. Qualcuno ha detto che, alla fine, sono partiti insieme. Silenzio. Passano le ore. Silenzio. Passano i giorni. Silenzio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114324415550522880?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114324415550522880/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114324415550522880' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114324415550522880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114324415550522880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/03/le-dimenticanze-di-dio.html' title='LE DIMENTICANZE DI DIO'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114289162485363584</id><published>2006-03-20T13:45:00.000-08:00</published><updated>2006-03-21T14:50:59.190-08:00</updated><title type='text'>TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - prologo</title><content type='html'>VI CHIEDO SCUSA, MAMMA E PAPA'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi chiedo scusa, chiedo scusa al mondo intero. Quello che segue, se mai qualcuno di voi vorrà leggerlo è il ricongiungimento con me stesso. Quello che non sono mai riuscito a compiere nel mio reale. Più vero del vero e, se mai dovesse capitarvi in mano, amici miei, sappiate che ci siete tutti. Ma non tentate di riconoscervi: ho amputato a tutti voi quell’identità banale con lame di cartapesta, trattenendo solamente alcuni tratti. Ho preso la vostra superficie, l’ho portata nel mio ventre e da li ho fatto in modo che ne venisse partorito ciò che neppure riuscireste a immaginare. Un atto d’amore accanito il mio, come quello dell’avvoltoio che si avventa su un cadavere. Vi ho presi e ci siete tutti, ma che nessuno di voi ne esca fuori per intero: siete la mia parte di vuoto che ora, cosi sospeso, si appropria del senso. Ora che sono fuori da voi. Molti nella mia situazione crepano avendo il buon gusto di portarsi nella tomba ciò che rimane dei propri ricordi. Per me non è così. Perciò vi chiedo scusa.&lt;br /&gt;Non so per quanto tempo ancora sarò qui, così in bilico fra il reale e fandonia, dal momento che nulla è più vero di una bugia.&lt;br /&gt;Se comunque devo dedicare la storia che segue a qualcuno, la dedico a tutti voi, amici miei, adesso che, finalmente, sono tutti voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vostro Troy&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114289162485363584?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114289162485363584/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114289162485363584' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114289162485363584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114289162485363584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/03/tenero-come-il-cuore-del-crotalo.html' title='TENERO COME IL CUORE DEL CROTALO - prologo'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114298122608213896</id><published>2006-03-19T14:13:00.000-08:00</published><updated>2006-03-21T14:47:06.130-08:00</updated><title type='text'>VOLEVO FARE LO SCRITTORE</title><content type='html'>Alcuni anni fa -  sei per l'esattezza -  dopo molti racconti e resoconti ho messo mano al mio primo romanzo. Un romanzo diviso in tre atti. E' stato un lavoro lungo e  - almeno per me -  importante. Niente di autobiografico: come ho già detto la mia vita ha ben poco di letterario. Tutto era nato dalla curiosità dell'osservazione. La stessa curiosità che mi porta ancora oggi all'urgenza di scrivere e, attraverso questo blog, a condividere ciò che scrivo.&lt;br /&gt;Spinto dal consenso di alcuni amici che avevano letto il manoscritto, dall'entusiasmo e da una moderata dose di ambizione ho contattato alcuni editori. Nessuna risposta. Solo qualche rara e laconica lettera di tiepido apprezzamento senza alcuna possibilità di pubblicazione. Ho pertanto intrapreso, su consiglio di amici giornalisti,  la via dell'intermediazione. Pare infatti che gli editori non leggano manoscritti che non siano stati preventivamente selezionati da un'agente. Ne ho scelto uno, poi un altro, poi un altro ancora. Per avvalermi del loro supporto naturalmente ho dovuto pagare. In quesi anni ho dovuto riscrivere, smontare e rimontare il mio romanzo innumerevoli volte. Rendendolo più breve. Riscrivendone completamente alcune parti. Sezionandolo come una rana sul tavolo del biologo. Il tutto per rincorrere una corrente che, evidentemente, andava molto più veloce della mia capacità di tenerle il passo. Non è successo niente.  Il mio romanzo, o meglio ciò che di esso rimaneva, è rimasto nel cassetto. Ora ho preso una decisione. Quella di tirare fuori il mio romanzo dal cassetto.  Quella di riscriverlo un'ultima volta per riportarlo alla forma originaria. Quella di pubblicarlo, capitolo dopo capitolo su Radio Sarajevo. E' tutto. Tutto qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114298122608213896?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114298122608213896/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114298122608213896' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114298122608213896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114298122608213896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/03/volevo-fare-lo-scrittore.html' title='VOLEVO FARE LO SCRITTORE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114055980091237793</id><published>2006-02-21T13:25:00.000-08:00</published><updated>2006-02-21T14:10:01.006-08:00</updated><title type='text'>L'ESERCIZIO DELL'AMMIRAZIONE</title><content type='html'>Essere o non essere...non necessariamente può essere un problema. Potere, volere e/o dover scegliere è semmai il vero problema. In ordine sparso: Kenneth Branagh, Deepak Chopra, Steve Mc Queen, Joe Strummer, Kevin Spacey, l'agente Mulder, il Dalai Lama, Billy Joel, Brett Easton Ellis, Gershom Sholem, James Ellroy, Nicole Kidman, Bono, Gary Oldman, David Leavitt, Ed Sullivan, Lestat il vampiro, Dave Gahan, Che Guevara, Guillermo Toledo, Sam Shepard, Eugene O'Neal, Arthur Miller, Lee Strasberg, Colin Farrell, Keanu Reeves, Madonna, Krishnamurti, Cate Blanchett, Sinead O'Connor, Giovanni Ribisi, Peter Gabriel, Chris Martin, Robert De Niro, The Edge, David Pasons, James Joyce, l'agente Scully, Joe Di Maggio, Robbie Williams, Meg Ryan, Dave Stewart, Moby, Billy Bob Thornton, Buffy l'ammazzavampiri, Bruce Willis, Carlton Myers, Edward Norton, Gerry Adams, Jeremy Davies, Sarah Jessica Parker, Greg Araki, Ryuichi Sakamoto, Andrew Lloyd Webber, Roberto Malone, Kevin Smith, Emma Thompson, William Hurt, Steven Spielberg, Leonard Cohen.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114055980091237793?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/feeds/114055980091237793/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21022587&amp;postID=114055980091237793' title='5 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114055980091237793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21022587/posts/default/114055980091237793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://radiosarajevo.blogspot.com/2006/02/lesercizio-dellammirazione.html' title='L&apos;ESERCIZIO DELL&apos;AMMIRAZIONE'/><author><name>Seditionary</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11153632491743157766</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/4392/2123/1600/Pierreblog.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21022587.post-114037751866992829</id><published>2006-02-19T11:05:00.000-08:00</published><updated>2006-02-19T14:03:33.443-08:00</updated><title type='text'>L'ASTRONAUTA</title><content type='html'>L'astronauta è uno straniero. La sua patria sono le suole delle sue scarpe. Non che gli si neghi una collocazione. E'semplicemente all'esterno. Guarda il mondo con due occhi grandi, di indefinibile colore che gravitano come due satelliti. Conosce la potenza dello sguardo. Lo sguardo è conoscenza e l'astronauta la raccoglie, la porta nel suo ventre e la nasconde. Nessuno, per quanto arrogante possa essere, può dire di provare l'emozione di un astronauta. Si tratta di cose che, se non si sperimentano, si possono solo immaginare. L'astronauta corre. E' più curioso del vento ed è attraverso il vento che parla. Non c'è per nessuno, forse neanche per se stesso, perso com'è a osservare l'immenso vuoto. L'astronauta lo puoi sognare. Un sogno di celluloide in bianco e nero. Per farti cogliere le mille sfumature soffocate nella vertigine del colore. L'astronauta è un mistero in volo. Lo si può vedere sfuggente come l'ombra attraversata da un bagliore. Muta rapidamente lungo l'ellissi dell'orbita. Per capire devi anche tu essere un astronauta, con la corazza di candido metallo. Se guardi bene forse puoi vederlo per un secondo, in volo tra Berlino a Milano. Oggi è il suo compleanno, ma lui non se ne accorge, non gli importa, perso com'è a guardare il cielo e a correre aggrappato ad un fagotto di pensieri pulsanti al ritmo del suo cuore...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21022587-114037751866992829?l=radiosarajevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='ap
